24 aprile 2014

Energia, la beffa della nuova direttiva: per risparmiare sulla bolletta bisogna consumare di più?





di Valeria Cannizzaro *
 
Da sempre l’obiettivo di tutti i consumatori è quello di risparmiare sui costi dell’energia: i modi sono sempre stati molti e per farlo si possono confrontare le proposte degli operatori del settore, da Enel Energia a Illumia, si possono ridurre i consumi o meglio ottimizzarli e consumare consapevolmente, magari producendo energia pulita. Sembra però che la nuova Direttiva 2012/27 del 25 ottobre 2012 sull’efficienza energetica, veicoli completamente un messaggio diverso a tutti i consumatori italiani impregnati nel risparmio energetico e nella produzione e consumo di energia pulita e ottimizzata. Questa direttiva, infatti, modificherebbe le già esistenti direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abrogherebbe le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE, con l’applicazione di un decreto legislativo dell’ultimo minuto che richiederebbe un’ampia discussione che invece non sta avendo.


Il dibattito è più che rilevante soprattutto per via dell’importanza che ha in un contesto come quello europeo in cui l’Italia, nel semestre di presidenza, sarà responsabile del monitoraggio del recepimento della direttiva in tutta l’Ue. Questo perché la nuova direttiva, in poche parole, incentiverebbe la massificazione del consumo piuttosto che il risparmio e l’ottimizzazione: con il decreto, infatti, si modificherebbe completamente la struttura della bolletta elettrica che non avrà più il carattere di progressione che l’ha sempre distinta. Tutto questo, senza aver ampiamente informato i 30 milioni di utenti che pagano il consumo domestico e che cercano di consumare di meno: togliendo la progressione dalla bolletta, infatti, si premierebbe chi consuma di più. Il paradosso è evidente perché da tempo i consumatori, rappresentati dalle tantissime associazioni a tutela del consumo attive sul territorio italiano, hanno chiesto che venissero introdotte delle politiche che regolassero l’efficienza energetica e che premiassero comportamenti e consumi volti al risparmio e alla riduzione degli sprechi di energia. Oltre al fatto che la crisi economica rende necessario adottare un comportamento del genere, è indubbio come un consumo ed una produzione consapevole di energia sia benevolo nei confronti dell’ambiente e che sia l’obiettivo più sano per puntare agli standard europei. L’Italia, infatti, nella classifica mondiale delle performance energetiche è tra gli ultimi posti rispetto all’Europa e comunque dopo molti paesi extraeuropei che dimostrano di saper adottare politiche energetiche in linea con obiettivi condivisi globalmente.


La beffa della nuova direttiva, infatti, sta proprio nell’articolo 11 che prevede la riforma della struttura tariffaria che, non più progressiva, si scontra con la cultura del risparmio energetico. Le associazioni, infatti, chiedono che venga totalmente rivisto questo articolo contestandone proprio l’incongruenza con il raggiungimento dell’efficienza energetica. Di fatto, i consumatori chiedono che venga rivisto lo schema dell’attuale decreto legislativo (che possa contenere elementi volti ad incentivare comportamenti virtuosi) e che quindi non premi chi consuma di più, ma sono d’accordo a che si elevi da 3 a 4,5 kw la potenza senza che le tariffe vengano maggiorate per gli utenti, permettendo a questi ultimi di utilizzare le pompe di calore così come prevede il conto termico.


 * da  greenreport.it   22 aprile 2014


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