15 agosto 2013

Il deficit principale


Il deficit principale che affligge il paese non è quello del bilancio statale ma è un deficit di intelligenza e di onestà, o di entrambe le cose, della nostra classe dirigente. E’ stato presentato come una grande vittoria il fatto che, caduta la procedura di infrazione per deficit eccessivo, dall’anno prossimo l’Italia potrà “fruire” di una maggiore elasticità nella gestione del bilancio, utilizzando ben 8 miliardi di euro per promuovere “la crescita”. Nel frattempo però il PIL del 2013 sarà diminuito, nella migliore delle ipotesi, del 2 per cento – cioè di una trentina di miliardi – e quegli 8 miliardi non ne compenseranno che una minima parte mentre l’elasticità del bilancio “generosamente” concessa all’Italia non potrà comunque superare – e solo per qualche anno – il 3 per cento del PIL. Il che significa che per utilizzare quegli 8 miliardi bisognerà tagliare la spesa pubblica da qualche altra parte. Nessuno comunque, e meno che mai Enrico Letta, ha ricordato che dall’anno prossimo l’Italia sarà tenuta dal cosiddetto fiscal compact a ritirare dal mercato (cioè a ricomprare) ogni anno, e per vent’anni di seguito, quasi 50 miliardi del proprio debito fino a che non lo avrà riportato al 60 per cento del PIL (attualmente è al 130 per cento). Miliardi che si andranno ad aggiungere agli 80-90 di interessi annui sul debito che dovranno essere pagati rispettando il pareggio di bilancio che ormai è entrato a fare parte della nostra Costituzione. Dove prenderà il governo italiano tutto quel denaro, di fronte al quale quegli 8 miliardi sono una bazzecola? Da nuovi tagli al bilancio e da nuove tasse, strangolando quel che resta dell’economia del pese.

Purtroppo questo deficit di intelligenza e onestà non riguarda solo la classe dirigente italiana, ma quelle di tutta l’Europa, che hanno imposto o accettato queste regole assurde. Tutti sanno che sommando debito pubblico (degli Stati) e debito privato (delle persone, delle imprese, delle banche, dei fondi) il mondo è già da tempo in bancarotta: che nessuno riuscirà più a ripagare i suoi debiti se non scaricandoli su qualcun altro. E se alcuni possono approfittare e approfittano di questa situazione per ricavarne immani guadagni, il pianeta nel complesso è condannato a un immane default che si ripercuoterà a breve sulla condizione di miliardi di esseri umani. A meno di contenere il disastro smontando un pezzo per volta – ma in fretta – questo immane castello finanziario. Qualcuno deve pur cominciare a far valere le proprie ragioni, che in questo caso sono quelle del 99 per cento degli abitanti della Terra; e chi si trova sull’orlo del baratro, come il governo italiano, avrebbe mille motivi per non tergiversare. E per cercare possibilmente alleati in altri paesi che si trovano nella stessa situazione, dal Portogallo alla Spagna, dalla Francia all’Irlanda, dalla Grecia all’Egitto. E chissà quanti altri…

·         da Left.it, 27 luglio 2013

13 agosto 2013

Incendi in Sardegna, quando i tagli e gli investimenti sbagliati fanno male al Paese

Il governo compra gli F35 e riduce i Canadair


Che fine ha fatto il catasto dei terreni percorsi dagli incendi? Nelle ultime 48 ore la Sardegna è stata ancora una volta vittima dei criminali che hanno incenerito 8mila ettari e il pericolo non è ancora passato, visto che si teme una recrudescenza delle fiamme a causa del forte maestrale. Davanti a questa devastazione di natura e bellezza,  il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, sottolinea che «Ci sono tagli che fanno male al Paese, e che non ci fanno risparmiare un soldo perché, anzi, si trasformano in una spesa. E’ il caso, purtroppo, del mancato stanziamento di risorse per la prevenzione antincendio, come sta dimostrando la pesantissima emergenza incendi in corso in Sardegna, dove i costi ambientali, sociali ed economici dei roghi saranno di gran lunga superiori al risparmio iniziale ottenuto coi tagli. C’è da chiedersi anche quali aerei servano veramente all’Italia: se gli F35 sui quali il governo ha deciso di investire o i mezzi aerei antincendio che invece sono stati ridotti. Risparmiare sulla prevenzione è un gravissimo errore; al contrario, occorre potenziarla e destinare le risorse necessarie per le attività di contrasto ai soggetti che cooperano nella lotta agli incendi boschivi e ai comuni. Inoltre, bisogna imporre l’applicazione della legge quadro 353 del 2000 con la realizzazione e l’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco, l’unico vero strumento per limitare a monte la possibilità di speculare sulle aree bruciate perché solo così è possibile vincolare le modifiche della destinazione d’uso delle aree bruciate».


Il presidente del Cigno Verde conclude ricordando un altro aspetto paradossale della lotta anti-incendio: «Un ruolo fondamentale spetta alle amministrazioni locali ma gli ultimi dati ci dicono che solo il 50% dei comuni ha aggiornato il catasto al 2010 e solo il 5% applica pienamente la legge quadro in materia di incendi boschivi, che prevede oltre alla realizzazione del catasto, anche una costante attività di prevenzione e tutela del territorio, un sistema di interventi tempestivi per lo spegnimento dei roghi ed attività investigative e di contrasto del fenomeno. Numeri decisamente bassi. Applicare la legge 353 è fondamentale e gli enti locali vanno sostenuti adeguatamente in tal senso».

Sulla questione interviene anche Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della camera, «Mentre si fronteggia l’emergenza incendi che nelle ultime 48 ore ha mandato in fumo magliaia di ettari di prezioso territorio sardo mettendo in serio pericolo la salute dei cittadini e dell’ecosistema, e che per fortuna al momento sembra aver allentato la morsa anche grazie al lavoro e alla professionalità del Corpo Forestale della Regione Sardegna, bisogna dare la massima priorità alle politiche di prevenzione. La questione degli incendi va infatti affrontata per tempo, con misure che mirino alla prevenzione, con risorse adeguate, e attivando un coordinamento per razionalizzare al meglio i mezzi a disposizione. Un obiettivo per cui la Commissione di cui sono Presidente si impegna a lavorare. Improrogabile per altro la piena operatività del Censimento nazionale delle aree percorse dal fuoco, vigilando sulla corretta applicazione da parte dei Comuni del sistema catasto incendi e dando  la competenza di tale controllo al Corpo Forestale dello Stato (Cfs) come proposto lo scorso inverno dal ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali rispondendo a un mio atto di sindacato ispettivo. Proprio per fare fronte al fenomeno, infatti, la legge quadro sugli incendi boschivi prevede che le zone boscate ed i pascoli percorsi da fuoco non possano avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni e a tal fine prevede l’istituzione di un censimento nazionale delle aree percorse da fuoco. Purtroppo però la validità della Legge 353/2000 e la conseguente tutela del paesaggio dagli incendi è limitata, nei fatti, dal parziale adempimento da parte degli enti locali del cosiddetto catasto incendi. Benché il Corpo Forestale dello Stato provveda ad inserire nel Sistema Informativo della Montagna i rilievi effettuati su aree e soprassuoli percorsi da fuoco e benché tali dati siano a disposizione dei Comuni che ne facciano richiesta al fine di aggiornare annualmente il proprio catasto degli incedi, il ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali lo scorso inverno rispondendo al medesimo atto di sindacato ispettivo aveva reso noto che solo il 50% dei 3.000 Comuni interessati da incendi boschivi si avvale della banca dati del Cfs. 

Visti i numeri, appare strategico supportare in modo adeguato gli Enti Locali e dare così effettiva applicazione al censimento delle aree percorse da fuoco».


da greenreport.it, 9 agosto 2013

7 agosto 2013

A Parigi: i giardini galleggianti sulla Senna

di Tania Talamo *

E’ tempo di vacanze… avete già prenotato? Vorrei proporvi una tappa non troppo lontana e facilmente raggiungibile: la bella Paris! Non potrete certo godervi il mare e dovrete accontentarvi della Senna, ma non ve ne pentirete visto la sua ultima trasformazione green. Si, perché la strada che costeggia la Senna ormai è tutta pedonale, con piste ciclabili e altre riservate alla corsa e ancora aree verdi dedicate ai bambini. Ma l’ultima suggestione, inaugurata il 19 giugno scorso, è data da la possibilità di ammirare bellissimi giardini sull’acqua, comodamente seduti su una grande scalinata.

Su Econote, abbiamo scritto spesso di architetture “verdi” quest’anno, ci siamo imbattuti nei boschi verticali, nei muri vegetali e oggi tratteremo di giardini galleggianti.

Un giardino galleggiante ha origini lontanissime e nasce con gli Aztechi, meglio noto come chinampa.  Questa architettura verde era costituita di solito da una o più isole artificiali costruite su uno specchio d’acqua dolce per aumentare la superficie di terra coltivabile. L’acqua fornisce irrigazione all’isola e materiale organico fresco, dando origine a un ambiente agricolo e botanico estremamente fertile. Le isole erano costruite puntellando il fondo del basso lago con dei paletti e creando una forma rettangolare. L’area delimitata veniva poi riempita con fango, sedimenti del lago e vegetazione in decomposizione, fino a farne alzare il livello oltre quello del lago. Spesso sugli angoli venivano piantati alberi tipo i salici per rinforzare la struttura.


A Parigi sulla riva Gauche della Senna (a Les Berges) ora è possibile godere di un nuovo spazio verde esclusivo, composto da cinque isole interconnesse, è un luogo unico per passeggiare tra le piante intimamente legate all’acqua. Sono stati utilizzati per le piantagioni 60 alberi a bordo acqua, 280 arbusti, 3.000 erbe di tutte le dimensioni. Ogni isola gioca con una gamma di impianti specifici. Questi nuovi impianti potranno migliorare la biodiversità e gli habitat urbani. Inoltre sono presenti anche isole staccate con piante semi-acquatiche e collegate alle isole più grandi tramite cavi sottomarini. Tutte le piantagioni (tranne le piante semi-acquatiche) sono irrigate da acqua presa dalla Senna grazie a un dispositivo di pompaggio e filtro collegato ad un sistema di irrigazione. Le isole più grandi sono cinque  costituite da 12 strutture galleggianti ciascuna e unite insieme. Cinque pezzi di paesaggio da ammirare.. dove ognuna delle piccole isole ha la sua identità!


C’è l’isola centrale, punto di ingresso principale “all’arcipelago”,  ombreggiata grazie a salici e altri alberi.  I pavimenti sono rivestiti in calcestruzzo o in legno. Il calcestruzzo di colorazione più verde e più scuro, da’ la sensazione di un terreno di muschio umido. Si tratta di uno spazio aperto dove è possibile ottenere aria fresca, sedersi, sdraiarsi, guardare le barche che passano. L’isola prateria, dove la sua vegetazione è bassa ed è principalmente costituita da un prato fiorito. Esitono due  percorsi sollevati che permettono ai bambini e agli adulti di passeggiare tra l’erba senza danneggiarla. L’isola degli uccelli è più densamente piantata e più “selvaggia” e dove lo spazio accessibile al pubblico è più limitato. Questa serra è un paradiso per i visitatori, ma anche un luogo per osservare intricati arbusti a beneficio degli uccelli, con metà dello spazio  dedicato a una voliera, una sorta di grande “gabbia aperta” che in parte è ricoperta anche di vigneti. L’isola degli orti, è completamente un prato verde ed è decorata da filari di meli. Il percorso calpestabile è in legno ed attraversa l’intero frutteto. Il tutto rivolto verso il meraviglioso Grand Palais. Infine l’isola delle nebbie, è l’isola più misteriosa. Il lato Senna è costituito da un terrapieno piantumato con arbusti e graminacee ornamentali. Su questo lato sono disponibili delle sedie a sdraio per sedersi ad ammirare il ponte degli Invalides e il Grand Palais. Il Lato Quay, invece è coltivato da piante che richiedono molta umidità. Tale necessità porta ad irrigare le piante con nuvole d’acqua, fitte goccie che creano un’insolita nebbia appunto.


Inoltre per ricreare un ambiente favorevole all’allevamento di pesci fitofili (specie che depongono le uova sulla vegetazione sommersa) sono stati fissati ai fianchi delle isole immerse 15 strutture rettangolari(1 x 2 m) dotate di spazzole come lunghi capelli. Esse sono poste nella direzione di flusso e contro corrente. Tutto questo permetterà a parigini e turisti di ammirare la fauna e la flora fluviale Questo progetto rientra nel programma del nuovo sindaco della capitale, Bertrand Delanoe, che come molti dei neo – eletti sindaci italiani ha scelto di puntare a una città più a misura d’uomo e green.


* da  www.econote.it   7 agosto 2013

Eden project: e il Southbank di Londra si trasforma da colata di cemento in orto urbano



di Simona Gauri * 
Qualche giorno fa mi è caduto l’occhio su alcune fotografie scattate da un mio amico di Londra sul Southbank (la passeggiata sulla riva sud del Tamigi, nota come centro artistico della città): la lunga banchina di cemento era sparita, lasciando il posto a chiome di alberi, fioriere il legno e vaso contenenti ortaggi.

Incuriosita, l’ho contattato, per nulla stupita che i londinesi siano capaci di tali meraviglie nella loro città, e così ho scoperto dell’Eden Project.


EDEN PROJECT
L’Eden Project – un’associazione particolarmente attiva in Cornovaglia – si è incaricato di “tappare” una mancanza dell’amministrazione comunale londinese: quando il Southbank venne progettato, includeva più di 1200mq di ponte scoperto, mai completato dagli architetti che si occuparono poi della costruzione del complesso. Nel corso di alcuni mesi, l’Eden Project, con l’aiuto degli studenti, di cittadini della zona Sud di Londra e gruppi di giovani, ha costruito il nuovo parco pubblico. Non solo: questa iniziativa non riguarda solo il recupero e l’abbellimento urbano, ma anche il recupero “umano”. Molti homeless stazionano e dormono nell’area del Southbank, ed Eden Project ha voluto dar loro una chance, dando loro un impiego fisso nell’orticoltura urbana.

IL FESTIVAL DEL MONDO
Dentro al giardino, infatti, vengono coltivati ortaggi freschi provenienti da tutto il mondo, per riflettere lo spirito del “Festival of the World” (Festival del Mondo, ndt) che si sta svolgendo sul Southbank in questi giorni e che continuerà per tutta l’estate. Patate blu, peperoni narga e olive vengono coltivate insieme ai prodotti tipici della terra Britannica. Il giardino, in stile inglese, viene completato da un piccolo roseto e, vicino al caffé del giardino, un’area dedicata alle orchidee.
Altri progetti sono in cantiere, come un’area ancora da allestire sul tetto che ospita la “A room for London” (Una stanza per Londra, ndt) che produce energia eolica.
Insomma, il green building trova la sua massima espressione a Londra, che è anche una scuola a cielo aperto per il design sostenibile e l’eco-architettura.
Per ora c’è solo da lasciarsi stupire, godersi le creazioni londinesi e provare a copiarle in Italia, magari…

[Grazie a Whoru per le fotografie e per la segnalazione dell'evento]

* da     salute.leonardo.it , 6 agosto 2013