17 giugno 2013

Mobbing sugli esodati: depositata la denuncia alla Fornero

da: www.isoladeicassintegrati.com
L’Inps mette i numeri online: a un anno e mezzo dalla Riforma delle pensioni che ha prodotto 314.576 esodati (fonte: Ragioneria di Stato) solo l’8,7 per cento dei 130mila salvaguardati ha ottenuto la pensione. 11mila persone. Oggi alcuni comitati di esodati hanno depositato la denuncia all’ex ministro del lavoro Elsa Fornero per mobbing sociale, presentata lo scorso dicembre.
Sugli esodati abbiamo fatto il punto più volte, da quando abbiamo pubblicato i numeri veri allo scorso marzo, in cui ancora le pratiche dei salvaguardati risultavano ferme. Dopo un anno di grande confusione il 5 ottobre 2012 la Ragioneria di Stato mette nero su bianco la cifra esatta degli esodati: 314.576. Di questi, ad oggi, sono salvaguardati in 130.130 persone, con i restanti 184.500 non salvaguardati. Sono ormai partite le prime pratiche di salvaguardia, sullo scaglione di 65.000 relativo al primo iter legislativo (in totale gli interventi sono stati tre), e ora l’Inps mette i numeri online: sono 11mila ad oggi ad aver ricevuto la pensione.

Oggi, 13 giugno 2013, è stata ufficialmente notificata al Ministero del Lavoro, e poi depositata in tribunale, la richiesta di risarcimento del danno morale relativo alla denuncia per mobbing sociale, che alcuni comitati di esodati (Contributori volontari e Quindicenni) hanno presentato lo scorso dicembre contro l’ex ministro Fornero. Ci spiega Francesco Flore, portavoce dei Contributori Volontari: “Sono serviti sei mesi per mettere assieme i documenti, tra cui i certificati medici di tanti esodati che hanno sofferto di patologie psicologiche derivanti dall’enorme stress subito”. Ci scrivono: “La Riforma Fornero delle pensioni, è ormai di pubblico dominio, era finalizzata a fare cassa immediata e ha finito per stravolgere la vita di centinaia di migliaia di persone. Si tratta di un procedimento giudiziale prima di tutto di natura dichiaratamente etico-morale ed è importante sottolineare che gli attori in giudizio chiedono un simbolico risarcimento danni di 10.000 euro ciascuno, che sarà quasi totalmente devoluto ad una costituenda associazione senza fini di lucro, con il fine di sostenere le famiglie indigenti dei colpiti dalla riforma previdenziale Monti-Fornero”.
L’ultima volta che abbiamo scritto di esodati si era in campagna elettorale, campagna in cui il Pd si era fatto portavoce della questione, come lo stesso ex segretario Bersani ci aveva scritto su twitter. E ora che al governo c’è Letta, che fine hanno fatto le loro rivendicazioni? Solo ieri il ministro del lavoro Giovannini ha annunciato l’imminenza di una ricognizione della platea. “Sia ben chiaro che la denuncia attiene esclusivamente all’operato del precedente Ministro”, ci scrivono gli esodati. “E non certamente del ministro Giovannini che, ne siamo certi, ed anche a seguito dei solenni impegni presi dal Presidente Letta nelle sue dichiarazioni programmatiche, si impegnerà proficuamente per risolvere alla radice il dramma dei cosiddetti esodati”.

Sono 191 gli esodati che hanno partecipato alla denuncia (ai quali si aggiungono 73 sostenitori) e firmato l’atto di citazione per risarcimento del danno morale da sofferenza e ‘patema d’animo’, seguiti dallo studio legale Alleva di Bologna. I lavori sono durati quasi sei mesi per raccogliere tutto il materiale che verrà man mano allegato nel procedimento civile durante le sue fasi. “È importante evidenziare che questo rappresenta un procedimento parallelo a quello previdenziale con il quale gli attori, sempre con il magistero dello Studio Legale Alleva, chiederanno l’incostituzionalità della Riforma Fornero per violazione degli artt. 3 e 38 della Carta Costituzionale”, aggiungono i comitati.
Danno morale, dunque. Perché? Ce lo spiegano i comitati: “Il procedimento di oggi chiede il risarcimento del danno morale causato dalla gestione negligente, imperita ed assolutamente dilettantesca di questa riforma, che ha procurato un continuo allarme sociale e psicologico nei soggetti interessati dai provvedimenti in esame, mediante uno stillicidio di dichiarazioni e controdichiarazioni formali, ordini e contrordini, una vera e propria sequela di ‘docce gelate’ ininterrotta durata mesi e mesi e fatta di promesse (poi mancate) che, nel loro insieme, hanno letteralmente demolito la tenuta nervosa degli attori. Vi sono state, addirittura, in questa triste vicenda della politica italiana, le finali pubbliche ammissioni di un ministro del lavoro che ha candidamente confessato di essersi sbagliato nel computo dei soggetti esodati”.
E i 130mila salvaguardati? “Una esigua parte di noi è stata sottoposta a tre vere e proprie lotterie nelle quali veniva estratto il diritto alla pensione (130.300 su oltre 315mila) solo a patto di rispettare cavillose e capziose condizioni studiate a tavolino per escludere decine di migliaia di cittadini dal legittimo diritto alla pensione”. Concludono gli esodati: “Il senso della azione civile contro il Ministero del Lavoro è quello di richiedere il risarcimento del danno morale patito in questi lunghi mesi. Con questo atto intendiamo pertanto chiamare il ministro responsabile a rispondere, nella sede più adeguata, del suo grave operato contro decine di migliaia di famiglie italiane”. Conclude Flore, del comitato: “Vedremo presto la Fornero in tribunale”.
di Michele Azzu | @micheleazzu 13 giugno 2013  - tutto su: Esodati

14 giugno 2013

Super-pensionati da 90.000 euro al mese: ecco chi sono i più ricchi d’Italia

Mentre l’Italia va a rotoli nell’immobilismo più totale del Governo Letta, targato PD-PDL-Monti, c’è
ancora chi si gode la sua bella pensione d’oro. Oggi in Italia sono 100.000 i “super-pensionati” e costano allo stato italiano ben 13 miliardi di euro all’anno, praticamente una manovra finanziaria. Non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza, per scongiurare l’aumento dell’IVA, ma per pagare i pensionati d’oro sì. Anche perché, nella maggior parte dei casi sono ex politici che ancora molta influenza hanno sulle istituzioni. Per pagare le super-pensioni, ogni anno vengono utilizzati i contributi pensionistici di ben 2.200.000 lavoratori.
A percepire la pensione più ricca d’Italia è Mauro Sentinelli, ex manager e ingegnere elettronico della Telecom, che percepisce un assegno di 90.246 euro al mese, circa 3008 euro al giorno, che si sommano ai gettoni di presenza che percepisce in qualità di membro del Consiglio di Amministrazione di Telecom e da Presidente del Consiglio d’Amministrazione di Enertel Servizi Srl.
Tra i politici, il pensionato più pagato è il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, che cumula 30 mila euro/mese di pensione Bankitalia con 4000 euro dell`Inps ed i 19.054 euro dell`indennità da parlamentare. Lamberto Dini lo segue a ruota con 18 mila euro da Bankitalia, 7000 dall’Inps e 19.054 dal Senato. Subito dietro Giuliano Amato. Un insulto alla dignità degli italiani.
( da www.controcopertina.com, 14 giugno 2013 )

12 giugno 2013

Rifiuti in Campania, Bassolino colpevole ma il pm chiede la prescrizione

di Andrea Spinelli Barrile *


Il pm Paolo Sirleo chiede la prescrizione per Antonio Bassolino, ex Presidente della Regione Campania, al maxi processo per il disastro rifiuti in Campania.

E’ durata 20 ore la requisitoria, il 10 giugno scorso, del pm Paolo Sirleo al maxi processo per il disastro rifiuti in Campania, che vede l’ex governatore ed ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti Antonio Bassolino alla sbarra, con altri 27 imputati (tra cui Impregilo, Fisia e Fibe) per reati come truffa, falso, traffico di rifiuti ed abuso d’ufficio; una requisitoria che però ha la consistenza di un colpo di spugna, visto che il pm ha riconosciuto la colpevolezza di Bassolino ma ne ha chiesta la prescrizione di reato.

“ Ritengo che Antonio Bassolino abbia concorso nella perpetrazione dei reati, […] si chiede altresì la pronuncia di prescrizione per tutti i capi di imputazione a lui attribuiti.”


Prescrizione: si riconosce il reato, la responsabilità e la necessità di condanna ma si getta tutto il processo alle ortiche (tutte le udienze, le carte, le intercettazioni, gli uomini che ci hanno lavorato per quasi dieci anni, tutto in vacca) per via dei tempi processuali, troppo lunghi, che non garantiscono agli imputati un “giusto processo”. La prescrizione, quella che in molti definiscono “amnistia per ricchi”, perchè solo chi può permettersi dieci anni di parcelle ai suoi avvocati ha la garanzia che costoro la tireranno per le lunghe. Prescrizione. Il primo vero istituto giuridico da abolire completamente.


Insomma, l’emergenza rifiuti campana tra il 2000 ed il 2004 (il processo avrebbe dovuto accertare i fatti fino al 2005) si è rivelata una truffa bell’e buona. Una truffa impunita, piena di connivenze, omertà, soldi e potere, una truffa nella quale hanno concorso lo Stato, la criminalità organizzata, i privati: depredata Napoli, depredate tutte le risorse della Campania, non restava altro che depredarne i rifiuti, inferendo forse il colpo di grazia al territorio più martoriato d’Italia. Lo scrive chiaramente Massimiliano Iervolino nel suo libro, uscito recentemente, “Il rifiuto del sud” (Di Girolamo editore):

“ La verità è una: da un lato la criminalità politica in merito ai rifiuti solidi urbani ha fatto sì che non venisse attuato il Decreto Napolitano, dall’altro la criminalità organizzata, approfittando del caos, ha gestito il trasporto e l’individuazione dei siti da adibire a discariche. Senza la criminalità politica, quella organizzata non avrebbe avuto terreno fertile per lucrare.”


Cominciato nel 2008, il silenzio tombale che lentamente si è propagato attorno a questo dibattimento ha fatto si che in due giorni fossero in pochi a dare la notizia della richiesta di prescrizione per Bassolino: nessuna memoria storica, nessun reato, tutti puliti, pronti per un’altra, l’ennesima, avventura nel circo politico. Eppure i reati contestati, frode in pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato, dovrebbero essere di interesse pubblico: talmente tanto che nell’aula bunker del Tribunale di Napoli la Procura dispose il divieto di introdurre registratori, telecamere, macchine fotografiche; persi gli “strumenti del mestiere”, i giornalisti cominciarono a non provarci nemmeno più ad entrare, legittimando quella silenziosa, pelosissima, richiesta di silenzio assoluto che il potere giudiziario ha in un certo qual modo “imposto” alla stampa. 


Ad aprile 2012 le prime prescrizioni (18 i capi d’imputazione caduti per i tempi biblici del processo), nel 2013 il sapone laverà anche l’altra mano dei colpevoli: nessuno di loro pagherà.

Non la galera, non il giustizialismo sfrenato, ma la necessità di verità mi spingono oggi a scrivere queste parole: dal 1998 le delibere della Regione Campania hanno letteralmente picconato norme e principi contenuti nel Decreto Napolitano, che cadenzava il raggiungimento della differenziata, il riciclo, la produzione di energia da Cdr, imponendo date, deadline, percentuali da raggiungere, hanno rappresentato il tentativo, portato a termine, di abbrancare i milioni di euro dei contributi Cip6 in Campania, i fatti avvenuti dopo il 2000 (dopo l’elezione a governatore di Bassolino).


Dalla sua elezione invece Bassolino di fatto garantì la spartizione di una torta enorme: senza mai leggere un contratto (come da lui stesso dichiarato) in Campania si verificarono sovrastime di offerta rispetto alle reali possibilità dei contraenti e violazioni contrattuali sistematiche: “truffe” anche secondo il Gip.

Le ecoballe continuano ad essere ammassate nei campi alle porte di Napoli e Caserta, le discariche abusive sono state rese pubbliche senza cambiare le modalità di smaltimento (lo Stato che va a scuola dalla camorra), gli impianti continuano a funzionare a singhiozzo e la raccolta differenziata resta un pallido miraggio di sviluppo: a cosa è servita l’emergenza rifiuti in Campania?


Le ecoballe, umide per via del Cdr di bassa qualità, saranno inservibili per la bruciatura, ma oggi, in questo momento, avvelenano oltremodo il territorio campano: ammassate nei campi e coperte da teli neri, producono percolato (incredibile ma vero) che non viene incanalato in nessun pozzo di emungimento, ma disperso.

“ Nessun piano industriale è partito, dunque a breve potrebbe arrivare l’ennesima condanna alla Corte di Giustizia europea che dimostrerebbe, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il disastro campano. In dieci anni sono state smaltite solo ottantacinque mila tonnellate dei sei milioni di ecoballe prodotte. Dopo un lungo periodo di tempo, continuano a giacere in quei luoghi producendo un danno, anche economico, enorme. Pensate che qualora la monnezza dovesse rimanere stoccata negli stessi siti per altri undici anni, lo Stato si troverebbe a dovere spendere circa 240 milioni di euro. Ma c’è di più: infatti non conoscere cosa sia stipato all’interno di queste “balle” rende difficile anche programmare un inceneritore per bruciarle. Qualora poi questo impianto venisse comunque costruito, servirebbero circa venti anni per portare a combustione il totale di rifiuti stoccati. Se invece tale massa imponente di monnezza venisse trasportata all’estero bisognerebbe impegnare circa seicento mila veicoli, un numero talmente elevato che coprirebbe l’intero percorso che divide Napoli da Oslo. Ma le “piramidi” sembrano non interessare nessuno, nonostante la ben nota devastazione di interi territori. I politici, i giornalisti e l’élite del nostro Paese fanno quasi finta di nulla.
 Ha scritto Iervolino nel suo libro.


 * da  www.ecoblog.it    mercoledì 12 giugno 2013

31 maggio 2013

New York, effetto strade ciclabili: meno incidenti e più acquisti

di Paolo Volpato *

La città di New York dimostra una sensibilità sempre maggiore ai problemi della “mobilità nuova”. In un paese in cui storicamente sono le macchine a farla da padrone, si stanno scoprendo e sperimentando i vantaggi di un rallentamento della mobilità urbana. Le prime avvisaglie si erano avute verso la fine del 2011, quando furono introdotte le prime “neighborhood slow zones”, in pratica delle zone 30 con delle misure di rallentamento del traffico (dossi e restringimenti); l’esperimento sta avendo successo, tanto che se ne prevede l’estensione a nuovi quartieri. In questi giorni poi si è assistito al lancio di un ambizioso progetto di bike sharing, con 600 stazioni di prelievo e circa 10 mila biciclette; da fine maggio è possibile noleggiare le bici, con tariffe orarie, giornaliere, mensili e annuali.

Ma le iniziative prese negli ultimi anni vanno molto oltre: in numerosi casi c’è stata una riprogettazione radicale di strade e incroci, avente come obiettivo quello di creare spazi urbani più vivibili e sicuri per pedoni, ciclisti e automobilisti. Un recente rapporto del Dipartimento dei Trasporti della “Grande Mela” presenta i risultati di questi progetti, quantificando i benefici che ne sono derivati. Il rapporto è di grande impatto visivo, con delle chiare foto che illustrano le modifiche che sono state apportate all’infrastruttura urbana. In alcune strade a Manhattan per esempio sono state create delle piste ciclabili ben separate dal resto del traffico; ciò ha permesso anche di riordinare la viabilità per auto e pedoni, rendendo la strada più sicura per tutti. In queste zone è stata misurata una riduzione dei ferimenti derivanti da incidenti stradali che va dal 35 al 58%; confermando che strade più ordinate portano vantaggi anche ai commercianti; c’è stato un generale aumento delle vendite, con punte del 49% per alcune attività.

Altre misure introdotte nella città non sono state dedicate in particolare ai ciclisti, ma prevedono una generale moderazione del traffico. Si sono ad esempio create corsie riservate alle svolte a sinistra o a destra, o si è ridotto di molto lo spazio stradale dedicato alle automobili, lasciando il resto ai pedoni, come nella famosa Union Square; ne è risultata una diminuzione degli incidenti del 26%, e dai sondaggi il 74% degli utenti della piazza dichiara di preferire la nuova configurazione stradale alla vecchia. Altre zone prima riservate ai parcheggi per le automobili sono state pedonalizzate, con un aumento delle vendite nei locali commerciali adiacenti pari al 172%. Infine, si è pensato anche a migliorare il trasporto pubblico di superficie, creando delle corsie preferenziali per gli autobus che vanno ora il 20% più veloce, trasportando il 10% di persone in più.



Parlando degli USA, non poteva poi mancare un tocco di tecnologia: in alcune zone si stanno sperimentando dei sensori che rilevano la quantità di traffico e permettono di modificare in tempo reale la durata del rosso dei semafori, contribuendo a decongestionare le zone in cui si rimane incolonnati. Data la grandezza della città c’è ancora molto da fare. Il rapporto infatti si pone anche come una guida, o una raccolta di esempi per estendere queste misure a altre zone della città. I passi fatti finora sono comunque incoraggianti, e potrebbero segnare l’inizio di una rivoluzione culturale che contagi altre metropoli statunitensi e non solo.


                         * da www.amicoinviaggio.it , 29 maggio 2013

28 maggio 2013

Davvero possiamo permettere un cambiamento costituzionale ?

Appunti sugli scenari possibili per un cambiamento della Costituzione.
di Giovanni Chiambretto *
1 Premesse necessarie  per discutere del tema
Come già scritto   il sistema dei partiti in Italia, come lo avevamo vissuto dal dopoguerra, non esiste più. Al momento quasi tutte le più alte istituzioni sono occupate da una oligarchia collusiva ( il termine inciucio non è idoneo in quanto sminuisce la gravità e l’anomalia della situazione ) che appare agire con lo scopo di perpetuarsi adattando abilmente le proprie scelte per garantire se stessa ed i gruppi di interesse che la sostengono. Le più recenti scelte istituzionali sono state assunte in sedi imprecisate e comunque non nel dibattito parlamentare né nelle segreterie dei partiti.
Negli ultimi anni si sono già in parte tentate ed in parte realizzate forzature e modifiche parziali alle regole costituzionali ed alle consuetudini istituzionali. Si ricordi l’aggiramento di risultati referendari (sul ministero dell’agricoltura, sul finanziamento dei partiti prima , contro la privatizzazione dell’acqua e dei pubblici servizi più di recente ), il pareggio di bilancio in costituzione, la perdita di competenze dello stato nella tutela del paesaggio e dei beni artistici, la riforma elettorale  del 2005 che snatura la rappresentanza con modifiche  nettamente antiproporzionali (porcellum) . Movimenti tematici hanno espresso obiezioni ma il grosso del paese forse non se ne è nemmeno accorto.
La perdita di coesione sociale e di consenso sembra dilagare in maniera inarrestabile,  la capacità delle istituzioni di gestire l’esistente o di adeguarsi alle novità produttive, finanziarie e sociali sembra bloccata. Le conseguenze principali sembrano evidenti: al momento l’iniziativa resta nelle mani del gruppo di potere che occupa le istituzioni, l’oligarchia collusiva, che a causa della presenza elettorale imprevista del M5S, dopo le elezioni politiche ha dovuto rinunciare alla comoda finzione mediatica della contrapposizione centrodestra - centrosinistra in parlamento, mentre nelle scadenze elettorali  locali  sembra addirittura riprendere il sopravvento la sterile protesta dell’astensionismo .

2  Quanto può durare e dove può portare questa situazione?
Questo gruppo di potere è tenuto assieme dalla necessità esistenziale di non perdere il controllo dello stato, dei media e dei circuiti finanziari; ne fanno parte partiti costretti mediaticamente ad essere  contrapposti per non tracollare, è esposto a ricatti; ad esempio  una condanna per prostituzione minorile o l’ineleggibilità dichiarata ad un esponente politico può determinare una crisi istituzionale rilevante; le modifiche alla lettera ed alla prassi costituzionale vanno quindi preparate in sordina, gestite sul piano mediatico per renderle indolori e incomprese nelle loro vere conseguenze e devono essere sufficienti a ridare stabilità ad un sistema di partiti ed a gruppi di potere che li sostengono oggi  non più credibili.
La restrizione della rappresentanza ad un duopolio, che concorda regole, si spartisce risorse e ruoli, circondato oggi da partitini gregari e irrilevanti, quando non simulano un ruolo di oppositori di comodo, richiede vari interventi costituzionali “pesanti”:  il numero di seggi ottenuti non deve dipendere dai voti presi ma dalle forme di alleanza e dall’ annichilimento delle formazioni di vera opposizione, anche  con il graditissimo fenomeno dell’astensionismo. Il doppio turno alla francese  è considerato il più efficace: se si garantisce un sistema del tutto non proporzionale si può azzardare anche una riduzione dei parlamentari a spese delle sole eventuali opposizioni ( oggi il  M5S, domani chiunque sia ). Forme di presidenzialismo o di premierato favoriscono le tifoserie e annullano il confronto su programmi e progetti di società diversi che non devono fare più parte del confronto elettorale perché non ci sono progetti diversi da confrontare.  Non è gestibile una modifica parziale della Costituzione nella sua seconda parte che contraddica i principi della prima. E’ quindi del tutto verosimile che prossimamente qualcuno ponga sul tappeto il tema di una sostanziale riscrittura dell’intera Carta. L’abolizione della vecchia Costituzione  e la definizione di un nuovo e diverso patto fra cittadini, o meglio, di nuove regole fra chi comanda e chi ubbidisce. E’ Il passaggio a forme di postdemocrazia, la versione moderna del golpismo in cui media e corruzione sostituiscono i carabinieri e l’uso della forza.

3  Come si può annullare una Costituzione ed adottarne un’altra.
La storia è ricca di passaggi di questo genere. Senza arrivare ad Ottaviano Augusto, ma limitandoci a tempi più recenti,  basta ricordare il Cile di Pinochet, la Francia di De Gaulle, la Spagna del dopo Franco, i paesi dell’Est Europa dopo la caduta del muro di Berlino,  la cosiddetta Primavera araba, etc.

Le motivazioni, nobili o ignobili,  che permettono o giustificano cambiamenti istituzionali possono essere varie:
a) Una crisi sociale dirompente in corso in  cui le elite al potere si contrappongono ad una fase di modernizzazione, insieme ad  una crisi economica prolungata ( es.  la cosiddetta crescita che manca), o ad  una pressione dal basso per una diversa distribuzione delle ricchezze, o  ad una ridefinizione di assetti internazionali. E’ lo scenario a cui siamo più vicini.
b)  Una dinamica eversiva dell’esistente che si organizza e gestisce il passaggio dal di fuori delle istituzioni e delle consuete sedi di rappresentanza politica ( pericoli di estrema destra o sinistra sono però  poco probabili per l’Italia) .
c)  La promessa apparente di una cosa nuova, inaspettata e che porta ad un sollievo, a volte solo apparente, rispetto ad una situazione di  caos esistente e persistente. In astratto l’esempio degli stati uniti d’ Europa.

4     Le condizioni per gestire il passaggio costituzionale.
Chi si pone l’obiettivo di un sostanziale rivolgimento istituzionale deve tenere conto di alcune condizioni:
a)  È necessaria una base, anche solo  minoritaria, di consenso. Ad esempio non importa quanti ti votano ma che gli altri si astengano e non votino formazioni di vera opposizione. Nessun cambiamento delle regole del gioco è mai avvenuto con il solo uso della forza e senza una pur minima base di consenso. A seconda delle culture i catalizzatori del consenso possono essere diversi (economico, religioso, idealista come il nazionalismo, o altro ). Sicuramente anche la paura del “peggio” può giocare un ruolo determinante. Parliamo non solo delle élite, ma anche di gruppi sociali che possano avere l’idea od avere l’iillusione che, dato il caos perdurante, un cambiamento potrebbe creare, rafforzare o comunque garantire una specifica posizione sociale ed economica di privilegio. Oppure per paura siano spinti a ridare il sostegno ai responsabili stessi del caos di fronte all’incertezza.
b)  È però necessario il completo controllo del mainstream mediatico ( tv , giornali) e della parte vitale dell’apparato dello stato, meglio se di tutto. Nei media e nei nodi dello stato non possono esserci voci stonate. Ci si sta esercitando per rendere imbelle la comunicazione via web costruendo una propria area web di disturbo ( i politici alla Renzi che cinguettano scemenze su twitter è la conquista più avanzata ). 
Il consenso viene incanalato mostrando con più voci una narrazione che sappia spiegare quello che succede o che si vuole che succeda. Un esempio da ricordare fu la campagna mediatica che precedette la guerra in Irak. La criminalizzazione del nemico, la ricerca delle armi di distruzione di massa che non esistevano, la paura di una guerra generale che avrebbe compromesso anche il benessere dell’occidente, lo scontro fra civiltà, etc.  Il sistema mediatico italiano è da sempre allineato alle necessità dei poteri forti. Ricordiamo il ministero della propaganda fascista con le sue “veline” oppure oggi la rigida spartizione dei canali tv e dei giornali in accordo fra due partiti . Si  ubbidisce a chi paga,  perché da sempre la cooptazione del personale avviene sulla base di provata fedeltà (non al lettore, ma a chi comanda). Da questo punto di vista la macchina è già pronta.
Narrazione presuppone prendere per mano il pubblico e, come in un grandioso Truman Show, creare un mondo virtuale pervasivo ed onnipresente che  con notizie distorte o false e rigorose censure si porti il pubblico ad immedesimarsi in una recita finalizzata a fare accettare esiti che contraddicono l’interesse del pubblico stesso.

Ad esempio: i partiti di maggioranza continuano a incassare rimborsi elettorali (anche per spese non sostenute), gli interi stipendi e le diarie degli onorevoli, finanziamenti ingenti e bipartisan da privati ed industrie di cui poco si parla; utilizzano  auto blu e scorte, frequentemente vengono scoperti in fatti di corrotti e corruttori; mentre i grillini trattengono solo il necessario per mantenersi (a volte in coabitazione) a Roma. Non si scrive sui media cosa se ne fanno i partiti di tutte quelle centinaia di milioni di euro,da dove arrivano e a chi vanno  ma il punto diventa:  perché i grillini si tengono 2000 euro al mese per mangiare e dormire a Roma durante i lavori parlamentari?
Oppure: un parlamentare grillino (su 163) è stato espulso perché andava a Canale 5 a farsi prendere in giro per diffamare il suo movimento ( o  non si accontentava di 2500 euro ? ) mentre nel centrodestra sono già passati al gruppo misto una diecina di parlamentari, nel centrosinistra 101 parlamentari votano contro le indicazioni decise nel partito (quindi obbedendo a chi?), SEL va in coalizione, poi si toglie, poi si rimette nelle comunali,  per pure ragioni di convenienza ( quorum e premio ).  Non si scrive del  rigore dei grillini e di che circo equestre sono gli altri, ma il messaggio è: vedete che Grillo è un despota, i grillini si rompono.

Il sistema della narrazione simulata  è talmente pervasivo che alcuni giornalisti sembra che siano arrivati a crederci veramente: la integerrima giornalista di Report che chiede il rendiconto del blog grillino  forse ne è un esempio; oppure la signora Luxuria che, nel sabato del silenzio elettorale, si presta ad un ora di calunnie su RAI 3 contro il M5Stelle, poi al lunedì chiede scusa a Grillo per le “imprecisioni” involontarie, senza rendersi conto che la hanno semplicemente usata e presa per il culo. Ma non solo: una parte del pubblico ha talmente introiettato queste sciocchezze che si fa ventriloquo della mistificazione ripetendole, soprattutto sul web,  usando così  i social network  per rafforzare ulteriormente la manipolazione mediatica. Grillo e Casaleggio sono rimasti un po’ indietro sul tema..

5  Il controllo dell’apparato dello stato
Qui l’argomento è più delicato e più tecnico. Bisogna avere chiare alcune premesse. Parliamo di un apparato statale che per quanto riguarda le forze armate, la polizia, la burocrazia, gli organi esecutivi insomma, ha una struttura fortemente centralizzata e gerarchizzata dove a fianco del potere politico, in genere mobile e transitorio, si colloca una casta stabile che garantisce la continuità e l’efficienza dell’apparato. Questa casta è in genere cooptata per appartenenza di cordate; non è realistico chiamarli “servitori dello stato” anche se qua e la ci sono ottime figure. I gangli di questo sistema si intrecciano fra la politica, la riservatezza dell’attività nei ministeri e i centri decisionali dei poteri forti. Inoltre il sistema ha una vasta gamma di attività più o meno pubbliche. I cosiddetti misteri della trattativa stato-mafia ci hanno fatto intravvedere almeno le ombre riflesse di queste attività a largo spettro.

I servizi di sicurezza, ad esempio, sono il crocevia privilegiato di questi incroci. Oltre alle tradizionali attività di intelligence propriamente dette, sembra che la parte più rilevante dell’impegno dei servizi siano riservate all’ analisi delle fonti aperte ed alla formulazione di scenari possibili. Con fonti aperte intendo il filtraggio di notizie utili da tutto quanto non sia coperto da segreto e quindi stampa, televisioni, pubblicazioni, sondaggi, bilanci di aziende, etc. In questi ultimi anni poi, col diffondersi dei social network non è neanche più necessario violare la privacy di nessuno in quanto gli stessi partecipanti pubblicizzano i propri dati personali, le proprie preferenze estetiche, sessuali, commerciali e politiche in maniera sincera ed approfondita ( vedi chat e messaggi su facebook e skype) . Si parla di milioni di persone che si illudono di vivere in un paese dove si rispetti la privacy. Non è un caso che alla riunione di giugno del Gruppo di Bidelberg in Inghilterra parteciperanno anche il presidente di Google e il fondatore di Facebook.
Invece, per quanto riguarda la formulazione di scenari, è evidente che questi riguarderanno la situazione sociale e politica, le opportunità o i problemi commerciali, i rapporti internazionali e tutto quanto possa essere attinente all’elaborazione di strategie finalizzate. Non è anche qui un caso trovare una contiguità fra politica, grosse aziende, enti internazionali e media.
La vedo dura che un grillino possa essere eletto alla presidenza della Commissione Parlamentare per il controllo dei servizi di sicurezza ( Copasir ). A quel posto ci andrà qualcuno più “duttile” come lo furono Dalema e Rutelli. Ma staremo a vedere. Chissà, forse episodi inspiegati come la violazione della posta dei parlamentari  5Stelle, altri hackeraggi,  o l’attentato a Roma durante il giuramento del governo Letta, non sono riconducibili a situazioni in qualche modo etero dirette; comunque hanno fornito buon materiale di analisi.
Ad esempio possono aver offerto risposte ad alcune domande. Quale è la tenuta anche psicologica dei singoli parlamentari grillini se sottoposti ad una pressione personale diretta? Oppure, sapendo che sottotraccia in alcuni settori dei corpi dello stato cova una certa simpatia per il M5S, colpire un brigadiere dei Carabinieri può sopire questa simpatia? Teniamo nota per il momento, vedremo le evoluzioni. Ed anche se si trattasse solo di uno squilibrato massacrato dalla crisi si può sempre inventare una responsabilità  morale.  

6  I rapporti internazionali
Bisogna avere l’appoggio o per lo meno una chiara neutralità di istituzioni internazionali, di alcuni Stati decisivi nel contesto geopolitico dove ci si trova, della finanza internazionale e dei principali partner commerciali. Appena nominato Letta, il nipote, ha preso a girare l’Europa a chiedere sostegni alla singolare grosse koalition all’italiana. Se al tempo della guerra fredda i riferimenti a Mosca ed a Washington erano imprescindibili per gestire cambiamenti istituzionali locali, oggi il quadro è più complesso. L’appartenenza alla Unione Europea impone dei limiti di decenza alle modifiche istituzionali. Altro discorso sarebbe se ne uscissimo a seguito della sua frantumazione.

7   Accordo e coesione dei promotori nell’evitare i problemi veri
Infine e soprattutto bisogna impedire che il dibattito pubblico scivoli sui problemi veri del paese e le scelte alternative possibili ( es la TAV, le spese militari, la conversione ecologica, la connivenza in forme corruttive fra pubblico e privato, fra politica, imprenditoria e sistemi mafiosi). Al momento, per nostra fortuna, la coesione totale  non appare essere compiuta. Un serio rivolgimento istituzionale necessita di una regia coesa e di obiettivi chiari e condivisi. Chi si è raggruppato attorno al Governo Letta appare avere tutti gli strumenti in mano, compresa una maggioranza parlamentare che consentirebbe di aggirare la costituzione anche senza un referendum, ma non appare coeso ed ha ancora alcuni obiettivi a volte divergenti, se stiamo a sentire i personaggi pubblici. Chi sta dietro forse ha le idee più chiare, ma prima che questi escano fuori, bisogna che si inceppi la narrazione in corso e si squalifichino gli attuali portavoce pubblici.

Proprio per  il 29 maggio, nell’inconsapevolezza dei più ( compresi molti grillini che non hanno chiaro di che si tratti), il tentativo di avviare la demolizione costituzionale è stato pubblicamente annunciato ( ovviamente la chiamano “riforma” costituzionale) ; sarà un percorso lungo e tortuoso che può e deve essere fermato: abbiamo ancora il tempo per costruire un’altra narrazione e progettare un’altra Italia. Gli oppositori attualmente non sembrano avere una adeguata comprensione dei pericoli e proposte efficaci  che convincano il paese; urge portare alla luce la discussione.     
                       * del Gruppo Cinque Terre