12 luglio 2012

Come sopravvivere al quinto conto energia fotovoltaico


Per il fotovoltaico italiano il nuovo conto energia sarà un duro colpo, con impatti negativi sull'occupazione. Per sopravvivere e andare verso la grid parity occorre semplificare. Ridurre i costi amministrativi e rendere il FV competitivo nel mercato liberalizzato dell'energia. Intervista a Valerio Natalizia, presidente di GIFI-ANIE.


Per il fotovoltaico italiano il nuovo conto energia (e forse non ultimo) sarà un duro colpo, con impatti negativi sull'occupazione. I registri renderanno praticamente impossibile continuare a fare diverse tipologie di impianto. Ma ora è il momento di guardare avanti. Per sopravvivere e andare verso la grid parity occorre prima di tutto lavorare sulla semplificazione e su quelle regole mancanti che renderebbero possibili modelli di business in grado di portare il fotovoltaico più vicino alla totale competitività, come i sistemi efficienti di utenza o SEU. Ne abbiamo parlato con Valerio Natalizia, presidente di GIFI-ANIE.

Natalizia, iniziamo con un breve commento a questo quinto conto energia, ora nella sua versione definitiva.
Siamo rimasti molto delusi. Ci aspettavamo una flessibilità diversa: il registro a 12 kW è un chiaro segnale che si vuole limitare la realizzazione di impianti fotovoltaici. A colpire negativamente è anche il fatto che, sin dalle premesse e dalle considerazioni introduttive del decreto, si tentano di trovare giustificazioni per bloccare il fotovoltaico: si veda il riferimento all’occupazione del suolo e all’aumento del costo dell’energia, alla necessità di puntare su altre fonti. Preoccupante poi il fatto che questo sistema incentivante risulterà già superato nel momento in cui entrerà in vigore.
Cosa intende?
L'effetto annuncio - dato che del nuovo conto si è iniziato a parlare oltre 3 mesi fa - ha portato a una corsa alle installazioni. La nostra paura è che a settembre, quando il nuovo regime partirà, i 6 miliardi saranno già superati di molto: di qualche centinaia di milioni di euro. Il quinto conto energia dunque nascerà con un limite di spesa già di molto ridotto. Se dal tetto di spesa di 700 milioni si tolgono i 50 milioni riservati per i moduli innovativi, i 50 per il fotovoltaico a concentrazione, i 50 riservati agli impianti della pubblica amministrazione, e i 2-300 milioni di euro di cui si potrà sforare da qui all'entrata in vigore, si capisce che con il tetto di spesa dei 700 milioni lo spazio per gli altri impianti “normali” è veramente molto ridotto.
Quali sono gli aspetti del decreto che avranno gli effetti più pesanti sul settore?
I due punti su cui ci siamo battuti fin dall'inizio: il registro e il tetto di spesa, che doveva essere di 7 miliardi (ora è a 6,7 miliardi, ndr). Per questi due aspetti saremmo stati anche disposti ad accettare riduzioni delle tariffe più marcate. Il mercato si può adattare al livello delle tariffe ma non si può adattare agli ostacoli burocratici introdotti. La sensazione è che si sia voluto veramente bloccare il mercato.
Con il decreto già uscito in Gazzetta, le associazioni hanno ancora un margine d'azione per difendere il fotovoltaico italiano?
Continueremo a lavorare per dare il contributo all'emanazione di provvedimenti che possano semplificare il tutto. Com'è emerso anche dal convegno GIFI che abbiamo tenuto ieri in Sicilia, si può pensare di essere vicini alla fine degli incentivi, ma bisogna lavorare a tutti quei meccanismi di contorno che rendano il fotovoltaico competitivo. Parliamo per esempio di sistemi efficienti di utenza (vedi Qualenergia.it, SEU, la grid parity dietro al contatore?, ndr), per i quali dal 2008 si attende una delibera dall'Autorità, oppure della possibilità di aumentare la taglia massima dello scambio sul posto da 200 kW a 1 MW. È questa la strada affinché certi impianti in alcune zone possano fare a meno degli incentivi.
Quali sono le tipologie di impianto più penalizzate dal nuovo conto energia e quali restano convenienti?
Questo è facile da dire: essendo la soglia del registro a 12 kW ci si concentrerà subito su impianti inferiori a quella taglia. Non so se saranno vantaggiosi gli impianti da 12 a 20 kW fuori registro, che dovranno accettare una tariffa diminuita del 20%, e quelli, sempre fuori a registro, fino a 50 kW con sostituzione di Eternit. Mi auguro che queste due strade siano percorribili.
Avete delle stime di quanto diminuirà la convenienza economica per le varie taglie e tipologie di impianto?
Stiamo ancora lavorando alle valutazioni, ma il problema non sono tanto le tariffe: come ho detto, credo che il mercato si adatterà. Ovviamente il fotovoltaico non potrà più essere visto come avvenuto in passato, un prodotto finanziario, ma piuttosto un intervento di efficienza energetica e un modo di produrre energia pulita. Purtroppo però vedo penalizzati anche impianti - penso a quelli commerciali dalle centinaia di kW fino al MW - che potevano essere installati sui capannoni industriali o sui centri commerciali e, dunque, essere incentrati sull'autoconsumo: questi economicamente resterebbero convenienti, ma con i criteri di priorità del registro, difficilmente potranno essere realizzati.
La tariffa incentivante per taglie sopra 1 MW sarà decurtata del prezzo zonale dell'elettricità. Che effetto avrà questo sulla redditività dei grandi impianti?
Bisognerà calcolare la convenienza a seconda dei casi. Prima di pensare alle ricadute di questo meccanismo, però, va detto che difficilmente impianti di questa taglia troveranno posto nei registri; a oggi mi sembra poco probabile che se ne facciano.
Che conseguenze avrà il nuovo conto sulla filiera italiana del fotovoltaico?
Le aziende straniere disinvestiranno o ridurranno di molto gli investimenti. Le italiane che non avranno la forza di internazionalizzarsi potranno avere grosse difficoltà. Anche a valle della catena, tra progettisti e installatori, ci saranno difficoltà e ricadute negative sull'occupazione. Sarà un periodo difficile almeno finché non si raggiungerà la grid parity che però è ancora piuttosto lontana.
Come evolveranno i prezzi? Prevede che ci saranno riduzioni in grado di far assorbire in parte i tagli alle tariffe?
Il trend sarà sicuramente discendente, ma credo sia difficile pensare a una forte riduzione dei prezzi per i prossimi mesi, soprattutto per i moduli.
Dove si potrà intervenire per ridurre i costi?
Saranno soprattutto moduli e inverter, anche a livello internazionale, ad avere l'onere di far scendere il prezzo complessivo degli impianti. Nel caso italiano però sarà fondamentale intervenire pesantemente anche sui costi amministrativi: laddove all'estero ci vogliono due documenti in Italia ce ne vogliono 20 e questo pesa sui tempi e sul costo dell'impianto; è essenziale semplificare.

* da  www.qualenergia.it     11 luglio 2012

articoli correlati

10 luglio 2012

La Repubblica dei corazzieri


 

E così anche il presidente di Confindustria sta assaggiando il nodoso bastone del regime tecnico e dell’informazione unica. Reo di aver espresso qualche perplessità di troppo sui tagli del governo Monti, ieri mattina il povero Giorgio Squinzi si è preso una bella ripassata da Repubblica e Corriere della Sera che, dopo averlo accusato di essere diventato “rosso” come la Camusso della Cgil, lo hanno ammonito a non provarci più. Come si permette di criticare un esecutivo “che opera in condizioni di emergenza con gli occhi del mondo puntati addosso” (Tito Boeri)? Anzi, sarebbe il caso che “facesse propria la riforma del lavoro targata Fornero” (Dario Di Vico).

Comprensibile l’immediata ritrattazione di mister Mapei che, dopo aver detto quel che ha detto sulla “macelleria sociale” in diretta televisiva, ha farfugliato di essere stato “male interpretato”. Faccia il bravo perché poteva andargli peggio, visto che con le sue incaute dichiarazioni “ha fatto salire lo spread” (Monti) e forse anche il termometro della calura. 

Ormai è tutto un monitare, nella Repubblica dei corazzieri.
Alti moniti contro chi osa soltanto pronunciare il nome di Napolitano, eppure così a lungo pronunciato nelle famose telefonate intercorse tra Mancino e il Colle. Monito del segretario Pd contro “alcuni giornali” che si occupano di ciò che dice o manda a dire il Presidente. Monito (via twitter) ai partiti di Cascella, portavoce del Quirinale, affinché concordino una nuova legge elettorale. Insomma, se Bersani fa Cascella e Cascella fa Bersani, la situazione dev’essere grave, ma non seria.

Grave, gravissima invece, a leggere certi editoriali. Più grave che negli anni dei tentati golpe, delle stragi nelle banche, sui treni, nelle stazioni? Più grave che ai tempi del terrorismo o di tangentopoli? Non sarà invece che tutta questa “emergenza” rappresenta un alibi straordinario per chi vuole commissariare il Paese, intimorirlo, “rivoltarlo come un calzino” (Monti)? Potendo contare sul suicidio dei partiti e sull’arrendevolezza dei giornali? 
E se qualche giornale non si arrende, c’è sempre la tecnica del silenzio. Basta non rispondere, come fa il ministro Passera interpellato dal Fatto sulle inchieste giudiziarie che riguardano lui e Banca Intesa quando al vertice comandava lui. Il premier chiederà qualcosa al suo ministro? Forse, ma sottovoce. 
C’è lo spread, ragazzi, e il mondo ci guarda.

* da Il Fatto Quotidiano, 10 Luglio 2012

9 luglio 2012

Dopo questi due decreti, pronti anche per la strategia energetica?


Le rinnovabili e l'exploit del fotovoltaico creano problemi al settore energetico tradizionale. Il Ministro dello Sviluppo Economico ne prende atto ed esegue, mettendo un freno alle energie pulite. Gli unici settori in crescita ora dovranno tagliare giro d'affari e addetti. E ora vogliamo anche una strategia energetica nazionale da questi signori?


In questi primi sei mesi del 2012 la produzione di elettricità da fotovoltaico in Italia è stata esattamente pari a quella dell'intero 2011: 9,2 TWh, cioè al 6,6% della produzione totale 2012 fino a fine giugno e il 5,7% della domanda, come si evince dai dati forniti da Terna. Una quota che sarà più rotonda per fine anno, quando forse un altro paio di gigawatt si aggiungeranno agli attuali 14 GW.
Questa nuova massiccia produzione da fotovoltaico è il vero obiettivo del rallentamento al settore che viene sancito con il nuovo decreto sul quinto conto energia firmato lo scorso venerdì, insieme a quello sulle altre rinnovabili elettriche. Il nostro sistema elettrico, e le produzioni elettriche centralizzate tradizionali e da fonte fossile, non vogliono e non possono accettare uno sviluppo ulteriore di queste tecnologie. Il FV soprattutto abbassa fortemente il prezzo in Borsa nelle ore diurne e se lasciato libera di diffondersi (vedi qui), senza quel fardello burocratico che il nuovo DM gli accolla (vera liberalizzazione del mercato, operatività dei SEU, scambio sul posto oltre i 200 kW), anche con tariffe molto ridotte, rapidamente raggiungerebbe quella soglia della copertura del fabbisogno elettrico totale del 10% che tutti prevedevano, appena due anni fa, non prima del 2020. Il braccio operativo di questo pessimo decreto è il Ministero dello Sviluppo, con la complicità di quello dell’Ambiente (che si è solo debolmente opposto, spesso a parole, al diktat degli uomini di Passera) e dell’Agricoltura.

Ma i veri mandanti sono i poteri energetici di questo paese che stanno spendendo da tempo molte energie “intellettuali” per accusare le rinnovabili di scempi ambientali e del caro bolletta (tralasciando sistematicamente i costi del gas e altri oneri legati alle fonti fossili). Gli stessi che (a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina) forse sono dietro anche alla sconcertante trasmissione ‘Speciale TG1’ di domenica sera curata dalla della giornalista “embedded” (di chi stavolta?) Monica Maggioni, che per quasi un’ora ha fatto il punto solo sulle negatività ambientali ed economiche delle rinnovabili, in particolare di eolico e fotovoltaico.
Alla faccia delle ipocrite parole sulla crescita proferite ormai quotidianamente dal Governo Monti, già nelle prossime settimane molte aziende del settore saranno costrette a licenziare collaboratori e dipendenti e a veder drasticamente ridotto il loro giro di affari, proprio di uno dei pochissimi comparti che in questi anni aveva dimostrato che si poteva produrre diversamente reddito e occupazione.
Oltre alle premesse del decreto ministeriale (i ‘considerato che’, i ‘ritenuto che’, ecc.), alcune delle quali inopportune, inutili e non degne di un documento pubblico, come quella che mette in contrapposizione rinnovabili elettriche e termiche, è paradossale citare l’articolo 20 (disposizioni finali) che recita: “il presente decreto non comporta oneri nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato”. Questo lo vedremo dopo i casi di cassa integrazione e di spese varie a carico dello Stato per tutti quegli addetti messi in mobilità a causa di questa normativa.

Poiché alcuni dei ministri competenti della materia sono ormai in odore di candidatura alle prossime elezioni politiche è bene che gli elettori ricordino di questi decreti e degli altri atti di politica energetica in cui si sono contraddistinti, della loro indifferenza nei confronti degli operatori, nell’incapacità di confrontarsi  e del colpo da maestri di raggirare la Conferenza Unificata (lo avevamo detto che non si poteva concedere un parere positivo a scatola chiusa). Dovrebbero essere le stesse associazioni di categoria a tenere viva questa memoria nell’opinione pubblica. Almeno fino alla prossima primavera e intanto lavorare per rimettere mano, speriamo a breve, a questi brutti provvedimenti ed evitare che questi personaggi possano disegnare con un simile approccio una strategia energetica nazionale che sarebbe probabilmente un altro disastro per un settore, quello energetico, che va molto più veloce dei loro vecchi e conformisti punti di vista.

* da    www.qualenergia.it      9 luglio 2012

4 luglio 2012

Gruppo Cinque Terre: ECOLETTERA 3/1 luglio 2012


costruire la transizione: un nuovo ecologismo – democrazia – giustizia – nuovi lavori

EDITORIALE                Sognatori e Realisti

La Fiat va in Cina: ha una sua logica, è un paese dove c’è spazio e nuove risorse per collocare 100 milioni di auto, e operai che si pagano un quinto dei nostri. Naturalmente bassi costi ed alte emissioni, praticamente  rottami tecnologici del secolo scorso, sicuramente abbelliti dall’ultima versione  tecnologica di qualche gadget informatico opportunamente settato per diffondere il grado di informazione che l’ultimo paese capitalcomunista concederà. In Italia il governo Monti con il consenso dei tre partiti che lo tengono in vita ritaglia e butta al macero un altro pezzetto di Costituzione e demolendo l’articolo 18 rende meno significativo il peso dello Statuto dei lavoratori. Il centro-destra applaude (moderatamente), il centro-sinistra brontola (moderatamente), mentre insieme studiano passi e tempi idonei a mantenere dopo il 2013 esattamente l’attuale modello sociale  e l’attuale sistema di partiti. Potremmo unirci al coro e chiedere nel nostro paese più lavoro e più democrazia nei luoghi di lavoro. Ma per fare, per produrre che cosa? E’ qui che destra e sinistra nelle loro più diverse sfumature, fino a quelle estreme, passano  dalle chiacchiere  al silenzio. In Italia abbiamo 37 milioni di auto circolanti, nel mondo si è da tempo superato il miliardo. Ci muoviamo per più dell’80% bruciando carbone, petrolio, gas, in scatole splendide e luccicanti dove da 3 a 4 posti su 5 sono vuoti. Non si può disegnare un futuro dove ci muoviamo su auto che bruciano idrocarburi consegnando a poche multinazionali dell’auto e dell’energia del nostro paese quasi 130 dei 200 miliardi all’anno che spendiamo per la mobilità; altri 60 allo Stato e meno del 10% per mezzi pubblici collettivi. Vogliamo bici e piste ciclabili attraverso le città, risciò, ecotaxi collettivi, rilancio dei treni locali, auto elettriche a rinnovabili, linee di metrò costruite in emergenza sotto, a raso e sopraelevate; mezzi pubblici e privati collettivi e per famiglie a basse emissioni e basse velocità in linee urbane sgombre e veloci. C’è lavoro per tutti. Ci vogliono 20 anni e una nuova politica, che noi chiamiamo transizione alla conversione ecologica. Noi siamo realisti, loro sono dei sognatori che ci preparano incubi. 
 Gruppo delle Cinque Terre                                                                                           3/1 luglio 2012

  La sentenza del Consiglio di Stato sblocca la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) per la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle, in provincia di Rovigo; il Governo sdogana quella per la costruzione di una nuova centrale a carbone a Saline Joniche, sulle coste di Reggio Calabria; il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, in un’intervista sul Corriere della Sera, mostra un segnale inequivocabile di cedimento alle pressioni dei petrolieri sulle trivellazioni per far ridurre il limite di 12 miglia dalle aree marine protette ( da www.ilfattoquotidiano.it )

Le auto elettriche al momento e per decenni consumerebbero energia elettrica di normale produzione: da carbone e petrolio, in Francia  da nucleare. Il rapporto di Greenpeace (  “Energia verde per le auto elettriche") sostiene, come è ovvio, che un futuro per le elettriche è conveniente soltanto con una produzione di energia per la mobilità da rinnovabili, sia direttamente sull’auto che da centraline ad hoc; una direzione diversa e ben lontana da quanto tenta di propinarci l’industria dell’ auto che, insieme a quella elettro-nucleare, è la più potente lobby industriale a livello mondiale (di Massimo Marino )

Una filosofia in azione da oltre venti anni. E che viene sancita dall'approvazione della riforma che abolisce, di fatto, l'articolo 18. Dove non è riuscito Berlusconi e Maroni, Sacconi, Brunetta e Marcegaglia, è riuscito un governo di tecnici sostanzialmente tenuto in piedi dal PD. Secondo il Wall Street Journal la legge ha smantellato la vacca più sacra del lavoro in Italia, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ( da www.ilmegafonoquotidiano.it )

 Ci hanno abituato a tifare la sera degli scrutini elettorali guardando le percentuali dei diversi schieramenti come ad una partita di calcio. Più distrattamente la mattina dopo ci informano sulla distribuzione dei seggi ed eventualmente  sugli effettivi esiti istituzionali della consultazione.  Sfuggono due passaggi essenziali: quanti cittadini non sono rappresentati nelle istituzioni e se c’è corrispondenza fra la quantità complessiva  dei voti espressi  e l’effettiva rappresentanza.( di Giovanni Chiambretto )

 Il MoVimento 5 Stelle parteciperà alle prossime elezioni politiche qualunque sia la legge elettorale. Non ci sarà alcuna alleanza con i partiti. I candidati saranno votati in Rete che rimarrà centrale durante il mandato elettorale sia come supporto agli eletti che come garanzia del rispetto del programma. Le elezioni si possono vincere o perdere, in realtà in Italia si pareggiano da sempre, sono elezioni truccate. Vincono tutti, si spartiscono rimborsi elettorali, testate giornalistiche, canali televisivi, banche, concessionari. Tutto. (di Beppe Grillo )

  Grillo, interpretando il disagio della gente comune, vuole spingere i detentori del potere vero (il popolo sovrano) a fare politica, quella vera e non quella delle conventicole dei partiti. Non voglio certo dire che tutti i partiti sono uguali. Quelli della sinistra radicale sono certo diversi. Ma anche questi non riescono a rinnovarsi, a diventare orizzontali, spesso privilegiano la mediocrità purché sia servile. Si tratta di ceti politici decotti, anche di giovane età. ( di Citto Saija su www.nuovosoldo.wordpress.com  Sicilia )

Come da peggiori previsioni, il Governo ha assegnato finanziamenti irrisori per 30 parchi marini italiani che ora rischiano la chiusura. I Parchi aspettano ancora il finanziamento per l'anno in corso. Meno della metà delle già scarse risorse degli ultimi anni. Una cifra che difficilmente potrà permettere ai Parchi Marini italiani di sopravvivere. Il governo ha deciso di destinare alla tutela e alla valorizzazione del mare, una risorsa strategica per un paese come l'Italia, appena lo 0,0002% del PIL" ( da www.ilcambiamento.it )

Il contrabbando di avorio mai così alto negli ultimi 10 anni. Il 22 giugno in Kenya sono stati sequestrati più di 600 kg di avorio all'aeroporto di Nairobi, 345 pezzi destinati a Lagos, in Nigeria, e poi probabilmente ai mercati europei ed asiatici. E' l'ultimo episodio di quella che sembra la nuova crisi dell'avorio africano, spinta da un bracconaggio sempre più feroce ed organizzato. I livelli di bracconaggio degli elefanti sono i peggiori registrati negli ultimi 10 anni e i sequestri di avorio sono ai massimi livelli dal 1989 ( da www.greenreport.it )

Rio+20 passerà alla storia come la conferenza ONU che ha offerto alla società globale un esito segnato da gravi omissioni. Mette a rischio la conservazione e la resilienza sociale ed ambientale del pianeta, così come ogni garanzia di diritti umani acquisiti per le generazioni presenti e future. (di Gianfranco Bologna da www.greenreport.com )

Global Witness, una Ong che si occupa dei diritti umani legati allo sfruttamento delle risorse, ha raccolto in uno sconvolgente dossier i dati sugli assassinii di attivisti ambientali e dei diritti umani, giornalisti e leader delle comunità indigene che difendono i diritti alla terra, una conferma di quanto sia spietata la lotta per l'accesso e il possesso delle risorse naturali. Negli ultimi 10 anni sono state assassinate almeno 711 le persone. Nel solo 2011 il bilancio è salito di 106 persone ( da www.greenreport.it )

La Ribellione degli Orsi polari è cominciata. In tutto il mondo è partita la più grande campagna in difesa dell'Artico. Più di 100 mila persone come te hanno già chiesto ai leader del mondo di creare un Santuario globale al Polo Nord e vietare le perforazioni petrolifere e la pesca industriale nelle acque artiche. Firma la petizione di Greenpeace

 “L’economia del bene comune”  nasce in Austria nel  2010 con Christian Felber. Un nuovo approccio all’economia, fondato su valori fondamentali quali: la cooperazione, la democrazia, la solidarietà, l’ecologia, il rispetto della persona e della dignità umana. E nasce anche la Banca democratica ( di Raffaele Beltrami)

“ Il paradosso è che esistiamo nell’ Assemblea Nazionale, al Senato e al Governo, ma non più nella società. I nostri successi istituzionali non sono accompagnati, al contrario, da una dinamica civica. La nostra immagine è diventata detestabile. Noi siamo sconfitti  là dove si voleva ridare slancio: facendo una politica diversa. Oggi noi incarniamo spesso l’insostenibile leggerezza dell’arrivismo.” (intervista a Cohn Bendit )

Non guidare all’italiana. La macchina qui è inutile, o quasi, ma se ve la portate dietro cercate di imparare in fretta che all’interno dei quartieri il limite è 30km orari, sulle strade un po’ più ad alta percorrenza è 50, che non si può sbagliare coda al semaforo e se hai sbagliato ti tocca continuare per la strada sbagliata fin quando non trovi una maniera civile per tornare indietro. La segnaletica a terra qui ha un valore che tutti rispettano. ( da www.zingarate.com )

I cittadini di Todmorden, in Inghilterra, coltivano tutta la loro verdura. Ci sono orti nelle aiuole, nei parchi, nei giardini. Tutti i cittadini sono LIBERI di prenderne quanta ne desiderano. Cosa succede però? Nessuno ne spreca, nessuno ne prende più di quanto ne ha bisogno, tutti la rispettano, e molti vanno volontariamente a dare una mano nei vari orti, di loro spontanea volontà. ( da www.ecocastelli.it )

ECOLETTERA link archivio: 1 - 2
 
ECOLETTERA del Gruppo delle Cinque Terre vi segnala ogni 15 giorni interventi, documenti, appuntamenti, rimandando ai siti del gruppo o ad altri link. Clicca sui titoli per leggere l’intero articolo. Commenti, segnalazioni, testi per eventuale pubblicazione, possono essere inviati  a:   

         info@gruppocinqueterre.it    o    ecoblog@libero.it