24 febbraio 2010

Magistrati: In Italia sono di meno e lavorano di più

Rapporto 2008 stilato dalla Commissione europea per il funzionamento della Giustizia in Europa (Cepej )

C'è una e-mail che gira in questi giorni fra i magistrati. A spedirla è stata Mario Morra, 36anni, giudice in servizio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Procura di trincea, dove si è svolto il mega processo «Spartacus»,dopo sei anni di dibattimento, nei confronti del più potente cartello camorristico: quello dei Casalesi.


Ha iniziato a spedirla a pochi colleghi, che poi l'hanno girata ad altri colleghi, è rimbalzata sui blog ed è arrivata all'Associazione nazionale magistrati. Contiene un riassunto del Rapporto 2008 stilato dalla Cepej, che non è una banda di giustizialisti, ma la Commissione europea per il funzionamento della Giustizia in Europa. L'ha fatto dopo aver ascoltato l'ultima requisitoria di Maurizio Belpietro in televisione contro i magistrati:«Ho provatoun profondo senso di frustrazione sentendo che l'intera categoria veniva accusata di essere l'origine di tutti i mali delle lungaggini della giustizia», racconta Morra. Anche perché a leggere quel Rapporto, steso sui dati relativi al 2006, viene fuori tutta un'altra storia che il giudice ha raccolto in una sorta di «strumento di autodifesa», come lui stesso lo definisce. Intanto partiamo dal numero dei magistrati italiani: sono 14,8 ogni centomila abitanti. Tanti o pochi? Dite voi: in Austria il rapporto è di 22,8 ogni 100mila abitanti; in Germania di 30,7, mentre in Portogallo di 29,9, in Spagna praticamente equivalente al nostro, in Svezia di 23,8. Soltanto il Regno Unito ne conta 11,6. Di fatto il numero dei magistrati rispetto alla popolazione è inferiore a quello di quasi tutti gli altri principali paesi europei.


Morra analizza il carico medio di lavoro di ogni magistrato giudicante, partendo dal presupposto che non essendo distinto nel Rapporto il dato sul numero dei giudici penali da quelli civili, il totale delle cause viene spalmato su tutta la magistratura giudicante. In Italia ogni giudice si ritrova come «patrimonio» professionale un carico di ben 438,06 cause civili, contro le 67,96 dell'Austria, le 202,48 del Belgio; le 54,8 della Germania le 153,58 del Portogallo.È superato soltanto dai colleghi olandesi che ne hanno 458,71(ma su questo dato la Commissione ha espresso qualche perplessità). Beati gli svedesi con un popolo che risolve in altro modo i suoi problemi di giustizia civile o forse non ce li ha: 25,6 cause per ogni giudice. Le«sopravvenienze»,come vengono definite tecnicamente, in Italia sono otto volte superiori a quelle di Germania e Austria, 17 rispetto a quelle dei paesi scandinavi. Idem per i reati penali gravi, come le rapine, le estorsioni, quelli a sfondo sessuali, gli omicidi e così via. Ogni giudice in Italia ne ha 190,71, contro gli 80,92 di Francia, i 42,41 della Germania e i 103,94 del Regno Unito. Le toghe italiane ricevono procedimenti pari al doppio di quelli dei colleghi francesi e inglesi, il quadruplo rispetto ai tedeschi, 12 volte di più rispetto agli austriaci. «Già solo questo dato - dice Morra - spiega il motivo per cui da noi ci sono pendenze impressionanti, dal momento che ogni anno, per ragioni diverse, nel nostro paese c'è un numero di cause civili e di processi penali di gran lunga maggiore rispetto a quello degli altri paesi europei».


Anche scorrendo la tabella pubblicata sul numero di processi civili e penali di primo grado smaltiti in un anno dai magistrati risulta che «ogni giudice in Italia, in media, definisce un numero di procedimenti civili e penali pari al doppio dei colleghi francesi, spagnoli e portoghesi, e 5 volte superiore al numero di processi smaltiti in Germania». E se sono quelli che lavorano di più, stando al rapporto del Cepej, sono anche quelli che si beccano un discreto numero di «sanzioni disciplinari »: 7,5 ogni 1000 magistrati vengono bacchettati dal loro organo di controllo. In Francia 0,5; in Germania 1 su mille. «Forse ci vorrebbe maggiore cautela nel dire che c'è scarso controllo sul nostro operato», suggerisce Morra. Nessuno nega la lentezza della giustizia, ma secondo il giudice napoletano che ha lavorato a questo manuale di autodifesa, non è scaricando la responsabilità sui magistrati che se ne viene fuori. Né«possiamo assistere senza far nulla al messaggio distorto che arriva all'opinione pubblica». Tra i molti problemi c'è anche questo: la «drammatica e preoccupante desertificazione delle procure», come ha denunciato Luca Palamara, presidente del sindacato delle toghe (l'Anm). Un'emergenza che viene fuori anche dal rapporto della Cepej.

22 febbraio 2010

da www.eco-animali@blogspot.com

Idv risponde a Wwf e Verdi: «Siamo contrari: iniziativa personale di alcuni deputati»

Alcuni giorni fa Wwf e Verdi hanno criticato l'Italia dei Valori con duri comunicati sulla proposta di legge dell'onorevole Cimadoro (IdV) che punta ad eliminare i reati di caccia per l'uccisione di animali appartenenti alle specie protette più rare e minacciate in Italia e in Europa, come la lontra, la lince, il cervo sardo, il camoscio d'Abruzzo, la cicogna, il fenicottero, tutte le specie di rapaci, il cavaliere d'Italia e molte altre. Una proposta incredibile lanciata nell'anno della biodiversità ed in un momento in cui lo scontro tra sostenitori dei cacciatori e ambientalisti si sta inasprendo a causa di altre proposte di legge che farebbero tornare l'Italia al medioevo venatorio. Sorprendente che la proposta di eliminare le sanzioni penali per i reati di bracconaggio (ancora numerosi e gravissimi in Italia) venga proprio da Italia dei Valori “ un partito scatolone” che contiene un po’ di tutto alla rinfusa ma che ha fatto della legalità la propria bandiera.
Il Wwf chiedeva quindi ai parlamentari di Italia dei Valori che hanno presentato la proposta l'immediato ritiro. Anche da altre associazioni ambientaliste partivano bordate contro Cimadoro (cognato di Di Pietro) e l'intera Idv.
Oggi ha risposto Antonio Borghesi, il vicecapogruppo alla Camera dell'Idv: «Smentisco nel modo più assoluto che Italia dei Valori abbia presentato una proposta di legge per la depenalizzazione dei reati di caccia. L'iniziativa di cui parla il Wwf è una trovata assolutamente personale di un deputato Idv, che il gruppo parlamentare non appoggia e contro la quale voterà, qualora dovesse arrivare alla discussione in commissione o in aula. Aggiungo che proprio nelle prossime settimane sarà discussa alla Camera la Legge Comunitaria che contiene norme più favorevoli ai cacciatori. Italia dei Valori la osteggerà anche con vari emendamenti, che abbiamo già depositato».

Cimadoro l'ha comunque fatta grossa se deve intervenire anche il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, che in un comunicato di risposta ai Verdi ribadisce che la proposta di legge è stata presentata a titolo personale da alcuni parlamentari e scrive: «L'Italia dei Valori è contraria ad una diminuzione delle sanzioni penali nei confronti dei bracconieri, anzi, ritiene positivo un inasprimento delle sanzioni amministrative. Il bracconaggio è un reato grave contro la natura e va perseguito con severità, per questo siamo contrari all'abrogazione di norme che prevedono l'arresto». Amen.

Tav Torino-Lione: vale la spesa?

da www.eco-ecoblog.blogspot.com

La domanda ("vale la spesa?") se la pone il sito www.lavoce.info che affida la questione a nove studiosi e trova risposte importanti.


Meritano una lettura attenta. Il confronto sulla Tav Torino-Lione si concentra sulla contrapposizione tra un disegno ambizioso di sviluppo e una resistenza locale. Il vero problema sono i costi esorbitanti dell'opera: tra i 15 e i 20 miliardi pari a tre volte il Ponte di Messina. E i benefici? Pochi. Sia in termini di risparmio di tempo (circa un'ora), sia a livello ambientale dati gli alti consumi energetici che la costruzione dell'infrastruttura richiederebbe.

17 febbraio 2010

VENDOLA E CICLO DEI RIFIUTI IN PUGLIA

da www.gruppocinqueterre.it

Sulla Rete si trova di tutto ma questo video poco noto, diffuso da un ecologista che non conosciamo, al grido di: NON FIDARTI DEI FALSI ECOLOGISTI ci ha raggelato; si tratta di un intervista del febbraio 2008 al Governatore Vendola, che è anche leader di Sinistra ”Ecologia” e Libertà, al termine di un incontro con la Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti e le attività illecite.

Nel corso dell’intervista Vendola, governatore della Puglia dall’aprile 2005, prima dichiara che garantisce che il ciclo rifiuti in Puglia “non è nelle mani dell’ecomafia”, poi ostentando saggezza e soddisfazione dichiara che in Puglia si sta costruendo un “ciclo moderno dello smaltimento..” e che “per la parte privata fra termovalorizzatori autorizzati e in via di autorizzazione” un totale di 5 inceneritori “ci fanno guardare con tranquillità al futuro” …

Per curiosità abbiamo cercato i dati ufficiali sulla Raccolta Differenziata in Puglia al termine dei 5 anni trascorsi che è stazionaria al 14%.
( http://www.rifiutiebonifica.puglia.it/rsu_puglia.php )

Ci ha raggelato ancora di più la riflessione che, dopo che il fondatore della nuova forza (SEeL) nata per unire la sinistra e gli ecologisti attraverso la scissione di Rifondazione e dei Verdi , che alle elezioni europee ha determinato il mancato raggiungimento del quorum degli uni e degli altri e 3-4 eletti in più a PD e PDL, il trionfatore delle primarie dalemiane potrebbe perdere le elezioni. In questo caso i vincitori, PDL e loro “amici”, non dovrebbero neanche fare la fatica di proporre l’incenerimento come soluzione al problema rifiuti … ha già fatto tutto Vendola.. Non c’è mai limite al peggio…

GRUPPO DELLE CINQUE TERRE:CHI SIAMO

da: wwwgruppocinqueterre.it
GRUPPO DELLE CINQUE TERRE:CHI SIAMO

Il Gruppo delle Cinque Terre si è costituito nell’agosto 2009 ponendosi tre obiettivi:
*la riunificazione dei vari gruppi e movimenti dell’area ecologista
*contribuire alla realizzazione del nuovo programma ecologista
*promuovere nuovi strumenti di comunicazione del movimento ecologista
Con il termine ECOLOGISTA non intendiamo ambientalista o semplicemente "verde", intendiamo una area culturale e sociale più vasta, trasversale ad ogni schieramento politico e che rivendica il diritto-dovere ad una relazione armonica tra uomo e natura, tra esseri umani, tra uomo e donna, e all’interno dell’uomo tra vita e coscienza. E' una cultura che sta prendendo gradualmente coscienza di se stessa: in essa si esprimono i movimenti ambientalisti, i movimenti dei diritti civili, i movimenti di solidarietà e giustizia sociale, i movimenti di trasformazione della coscienza sino ai movimenti in difesa delle comunità e culture native. Il nostro obiettivo è contribuire per l'affermazione in Italia di una grande forza ecologista, intesa come espressione politica, culturale, sociale ed economica dell'insieme dei movimenti, delle culture e delle pratiche volte ad una trasformazione armoniosa ed ecosostenibile della realtà attuale.
Come è affermato dal documento del Gruppo delle Cinque Terre intitolato IL CORAGGIO DI CAMBIARE:
"Vi è una benedetta irrequietezza che spinge un numero progressivamente crescente di uomini e donne del pianeta ad una condivisione ed alleanza di valori, pratiche e attività per l’affermazione di ciò che si riconosce come valido e irrinunciabile. Un movimento della vita e dell’evoluzione umana che non riconosce facilmente ideologie e capi, si nutre di ogni cosa ritenga valido e si diffonde dappertutto. Esso è la forza determinante che può portarci alla scoperta del tempo presente e delle sue soluzioni. I movimenti ambientalisti, i movimenti dei diritti civili, i movimenti di giustizia sociale, i movimenti di autonomia culturale si stanno intrecciando e tendono a diventare UNO superando i continenti, sia pure con forme e tempi differenti. Il termine “ecologisti” è al momento il più idoneo a rappresentare questa varietà di esperienze, che vanno ben al di là del semplice ambientalismo e che hanno però un minimo comune denominatore.Esso è dietro la vittoria di Obama negli USA, spinge ed alimenta la rivoluzione della Green Economy, è alla base della grande e nuova affermazione di formazioni tendenzialmente trasversali come Europe Ecologie in Francia, anima la moltitudine di movimenti culturali sociali e politici attivi su temi specifici e vive nello sforzo quotidiano di ognuno per una vita felice. E’ l’antidoto, unico oggi, all’intossicazione della politica e all’avvelenamento della società e delle coscienze. Noi proponiamo la pratica di non essere per nessuno ma di essere con tutti. La volontà di una condivisa solidarietà attiva che è l'antidoto all'illusione del "credere di fare" e l'anteprima "per fare veramente qualcosa".Sosteniamo la proposta e la necessità di una nuova formula:la federazione delle persone, dei progetti culturali, delle attività produttive ed insieme delle capacità, delle qualità, delle speranze, dei sogni e delle visioni, degli uomini e delle donne di buona volontà per costruire una società più armonica ed eco-orientata. Come Cittadini del Pianeta abbiamo urgente necessità di affrontare l’emergenza ecologica e climatica, di superare un sistema economico basato sulla crescita infinita, di riformare le organizzazioni e le istituzioni sociali liberi dai condizionamenti culturali delle ideologie del secolo scorso, di sconfiggere ogni pregiudizio culturale e sociale e di affrancarci da ogni cultura basata sull’egocentrismo. Siamo consapevoli che la vita è nelle nostre mani e andrà bene se sapremo con coraggio essere noi stessi e se nei nostri comportamenti saremo degni dei nostri sogni.
Intendiamo affermare una ecologia ambientale, una ecologia sociale e politica ed una ecologia etica.Solo attraverso una pratica dell’integrità e della giusta relazione potremo preservare e difendere l’autenticità di ogni cosa ed ogni essere vivente.
Il XX secolo, sanguinoso e rovinoso più di ogni altro, ci ha dato in lascito una tecnologia potentissima ed uno smarrimento generale.Ma anche il senso di inadeguatezza di ogni teoria razionale o metafisica non sostenuta dalle ragioni del cuore e non supportata dalla naturale saggezza della vita e della natura. Intendiamo quindi l’ecologismo non come una nuova ideologia ma come un insieme di tendenze, pratiche, sentimenti, insegnamenti e visioni che possono sostenere e guidare verso la soluzione dei tanti problemi attuali.Esso può realizzarsi se saprà essere trasversale anche a se stesso, progredire dall’ambientalismo che pure tanti meriti ha ed ha avuto, in un movimento della giusta relazione che riformi la politica e l’economia e che liberi le potenzialità sane di espressione dell’uomo e della società. In Italia nello specifico vi è urgenza di una rottura con tutto ciò che è definito Casta, Corruzione, Mafie ed insieme anche una rottura con tutto il vecchio bagaglio culturale delle ideologie del '900, privo di innocenza perchè anche corresponsabile della progressiva degenerazione ecologica, economica e sociale. Nello stesso tempo occorrerà ampliare, mantenere e difendere i contenuti essenziali ed irrinunciabili della nostra Costituzione dalle degenerazioni del sistema partitico e dalle culture moderne dell'illusione."

15 febbraio 2010

Vincere (e Vinceremo?)

di doxaliber

Vincere. Governare. Queste le parole d’ordine del PD, da qualche giorno fatte proprie anche dall’Italia dei Valori che, in nome della vittoria e del governo nel 2013, ha accettato la candidatura di De Luca a Presidente della Regione Campania. D’Alema sogna(va) alleanze con l’UDC costi quel che costi, a discapito di tutto il resto. Tra i lettori di Mentecritica non mancano coloro che, in un modo o nell’altro sembrano voler abbracciare questa tesi basata sul pragmatismo.Io, tuttavia, vedendo certe manovre, ascoltando certe dichiarazioni, leggendo certi commenti, non posso far altro che pensare all’inno d’Italia: “dov’è la vittoria?!”.Cosa significa vincere? Significa semplicemente mandare al governo qualcuno che non è Berlusconi? Fare D’Alema Presidente della Repubblica, Bersani Primo Ministro, Casini Ministro degli Interni e Di Pietro Ministro della Giustizia? Potremmo considerare questo singolo evento una vittoria per l’Italia e per gli italiani? Gli italiani, quelli che non votano Berlusconi, alla luce dei fatti possono oggi considerare i precedenti governi di centro-sinistra come una vittoria? Se è vero che la Lex Gabinia fu una sconfitta per la democrazia dell’antica Roma perché alla fine portò al potere Cesare, è altrettanto vero che la fine di Cesare non portò a Roma la democrazia ma sancì invece l’inizio ufficiale dell’Impero Romano. Dove fu la vittoria per la Repubblica Romana?


Quindi no, amici miei, non parlatemi di vittorie che non mi apparterrebbero e che, se ci pensate bene, non apparterrebbero neanche a voi. Perché io invece sentirò di aver vinto quando potrò vivere in un paese dove ben pochi sono oppressi dal potere mafioso, mi sentirò vincitore quando i giovani saranno affrancati dalla schiavitù della precarietà perenne e coloro che vorranno potranno serenamente crearsi una famiglia a prescindere dalle proprie preferenze sessuali. Mi sentirò vincitore quando mi sarà restituita la possibilità di scegliere i miei rappresentanti in Parlamento e quando tra i miei rappresentanti in Parlamento gli italiani non voteranno mafiosi, corrotti, pregiudicati. Ma non basterà perché per sentirmi vincente dovrò vivere in un paese in cui i genitori potranno passare più tempo con i loro figli e non saranno costretti a fare tre lavori per pagare affitti esosi causati dalla mancanza di edilizia popolare e dalle speculazioni edilizie. Sarò felice, festeggerò, quando vedrò intorno a me persone serene, felici, a cui è stata data la possibilità di costruirsi un futuro, che non saranno costrette ad emigrare ed ad abbandonare gli affetti per poter mandare uno stipendio a casa. Sarò io il vincitore quando sarò valutato in base alle mie capacità e non in base alle mie amicizie, quando i mezzi di comunicazione saranno liberi da vincoli di partito ed al Governo ci sarà qualcuno che pensi a costruire il futuro del paese e non a spartirsi il potere. Sosterrò qualunque governo che mi saprà consegnare una nazione dove non esiste l’evasione fiscale e la corruzione è ridotta al minimo, dove le tasse vengono ripartite equamente tra ricchi e poveri, dove se sei malato vieni curato degnamente a prescindere dal tuo reddito e dove i figli dei più poveri hanno pari diritto ad una scuola di qualità rispetto ai ricchi, un paese dove i servizi pubblici funzionano ed esistono strutture in grado di accogliere degnamente anziani e bambini. Ed infine, quando giungerà la mia ora, sarò triste di dover abbandonare questo mondo, ma morirò sereno sapendo che nessuno pretenderà di decidere per me come e quando devo morire.


So che molti di voi giudicheranno questi miei desideri come pie illusioni di un sognatore. Normale, siete nati in Italia, un paese che abbiamo definito democrazia anche se per 50 anni è stato governato sempre dallo stesso partito (con la connivenza di altri 3-4 che si spartivano le briciole) e negli ultimi 15 anni è tenuto sotto scacco e sotto ricatto da Berlusconi. Normale che in un paese così vi possa sembrare del tutto naturale allearsi con chiunque pur di racimolare voti, ovvio che siate pronti per questo a sacrificare, in nome del Governo, molte delle libertà e dei diritti che desiderate e di cui gli italiani hanno bisogno. Lapalissiano che riteniate legittimo assecondare le pulsioni più bieche della massa su alcune tematiche pur di guadagnare consenso e di “governare”.
Io no, grazie, preferisco continuare a perdere ma non sono disposto a rinunciare alla speranza di mantenere viva l’idea, forse il sogno, di un paese diverso, un paese in cui tutti, finalmente tutti, si sentiranno italiani, figli della stessa patria a prescindere da dove sono nati, dal loro orientamento sessuale o religioso, dal loro reddito. Forse morirò senza che questo sogno si realizzi, di certo morirò felice di aver trasmesso i miei sogni a qualcun altro e di non aver mai abbandonato la speranza che un’Italia migliore è possibile. Voi, in nome del pragmatismo e dell’anti berlusconismo, fate pure quello che volete, io no, grazie, mi tiro fuori. Datemi una forza politica che abbia il coraggio di affrontare certi temi, oppure andatevene a quel paese, non avrete mai più il mio voto. ( da
www.mentecritica.net )

11 febbraio 2010

La Tribù dei Dongria Kondh contro una multinazionale dell'Alluminio

Survival International, l’organizzazione che difende i diritti dei popoli indigeni, ha rivolto un appello al regista del film Avatar, James Cameron, a nome della tribù dei Dongria Kondh dell’India. Lo ha fatto con un annuncio pubblicato oggi, 8 febbraio, su Variety, la rivista dell’industria cinematografica.

Nell’appello, Survival chiede a Cameron di aiutare la tribù dei Dongria Kondh dello stato di Orissa (India), la cui
storia è incredibilmente simile a quella dei Na’vi di Avatar.

Ecco il testo dell’annuncio:
Appello a James CameronAvatar non è solo fantasia… è anche realtà. La tribù dei Dongria Kondh, in India, sta combattendo per difendere la sua terra da una compagnia mineraria determinata a distruggere la sua montagna sacra.La prego, aiuti i Dongria.

Noi abbiamo visto il suo film – ora lei guardi il nostro:
http://www.survival.it/film/mine

Il filmato di Survival dura 10 minuti e si intitola “Mine: storia di una montagna sacra”. La voce narrante dell’edizione italiana è quella di Claudio Santamaria, testimonial dell’associazione, e illustra la difficile situazione dei Dongria.

30 gennaio 2010

USA: più auto demolite che acquistate nel 2009

da www.gruppocinqueterre.it

Negli Stati Uniti, nel 2009, sono state demolite 14 milioni di auto, ma acquistate soltanto 10 milioni, riducendo così il parco auto del 2%. È la prima volta che ciò accade dopo la seconda guerra mondiale. La crisi appare come il motivo più ovvio della variazione di tendenza ma anche la virtuosità di molte città che hanno potenziato il trasporto pubblico potrebbe aver contribuito positivamente

di Guiomar Parada

Negli Stati Uniti, nel 2009, sono state demolite 14 milioni di auto, ma acquistate soltanto 10 milioni, riducendo così il parco auto del 2%. Diversi dati indicano che questa nuova tendenza potrebbe continuare almeno fino al 2020. È la prima volta che ciò accade dopo la Seconda guerra mondiale.
La crisi appare come il motivo più ovvio, ma il dato interessante è che la variazione di segno nel numero di auto possedute dagli americani non è legata soltanto alle difficoltà economiche delle famiglie americane, all'aumento del prezzo del petrolio o alla saturazione del mercato dell'auto, ma ha a che fare anche con la virtuosità di molte città che hanno potenziato il trasporto pubblico e con nuovi comportamenti.
In riferimento a questi ultimi, sembra che sia la maggiore urbanizzazione a stare cambiando lentamente le abitudini dei cittadini Usa. Mentre negli anni del dopoguerra e nei decenni successivi, l'automobile è stata per gli americani sinonimo di mobilità, con l'urbanizzazione –4 su 5 americani abitano in città- la mobilità (e tutti i miti correlati) sta trasformandosi in “immobilità” in città intasate dal traffico e in un altro costo (per parcheggio e carburante, perché, sebbene negli Stati Uniti la benzina costi meno che in Europa, le distanze sono più lunghe e le macchine più voraci). L'Istituto per i Trasporti del Texas ha calcolato che, tra spreco di benzina e di tempo, il costo del traffico intasato è balzato dai 17 miliardi di dollari del 1982 a 87 miliardi nel 2007.
Al tentativo di molte città americane di adottare misure per ridurre il traffico e l'inquinamento si è però frapposta la recessione.
New York è, per esempio, una città che lo scorso anno, a causa del deficit municipale, ha scelto di ridurre il trasporto pubblico. L'ecopass però non è una misura "seppellita", ha dichiarato il sindaco Bloomberg in una intervista rilasciata a Copenaghen. Gli osservatori fanno notare inoltre che lo Stato di New York è sull'orlo di una crisi fiscale e ciò implica che, quando l'Assemblea dello Stato si riunirà per rimettere in piedi il bilancio, dato che si dovrà attingere a ogni possibile fonte di introito, anche misure come il pedaggio sui ponti di accesso o l'ecopass potrebbero essere rimesse in gioco.


Nei vari Stati, invece, sta funzionando la strategia dei sindaci del “bastone e la carota”. In tutto il Paese le città stanno migliorando e potenziando il trasporto pubblico e tra queste, in particolare, Phoenix, Seattle, Houston, Nashville e Washington DC. Molte si sono dotate negli anni scorsi o si stanno dotando di ferrovie leggere o di nuove linee della metropolitana, mentre altre stanno adottando misure quali le corsie preferenziali per i bus veloci o la risistemazione di alcune strade a favore dei pedoni e delle biciclette. Le amministrazioni, al tempo stesso, hanno aumentato i prezzi dei parcheggi, stanno sostituendo, come a Washington DC, i parchimetri a moneta con altri che funzionano con le carte di credito e riducendo il numero di stalli richiesti per legge per ogni edificio di nuova costruzione.
Le dimensioni del parco auto è condizionato anche dal fatto che le auto acquistate nel picco tra il 1994 e il 2007 ora stanno arrivando a fine vita e, considerando le incertezze economiche per il futuro, è presumibile che alcune famiglie non ricompreranno le stesse auto o lo stesso numero di auto per famiglia. Quest’ultimo dato potrebbe rispondere anche alla tendenza registrata tra i giovani, dove i neopatentati sono scesi dai 12 milioni del 1978 a meno di 10 nel 2009. Ciò è spiegato in parte da motivi economici come l’indebitamento per lo studio. Più interessante però è forse il fatto che la socializzazione tra i giovani non passa più come in passato dal possesso o dalla disponibilità di un’auto, ma in parte si è spostata sulla rete. Per tutti questi motivi, i giovani che vivono nelle città si stanno abituando a fare a meno del mezzo proprio. Le persone che invece sostituiranno l’attuale auto con una “da città”, tipo Smart, lo faranno prevalentemente per responsabilità ambientale e perché, all’occorrenza, sono in grado di affittare una macchina “tradizionale”.
Il numero delle demolizioni dovrebbe rimanere superiore a quello degli acquisti almeno fino al 2020, si stima. Con un declino percentuale di 1-2 punti l’anno, il parco auto negli Usa potrebbe ridursi dal picco di 250 milioni del 2008 a 225 tra dieci anni.
Secondo Lester Brown, presidente dell’Earth Policy Institute, questi dati da loro elaborati uniti ai nuovi comportamenti e schemi culturali potrebbero indicare la fine del grande amore tra gli americani e l’automobile.
Dal 2005 al 2008, l’utenza del trasporto pubblico nelle città americane è aumentata del 9% e ciò sembrerebbe premiare quelle città che hanno davvero usato “il bastone e la carota”, disincentivando quindi l’uso delle auto, ma fornendo in cambio un nuovo o potenziato servizio pubblico (Phoenix per esempio, ha potenziato i bus, ma fornisce anche taxi su richiesta agli anziani e ai disabili, ha introdotto pulmini leggeri che fanno giri nel centro città e molte possibilità di abbinare parcheggio e metropolitana o treno). Questa dinamica sembrerebbe quindi aver modificato il comportamento dei cittadini indipendentemente dalle circostanze economiche sfavorevoli. Nel caso di queste ultime, tuttavia, la riduzione delle auto nelle città americane sarebbe un esempio della crisi rivelatasi opportunità.

( da ECO dalle città , 22 gennaio 2010 )

29 gennaio 2010

Fedreghini (Verdi): a Milano servono interventi contro lo smog


dal blog di Beppe Grillo


Milano è una camera a gas e la gente muore. Se ne stanno accorgendo tutti, non solo i malati. Anche i politici, come il consigliere comunale del Pdl, Barbara Ciabò, che ha avuto il figlio colpito dalla leucemia.Tutti tranne Mortizia Moratti che nel QUATTORDICESIMO giorno consecutivo di smog fuori controllo ha fornito una soave risposta da girare ai genitori dei bambini milanesi ammalati di leucemia: "L'aria di Milano non è peggiore di quella dello scorso anno". Una risposta degna di Maria Antonietta quando raccomandava di dare brioches agli affamati perché mancava il pane. La Moratti ha ricevuto a dicembre un avviso di garanzia, è indagata per l'inquinamento a Milano. Uno studio, richiesto a suo tempo dal Comune, che rivela tassi di inquinamento intollerabili e criminali è ancora "secretato" dal Comune. Va avviata una class action contro il Comune di Milano (da ripetere in tutte le città inquinate). Enrico Fedrighini, consigliere comunale dei Verdi, occupa da giorni l'aula del consiglio comunale di Milano. Il blog lo ha intervistato.

Intervista a Enrico Fedrighini (Verdi) :

"Mi chiamo Enrico Fedrighini e sono consigliere comunale di Milano, capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino, da ieri (25/1/2010, ndr) sono in occupazione della sala consiliare del Comune di Milano per spingere l’Amministrazione a prendere iniziative, interventi concreti, urgenti e immediati per lo smog, originato soprattutto dal traffico privato.
Il Comune di Milano ha iniziato nel 2006 a affrontare il problema, riconoscendo l’esistenza del problema, a differenza delle due precedenti amministrazioni Albertini che lo negavano. L’attuale sindaco ha fatto campagna elettorale promettendo di affrontare il problema dello smog, ha iniziato con un provvedimento che abbiamo apprezzato per il coraggio, in una città che non ha mai voluto fare niente contro il partito dell’automobile e anche per il livello innovativo di questo provvedimento, uno dei pochi che esistono al mondo. E’ un provvedimento di pedaggio urbano che si chiama "road pricing" in un ambito del centro città, un po' come ha fatto Londra all’interno della cerchia dei bastioni, prevedere un pedaggio per i veicoli privati e veicoli merci commisurato alla capacità inquinante del veicolo, sulla base di parametri forniti dall’Unione Europea. Il provvedimento, entrato in funzione dal 2 gennaio 2008 ha interrotto una dinamica che proseguiva dagli ultimi venti anni in cui il traffico privato continuava ad aumentare, mentre l’utenza del trasporto pubblico diminuiva. Questi due fattori si sono improvvisamente invertiti, non in maniera rivoluzionaria, ma per la prima volta sono cresciuti di 22.000 passeggeri al giorno gli utenti del trasporto pubblico ed è diminuito il numero di auto circolanti, non solo all’interno della zona tariffata, ma all’interno di tutta la città.
A metà del guado la politica, gli interessi particolari delle lobby, soprattutto dei commercianti, e un timore di non raccogliere voti nel partito degli automobilisti ha iniziato a far fare retromarcia. Un elemento molto grave, perché il cittadino è anche disposto a fare sacrifici e ad accettare scelte politiche impopolari, ma solo se non si fanno all’italiana, se si fanno seriamente e si ha ben evidente l’esistenza di una strategia, di un obiettivo che è quello della tutela della salute…………


Uno studio che è stato commissionato dall’Amministrazione, riguardo un’analisi di rischio sul livello di esposizione dei cittadini milanesi all’inquinamento atmosferico. Che cosa è stato fatto? Sono stati disposti 50 /60 nuovi punti di monitoraggio delle sostanze inquinanti presenti nell’aria, a questa mappa della situazione degli inquinanti è stata sovrapposta la mappa della densità demografica degli abitanti milanesi, i dati delle centraline dell’Arpal, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, ci danno gli unici dati che hanno valore in termini di legge, che riguardano le concentrazioni medie giornaliere. A Milano questo dato dimostra che c’è una grande differenza tra quartiere e quartiere, tra via e via e quindi, a seconda delle diverse zone della città, tu hai un dato non uniforme e hai bisogno di avviare puntuali interventi che possono significare la modifica della mobilità, la pedonalizzazione di un tratto molto congestionato. Che cosa è successo invece? I risultati di questa ricerca sono arrivati quando la restaurazione era già in corso: si era voluto bloccare ecopass, si stava mandando via l’assessore Croci dalla mobilità, che aveva avviato il piano di mobilità sostenibile e questa ricerca è stata secretata. Noi invece intendiamo renderla pubblica nel corso di un’iniziativa che svolgerà Italia Nostra qui a Milano, nella sua sede in Via Silvio Pellico, perché pensiamo che i cittadini debbano sapere. E’ un documento pagato con denaro pubblico, è un documento importante al servizio della città e dell’amministratore, ma se fossi Assessore al traffico direi con molta chiarezza ai milanesi: “ abbiamo superato i limiti quest’anno, purtroppo la stessa cosa succederà l’anno prossimo e tra due anni, forse anche tra tre anni, con provvedimenti sicuramente strutturali” - le grandi linee di trasporto - ma intanto con quei provvedimenti locali immediati che costano poco, ma che hanno un beneficio immediato sulla qualità dell’aria perché per almeno dieci ore al giorno, bambini, anziani e persone respirano ogni giorno per le strade di Milano. È fatta di tanti provvedimenti, di tanti interventi e di tanti rivoli in un’unica strategia: il non farli, il fermarsi a guardare e aspettare le elezioni o le convenienze politiche o le convenienze di piccoli gruppi consiliari, sacrificando a questo l’interesse generale secondo me è una scelta non sbagliata, ma criminale."


http://www.youtube.com/watch?v=fWCg8ZhhFdc

L’ira delle associazioni per l’approvazione di “caccia no limits”


Comincia la mobilitazione per battaglia epocale alla Camera


AMICI DELLA TERRA, ANIMALISTI ITALIANI, ENPA, FARE VERDE, GREENPEACE, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIDA, LIPU – BIRDLIFE ITALIA, MEMENTO NATURAE, NO ALLA CACCIA, OIPA, ASS. VITTIME DELLA CACCIA, VAS, WWF ITALIA

ROMA. Ciò che è accaduto oggi in aula del Senato ha del vergognoso nei confronti dell'Europa, che è stata bellamente raggirata, ma soprattutto della natura e dei cittadini italiani, a cui qualcuno dovrà spiegare che la caccia e i fucili vengono prima di tutto.

E' stato ignorato il parere negativo del Ministero dell'Ambiente, che specificava come l'articolo peggiorava anziché risolvere la situazione di infrazione in cui l'Italia si trova sul tema caccia. E' stato ignorato il parere negativo dell'ISPRA, l'autorità scientifica nazionale che si occupa della materia. Sono stati ignorati e anzi dimenticati i pareri negativi dati dalle Commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo, a partire dal ministro Ronchi, che aveva già bocciato un identico emendamento nel recente passato. E tutto questo per assecondare una minoranza di cacciatori non ancora contenti di poter cacciare cinque mesi all'anno, per giunta facendo ingresso nei terreni privati.Il risultato è che con questo emendamento, qualora dovesse essere confermato dalla Camera, la stagione venatoria si allungherebbe ai mesi delicatissimi di febbraio e agosto, con un danno grave alla natura e l'aggravarsi del disturbo e dei rischi arrecati alle persone.Per non parlare degli altri aspetti, solo apparentemente marginali, comportati da questa pessima norma: il carattere giuridico dato alla guida europea sulla caccia (con il rischio-certezza di un vero e proprio corto circuito tra norma e interpretazione e il caos giuridico che ne conseguirà) o l'assenza di qualsivoglia intervento sul grave problema delle deroghe di caccia alle specie protette.

Insomma una situazione disastrosa e imbarazzante, resa persino beffarda dall'approvazione di un subemendamento presentato come "soluzione" ma che non cambia di una virgola la sostanza e la gravità della norma approvata e sul quale, a leggere le ultimissime agenzie, persino il ministro Prestigiacomo dichiara di aver subito un raggiro.Ora si dovrà spiegare il perché di questa incredibile scelta a quel 90% di italiani che respingono ogni idea di allungamento della stagione venatoria. E dovranno farlo in prima istanza il ministro Ronchi, che si è assunto la responsabilità di una scelta così clamorosamente sbagliata, e il Presidente Berlusconi, cui 150 associazioni di cittadini, professionisti, ambientalisti, animalisti hanno oggi chiesto invano un intervento risolutore.Ma una cosa è certa. La battaglia alla Camera, per cui comincia da subito la mobilitazione, sarà epocale.

Caccia - Bonelli: Senato approva 'licenza di uccidere'
mobilitazione nazionale e internazionale per 'sterminio di stato'
"Il Senato ha approvato la licenza di uccidere che viene introdotta dall'articolo 38 della legge Comunitaria. Si tratta di una vergogna internazionale che il centro destra ha compiuto in cambio di una manciata di voti dei cacciatori". Lo dice il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli. "Nei prossimi giorni lanceremo una mobilitazione nazionale ed internazionale per fermare questo vero e proprio sterminio di stato- conclude- a cui un Parlamento, ostaggio delle lo lobby delle doppiette, ha dato il via libera".



Caccia/ WWF: Italia dice no ma governo fa finta di niente
"Regioni ora potranno decidere una caccia no limit"
Nonostante solo un italiano su 10 sia favorevole alla caccia, il Governo italiano approva un emendamento che dà la possibilità alle Regioni di decidere una caccia no limit. E' la posizione del Wwf che ricorda i risultati di un sondaggio commissionato a Ipsos a febbraio 2009 secondo il quale il 69% degli interpellati è "fortemente contrario" alla caccia, il 10% "favorevole", "neutrale" il 21%.
"Solo qualche giorno fa le Nazioni Unite hanno inaugurato l'anno internazionale della biodiversità e i prossimi mesi dovrebbero anche in Italia essere dedicati alla salvaguardia della natura - dichiara Gaetano Benedetto condirettore del Wwf Italia - Il voto al Senato è tutto nel segno opposto. Alza la palla per le elezioni regionali poiché consente credibilmente di fare promesse di estensione dei calendari venatori. Questo ovviamente senza tener conto della probabile risposta dell'Ue che, come già avvenuto in passato più volte, potrà aprire procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese (Apcom)

27 gennaio 2010

Germania: Verdi e Greenpeace contro i trucchi nucleari della colazione giallo-nera: «Chiudete i reattori-rottami»

da www.gruppocinqueterre.it

Secondo quanto scrive il settimanale tedesco "Der Spiegel" le lobby atomiche all'interno della Cancelleria e del governo federale avrebbero deciso di consentire a tutte le 17 centrali nucleari tedesche di continuare a fornire energia alla rete elettrica.

La cancelliera democristiana Angela Merkel avrebbe deciso così di ritardare ogni decisione, di procrastinare le scadenze della chiusura delle centrali più vecchie concordate con i suoi ex alleati socialdemocratici come primo passo di una graduale uscita dal nucleare della Germania, per non mettere a rischio la tenuta del nuovo governo gallo-nero con il Partito liberale (Fdp), che è apertamente filo-nucleare. La Merkel, in forte crisi di consensi dopo la vittoria del 2009, appare sempre più in difficoltà.

I Grünen tedeschi, che quest'anno festeggiano il loro trentesimo compleanno in grande salute e con i sondaggi elettorali che li danno in ascesa, accusano apertamente il governo di centro-destra di essere al soldo delle lobby economiche del Paese e di utilizzare trucchetti sporchi per lasciare in funzione "Schrott-Reaktoren", reattori-rottami come quelli di Neckarwestheim 1 e Biblis.

«Il gatto nero e giallo è uscito dal sacco - dicono i Verdi riferendosi al nero con la quale viene identificata la Cdu-Csu ed al giallo della Fdp - Tutte le 17 centrali nucleari tedesche devono rimanere a livello di rete, compreso il paio di rottami di Neckarwestheim e Biblis, che dovrebbero essere chiuse al più presto, secondo il l' Atomausstiegsvertrag (il "contratto" stipulato dal precedente governo della grande coalizione, ndr) entro la fine dell'anno. Contro questa violazione del contratto i Verdi scenderanno in piazza».

La leader parlamentare dei verdi, Claudia Roth, commentando le rivelazioni di "Der Spiegel" su gruene.de ha detto che ormai la coalizione nero-gialla (chiamata anche Ape Maia) è sottomessa alla lobby del nucleare per portare milioni di utili nelle loro casse: «La sicurezza dei cittadini non importa affatto ai giallo-neri, ma ancora di più: questa è un'assurdità di fronte al profitto delle imprese del settore energetico».

Per i verdi anche i discorsi del governo sulla cosiddetta "tecnologia ponte" del nucleare sono un trucco per continuare a far funzionare tutti quelli che loro chiamano "i rottami AKW" dell'energia elettrica che secondo la Roth «In questo paese non sono necessari. Il governo federale dovrà essere preparato per la resistenza di massa in strada». I verdi tedeschi annunciano battaglia e sono convinti di portare in piazza decine di migliaia di persone che si sono già dette disposte a seguirli sul cliccatissimo grüne Aktionsportal.

Per la battaglia antinucleare è già scesa in campo anche Greenpeace che sta organizzando blitz e manifestazioni in diversi lander tedeschi. Il 23 gennaio ha proiettato la gigantesca scritta "Schützt Atomausstieg!" sull'edificio dell'impianto di arricchimento dell'uranio di Gronau, che produce il combustibile per le centrali nucleari tedesche, per sottolineare che tutta la catena produttiva dell'energia nucleare ha gravi rischi.

Secondo la stessa Atomaufsicht Westfälischen Wirtschaftsministerium della Nord Renania settentrionale-Vestfalia un dipendente dell'impianto è stato ferito e ricoverato all'ospedale dopo una prova di pressione per la preparazione di un contenitore di uranio che conteneva anche tracce di esafluoruro di uranio (UF6) che si sarebbe liberato durante l'incidente. L'impianto di Gronau è gestito dalla Urenco, un'azienda divisa per un terzo ciascuno tra Gran Bretagna, Olanda e le imprese energetiche tedesche RWE e E.ON. L'Urenco gestisce due impianti di arricchimento ad Almelo, appena ad di la del confine olandese, ed uno a Capenhurst, in Gran Bretagna. L'uranio proviene soprattutto da Akokan, in Niger.

Greenpeace nei giorni scorsi ha anche bloccato l'ingresso numero 1 della vecchia centrale nucleare di Neckarwestheim, entrata in servizio dal 1976, per protestare contro i piani del gruppo energetico EnBWP di prolungare la sua durata di esercizio.

«EnBW e il ministro dell'ambiente del Baden-Württemberg Tanja Gönner (Cdu), stanno tentando di tutto per salvare l'impianto- spiega Beck Ulrike di Greenpeace Tübingen - Un prolungamento della sua vita, però, porta soloprofitti più elevati per EnBW. I profitti del settore nucleare non devono andare a discapito della sicurezza della popolazione».prometteva di salvare la centrale attraverso una ulteriore riduzione nella produzione di energia entro l'autunno.Nel giugno 2008 Il ministero federale dell'Ambiente tedesco aveva respinto la proposta di continuare a fornire energia in rete attraverso i due reattori nucleari più recenti ma già durante l'ultima campagna elettorale la Cdu.

Greenpeace attacca apertamente la coalizione giallo-nera Cdu- Csu-Fdop che considera ormai prigioniera della lobby nucleare: «La Merkel dovrebbe proteggere le persone e non vendere la loro sicurezza alle imprese nucleari».

(da Greenreport.it)

Smog: Bonelli (Verdi), E' Emergenza Sanitaria dimenticata


Ogni giorno 20 vittime. I Verdi presenteranno esposti in tutte le città


"Lo smog in Italia è una vera e propria emergenza sanitaria dimenticata che provoca 20 vittime al giorno e di cui ormai nessuno parla". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Visto che né il governo nazionale, né le amministrazioni locali si muovono per un dramma che ogni anno costa la vita ad almeno 7400 cittadini noi Verdi apriremo una vertenza in ogni città presentando esposti e chiedendo alle procure di aprire inchieste per omicidio colposo".
"Si tratta di un vero e proprio bollettino di guerra che la politica ignora: i sindaci non prendono nessun provvedimento di chiusura del traffico e il governo taglia i fondi per il trasporto pubblico - conclude Bonelli -. Si tratta di una situazione ormai insostenibile per la salute dei cittadini".

26 gennaio 2010

Torino, il convegno del 23 gennaio


Aria nuova in città ( Un'altra Italia è possibile )

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alle parole passiamo ai fatti


Parlare prima di tutti ai cittadini che vogliono stare bene, confrontarsi con l’obiettivo, se possibile, di ricreare un gruppo ecologista unito. Con questi intenti l’Associazione Torino Viva, in collaborazione con il Gruppo Cinque Terre, ha organizzato sabato 23 gennaio il convegno “Un’altra Italia è possibile” – Aria nuova in città.Tanti i relatori, in linea con la logica dialettica con cui il movimento culturale e politico fondato da Giorgio Diaferia ed Emanuela Rampi si è proposto fin dal 25 novembre scorso, quando si è presentato ufficialmente. Al cinema Empire in piazza Vittorio a Torino non sono però mancate anche persone desiderose di ascoltare proposte e soluzioni concrete, deluse da un apparato politico che pare basarsi su un sistema etico in cui spesso i problemi più gravi sono assenti.
«L’opinione pubblica – ha spiegato il presidente di Torino Viva Giorgio Diaferia in apertura – si basa su tg nazionali e quotidiani, che danno spazio alla pericolosità delle centrali nucleari, ad esempio, con un ragionamento che si sposa con il catastrofismo ambientale, ma non a una politica e uno stile di vita di prevenzione e conseguente benessere. Noi siamo qui per costruire, non per distruggere». L’incontro si è aperto non a caso con Lipdub, video-manifesto di Europe Ecologie, coordinamento politico creato in Francia nel 2008, che alle ultime elezioni europee ha raggiunto il 16,28 % di voti a livello nazionale, il più alto risultato mai realizzato.
Un successo possibile in Italia? Gli organizzatori e i partecipanti al convegno pensano che sia doveroso perlomeno provarci, proprio in un momento di crisi globale come questo, dove diventano sempre più urgenti interventi in difesa dell’ambiente, della salute e dei soggetti deboli.
L’incontro si è articolato in due parti. Alla prima, coordinata di Giorgio Diaferia, sono intervenuti Maurizio Di Gregorio dell’Associazione Fiorigialli Roma – GCT, Luisella Zanino di Torino Viva e il presidente dei Verdi Angelo Bonelli.


Partendo dalla felice esperienza francese, ben esemplificata dall’energia che comunica il filmato di Europe Ecologie, Di Gregorio ha invitato a un cambiamento di prospettiva che ormai si rende necessario: «Abbiamo un patrimonio enorme di potenzialità, ma si dovrebbe essere disposti a mettersi in discussione e avere il coraggio di compiere gesti di rottura. Dobbiamo ricominciare il cammino verso un’organizzazione ecologista globale».
Luisella Zanino ha invece parlato della salute, aspetto legato alla sua formazione di pediatra e omeopata: «Ecologia della salute significa sganciarsi dal consumismo. Bisogna puntare sulla formazione dei medici, sulla pedagogia nei confronti delle persone, prestando maggiore attenzione alle cure solistiche e a ciò che mangiamo, e smantellare gli inganni internazionali, perché siamo prede delle lobbies, delle multinazionali dell’alimento e del farmaco, e il vaccino dell’influenza H1N1 ne è la prova».
Tutte questioni che dovrebbero riguardare da vicino i Verdi, e che Bonelli reputa importanti: «Vogliamo ricostruire una presenza in Italia, cercando una Costituente ecologista. Dobbiamo riportare il pragmatismo, avere la capacità di indicare soluzioni concrete. Il rapporto tra salute e ambiente è un elemento fondamentale, ma dobbiamo prima di tutto ricostruire la consapevolezza, superando il livello di frammentazione attuale, per arrivare a una realtà trasversale, basata su una federazione tra associazioni diverse». Parole a cui devono seguire i fatti, ma che possono essere la base per qualcosa di davvero nuovo.


Il secondo ciclo di dibattito, coordinato da Massimo Marino del Gruppo Cinque Terre, si è aperto con il filmato sul libro Blessed Unrest, in cui Paul Hawken offre una visione solistica e positiva dell’umanità, delineando un ampio panorama di organizzazioni e comunità che, indipendentemente da razza e cultura, operano nel pianeta per la difesa di diritti umani e civili e per la sostenibilità ambientale.
«L’aggregazione di tutti gli ecologisti – ha dichiarato Marino, esponente di un Gruppo formatosi nell’agosto 2009 allo scopo di riunire i vari movimenti, contribuire alla realizzazione di un nuovo programma e di nuovi strumenti di comunicazione dell’area ecologista – costruisce il centro delle questioni e non è più aggirabile. Chiediamo a ognuno di diventare protagonista».
Dopo di lui, sono saliti sul palco esponenti di diverse associazioni, e ognuno, concordando sulla necessità di creare un fronte comune e davvero unito, ha riportato un punto di vista legato alla propria esperienza. Laura Cima, ecofemminista GCT, ha ribadito l’importanza della trasparenza per la Costituente ecologista e del pensiero femminile. Andrea Zummo dell’Associazione Acmo, si è concentrato sul concetto di ecologia della politica, per cui chi commette reati non deve rappresentare i cittadini. Roberto Cavallo, presidente della cooperativa Erica – Ecodem, ha invitato a eliminare ogni tipo di giudizio, per lavorare invece sul codice della comunicazione e sulla relazione con il territorio. Per Giorgio Gardiol, ex senatore dei Verdi – Il Girasole, l’ecologia della politica deve avere al centro il problema della legalità e bisogna agire su istruzione e territorio, per favorire una maggiore partecipazione. Fernando Giarrusso, dell’Associazione Ecologista Sostenibilità, non ha dimenticato quello che già esiste, come i 312 comitati ecologisti in Piemonte, da cui bisogna ripartire, usando il linguaggio comune della gente e aprendo a tutti coloro che mettono al servizio il proprio impegno.
Prima dell’intervento degli animalisti Marinella Robba, della redazione Eco-animali del Gruppo Cinque Terre, e di Marco Francone, dei direttivo Lav, è stato proiettato un video sui Vegan, proprio perché nell’ecologia rientra anche l’animalismo, nato come critica ai metodi di allevamento.
Isabella Zanotti, responsabile di Per il bene comune in Piemonte, ritiene che la gente sia ormai pronta a un cambiamento e che la classe politica attuale dovrebbe fare un passo indietro. Per Renato Bauducco del Gruppo Cinque Terre di Nichelino, inoltre, l’attenzione all’ambiente è importante perché fornisce occasioni di lavoro, come avviene in altri Paesi europei. Gigi Stancati ha sottolineato che l’unità sia da conseguire a tutti i costi, e che i Verdi devono lavorare per far recepire i loro programmi.
Prima della conclusione sono intervenuti altri due esponenti di Torino Viva: Ennio Cadum, presidente ISDE Piemonte, e Bernardo Ruggeri, del Politecnico di Torino. Il primo ha parlato del problema dell’inquinamento atmosferico, particolarmente grave a Torino, e di una mancanza di strategie sensate e organizzate in merito, a favore di continui patteggiamenti. Il secondo ha tenuto a sottolineare come manchino, oggi, proposte politiche incidenti, che dovrebbero partire da esigenze e problematiche sul territorio: solo così si può davvero prefigurare la società futura.
Una mattinata ricca, densa di spunti e idee. La speranza è che sia il germoglio per portare avanti un discorso concreto, come si è augurato in chiusura Giorgio Diaferia: «Urge riformare l’intero gruppo, per poi presentare un programma politico convincente». Un augurio, una volontà, ma anche un critica che vuole essere costruttiva: «Siamo ancora abbastanza impreparati all’unità, non c’è ancora un confronto vero. Ora i Verdi sembrano mostrare un’apertura ai temi dell’ambiente e della salute, e questo è positivo. Ecco perché in questa fase la comunicazione è fondamentale: in questo, i mezzi di informazione non ci stanno dando una mano, ma andremo avanti con le nostre iniziative per cercare davvero il cambiamento, ispirato a ecologia della vita e della politica».


Il video del convegno, ripreso interamente dalla redazione di Ecograffi, verrà trasmesso sul sito www.ecograffi.it. ( Ufficio Stampa TOW Ecocittà Vive

25 gennaio 2010

La TAV ha bucato


Che fossero 20 o 30mila persone la manifestazione di sabato in Val di Susa ha confermato che la TAV non si farà mai. Forse si spenderanno altri soldi, forse il PD si sposterà ancora un po’ di più a favore dei poteri forti , forse l’informazione diventerà ancora un po’ più di regime, ma c’è una parte del paese che ormai ha idee, strumenti di comunicazione, ragionamenti che sono estranei ed autonomi dalla musica che viene suonata da questa singolare orchestra di regime; tant’è che perfino giornali come Repubblica, quasi una sezione distaccata del PD in città, in genere ben allineato, specie nella sua direzione torinese, ha dovuto riempire 4 pagine sulla manifestazione NO TAV.

Secondo Cavargna di ProNatura il traffico di merci sui tunnel autostradali del Frejus e Monte Bianco sono scesi in 15 anni da 26,5 a 20,8 tonn/anno; quelli ferroviari attraverso il Frejus sono scesi del 40% . Marco Ponti del Politecnico di Milano sostiene che la domanda di traffico oggi è di 6 milioni di tonn/anno ed è stazionaria da 10 anni e che la previsione di 40-45 tonn/anno, che darebbero una qualche giustificazione alla spesa, a parte i costi ambientali… è pura fantascenza .

Maria Rosa Vittadini, che è stata Direttore del VIA al Ministero dell’Ambiente fra il 1998 e il 2002 afferma che al massimo, nel migliore dei casi, il nuovo buco verso nord-ovest potrebbe “rubare “qualche milione di tonn/anno ai trafori stradali e ferroviari rivolti verso la Svizzera. Nel corso del convegno di Torino Viva a cui il GCT ha collaborato è stato letto il documento di un gruppo di Liberali perplessi sulla validità dell’opera.

Marco Cedolin sul suo blog “Il Corrosivo” insieme alla denuncia di tutti i tentativi di mostrare “isolati” gli oppositori alla TAV ricorda altri dati sull’irrilevanza del traffico di passeggeri su quell’asse.

Sono 15 anni che decine di esperti mostrano perplessità o contestano l’inconsistenza della proposta e neanche a pagarlo si trova un esperto ,minimamente serio ,che la giustifichi.

Nella penosa manifestazione dei SI TAV al Lingotto, cioè di quel drappello di qualche decina di gruppi industriali che con la TAV si spartirebbero, nel corso dei prossimi 15-20 anni quei 100-150 milioni di euro per ogni km costruito (3-4 volte i costi medi europei) accompagnati da Chiamparino, Saitta e Bresso che immaginano di costruire sulla TAV un asse di alleanze che permetta al PD di sopravvivere al suo tendenziale declino nello scenario politico italiano, di tutto si parla tranne che di numeri.

Oggi non c’è più un’esperto,un tecnico, un docente di Politecnico, un Dirigente di Ministero con un minimo di decenza, che abbiano il coraggio ,mentre nella società si fa strada la cultura del “Km zero” nei consumi , di sostenere con qualche numero che l’audace galleria di 57 km, sulla cui reale fattibilità nessuno ha la minima idea, serva a incanalare davvero qualcosa in più di qualche milione di tonn/anno di merci e/o di qualche centinaio di passeggeri al giorno.

15 miliardi di euro almeno in almeno 15 anni (ma come sempre in Italia potrebbero diventare il doppio o il triplo) verrebbero spesi per costruire un opera che, se fatttibile, potrebbe alla fine risultare,fra 20 anni, del tutto inutile. Tutto ciò mentre almeno 2,5 milioni di pendolari tutti i giorni sono costretti a viaggiare su lineee di trasporto ferroviario intasate, costantermente in ritardo, per nulla veloci, qualche volta in compagnia di pulci e zecche, su vagoni luridi e cessi costantemente non funzionanti ,dove l’idea di poter usare in whireless un pc portatile è una bestemmia da fantascienza e perfino comprare un panino potrebbe rivelarsi un impresa impegnativa.

Se qualcuno vuole trovare una “grande opera” sulla quale costruire le proprie fortune economiche o quelle politico-elettorali abbiamo un idea: si metta mano alla modernizzazione della rete ferroviaria italiana, all’aumento della sua efficenza ed alla sua diffusione in sostituzione del trasporto autostradale privato; qualche milione di italiani sfilerebbe in corteo per acconsentire all’opera.

(mm)