19 luglio 2018

Il mercato del corpo delle donne


di Alessandro Graziadei *

 “Smettiamo di fingere che queste ragazze siano apparse dal nulla. Smettiamo di fingere che non ci sia una chiara e riconosciuta catena di sfruttamento delle donne. Queste ragazze vengono da qualche parte. E noi sappiamo da dove”. Con queste parole suor Annie Jesus Mary Louis, delle suore francescane missionarie di Maria (Fmm), ha denunciato la struttura logistica dietro la tratta di esseri umani. L’occasione per questa sua testimonianza è stata la conferenza “Preventing Human Trafficking among Rural Women and Girls: Integrating Inherent Dignity into a Human Rights Model”, tenutasi il 13 marzo nella Sala Conferenze del quartier generale dell’Onu, a New York. Suor Annie è una persona "informata sui fatti" semplicemente perché lavora in una zona rurale dell’India centrale, nel Chhattisgarh, fra le popolazioni tribali di un’area che, insieme a molte altre zone rurali dell’Indocina, è l’origine della catena di approvvigionamento del commercio sessuale. Ha collaborato per anni con Ong impegnate nella lotta contro la tratta degli esseri umani, sforzo che nel 2016 le è valso il riconoscimento del governo indiano come “Miglior operatrice sociale”. 
Non siamo davanti ad un caso isolato. Le popolazioni in molte zone povere dell’Asia non hanno istruzione, accesso alle cure sanitarie e a molti altri servizi pubblici di base. I trafficanti sanno che i genitori dei bambini in un contesto di ignoranza e povertà sono facili da imbrogliare, e a volte così disperati da vendere spontaneamente i loro figli. “Miei cari amici, - ha spiegato suor Annie all’Onu -  sono qui per dire che queste donne e ragazze non si sono svegliate un giorno e hanno deciso di spostarsi in città per entrare nel giro della prostituzione. Sono state manipolate e convinte con l'inganno a lasciare le loro case. La nozione di libertà di scelta qui è un’illusione”. Per suor Annie, quindi, “Lo sfruttamento spesso minorile del sesso è solo un grande business. Ed è governato dagli stessi principi di qualsiasi altra attività commerciale: domanda e offerta”. Se hai un prodotto qualcuno compra e qualcuno vende anche se il prodotto è l’accesso sessuale a un altro essere umano. Di fatto, oggi, la tratta di giovani donne esiste perché “ci sono molti uomini - giovani, di mezza età, vecchi - che vogliono i loro servizi. La vera soluzione è la conversione dei cuori, tagliare la domanda e prosciugare il mercato”.
Per suor Annie però “non si sta facendo abbastanza per impedire che queste ragazze vengano vendute” e all’Onu ha lanciato un invito ad agire, per combattere le catene di approvvigionamento dello sfruttamento sessuale con serietà visto che “I lavori di prevenzioni in zone come la mia sono quasi inesistenti. Queste famiglie hanno bisogno di accompagnamento amorevole. Hanno bisogno di opportunità. Hanno bisogno di sentire che la società ha cura di loro”. Una situazione non diversa da quella che esiste in molte zone della Cambogia. Qui accanto allo sfruttamento della prostituzione è drammaticamente attuale il ricorso allo sfruttamento di genere per fini commerciali attraverso la maternità surrogata. Nonostante questa pratica sia illegale dal 2016, la Cambogia resta una destinazione popolare per le coppie sterili per lo più cinesi che cercano di avere figli e lo scorso mese le Forze di sicurezza di Phnom Penh hanno scoperto 33 donne cambogiane che portavano in grembo bambini per conto di clienti disposti a pagare migliaia di dollari Usa. Per Keo Thea, direttore dell'ufficio anti-tratta di Phnom Penh, “Le autorità hanno già incriminato le persone fermate per tratta di esseri umani ed intermediazione in maternità surrogata” mentre le donne incinte, come spesso accade, sono le prime vittime di questo commercio e “al momento non dovranno rispondere di alcuna accusa”.
Come ha spiegato Thea normalmente ad ogni mamma “vengono promessi 10mila dollari Usa”. Una volta incinta, ciascuna donna riceve 500 dollari e dopo il parto e la consegna del bambino, i termini dell’accordo prevedono 300 dollari al mese, fino al raggiungimento della cifra pattuita, che raramente però viene saldata. La rete criminale aveva già portato a termine 20 gravidanze e anche se non vi sono dati ufficiali sul numero di bambini cinesi partoriti da madri surrogate, gli esperti affermano che ogni anno nella sola Cambogia è possibile siano circa 10.000. Paesi come Thailandia e India impediscono già da alcuni anni agli stranieri di accedere ai servizi di maternità surrogata commerciale in seguito a una serie di scandali e conflitti sulla custodia dei neonati, per questo le agenzie di maternità surrogata si sono spostate con rapidità nella vicina Cambogia, che solo tre anni fa ha vietato un business che ancora oggi continua illegalmente

Negli ultimi mesi il mercato della maternità surrogata sembra essersi spostato in Laos, un Paese al momento ancora senza restrizioni in materia. Le autorità laotiane solo un anno fa avevano ordinato la chiusura di una clinica della capitale Vientiane accusata dello sfruttamento di alcune donne thailandesi per servizi illegali di maternità surrogata per coppie sterili. La clinica, che offriva “servizi di consulenza” a ricche coppie e donne incinte, è ancora oggetto delle indagini dei reparti della polizia nazionale con l’accusa di "tratta di esseri umani". Le autorità thailandesi hanno cominciato a sospettare che la clinica di Vientiane fornisse servizi di surrogazione transfrontaliera in seguito ad alcuni arresti eseguiti tra l’aprile e il maggio del 2017. Da tali fermi è emersa l’esistenza un traffico internazionale di liquido seminale, ovuli e madri surrogate diretto in Laos e, si suppone, alla clinica incriminata un anno fa. In attesa di una legislazione che definisca il tema della maternità surrogata anche in Laos, il ministero della Sanità continua a vietare qualsiasi pratica di fecondazione artificiale e ha comunicato l’intenzione di costituire una specifica unità per impedire che cliniche ed agenzie offrano tali servizi, spesso a scapito di donne e madri non sempre al corrente del loro ruolo in questo autentico mercato del corpo delle donne.
 
* da www.unimondo.org , 13 Luglio 2018 - foto: Avvenire.it

leggi anche: www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/cambogia-low-cost-30mila-dollari-e-il-figlio-e-pronto

16 luglio 2018

La mappa del potere dell'azzardo


di Marco Dotti  *  

Quando parliamo di azzardo parliamo di interessi, conflitti e inevitabilmente di poteri. Ma nulla è più sbagliato del considerare la "lobby dell'azzardo" come un tutto coeso e coerente. Anche su quel fronte ci sono tensioni e colpi bassi. Conoscere i punti deboli della mega-macchina dell'azzardo è fondamentale. Inizia oggi il nostro viaggio in sette tappe nei territori del potere

Quando si parla di azzardo legale, in Italia, si parla di un sistema complesso. Un sistema fatto di molti attori e moltissimi portatori di interessi. Interessi diretti, nel business di quello che le normative chiamano "gioco pubblico". Interessi indiretti, legati alle sponsorizzazioni, alle promozioni collaterali, alle opportunità che per i fiancheggiatori si aprono nei contesti più disparati: dal sostegno per progetti artistici o sportivi, alla farmaceutica alla "cura che non cura" e via discorrendo.

Intrecci di potere, conflitti di interesse
Se gli intrecci sono incredibilmente difficili da seguire, i conflitti di interesse lo sono ancora di più. Le lobbies relazionali, che spesso condizionano i procedimenti secondari (regolamenti, decreti attuativi, etc.) la fanno da padrone. I micropoteri incalzano i poteri legittimi. E talvolta gli uscieri contano più di chi abita ai piani alti del palazzo.

I Concessionari: soluzione o problema?
In Italia il "gioco pubblico" è appannaggio dello Stato che, tramite il Ministero dell'Economia e delle Finanze, può gestirlo direttamente o affidare tramite concessione la gestione a persone fisiche o giuridiche esterne. Sono i famosi Concessionari privati, che operano in nome e per conto dello Stato sul territorio italiano. Quasi sempre sono multinazionali gestite da hedge funds con la testa, ovviamente, fuori dal nostro Paese. Esistono inoltre "giochi" che prevedono la compresenza di molti concessionari (es. Vlt) e giochi che prevedono la presenza di un solo concessionario (es. Lotto o Gratta & Vinci). E qui, quando la torta è unica e non è possibile dividerla, iniziano i conflitti. Ne vedremo uno, attuale ed esemplare, proprio sul caso del Gratta & Vinci
Iniziamo oggi la nostra mappatura in 7 puntate di questo sistema. Cercheremo di definire l'architettura dell'azzardo, andando sempre più a fondo ma con un'idea precisa: favorire la chiarezza, rispetto al barocco legislativo, e aumentare la trasparenza, rispetto all'opacità di un discorso pubblico ancora troppo piegato a interessi di parte. Partiamo dalle principali associazioni di categoria dei concessionari.

Sistema Gioco Italia
Fondata nel 2012, SGI è una federazione costituita in seno a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici. Oggi, associate a SGI sono alcune associazioni:
  • ACMI, l’Associazione Nazionale Costruttori Macchine Intrattenimento, che raggruppa molti costruttori italiani di slot machine;
  • Assotrattenimento (As.Tro), associazione di gestori di apparecchi;
  • Federbingo, che raccoglie gran parte dei Concessionari del Bingo;
  • Federippodromi.
... aderiscono poi concessionari singoli come:
  • Codere Spa;
  • NetWin;
  • Sisal.
L’attuale presidente di SGI è Stefano Zapponini, presidente e amministratore delegato di Guida Monaci SpA.
Nell’organigramma associativo “spicca” un’assenza. Ed è un'assenza che pesa: Lottomatica.

Lottomatica: un sistema a sé

Quando diciamo "Lottomatica" stiamo parlando di un sistema complesso. Un sistema a sé. Fondata nel 1990 a Roma da un consorzio composto da BNL, Sogei, Olivetti, Alenia, Mael, Federazione italiana tabaccai e Cni, Lottomatica è oggi un brand della filiale italiana del colosso International Game Technology Inc. Questo il diagramma societario di controllate e controllanti:


Organigramma di Lottomatica
IGT è una società quotata al New York Stock Exchange ed è controllata a maggioranza assoluta da De Agostini S.p.A, la storica società editoriale, che ancora opera nel settore con marchi storici come Utet, etc. Slot, vlt, scommesse sportive, casinò online, ma anche servizi di ricarica e pagamento. IGT controlla una buona parte del mercato italiano dell'azzardo legale, possedendo un know how tecnologico che ha pochi concorrenti. Inoltre, tramite Lotterie Nazionali Srl Lottomaitica è concessionario unico per il Gratta & Vinci e, dal 1993, anche del gioco del lotto.
Sui famosi "grattini" si è consumata una faida interna al campo del "gioco pubblico" gestito da privati. Una faida tutt'altro che sanata, con Sisal e il Fondo CVC che controlla quest'ultima società ad affrontarsi a suon di carte bollate e di ricorsi. Ricordiamo le parole dell'avvocato Luigi Medugno, legale di Sisal, che presentando ricorso al Tar del Lazio contro la proroga senza bando della concessione del Gratta & Vinci ha dichiarato: «il decreto fiscale del 2017 – che ha previsto il rinnovo della concessione dei Gratta e Vinci – nasce dalla negoziazione bilaterale tra i Monopoli e la Lottomatica». Parole molto dure, che sono costate il posto ad alcuni dirigenti pubblici e hanno acuito un conflitto che, presto, approderà anche in sede europea.

14 luglio 2018

L’innovazione di Podemos in mezzo al guado


Saggi. «Le sfide di Podemos» di Cesar Rendules e Jorge Sola per manifestolibri

di  Loris Caruso    * 
              
Nella sinistra europea c’è un prima e un dopo Podemos. Difficile negare l’innovazione costituita da questo partito e la sua capacità di agire nello scenario attuale. L’innovazione di Podemos riguarda due aspetti: la forma organizzativa e il repertorio comunicativo. Prima, la riorganizzazione della sinistra avveniva (per esempio nel caso di Syriza o della Linke) come aggregazione di partiti e gruppi pre-esistenti. Podemos invece ha inventato un partito nuovo. Sul piano del repertorio comunicativo, è il partito che importato in Europa, dall’America Latina, il «populismo di sinistra»: messaggi polarizzanti, divisione «manichea» della società tra basso virtuoso e alto corrotto e inefficace, centralità (almeno iniziale) del leader, studio attento di ogni mossa comunicativa, elettoralismo. Sono le ragioni della forza di Podemos e i motivi per cui è stato criticato.

DELLA STORIA, dei dilemmi e delle prospettive di Podemos si occupa un bel libro di Cesar Rendules e Jorge Sola, Le sfide di Podemos (manifestolibri, pp. 126 , euro 10). Un libro né apologetico né critico verso questo esperimento politico, i cui punti di forza sono evidenti: ha costruito in pochi mesi la più efficace irruzione elettorale nel recente senario europeo facendo uscire temi e discorsi della sinistra (radicale) dalla marginalità. In pochi anni si è insediato in tutte le istituzioni spagnole. Recentemente, è anche grazie alla sua iniziativa che il governo Rahoy è stato sostituito da un governo «progressista» che apre nuovi spazi e nuove dinamiche.

DALL’ALTRA PARTE, Podemos ha finora fallito l’obiettivo per cui è nato: diventare il primo partito spagnolo e conquistare il governo. Obiettivo che, d’altra parte, era stato posto in alto proprio per uscire dall’angolo della testimonianza. Veniamo ai dilemmi, che sono i dilemmi di tutti i partiti outsider di recente formazione, e che sono però rafforzati dal fatto di essere un partito di sinistra. Riassumendoli, sono questi: il partito come macchina da guerra elettorale/la partecipazione della base; la capacità di irrompere velocemente nello spazio politico/i tempi lunghi della politica; la natura di outsider/la necessità di essere rassicuranti per aspirare al governo; la centralità della comunicazione/la pesantezza e la materialità della lotta politica (e delle dure repliche dell’avversario, che d’altra parte si costruiscono anch’esse soprattutto nella sfera comunicativa); la ricerca della trasversalità/l’avere una base elettorale di sinistra e, a sinistra, un competitor che, come il Psoe, mostra una sua resistenza; populismo di sinistra/capacità di mobilitare concretamente le classi popolari; identificazione con la «nuova politica»/riproduzione dei vizi tipici di tutti i partiti (ambizioni personali, guerra per fazioni, competizione per il potere interno).

SONO DILEMMI INEVITABILI. Nessuna difficoltà dell’azione politica reale può essere rimossa e nessuna innovazione politica può farla sparire. Ma le battaglie politiche sono lunghe, e non è affatto detto che quella di Podemos sia già persa.

* da il manifesto 12 luglio 2018