3 febbraio 2017

Acqua, consumatori e movimenti: “Lo studio presentato da Utilitalia è una manovra lobbistica a danno dei cittadini”



Secondo l'associazione Codici il Blue book realizzato con il contributo di Cassa depositi e prestiti "è un modo per chiedere all’Autorità più soldi" che però "andranno a nutrire ulteriormente l’inefficienza del management". E anche per il Forum dei movimenti per l’acqua, tra i promotori del referendum del 2011, la cura proposta è peggio della malattia


Sul fatto che il sistema idrico italiano abbia grossissime e preoccupanti falle sono tutti d’accordo. Le divergenze, che spesso finiscono in veri e propri scontri, nascono quando si deve decidere come uscire dall’impasse: da una parte c’è il settore che chiede più soldi per fare investimenti, soldi che dovrebbero arrivare dall’aumento delle bollette dell’acqua, dall’altra ci sono le associazioni che difendono i consumatori secondo cui le tariffe sono già troppo alte a fronte di un servizio pessimo se non addirittura pericoloso per la salute. Ad accendere di nuovo la miccia è questa volta lo studio Blue Book, promosso da Utilitalia e realizzato dalla fondazione Utilitatis con il contributo scientifico di Cassa depositi e prestiti. Uno studio contro cui si sono scagliate le associazioni dei consumatori e i movimenti a difesa dell’acqua. Nel mirino in particolare la parte in cui si sostiene che per risollevare il settore l’unica soluzione è una politica tariffaria “full cost recovery”: alzare il prezzo dell’acqua per i cittadini e adeguarlo a quello medio europeo che sarebbe più alto.

“Non possono essere i consumatori a pagare 5 miliardi di investimenti all’anno, fabbisogno stimato da Utilitalia”, dice l’associazione Codici che spiega: “Ci sono città che arrivano a pagare cifre sproporzionate per un servizio che non viene loro offerto, per un’acqua che è ben lontana dall’essere potabile, eppure pagano per una depurazione che non viene effettuata”. Dunque, continua Codici, lo studio di Utilitatis non è altro che “un ulteriore strumento per fare azione di lobby e per chiedere all’Autorità più soldi per fare investimenti”. Senza contare che queste maggiori risorse, alla fine, “non equivalgono ad investimenti necessari ed utili” ma “andranno a nutrire ulteriormente l’inefficienza del management che viene collocato ad hoc da nomine politiche nazionali e locali, ingrossando ulteriormente le fila del clientelismo”. Contattata da ilfattoquotidiano.it, Utilitalia non ha voluto commentare.

Ma a contestare il Blue Book c’è anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, tra i promotori del referendum del 2011 sull’acqua pubblica, secondo cui la cura proposta dallo studio è peggio della malattia: “Se da una parte l’analisi dello stato dell’arte risulta condivisibile, ovvero bassi investimenti, reti vecchie con dispersione elevatissima e ritardi nella depurazione, descrivendo così un sistema gravemente malato, è la cura prospettata ad essere peggio della malattia”. Il Forum snocciola quindi i dati sulle tariffe idriche che emergono dai vari studi di settore, dati considerati “tra i più rilevanti nel panorama europeo e tra i più elevati rispetto agli altri servizi pubblici locali”: +100 % tra il 2000 e il 2016 (dati Federconsumatori ottobre 2016); +61,4 % tra il 2007 e il 2015 (dati Dossier Cittadinanzattiva 2016); +85,2 % tra il 2004 e il 2014 a fronte di un’inflazione nello stesso periodo che in Italia è stata del 23,1 % (dati Cgia di Mestre Luglio 2014). “Ciò sta provocando un aggravio sulla spesa delle famiglie che è giunto al limite della sostenibilità economica soprattutto per quelle fasce della popolazione fortemente toccate dalla crisi”, dice il Forum. Sulla stessa linea il Codacons: “Oggi le tariffe idriche in Italia sono elevatissime a fronte di un servizio che, specie nel sud, lascia molto a desiderare”. In sostanza “i cittadini pagano sempre di più per ricevere sempre meno in un comparto, quello dell’acqua, che rappresenta un settore essenziale e un bene primario per la collettività”.

In realtà a ritenere che le tariffe debbano essere più elevate è anche l’Autorità per l’Energia e il sistema idrico (Aeegsi), che però ritiene anche che comunque servano misure aggiuntive. Le stime di settore dicono infatti che per recuperare l’attuale insufficienza infrastrutturale e per mettersi in regola con gli adempimenti comunitari, occorrono investimenti per oltre 25 miliardi di euro nei prossimi 5 anni. “Una spesa così rilevante è difficilmente sostenibile con le sole tariffe. Per questo, insieme alle misure tariffarie, l’Autorità ritiene opportuno lo sviluppo di nuove opzioni finanziarie integrative e innovative quali, ad esempio, l’introduzione di hydrobond (titoli obbligazionari vincolati al finanziamento di piani di investimento), titoli di efficienza idrica e fondi nazionali, locali o ancor meglio di garanzia”, ha spiegato Alberto Biancardi, membro del collegio dell’Aeegsi, in un’intervista rilasciata a Elementi, il periodico del Gestore dei Servizi Energetici (Gse).

Per cercare di trovare la quadra, a ottobre scorso il governo ha emanato il decreto sul bonus acqua, che prevede “la tariffa sociale” per chi non ce la fa a pagare la bolletta. L’obiettivo è quello di permettere a chiunque di continuare a bere, lavarsi, cucinare anche in caso di morosità. Tuttavia anche in quel caso i consumatori hanno protestato ritenendo che il meccanismo farà salire le tariffe e deresponsabilizzerà i gestori del servizio.

*       da ilfattoquotidiano, 3 febbraio 2017

1 febbraio 2017

World Economic Forum di Davos: l’emergenza clima è nella top list delle criticità a livello globale






A Davos, in Svizzera si è concluso il 20 gennaio 2017  l’annuale appuntamento del World Economic Forum (WEF), che ha richiamato un selezionato numero di importanti manager e uomini d’affari insieme a politici, intellettuali, economisti, protagonisti del tech e del giornalismo su scala globale, dirigenti di ONG e organismi internazionali.

L’iniziativa, lo ricordiamo, è nata nel 1971 per volere dell’economista ed accademico Klaus Schwab che ancora oggi la presiede.


Durante l’incontro, il WEF organizza discussioni e forum per affrontare le principali tematiche politiche ed economiche del momento ponendo attenzione anche ad argomenti correlati all’ambiente e alla salute e presentando diversi rapporti di ricerca suddivisi per argomenti, che sono il risultato dell’impegno dei suoi membri.

Focus di quest’anno è stato il tema “Leadership responsabile e reattività” in tutti i campi, e grande attenzione è stata posta ai temi correlati ai cambiamenti climatici.

Tra i protagonisti più attesi, il presidente cinese Xi Jinping, che ha annunciato quanto importante e prioritario sia l’obiettivo, per la Cina di una leadership responsabile anche dal punto di vista ambientale.

Va detto che il World Economic Forum si considera “impegnato a migliorare la condizione del mondo” e si sforza di essere imparziale e privo di vincoli di natura politica, ideologica o nazionale.

A indicare come il clima sia una delle principali minacce ad impatto globale è  stato il 12esimo Global Risks Report 2017, pubblicato dal World Economic Forum che, per tradizione, diventa ogni anno il punto di partenza del summit di Davos.

Il Report,  si fonda sulle valutazioni di  750 esperti che hanno analizzato 30 rischi a livello globale. Il risultato è che fra i le 5 principali criticità che hanno un impatto a livello  globale, 4 sono relativi all’ambiente e in particolare sono connessi ai cambiamenti climatici. Pertanto, secondo gli esperti, si registrano il fallimento delle misure di mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici,  gravissime crisi idriche, eventi meteo estremi, disastri naturali.
Per conoscenza, ma soprattutto per renderci meglio conto, il V rischio per il 2017 riguarda le armi di distruzione di massa.

Secondo Il Rapporto, i rischi climatici sono strettamente interconnessi con altre emergenze globali e disuguaglianze sociali e possono  aggravare i rischi geopolitici e sociali come i conflitti nazionali o regionali, l’aumento dei profughi climatici (21,5 milioni l’anno secondo l’UNHCR) e le migrazioni involontarie, in particolare nelle aree geo-politiche più fragili.

Secondo la responsabile del WEF, Margareta Drzeniek-Hanouz, “E’ necessaria un’azione urgente tra tutti i leader per identificare i modi per superare le differenze politiche o ideologiche e lavorare insieme per risolvere le sfide più critiche”.

Se da una parte il Rapporto evidenzia come nel corso del 2016 sia migliorata la consapevolezza e il numero dei paesi (compresi USA e Cina) impegnati nella battaglia contro le emissioni dei GAS serra, dall’altra viene chiaramente detto che, sulla base dei monitoraggi e delle analisi,  i cambiamenti sono ancora troppo lenti. Anzi: le emissioni globali di gas serra (GHG) sono in crescita, attualmente di circa 52 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti all’anno e il 2016 sarà ricordato come l’anno più caldo secondo l’analisi provvisoria dell’Organizzazione meteorologica mondiale.

Il WEF indica, però, come invertire questo trend: per mantenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi e limitare i rischi conseguenti al cambiamento climatico, il mondo, dovrà ridurre le emissioni di CO2 tra il 40 e il 70% entro il 2050 ed eliminarle per il 2100 e per questo sarà necessaria una cooperazione globale che dovrà coinvolgere tutti gli stati.

Il discorso pubblico sul riscaldamento globale è ormai slittato da tempo dalla scienza alla politica e lo studio non fa mistero dei ‘rischi politici’ in Nord America e in Europa a seguito dell’elezione di Trump e con il voto imminente in alcuni Paesi chiave come Francia e Germania.

Il problema, come leggiamo nei report disponibili e condivisi nel sito istituzionale del Forum, sta nella difficoltà dei leader a intraprendere azioni in modo sinergico superando le differenze ideologiche e politiche e gli interessi di ognuno.

Solo lavorando insieme consapevoli che questa emergenza è davvero molto importante anzi prioritaria, si può sperare di arrivare a delle soluzioni per salvare la Terra. In questo scenario, oltre alla cooperazione,  la condivisione dei saperi e delle conoscenze, sono fondamentali e anche noi di eHabitat, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare in modo che questo avvenga. L’informazione è alla base della sensibilizzazione.


* da    ehabitat.it , 30 gennaio 2017