22 maggio 2019

Austria: Il vero volto del signor Strache


L’Austria è una grande nazione di teatro, d’opera, e di operetta. Ma per lo spettacolo, e la lezione della storia, con quello che è appena accaduto a Vienna sulla scena politica, non si poteva sognare di meglio.


Riassumiamo. Il signor Strache era un nazistello ordinario, che in gioventù si è messo in luce per aver partecipato a delle cacce all’uomo organizzate dagli ideologi neonazisti austriaci, o per i suoi interventi di disturbo urlando alla prima della pièce di Thomas Bernhard, La Piazza degli Eroi, al Burgtheater il 4 novembre 1988. Peccati di gioventù, dirà lui più tardi.  Il signor Strache ovviamente non ha mancato di aderire a una delle Burschenschaft più virulente, queste associazioni studentesche austriache nostalgiche del Grande Reich e propugnatrici dell’abolizione delle leggi anti naziste. Il signor Strache è comunque sempre membro di questa loggia, chiamata Vandalia – tutto un programma. 

Il signor Strache ha saputo in seguito imporsi e succedere a Jörg Haider alla testa del FPÖ, il partito di estrema destra austriaco dal 2005, e condurlo fino a vette elettorali, che ne hanno fatto il terzo partito alle elezioni legislative del 2017, con il 26 per cento dei suffragi. Il giovane nuovo patron dell’ÖVP, il partito conservatore arrivato in testa (31,7 per cento), incaricato di formare il governo, piuttosto che ridare vita a una coalizione coi socialisti del SPÖ piazzatisi in seconda posizione (26,9 per cento), non ha trovato allora niente di meglio che costituire una coalizione con il FPÖ, e far anche entrare nel governo dell’Austria le eminenze del partito di estrema destra, offrendo loro in più i posti prelibati più decisivi per la politica austriaca. Ed è così che il signor Strache è diventato vice-cancelliere, dividendo il potere con il suo ospite, il giovane Sebastien Kurz.  Cambiando il suo look e modulando il suo eloquio, nel tentativo di nascondere continuamente le ripetute le scivolate naziste dei suoi camerati di base, o di prendere distanza, per lo meno ufficialmente, dagli “identitari” locali, il signor Strache ha cercato di recuperare in rispettabilità e di insediarsi così per lunghi anni al potere. 
 Ed ecco che un video girato a sua insaputa durante una vacanza a Ibiza, sua destinazione favorita, ha precipitato la sua caduta. Il tutto in qualche ora, tra la divulgazione di detto video, dopo aver verificato la sua autenticità, da parte dei giornali tedeschi Der Spiegel e Süddeutsche Zeitung venerdì scorso sera, e le sue dimissioni da tutte le cariche sabato, alla fine della mattinata. Esce il signor Strache.  Un destino, in qualche modo, alla Ui, il famoso personaggio di Brecht. Una resistibilissima ascesa. 

È forse una fiaba? No, è una realtà con un carattere fortemente propedeutico. Con una drammaturgia esemplare, degna di essere oggetto d’insegnamento in tutte le scuole della democrazia. Perché, che cosa si apprende da questo video? Al momento ne è stato divulgato solo qualche minuto, i più devastanti, ma il nastro, si dice, dura sei ore. Ovvero la totalità di un incontro, pare molto innaffiato,  con una pseudo oligarca russa, organizzato dal fedele braccio destro del signor Strache, Johann Gudenus, figlio di un noto negazionista, russofono, specialista del Cremlino, ovviamente anche lui membro di Vandalia Wien, ex vice sindaco di Vienna, fino a sabato capo dei parlamentari FPÖ, temibile militante della causa dell’estrema destra, soprannominato il “pit-bull” di Strache, a tal punto che il presidente Van der Bellen aveva dovuto rifiutare la sua nomina come ministro al momento della formazione del governo di coalizione nel 2017. Il fedele Gudenus ha pure lui dovuto di certo dimettersi da tutte le cariche.  Non si sa chi abbia organizzato questa registrazione clandestina, effettuata nel luglio 2017, ovvero tre mesi prima delle legislative, ma quei pochi minuti resi pubblici (si è curiosi di conoscere il resto!) ci offrono già un catalogo dei cliché più ricorrenti sui metodi di questi politicanti di estrema destra. 

La supposta oligarca che dichiara di voler investire diverse centinaia di milioni di euro in Austria, il signor Strache che le propone del tutto semplicemente di finanziare in maniera occulta il FPÖ, fornendole la ricetta che permette di aggirare la legge e la Corte dei conti, promettendole, una volta giunto al potere, la concessione di contratti prosperosi, a scapito, ovviamente, degli investitori o dei responsabili austriaci, che si vanta di metter fuori gioco senza problemi, in particolare il patron della STRABAG, la società pubblica incaricata degli investimenti e lavori stradali, che gestisce numerosi miliardi di euro. Stessa cosa per la gestione dell’acqua, “l’oro bianco” del paese, e altre gemme dell’economia nazionale. Quindi, il nazionalista Strache, per ottenere il potere, era pronto a vendere l’Austria a un oligarca russo. Il cinismo assoluto. 

Di passaggio, cita numerose fortune austriache che praticherebbero questo sistema di finanziamento occulto dei partiti, e non soltanto a favore del FPÖ. Tutti hanno smentito. Comunque, per facilitare questo arrivo al potere, in prima posizione ben inteso, secondo il suo sogno di onnipotenza, il signor Strache suggerisce alla signora di  riacquistare la Kronen Zeitung, il giornale col più alto numero di copie in Austria, all’incirca un due milioni di copie giornaliere per otto milioni e mezzo di abitanti, e anche lì si vanta di far fuori i giornalisti ingombranti (“Zack Zack Zack!“), per rimpiazzarli con giornalisti acquisiti alla causa. Perché, ad ogni modo, “i giornalisti sono le più grandi puttane del mondo”, dixit il signor Strache. Se l’operazione riesce, egli si vede già  “al 34 per cento, e a quel punto si può parlare di tutto”… Per quest’operazione di grande lavaggio della stampa, il signor Strache propose allora di fare appello a uno dei suoi amici, Heinrich Pecina, che ha fatto lo stesso lavoro di riscatto e di lavaggio dei media per conto di Viktor Orbán in Ungheria. E il signor Strache cita la messa al passo dei media in Ungheria come il modello che vorrebbe imporre in Austria. Evoca inoltre nella foga la possibile privatizzazione della catena pubblica della televisione ORF, ispirata, sembra, dalla berlusconizzazione dei media televisivi. 

E per completare la panoplia, il signor Strache, propose alla bella oligarca (“bist du deppert, ist die schoarf…”, che nell’argot sta come “Cristo!!, Lei è da chiavare..”) di finanziare delle operazioni di ricerca sulla vita privata dei suoi avversari politici al fine di diffondere documenti compromettenti nella stampa straniera, per evitare i sospetti locali. Avrebbe anche citato come bersaglio il giovane Kurz e Christian Kern, allora capo del SPÖ. Per nulla troppo elegante, ma efficace. Il tutto ovviamente tradotto in russo dal fedele Gudenus. Si comprenderà che le dimissioni erano inevitabili. Il vero volto svelato. Capolinea Ibiza.

Durante la conferenza stampa di sabato mattina, il signor Strache ha riconosciuto i suoi errori e la sua imbecillità, dovute a una serata alcolica, dice, ma durante lunghi minuti ha utilizzato ogni gamma dell’argomentare tipico dell’estrema destra: la teoria del complotto, il metodo “porco” utilizzato per incastrarlo, la campagna di molestie, in breve il ribaltamento della dialettica boia-vittima, messa a punto ai suoi tempi in modo estremamente preciso da Goebbels, giungendo perfino a parlare “d’attentato politico”, fino ad annunciare nell’ultimo momento, smorto come uno straccio, le sue dimissioni da tutti i suoi mandati.  Al momento il signor Strache è ritornato Hans-Christian Strache, cittadino comune, nazistello di base, avendo a sua insaputa svelato tutto il cinismo e la tecnica di conquista o dominio del potere della sua corrente politica. Non è dato sapere se ritornerà in vacanza a Ibiza. 

L’ironia della storia è che il giovane cancelliere Kurz era pronto, si dice, a continuare a governare con il FPÖ, dopo aver cambiato qualche testa. Ha dovuto alla fine far marcia indietro, sotto la pressione dei notabili del suo partito, e delle manifestazioni popolari sotto le finestre della cancelleria, e annunciare sabato sera, dopo molte ore di valzer esitazione, la fine della coalizione, e l’organizzazione di elezioni anticipate. Si parla di settembre, ma nulla è ancora fissato. Da qui ad allora, si prevede una campagna paludosa, dalla forte puzza delle rivelazioni dubbiose. Il FPÖ non ha ancora detto la sua ultima parola.  Senza dubbio il signor Kurz, che non va a teatro, ma si è preso la responsabilità storica di spalancare le porte del potere a un partito risolutamente di estrema destra, dovrebbe quindi leggere o rileggere questa vecchia fiaba di “Arturo Ui”, e in particolare il suo epilogo, e la sua celebre profezia: “Vous, apprenez à voir, plutôt que de rester les yeux ronds…. le ventre est encore fécond, d’où a surgi la bête immonde“ “E se lo vuole, anche in tedesco: “Der Schoß ist fruchtbar noch, aus dem das kroch!“. O in italiano, nel caso che: “E voi, imparate che occorre vedere…. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo!… Il grembo da cui nacque è ancora fecondo.“

Il teatro l’aveva detto. Il signor Strache l’ha fatto. Il signort Kurz ha voluto ignorarlo. È ancora tempo per imparare.

* da www.ytali.com - 21 maggio 2019 - traduzione Claudio Madricardo (vers. originale francese)

Nell’immagine d’apertura manifestazione per chiedere nuove elezioni

Patrick Guinand ha messo in scena “Il Nipote di Wittgenstein“ al Teatro Eliseo di Roma nel 1992, con Umberto Orsini, con tournèe in numerose città, e riprese al Teatro delle Passioni-ERT di Modena nel 2001 (Premio Ubu 2001), al Teatro Franco Parenti di Milano nel 2002, al Teatro Biondi di Palermo nel 2004, e un’ultima riprese al Eliseo di Roma nel 2007 per la celebrazione dei cinquanta anni di teatro di Umberto Orsini (selezione nei Top Ten delle dieci migliori produzioni della stagione 2006-2007 in Italia per il Corriere della Sera). È stato vicepresidente della Internationale-Thomas-Bernhard-Gesellschaft (ITBG) a Vienna dal 2003 al 2007

20 maggio 2019

“Le basi del mestiere”


di Marco Travaglio* 

“Grande è la confusione sotto il cielo”, come diceva Mao Tse- Tung. E “mancano le basi del mestiere”, come diceva Mario Brega. A una settimana dalle elezioni europee, ecco un breve dizionarietto di quel poco che ci abbiamo capito noi.

Sovranismo. Termine usato per definire i politici che difendono gl’interessi del proprio Paese, fregandosene degli altri. Dunque Trump, Farage, Le Pen, Orbàn e i suoi compari di Visegrad, Salvini, Meloni e ogni tanto Di Maio. Resta da capire in cosa differiscano da Macron, Merkel, Sanchez, May &C.,che difendono gl’interessi dei propri Paesi esattamente come gli altri, con tanto di frontiere chiuse ai migranti e deroghe alle regole Ue. L’impressione è che siano tutti sovranisti in casa propria ed europeisti e solidali in casa d’altri.

Populismo. Termine usato per definire i politici che promettono l’impossibile per prendere più voti e poi, finita la campagna elettorale, fanno quel poco che possono e, se qualcuno protesta, danno la colpa agli altri. Cioè Trump, Le Pen, Orbàn, Di Maio, Salvini e Meloni. Resta da capire in cosa differiscano da Obama, Cameron, Sarkòzy, Renzi, B.&C., che promettevano mari e monti e poi, finita la campagna elettorale, han fatto meno di ciò che potevano per poi dare la colpa agli altri. L’impressione è che siano tutti populisti per prendere voti e poi, se non riescono a prenderli o a conservarli, diano del populista a chi ci riesce.

Fascismo. Termine usato dagli storici per designare un’ideologia autoritaria o totalitaria degli anni 20-40 del secolo scorso, nata in Italia con Mussolini e dilagata in Europa con Hitler, Franco e altri dittatori di estrema destra, con tragedie immani dalla Shoah in giù e scie di imitatori e nostalgici qua e là nel mondo, e poi dagli anni 70 dalla sinistra per scomunicare chiunque non sia di sinistra. Ora in Italia si tende ad affibbiarlo a Salvini per le frequentazioni di estrema destra e il linguaggio truculento contro i migranti. Purtroppo, il fascismo durò 21 anni, mentre per fortuna Salvini si sta già sgonfiando. Purtroppo, nel governo Mussolini, sedeva il meglio della cultura dell’epoca (Gentile, Rocco, Bottai, De Stefani, Grandi), mentre per fortuna la classe dirigente salvinista è fatta di Siri, Rixi, Centemero (tutti indagati) e Borgonzoni (che non legge libri da tre anni e se ne vanta). Perciò Salvini spera di essere scambiato per il Duce, ma ci cascano in pochi. A parte i presunti nemici.

Diritto di critica. La libertà di espressione, garantita dall’art. 21 della Costituzione, tutela sia chi applaude sia chi critica il potere. Dunque, non basta che un editore sia fascista e pubblichi un libro-intervista a Salvini per escluderlo dal Salone del Libro. L’editore di CasaPound aveva tutto il diritto di esporre i suoi libri (anche se poi l’ha perduto quando s’è messo a fare apologia di fascismo, vietata dalla legge). A maggior ragione, chi critica Salvini con striscioni (“Felpa Pig”, “Siamo una città accogliente, quindi vattene”, “Vai a lavorare”) o lo sbeffeggia con selfie, ha il sacrosanto diritto di farlo e le forze dell’ordine non devono permettersi di entrare in casa sua o nel suo iPhone per farglieli levare, altrimenti il reato lo commettono loro. Altra cosa è istigare alla violenza (dire “Ammazzate Salvini”), ma slogan così non ne risultano (salvo nelle fogne del web). Spetta al ministro dell’Interno diffidare le forze dell’ordine dall’abusare del loro potere in suo favore contro chi esercita un diritto.

Leggi razziali. Norme infami varate dal nazismo e dal fascismo negli anni 30, che produssero le persecuzioni, le deportazioni e lo sterminio di oltre 6 milioni di ebrei, zingari e gay. Per fortuna, nessuna legge lontanamente simile, cioè discriminante per etnia o inclinazioni sessuali, è mai stata varata in Italia. E, se qualcuno la tentasse, il Quirinale la respingerebbe e la Corte costituzionale la casserebbe. Il primo dl Sicurezza di Salvini è in parte assurdo e controproducente, moltiplica gli immigrati clandestini ed è ancora sub judice della Consulta. Il secondo, annunciato da Salvini ma stoppato da Conte e M5S per varie incostituzionalità e sgrammaticature, è ancor più demenziale, ma non discrimina alcuno. Giusto, come rivendica la prof di Palermo, lasciar liberi gli studenti di paventare un ritorno agli anni 30 e assurdo sospendere lei: purché, quando torna, insegni loro che cosa furono la Shoah e le leggi razziali, per evitare di banalizzarle con paralleli impropri.

Fake news. Termine à la page per indicare le notizie false, usato da chi le diffonde in tv e sui giornali per criminalizzare chi le diffonde sul web. Non esistendo però alcun tribunale autorizzato a stabilire la Verità, nessuno deve permettersi di chiudere o invocare la chiusura di tv, giornali, siti e pagine web col pretesto delle fake news. Che si combattono non con la censura, ma con l’informazione corretta e il fact checking.

Giustizialismo. Termine nato dalla crasi giustizia-socialismo per definire la politica di Peròn nell’Argentina degli anni 40-50, viene usato in Italia per squalificare chi pretende il rispetto della legge da parte delle classi dirigenti e pene severe per chi la vìola. Viene opposto a “garantismo”, di cui si ammantano abusivamente i tifosi dell’impunità. Sarebbe “giustizialismo” la decisione di Conte e M5S di sfiduciare il sottosegretario Siri che usa le sue funzioni per favorire un amico: ma quella si chiama sanzione politica contro i conflitti d’interessi. Sarebbe invece “garantismo” la decisione della governatrice umbra del Pd Marini, indagata nel mega-scandalo della Sanità, di ritirare le dimissioni e del Pd regionale di confermarle la fiducia: ma quello si chiama tafazzismo. Anzi, pirlismo.

* su il Fatto Quotidiano del 19 Maggio 2019 (da infosannio.wordpress.com)