23 maggio 2013

Cemento, abusi e condoni le tentazioni del governo

di Salvatore Settis *

La demeritocrazia incalza e, col favore delle "larghe intese", occupa il Palazzo, e già il Pdl torna a intonare la litania dei condoni. Qualche curriculum: Giancarlo Galan ha presieduto la regione Veneto negli anni (1995-2010) che l'hanno issata in cima alle classifiche per la cementificazione del territorio, 11% a fronte di una media europea del 2,8 %; da ministro dei Beni culturali, ha chiamato come consigliere per le biblioteche Marino Massimo De Caro, che col suo consenso è diventato direttore della biblioteca dei Girolamini a Napoli, dove ha rubato migliaia di libri (è stato condannato a sette anni di galera per furto e peculato). Per tali benemerenze, Galan oggi presiede la Commissione Cultura della Camera

Maurizio Lupi ha presentato nel 2006 un disegno di legge che annienta ogni pianificazione territoriale in favore di una concezione meramente edificatoria dei suoli, senza rispetto né per la loro vocazione agricola né per la tutela dell'ambiente. Ergo, oggi è ministro alle Infrastrutture e responsabile delle "grandi opere" pubbliche. La commissione Agricoltura del Senato è naturalmente presieduta da Roberto Formigoni, ricco di virtù private e pubbliche, fra cui spicca la presidenza della Regione Lombardia negli anni (1995-2012), in cui è diventata la regione più cementificata d'Italia (14%) battendo persino il Veneto di Galan. Flavio Zanonato, in qualità di sindaco di Padova, ha propugnato la costruzione di un auditorium e due torri abitative a poca distanza dalla Cappella degli Scrovegni, mettendo a rischio i preziosissimi affreschi di Giotto: dunque è ministro per lo Sviluppo economico, che di Giotto, si sa, può fare a meno.  
Vincenzo De Luca come sindaco di Salerno ha voluto il cosiddetto Crescento "Colosseo di Salerno", 100 mila metri cubi di edilizia privata in area demaniale che cancellano la spiaggia e i platani secolari: come negargli il posto di viceministro alle Infrastrutture? Marco Flavio Cirillo, che a Basiglio (di cui è stato sindaco), presso Milano, ha pilotato operazioni immobiliari di obbedienza berlusconiana, disseminando nuova edilizia residenziale in un'area dove il 10% delle case sono vuote, ascende alla poltrona di sottosegretario dell'Ambiente. E quale era mai il dicastero adatto a Nunzia Di Girolamo, firmataria di proposte di legge contro la demolizione degli edifici abusivi in Campania, per l'incremento volumetrico mascherato da riqualificazione energetica e per la repressione delle "liti temerarie" delle associazioni ambientaliste? Ma il ministero dell'Agricoltura, è ovvio.
 
Che cosa dobbiamo aspettarci da un parterre de rois di tal fatta? Primo segnale, l'onorevole De Siano (Pdl) ha presentato un disegno di legge per riaprire i termini del famigerato condono edilizio "tombale" del 2003, estendendoli al 2013, con plauso del condonatore doc, Nitto Palma, neopresidente della commissione Giustizia del Senato, e con la scusa impudica di destinare gli introiti alle vittime del terremoto. Se il governo Letta manterrà la rotta del governo "tecnico" che gli ha aperto la strada col rodaggio delle "larghe intese", si preannunciano intanto cento miliardi per le cosiddette "grandi opere", meglio se inutili, con conseguente criminalizzazione degli oppositori per "lite temeraria" o per turbamento della pubblica quiete. Più o meno quel che è successo all'Aquila al "popolo delle carriole", un gruppo di volontariato che reagiva all'inerzia dei governi sgombrando le macerie del sisma, e venne prontamente disperso e schedato dalla Digos. 

In compenso, i finanziamenti per le attività ordinarie dei Comuni e delle Regioni sono in calo costante, e sui ministeri-chiave (come i Beni culturali) incombono ulteriori tagli selvaggi travestiti da razionale spending  review, come se un'etichetta anglofona bastasse a sdoganare le infamie. La tecnica dell'eufemismo invade le veline ministeriali, e battezza "patto di stabilità" i meccanismi che imbrigliano i Comuni, paralizzano la crescita e la tutela ambientale, scoraggiano gli investimenti, condannano la spesa sociale emarginando i meno abbienti, comprimono i diritti e la democrazia. Ma il peggior errore che oggi possiamo commettere è di fare la conta dei caduti dimenticando la vittima principale, che è il territorio, la Costituzione, la legalità. In definitiva, l'Italia. 

L'unica "grande opera" di cui il Paese ha bisogno è la messa in sicurezza del territorio e il rilancio dell'agricoltura di qualità. Il consumo di suolo va limitato tenendo conto di parametri ineludibili: l'enorme quantità di invenduto (almeno due milioni di appartamenti), che rende colpevole l'ulteriore dilagare del cemento; gli edifici abbandonati, che trasformano importanti aree del Paese in una scenografia di rovine; infine, il necessario rapporto fra corrette previsioni di crescita demografica e pianificazione urbana. Manodopera e investimenti vanno reindirizzati sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sulla manutenzione del territorio.
Su questi fronti, il governo Monti ha lasciato una pesante eredità. Ai Beni culturali, Ornaghi ha sbaragliato ogni record per incapacità e inazione; all'Ambiente, Clini, che come direttore generale ne era il veterano, ha evitato ogni azione di salvaguardia, ma in compenso si è attivato in difesa di svariate sciocchezze, a cominciare dallo sgangherato palazzaccio di Pierre Cardin a Venezia. Ma dal governo Monti viene anche un'eredità positiva, il disegno di legge dell'ex ministro Catania per la difesa dei suoli agricoli e il ritorno alla disciplina Bucalossi sugli oneri di urbanizzazione: un buon testo, ergo lasciato in coda nelle priorità larghintesiste di Monti & C. e decaduto con la fine della legislatura.
Verrà ripreso e rilanciato il ddl Catania? Vincerà, nel governo Letta, il partito dei cementificatori a oltranza ,o insorgeranno le voci attente alla legalità e al pubblico bene? Il Pd, sempre opposto ai condoni, riuscirà a sgominare la proposta di legge dell'alleato Pdl? Anche i forzati dell'amnesia,  neosport nazionale assai in voga in quella che fu la sinistra, sono invitati non solo a sperare nei ministri e parlamentari onesti (che non mancano), ma anche a ripassarsi i curricula devastanti dei professionisti del disastro. Se saranno loro a vincere, sappiamo che cosa ci attende. Se verrà assodato che il demerito è precondizione favorevole a incarichi ministeriali, presidenze di commissioni ed altre incombenze, si può preconizzare la fase successiva, quando il supremo demerito, se possibile condito di qualche condanna penale, sarà conditio  sine qua non per ogni responsabilità di governo. Che cosa dovremmo aspettarci da questa nuova stagione della storia patria? Il capitano Schettino alla Marina? Previti alla Giustizia? Berlusconi al Quirinale?

·         da archivio Repubblica, 21 maggio 2013

21 maggio 2013

UE:Due Commissari Ue indagano sulla Pedemontana veneta

La Commissione europea risponde a Zanoni sulla possibile violazione di direttive europee per la costruzione della Pedemontana Veneta: l'Ue continua ad indagare sulle possibili violazioni ambientali ed apre il fascicolo “appalti pubblici”. Zanoni: “Le direttive Ue in odore di violazione sono quattro” 

“La Commissione esaminerà ulteriormente il caso” di un'eventuale violazione della normativa dell'UE in materia di appalti pubblici “e terrà informato l'onorevole deputato sugli ulteriori sviluppi”. E' la risposta del Commissario Ue al Mercato Interno Michel Barnier all'interrogazione di Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente al Parlamento europeo, in merito alla possibile nuova violazione da parte dell'Italia delle procedure della direttiva 2004/18/CE per la realizzazione della "Superstrada Pedemontana Veneta".

Dopo le prime due interrogazioni presentate alla Commissione europea sulla sospetta violazione delle direttive europee ambientali, gestione idrica e accesso all'informazione, lo scorso marzo Zanoni ha denunciato a Bruxelles che il contratto di concessione, progettazione, costruzione e gestione della Pedemontana potrebbe violare anche la direttiva 2004/18/CE sulle “procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi” per la clausola che prevede una compensazione economica da parte della Regione Veneto alla ditta costruttrice in caso di volume di traffico, e quindi di pedaggi, insufficiente. “Alla Società Superstrada Pedemontana Veneta S.P.V. è stato fatto un regalo spropositato con i soldi dei cittadini, che si troveranno a pagare nel caso non ci sia abbastanza traffico, un vero e proprio paradosso”. “In questo modo vengono cambiate le regole del cosiddetto project financing della convenzione stessa – attacca Zanoni – Il risultato è che sulla Regione, quindi sulle casse pubbliche, vengono scaricate tutte le spese dei mancati introiti privati che, in questo caso, corrispondo a un aumento del traffico automobilistico e quindi dell'inquinamento”.

Nel frattempo Barnier conferma a Zanoni che continua l'indagine sulla possibile violazione delle direttive Ue ambientali da parte del collega Janez Potocnik, Commissario Ue all'Ambiente. “Un'indagine è attualmente in corso per verificare, da un lato, l'accesso alle informazioni ai sensi della direttiva 2003/4/CE in merito alla costruzione della superstrada Pedemontana Veneta in Italia e, dall'altro, l'applicazione delle direttive di Valutazione d'impatto ambientale VIA 85/337/CE e Habitat 92/43/CE al progetto in questione”.  Barnier aggiunge che “i servizi competenti stanno esaminando le ultime risposte trasmesse dalle autorità italiane nel mese di dicembre 2012 e informeranno l'onorevole deputato sul risultato dell'analisi”.

Con quella sugli appalti pubblici, le direttive europee che potrebbero esser state violate dal progetto di Pedemontana Veneta sono quattro – riassume Zanoni – Mi auguro che la Regione Veneto faccia un passo indietro prima che sui contribuenti veneti piova una tormenta di sanzioni Ue”.

BACKGROUND

In base allo schema della convenzione che disciplina la costruzione e gestione della Pedemontana in regime di concessione, così come dichiarato dal commissario dell'opera, sono previsti alcuni meccanismi volti a spostare il rischio imprenditoriale legato all’opera dal concessionario (la Società Superstrada Pedemontana Veneta S.P.V. s.r.l.) al concedente (la Regione del Veneto). Nel particolare, verrebbe previsto l’obbligo per il concedente di garantire al concessionario l’equilibrio economico finanziario dell’accordo anno per anno attraverso la cessione di somme di denaro con rate semestrali nel caso in cui i pedaggi risultino inferiori a 25mila veicoli al giorno.

Secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue, proprio nell’elemento della sussistenza del rischio in capo al concessionario risiede la distinzione tra il “contratto di concessione di lavori o servizi pubblici” e quello di “appalto pubblico”, discrimine che, come ha chiarito la Corte stessa, va valutato esclusivamente alla stregua del diritto comunitario a garanzia della concorrenza nell’Ue. Ecco che l'Italia è già stata condannata in passato dalla Corte per violazione delle direttive 92/50/CEE e 93/37/CEE, ora confluite nella direttiva 2004/18/CE, a causa del mancato rispetto delle procedure previste.

Zanoni aveva presentato già due interrogazioni sulla Pedemontana Veneta denunciando alla Commissione europea la sospetta violazione delle direttive europee ambientali, gestione idrica e accesso all'informazione. Il Commissario Ue all'Ambiente Janez Potočnik aveva risposto all'eurodeputato che “la Commissione ha avviato un’indagine su un’eventuale violazione delle disposizioni della direttiva 2003/4/CE” sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale da parte del progetto sulla Pedemontana per non aver messo a disposizione del pubblico il piano economico e finanziario e la convenzione di progetto.

Andrea Zanoni, deputato al Parlamento europeo         Comunicato stampa del 20 maggio 2013

20 maggio 2013

Spese militari: all’Italia costano come il welfare

di Vincenzo Scrutinio*

Un’anomalia tutta italiana: si spende in armi e forniture la stessa cifra impiegata per il lavoro

Molto si è discusso a proposito della spesa militare in Italia. In particolare rispetto all’annosa vicenda del acquisto di 90 caccia bombardieri F-35. In un periodo segnato da vincoli di bilancio estremamente stringenti e la necessità di trovare risorse per finanziare programmi mirati al sostegno della crescita, pare opportuno tornare su questo punto per fornire qualche numero riguardo la spesa militare italiana.


Secondo le stime del Sipri, lo Stockholm International Peace Institute (1), l’Italia ha speso per il 2012 circa 26,46 miliardi di euro, con un calo di circa il 6 per cento rispetto al picco storico a del 2008 in cui la spesa militare aveva toccato i 28,16 miliardi di euro. La crisi e il conseguente aggiustamento hanno quindi avuto un impatto – seppure relativamente modesto – sulle spese militari italiane. Se si osservano i dati in termini reali, ci si accorge che la diminuzione della spesa militare era iniziato prima della Grande Recessione. La figura 1 compara un indice della spesa militare reale per le maggiori economie europee, il Canada e gli Stati Uniti. Come si può notare, la spesa militare italiana è tornata a un livello paragonabile a quello di 20 anni fa.


Ma quante risorse sono assorbite dalla spesa militare rispetto al Pil (e quindi alle risorse dell’intera economia) e rispetto ad altre funzioni dello stato come l’istruzione e la protezione sociale? (2). Un breve confronto delle risorse impiegate rispetto ad altri paesi europei è fatto nella figura 2. Come si può osservare, la spesa militare risulta più o meno in linea con quella di altri paesi europei, leggermente superiore rispetto alla spesa della Germania (+0,4% del Pil) e di quasi un punto percentuale superiore a quella spagnola, che, come abbiamo precedentemente osservato, ha visto una notevole riduzione negli ultimi anni. Se, tuttavia, confrontiamo le altre voci di spesa si distingue subito l’anomalia italiana. La spesa militare è infatti pari alla spesa per politiche del lavoro e solo marginalmente inferiore alla spesa per politiche sociali.


Se il primo elemento non è una peculiarità solo italiana e dipende in larga parte dalle scelte di intervento nel mercato del lavoro, che variano notevolmente da paese a paese, la seconda emerge come tratto distintivo italiano. Negli altri paesi queste spese ammontano da un punto percentuale di Pil in più (Portogallo) a 4,5 punti in più nel caso della Spagna. Questo è sicuramente determinato dalle condizioni restrittive di accesso a misure di sostegno del reddito durante la disoccupazione. Simbolo della chiara carenza della spesa pubblica italiana che impiega relativamente poche risorse per la protezione delle fasce più svantaggiate.


In conclusione, sebbene il peso della spesa militare del nostro paese rispetto al Pil sia abbastanza in linea con le altre economie considerate, la ripartizione della spesa pubblica italiana mostra delle evidenti carenza nella protezione degli elementi più deboli della società. Purtroppo, non è immediato desumere che sia possibile spostare parte delle risorse impiegate in spesa militare. La presenza di impegni internazionali e il fatto che una parte consistente della spesa militare sia impiegata in stipendi. Pare opportuno ricordare anche in questa sede che anche le spese per forniture hanno un impatto annuale relativamente modesto se si considera che i costi per forniture vengono sostenuti nel corso di anni. Nonostante ciò, la gravità dell’attuale contingenza e la necessità di trovare risorse in tempi rapidi potrebbero portare a riflettere su un possibile spostamento di risorse a favore di altre voci di spesa.


(1) Sipri Military Expenditure Database 2012
(2) Con protezione sociale intendo la spesa per abitazioni, famiglia, disoccupazione e spese di contrasto al esclusione sociale.


     da www.linkiesta.it,  9 maggio 2013          * tratto da LaVoce.info, 8 maggio 2013

Nell’ultimo secolo l’Italia ha perso il 75% della varietà della frutta




 La frutta italiana è in via di estinzione. A dirlo la FAO, la quale ha stimato che tra il 1900 e il 2000 sia andato perduto il 75% della diversità delle colture. Inoltre, entro il 2055, a causa del cambiamento climatico, scompariranno tra il 16 e il 22% dei parenti selvatici per colture importanti come arachidi, patate e fagioli.



  • A perdere di più la propria varietà troviamo frutti quali albicocco, ciliegio, pesco, pero, mandorlo e susino che hanno registrato una perdita di varietà del 75%, con punte massime per albicocco e pero, dal tasso di sopravvivenza varietale di appena il 12%. Nel solo Sud Italia, tra il 1950 e il 1983, è stato riscontrato che delle 103 varietà locali mappate durante il primo sopralluogo, solo 28 erano ancora coltivate poco più di trent’anni dopo.
  • Anche la vite da vino sta perdendo la propria tipicità: dalla ricostituzione dei vigneti dopo la diffusione della fillossera avvenuta a fine Ottocento, il numero dei vitigni, coltivati all’epoca in alcune migliaia (400 nella sola provincia di Torino), è sceso nel 2000 a circa 350, di cui 10 soltanto occupano il 45% della superficie vitata italiana.
  • Perché si sta arrivando a questo “olocausto delle culture tipiche italiane”? I motivi vanno ricercati nel graduale abbandono delle colture locali e peculiari di ogni territorio, in favore della frutticoltura moderna o industriale, specie negli ultimi 50 anni. In poche parole, si è sempre più puntato su colture richieste su larga scala sacrificando coltivazioni più ridotte e limitate, ma molto pregiate proprio in quanto tali.
  • A pesare anche il fatto che queste ultime sono curate da persone sopra i 65 anni. Pertanto la loro scomparsa è legata anche a un fatto anagrafico di chi la pratica.
  • La sottoutilizzazione delle colture porta anche un impoverimento culturale, tanto più in Italia, paese che per i prodotti di nicchia ha un ruolo importante, con oltre 200 produzioni certificate che rappresentano più del 20% del totale europeo.
  • Comunque, non tutto è perduto. Finora, le attività di “recupero” delle specie hanno portato a valorizzarne diverse, in funzione di mercati particolari. Si pensi a: la Tonda di Castigliole in Piemonte, la Valleggia in Liguria, la Valvenosta in Alto Adige, la Cibo del Paradiso in Puglia, al ciliegio con la Mora di Cazzano in Veneto, il Durone Nero I, II e III in Emilia Romagna, la Ravenna nel Lazio, la Della Recca in Campania, la Ferrovia in Puglia, fino al melo con la Limoncella nel Lazio e in Campania, la Mela Rosa nell’Italia Centrale, la Appio in Sicilia e Sardegna, la Campanino in Emilia Romagna, la Decio in Veneto.
         * da tuttogreen.it,  12 maggio 2013

19 maggio 2013

Gruppo Cinque Terre - ECOLETTERA 22/16 maggio 2013



Editoriale:  Record di CO2, non succedeva da appena tre milioni di anni

La corsa verso il precipizio del cambiamento climatico sembra non arrestarsi. Mentre le emissioni globali di CO2 hanno raggiunto un livello record di 35,6 miliardi di tonnellate nel 2012 (in crescita del 2,6 % dal 2011), la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ha superato, nei giorni scorsi, le 400 parti per milione (ppm). Gli scienziati stimano che gli attuali livelli di concentrazione di CO2 in atmosfera furono raggiunti l’ultima volta prima di oggi tra i 3,2 e i 5 milioni di anni fa. Allora le temperature medie del Pianeta erano tra i 3° e i 4° più alte di adesso e le regioni polari più calde di 10°; l’estensione dei ghiacci era molto limitata rispetto a quella attuale e il livello dei mari tra i 5 e i 40 metri più alto. Un mondo profondamente diverso da quello che conosciamo: un mondo al quale la Terra potrebbe presto tornare a somigliare, essendo stimato in alcune decadi il tempo di “reazione” che il nostro pianeta impiega per raggiungere un nuovo equilibrio in risposta alle concentrazioni di carbonio in atmosfera.
L’attuale tasso di crescita della concentrazione di CO2 è senza precedenti. Se le emissioni di gas serra continueranno con questo ritmo il pianeta raggiungerà le 1000 ppm nel giro di 100 anni, laddove – invece – nelle ere passate aumenti di concentrazione di solo 10 ppm richiedevano 1000 o più anni. In poco più di un secolo la nostra dipendenza dalle fonti fossili ha modificato le condizioni climatiche e ambientali che hanno garantito l’intera civilizzazione umana. I cambiamenti del clima si stanno realizzando a una velocità tale da sfidare ogni eventuale capacità di adattamento della nostra specie. Purtroppo, come Greenpeace ha documentato in un recente rapporto, sia le compagnie che fanno business con le fonti fossili sia i governi che autorizzano i loro progetti sono all’opera per aumentare i livelli di sfruttamento dei giacimenti di carbone, petrolio, sabbie bituminose e gas. Si tratta di progetti attivi in tutte le regioni del globo, dalla Cina al Canada, dall’Australia all’Artico, che rischiano di consegnarci a un futuro in cui il caos climatico sarà la regola quotidiana e non più l’eccezione.
Un modo per arrestare questa folle corsa c’è: sta nella Rivoluzione Energetica, nello sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza. Sono le sole risposte concrete e realistiche da dare a un Pianeta che chiede di essere protetto. ( da Greenpeace )

L’Italia in 3D: togliamoci gli occhialini e guardiamo la realtà


Le convulsioni istituzionali delle ultime settimane hanno lasciato chi aveva voglia di comprenderle, completamente disorientato. Non si riesce a capire come non possa esserci un successore di Napolitano, come l’alleanza miracolata dal porcellum si sia spaccata pochi giorni dopo le elezioni e il suo principale miracolato si sia alleato con quello indicato agli elettori come proprio nemico fino alla settimana prima. Come si possa bocciare figure della propria stessa area presunta, da Rodotà a Prodi, proposti dal movimento indicato come populista, fascistoide, antipolitico, o espressione dei centri sociali di estrema sinistra. Contemporaneamente additare Grillo e compagni come responsabili di un mancato accordo con il PD da cui sarebbe nata l’Italia del sol dell’avvenire.. Una infinità di apparenti contraddizioni che rendono inintelleggibile il senso degli eventi. I media ci raccontano fiabe per bambini alle quali molti credono perché bisogna pur credere in qualcosa… Ci hanno infilato un paio di occhialini e vediamo un emozionante mondo in 3D; tranne cadere nello sconforto appena arriva l’intervallo fra una scena e l’altra. (di Giovanni Chiambretto del GCT) - leggi
 
Quattro cose sul reddito di cittadinanza 

Ne parlano tutti, ma c'è molta confusione su cosa sia e cosa non sia: chi lo vuole, come funziona, quali sono i problemi. Si tratta di un punto presente nei programmi di diverse forze politiche che si sono presentate alle ultime elezioni ed è uno dei 20 punti programmatici fondamentali del Movimento 5 Stelle. Reddito di cittadinanza o reddito minimo garantito? Sul sito la Voce.info Tito Boeri e Roberto Perotti hanno cercato di fare un po’ di chiarezza tra i due termini che vengono usati come sinonimi, ma che decisamente sinonimi non sono. (di Davide Maria De Luca su www.ilpost.it ) - leggi

Reddito minimo, come si potrebbe fare 

Le caratteristiche del nostro sistema di welfare e le politiche di assistenza realizzate rendono l’Italia uno dei paesi meno attrezzati istituzionalmente a far fronte ai problemi sociali. La frammentarietà delle politiche di contrasto alla povertà, ha portato al consolidamento di un sistema dualistico composto da soggetti provvisti di coperture assicurative-contributive (insiders) e soggetti poco o nulla tutelati dalle politiche assistenziali (outsiders). In un contesto così lacunoso, la crisi ha messo a nudo le carenze di un sistema di protezione sociale incapace di offrire tutele adeguate ai soggetti più esposti ai rischi di esclusione sociale come giovani, lavoratori precari e quelli che vengono espulsi dal mercato del lavoro o che non vi sono mai entrati ufficialmente. ( di Armando Travaglini su sbilanciamoci.info ) - leggi
 
Il tema è stato lanciato dai 5Stelle in campagna elettorale: introdurre il reddito di cittadinanza in Italia, unico paese dell’Unione europea, insieme a Grecia e Ungheria, a non avere uno strumento di garanzia al reddito. Il tema sarà sicuramente sul tavolo del prossimo Governo. Sul numero scorso Vita magazine ha ripreso l’idea, provando a declinarla in modo innovativo. Dopo Pietro Ferrari Bravo che ha formulato la proposta di un reddito di cittadinanza attivo, l’opinione di Marco Revelli. (su www.vita.it ) - leggi

Saldi da Lupi: 50% di sconto fiscale per realizzare le nuove autostrade lombarde 

Il neoministro alle infrastrutture Maurizio Lupi ha assicurato al Governatore Maroni  una mega defiscalizzazione per la realizzazione delle autostrade regionali della Lombardia (TEM, BreBeMi e Pedemontana). Essendo fallita l’ipotesi che i privati realizzino interamente a loro spese, col project financing, questi mega interventi infrastrutturali, Governo e Regione Lombardia si sono accordati per regalare alla lobby delle autostrade un bonus fiscale di 7 miliardi di euro. Un vero e proprio sconto previsto dal decreto crescita varato in ottobre dal Governo Monti, che è però un modo indiretto per somministrare aiuti di Stato a progetti che, secondo gli impegni, avrebbero dovuto camminare con le proprie gambe. (da www.mobilitanuova.it ) - leggi
 
Nitto Palma chiede di riaprire i termini del condono edilizio in Campania 

Avevamo detto che il PDL avrebbe cercato di onorare il prima possibile la cambiale con gli abusivisti edilizi campani che hanno permesso al partito di Berlusconi di fare cappotto in una regione chiave al  Senato e puntualmente il neo-nominato presidente della Commissione giustizia, l'ex ministro Nitto Francesco Palma e coordinatore regionale del PDL in Campania lo ha fatto subito. Secondo il rapporto Ecomafia 2012 di Legambiente, «Sono almeno 258.000 gli immobili abusivi sorti tra il 2003 e il 2011, per un fatturato complessivo stimato in 18,3 miliardi di euro». Secondo Nitto Palma invece «finalmente registriamo un'apertura dal PD a livello nazionale. Mi auguro che a questa ne possa corrispondere una anche a livello regionale. Perché quella contro gli abbattimenti non è una battaglia ideologica, ma trasversale».  ( da greenreport.it ) - leggi

 
Circa un anno fa, il governatore del Piemonte, Roberto Cota, non so se consciamente o meno, pronunciò una frase che denunciava tutta l’inutilità del Tav: la Tav rappresenta un’apertura psicologica all’Europa. Forse per stimolare i neuroni europei  si potrebbe spendere decisamente di meno di quello che si è disposti a spendere per l’opera inutile, ma passiamo oltre. Mi è venuta alla mente questa frase nel momento in cui ho finito di leggere un libro che tutti i soloni che sostengono aprioristicamente o con presunte buone ragioni il Tav/Tac, dovrebbero leggere. Il libro è “Binario morto”, di Andrea Debenedetti e Luca Rastello. (di Fabio Balocco dal blog su  ilfattoquotidiano.it ) - leggi  

 
Venerdì 19 aprile 2013, nella più totale assenza d'informazione, è entrato in funzione l'inceneritore dei rifiuti di Torino, situato al Gerbido. Il Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino ha organizzato una manifestazione sabato 11 maggio. Altre azioni sono in corso contro l'inceneritore del Gerbido: raccolta fondi per analisi mediche sui bimbi per poi ripeterle più avanti , sostegno alla Legge d'Iniziativa Popolare Nazionale Rifiuti Zero, raccolta altre adesioni tra i cittadini: andare oltre le 1500 iscrizioni in mailing list e circa 3000 iscrizioni ai nostri gruppi facebook. (  Coordinamento No Inceneritore Rifiuti Zero Torino ) - leggi

248 spiagge con Bandiera Blu

Quest'anno 248 spiagge e 135 località italiane hanno ottenuto la bandiera blu, il riconoscimento da parte della Fee (Foundation for environmental education ) ai comuni che per pulizia di acque balneabili e spiagge (di mare e laghi), servizi e gestione sostenibile rispondono ai 14 criteri di tutela ambientale stabiliti e monitorati dalla Fee. Un servizio che permette ai turisti di scegliere i litorali più puliti e meno inquinanti. Un dato in aumento rispetto al 2012 (246 spiagge e 131 località) ma con sempre una forte discrepanza tra le più ecologiche regioni del centro-nord e le più inquinate regioni del sud. Sicilia e Calabria sono il fanalino di coda nonostante i bellissimi e innumerevoli arenili. In testa alla graduatoria c'è la Liguria con 20 spiagge, seguita da Marche (18), Toscana (17), Abruzzo (14), Campania (13), Puglia (10), Emilia Romagna (8), Sardegna (7), Veneto (6), Lazio (5), Sicilia (4), Molise (3), Calabria (3), Piemonte (2), Lombardia (1), Trentino (1), Friuli (1), Basilicata (1). Info www.bandierablu.org. ( da www.ecoturismoreport.it )

Francia: La sinistra in piazza contro l’austerità 

180mila persone, secondo gli organizzatori, al corteo del Front de Gauche contro l’austerità. La piazza della Bastiglia, che solo un anno fa, il 6 maggio 2012,festeggiava la vittoria del socialista Hollande, oggi gli chiede già i conti. Durante i 14 anni di potere di Mitterrand, mai la sinistra era andata in piazza contro il presidente socialista. Ma adesso, per Jean-Luc Mélenchon, “il periodo di prova è passato, i conti non tornano”. Il leader del Front de Gauche non ha mai pronunciato il nome di Hollande ma si è rivolto al presidente e ai suoi dicendo: “se voi non sapete come fare, noi lo sappiamo, non abbiamo cambiato idea, non vogliamo la finanza al potere, non accettiamo la politica di austerità”. ( Anna Maria Merlo su Il Manifesto ) - leggi
 
 
I miliziani centrafricani della Séléka sconfinano nei parchi nazionali in Camerun e Congo. Il Wwf lancia l'ennesimo allarme: « i bracconieri sono entrati in uno degli habitat più unici degli elefanti in Africa, minacciando di provocare una delle più grandi stragi di elefanti in una regione dove nel febbraio 2012 hanno ucciso almeno 300 elefanti per il loro avorio nel Parco nazionale Bouba N'Djida del Camerun». Secondo il Wwf  il 6 maggio 17 uomini armati sono penetrati nel  Parco di Dzanga-Ndoki e si sono diretti a Dzanga Bai, una località conosciuta come il "villaggio degli elefanti", una grande radura dove ogni giorno si riuniscono tra i  50 e i 200 elefanti per bere sali minerali presenti nelle sabbie. La guerra civile centrafricana si è trasformata nel saccheggio armato di preziosi ecosistemi dove vivono gli ormai rari elefanti di foresta (Loxodonta cyclotis) e nell'invasione del National park di Lobéké, in Camerun, del Parc national di Nouabalé-Ndoki nella Repubblica del Congo  e del Parc national di Dzanga-Ndoki nella Rca.( da greenreport.it ) - leggi
Perché McDonald’s è fallito in Bolivia

La notizia è ovviamente passata in sordina, ma la più grande catena di fast food (e non sto parlando di
quelli vegani) del mondo, McDonald’s, ha chiuso tutti i suoi ristoranti in Bolivia. La notizia è stata confermata da Hispanically Speaking News, un network di notizie dedicate al mondo latino, che riporta che McDonald’s ha abbandonato il Paese dopo 14 anni di martellamenti a suon di spot pubblicitari e promozioni. Il Fast food rappresenta il completo opposto di ciò che i Boliviani considerano essere un pasto. Un pasto, per essere un buon pasto, deve essere preparato con amore, dedizione, rispettare degli standard igienici e dei tempi di cottura“ (di: Simona Gauri su http://salute.leonardo.it, ) - leggi

VIDEO ARCHIVIO
Dopo la grande abbuffata tutti a dire: aboliamo il finanziamento pubblico. Vediamo come. Domenica 19 maggio ore 21.30 - REPORT su  Rai3. Anteprima:  vedi qui

Elezioni comunali del 29 maggio: l’ affollato comizio di Beppe Grillo a Barletta ( Puglia ).    vedi qui

Elefanti: 32 mila pachidermi abbattuti nel 2012 per rifornire il mercato nero dell'avorio. 62% degli elefanti scomparsi dalle foreste africane, cifre che forniscono uno scenario preoccupante per la conservazione di questi animali.   vedi qui

ECOLETTERA del Gruppo delle Cinque Terre vi segnala ogni 15 giorni interventi, documenti, appuntamenti, rimandando ai siti del gruppo o ad altri link
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