14 agosto 2010

L’illusione nucleare


di Massimo Marino


Distribuendo volantini contro il ritorno del nucleare al concerto degli U2 mi sono imbattuto in un giovane ingegnere nucleare neolaureato, come me in frenetica attesa di Bono, con cui ho intrattenuto una lunga e tranquilla discussione al termine della quale, finite le mie pacate contestazioni alla sua convinta idea che il nucleare è conveniente e perfino ecologico perché non dà gas serra, mi ha dichiarato che in fin dei conti sposiamo la stessa causa, la tutela dell’ambiente, sebbene percorrendo strade apparentemente diverse. Al di là della necessità di giustificare, prima di tutto a se stesso, 5-6 anni del proprio impegno universitario per una qualche prospettiva di lavoro, il colloquio mi ha convinto a riprendere parola dopo almeno 20 anni su un tema che, sembra, possa tornare di attualità.


Di giovani laureati in quest’area tecnologica l’Italia non ha mai smesso di produrne (qualche decina all’anno in 4 università o politecnici ) neppure nel corso dei due governi di centro-sinistra , con qualche sbocco lavorativo all’estero, nell’est europeo, dove l’Enel si è data da fare malgrado il referendum ed in poche, marginali attività ad esempio nel settore sanitario che fa uso di radio isotopi.

E’ un fatto che i giovani italiani nati dall’ inizio degli anni 70’, più o meno tutti quelli oggi sotto i 40 anni, di nucleare hanno avuto possibilità di discutere con qualche serietà poco o nulla, appena sfiorati nell’adolescenza dai 2 gravi incidenti di Three Mile Island (1979) e di Chernobyl (1986), visto anche che degli altri 130 incidenti che hanno coinvolto le 440 centrali attualmente in attività si rivela e si informa poco o nulla (sulla gravità, sugli effetti ambientali e sanitari, sui costi).

E’ bene quindi ricominciare dall’inizio, a partire dall’unica apparente verità a favore del nucleare, dalle altre mezze verità distorte, fino alla sequenza di balle che i fautori del nucleare “esperti “ o “politici” che siano, hanno ripreso a raccontarci.


Il nucleare e i gas climalteranti

Le centrali nucleari servono a produrre energia elettrica e a niente altro ( a parte il possibile uso militare delle scorie ). Nel mondo i 440 reattori in funzione (dei quali il 10-15% mediamente fermi per manutenzione, guasti, incidenti) producono circa il 16% del fabbisogno elettrico del pianeta prevalentemente in sostituzione di carbone e di derivati del petrolio. L’emissione di CO2 è in effetti vicina a zero, (come per idroelettrico, eolico e fotovoltaico ), e dalla loro attività, oltre a grandi quantità di acqua più calda e costanti piccole emissioni di radionuclidi, nella norma si ottiene di risulta grandi quantità di rifiuti radioattivi solidi e liquidi che mantengono in parte consistente i loro micidiali effetti per migliaia di anni e che da 40 anni si accumulano, quasi sempre “provvisoriamente”, da qualche parte.


L’unica verità dei nuclearisti è però una non verità. L’emissione di gas serra di origine antropica è data dall’insieme dei consumi energetici che danno emissioni in atmosfera (in particolare per trasporti, riscaldamento, attività produttive). In termini di fonti primarie gli 11.000 MTEP (Milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di consumi energetici totali annui del pianeta utilizzano Petrolio (30%), Carbone (30%) , Gas (20%) , Rinnovabili (14%), Nucleare (6%).

In altre parole, se con una bacchetta magica del cattivo di Harry Potter tutta l’elettricità fosse ottenuta dal nucleare, per l’Italia occorrerebbero almeno 44 impianti di nuovo tipo ( per coprire quasi 70.000 MW al 2018 ) invece dei 4 previsti dal governo (circa 6400 MW) , cioè almeno 2 per ogni regione italiana. Nel mondo occorrerebbero almeno 2800 impianti di nuova taglia invece dei 440 attuali .

Se il miracolo avvenisse però la nostra atmosfera quasi non se ne accorgerebbe: Le emissioni di CO2 totali si ridurrebbero all’incirca del 5 %, molto, ma molto meno di quanto ci prefiggevano i timidi governanti del G8 e gli altri per il 2020. Ci sarebbe un vantaggio solo per le aziende del settore nucleare che avrebbero abbondanti dividendi da distribuire e forse per il mio amico neoingegnere che troverebbe lavoro probabilmente molto più vicino a casa.


A chi vi parla di un nucleare “ambientalista” rispondete quindi con tranquillità che si tratta di una incredibile cazzata (potete dirlo anche in TV, in Italia la parola è permessa..). Ditelo anche al senatore PD Veronesi, alla comunista Margherita Hack ( esperta di astrofisica ma non di problemi energetici), ai 70 piddini che chiedono a Bersani di ripensarci, all’ex legambientino in carriera Chicco Testa. Con Berlusconi lasciate perdere, è molto meno stupido di quanto sembra, sa benissimo che è una cazzata ma gli riesce naturale raccontare palle...


Servirebbe invece che qualcuno di costoro si occupasse seriamente di trasporti, in particolare degli autoveicoli il cui numero si dice che raddoppierà nel mondo dai quasi 700 milioni attuali a 1400 milioni entro il 2030 se qualcuno non sarà in grado di correggere almeno un pò questo sciagurato e autolesionista modello di mobilità di uomini e merci su gomma basato sulla combustione di idrocarburi vari. Malgrado un sacco di chiacchiere sull’auto ecologica, non è cambiato quasi nulla , in particolare nel nostro paese, che mantiene il penoso record nel mondo del più alto numero di auto/abitante circolanti ( 61/100) insieme a quello dei sindaci inadempienti nel tutelare la salute pubblica.


Per dare l’idea della incapacità dei nostri governanti (di destra, di centro e di sinistra) è di questi giorni la notizia che a New York l’80% degli abitanti non possiede un auto, che il sindaco, miliardario, Michael Bloomberg (repubblicano liberal oggi indipendente ), è uso andare in ufficio in metrò, che ha fatto costruire 300 km di piste ciclabili ed ha di recente totalmente pedonalizzato Time Square. E dal 2009 svolge felicemente il suo terzo mandato. Un idea per Chiamparino, che potrebbe farsi ospitare a Manhattan nel loft dell’amico Veltroni e vedere un po’ come si possa governare una moderna metropoli occidentale.


La quarta generazione

Ho sentito esperti, parlamentari e perfino ministri, di destra, centro e sinistra dichiararsi favorevoli al nucleare, ma solo a quello che sta arrivando “di quarta generazione”. Anch’io sarei tentato di farmi musulmano se avessi una qualche concreta possibilità di avere in serbo 72 mogli vergini nell’al di là o di ripiego almeno un posto riservato e sicuro accanto agli angeli per l’eternità in paradiso ma almeno per il nucleare è bene un po’ di serietà e di piedi per terra.


La prima generazione di reattori, costruita negli anni 50-‘70 è stata quella dei piccoli prototipi, qualche decina di MW (megawatt) di potenza nominale (il più grande nel mondo fu quello italiano a Latina di 210 MW).

La seconda generazione, di taglia industriale, in genere fino ai 1000 MW è quella dei reattori costruiti nei 30 anni successivi, fino al 2000, cioè la quasi totalità di quelli attualmente funzionanti nel mondo. I loro 3 difetti, da tutti universalmente riconosciuti, sono la mancanza di sicurezza intrinseca, cioè la possibilità di avere incidenti di rilevante gravità (come i 2 citati, a parte gli altri 130 ”minori”), l’inevitabile produzione di scorie radioattive che ci lasciano in eredità per alcune migliaia di anni, i costi esorbitanti per il decommissioning cioè per il loro smantellamento e la loro custodia per altre centinaia di anni. Dall’inizio del 2000 si è avviata così la costruzione, in corso, di alcuni, pochi, nuovi impianti (in Francia, Cina, Finlandia ), detti di terza generazione, nei quali il “cuore del reattore” sarebbe più tutelato, con strutture di protezione più grandi e solide e strumentazione di controllo più rafforzata. Poiché tali accorgimenti aumentano di molto i costi di costruzione e gestione si pensa di aumentare il rendimento (cioè contenere l’aumento dei costi) aumentando la taglia sopra i 1000 MW ( i reattori francesi EPR della AREVA, previsti anche per i 4 italiani sarebbero da 1600 MW) e raddoppiare la durata (presunta) fino a 60 anni.

Sebbene si siano già previsti costi esorbitanti di 4 miliardi di euro a impianto, quello finlandese (il primo nel mondo da 1600 MW ) sembra stia arrivando ad un costo di 6-7 mld, cioè totalmente fuori mercato. Nel corso del G8 di Siracusa dell’aprile 2009 fonti ministeriali italiane dichiaravano: "L'energia nucleare perde quote di mercato, passando dal 15 per cento nel 2006 al 13 per cento entro il 2015 e al 10 per cento entro il 2030. La quota di energia rinnovabile aumenterà considerevolmente, passando dal 18 per cento del totale di energia elettrica nel 2006 al 20 per cento nel 2015 e al 23 per cento nel 2030".

Un recente articolo del New York Times, citando uno studio americano di John Blackburn, docente di economia della Duke University dice che se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è già evidente: costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora (12,3 centesimi di euro/kwh ); senza il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse. Inoltre se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze di continuità delle erogazione elettriche di un intero Stato.

Mark Cooper, analista economico all'Università del Vermont conferma che i costi di produzione di una centrale nucleare sono in continuo aumento, quelli delle alternative in continua discesa. Insomma, cosa ci darà la terza generazione lo sapremo, se verranno costruiti un numero significativo di impianti, fra qualche decina di anni, comunque dopo il 2020 di sicuro.Va notato che i nostri politici imbroglioni filonucleari parlano nei nostri talk-show della terza generazione come di un qualcosa riguardante un presente ormai in superamento mentre i primi di questi impianti come quello finlandesi sono ancora in costruzione oggi.

Gli impianti di quarta generazione sarebbero un po’ la somma del paradiso dei cattolici e di quello degli islamici. Il GIF ( Generation IV International Forum ) creato nel 2000 da 10 Paesi al fine di sviluppare questi sistemi (con a capo gli USA di Bush che nel 2005 ridette impulso al nucleare promettendo forti incentivi), a cui si sono aggiunti l’EURATOM e recentemente Russia, Cina e altri 2 organismi internazionali (INPRO e GNEP) ha definito una decina di requisiti di base:

1) massimo utilizzo del combustibile 2) minimizzazione dei rifiuti radioattivi 3) basso costo dell’impianto 4) rischio finanziario equivalente a quello degli altri impianti energetici (da ridere..) 5) sicurezza e affidabilità tali da avere una bassa probabilità di danni gravi al nocciolo 6) tollerare errori umani anche gravi 7) in conseguenza non dovranno richiedere piani di emergenza non essendoci rischio (da piangere..) 8) resistenza e protezione contro qualunque tipo di attacco terroristico 9) garanzia contro la proliferazione di usi militari 10) naturalmente.. nessuna emissione di radionuclidi in atmosfera.

La conseguenza di questo approccio “realistico”, ispirato dalla potentissima lobby di un nucleare in estinzione, che in parte coincide sempre più con quella del petrolio, che come una potente sanguisuga affida poi i costi dei progetti e chiede risorse agli Stati ed Enti pubblici nazionali ed internazionali, è la marginalità delle risorse e dell’impegno sulle fonti rinnovabili in molti paesi, forse con l’eccezione della sola Germania e in parte della Spagna. Ed evitiamo qui di parlare degli inconfessati interessi militari che porteranno alla proliferazione di armi nucleari ed a possibili guerre di dissuasione per il loro contenimento. I costi complessivi per la ricerca e per l’avvio ipotetico di questa eventuale quarta generazione che si indica vagamente attorno al 2040, non chiedeteli; nessuno li sa, nessuno ci prova neanche a calcolarli..in fin dei conti che importanza ha.? L ’importante è che se ne parli al popolo nei nostri talk-show della sera…

Se andiamo al di là della propaganda e ci atteniamo ai fatti lo scenario del nucleare, in particolare in Europa è molto chiaro: il nucleare è o è stato presente in 15 su 27 paesi, in 12 non esiste. C’è un blocco di paesi (Germania, Spagna, Svezia, Italia ) che sono di fatto in decommissioning cioè verso lo smantellamento di quanto costruito in passato. Tre paesi dell’est, Bulgaria , Romania, Slovacchia usati come ultime chances dell’industria del settore, specie francese, vorrebbero costruirne di nuove, la Finlandia sta continuando a spostare in avanti (l’ultimo rinvio dal 2009 al 2011) il completamento dell’unico impianto europeo realmente di terza generazione i cui costi si sono già dimostrati fallimentari. L’Italia berlusconiana conferma, insieme ad un eccesso di semplicismo e ignoranza sconfortante, la sua già più volte sottolineata anomalia: l’assenza di una forza ecologista di un qualche rilievo che abbia voce sui media e nell’opinione pubblica, insieme all’inconsistenza e alla subordinazione nell’ ambito culturale e tecnico-scientifico delle forze di sinistra. Non è un caso comunque che, malgrado le potenti spinte al boicottaggio e le scarse risorse, le rinnovabili si fanno comunque strada per le loro potenzialità e i vantaggi, che non sfuggono ad una parte degli imprenditori (e neppure alle varie mafie del nostro paese che hanno un idea chiara di dove si possono fare soldi..).

Quella nucleare si conferma comunque al momento come una tecnologia declinante, condannata comunque a gestire quote del tutto marginali del settore energetico con costi crescenti, ininfluente nell’intervenire sulle problematiche dei gas climalteranti, mentre resterà però, per molti decenni almeno, il pericolo ambientale sotteso agli impianti esistenti. Constatazioni che rendono ancora più necessaria e urgente la costruzione di un ampio fronte di opposizione, promosso dagli ecologisti, che spazzi via definitivamente dalla storia del nostro paese questo incubo e apra la strada verso la transizione ad una nuova frontiera.

12 agosto 2010

In difficoltà il governo giallo-nero in Germania

di Massimo Marino

Gli ultimi sondaggi danno Spd e Verdi in aumento

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A un anno dalle elezioni politiche che hanno visto il successo della coalizione CDU/CSU (democristiani) - FDP ( liberali conservatori ) ed il crollo dell’ SPD (socialdemocratici) è sempre più precario il governo nero-giallo tedesco dilaniato da aspri conflitti interni. I Liberali hanno spinto davvero per una sterzata liberista, proponendo tagli alle tasse nel bel mezzo della crisi e una riforma che toccherebbe il sistema sanitario, bloccati dalla resistenza della CDU e dalla ostilità di più dell’80% degli elettori.

La coalizione ha mostrato una scarsa coesione interna, con continue liti tra i vari esponenti del governo scontentando un po’ tutti: gli elettori moderati, attirati dalla Merkel centrista della precedente grosse-koalition; ma anche quelli pro-business, delusi dall’incapacità del liberale Guido Westerwelle di portare a casa le cosiddette riforme.

Il risultato è una popolarità bassissima per l’esecutivo (36%), con il leader della FDP che non fa che far parlare di sè con uscite provocatorie e roboanti, che molti associano allo stile Berlusconi, fuori dagli schemi della politica tedesca, ancora legata ad uno stile compassato; atteggiamento che, a differenza dell’ Italia, lo ha relegato agli ultimi posti della graduatoria ed al tracollo del suo partito nei sondaggi. Certo alle elezioni mancano ancora tre anni, e tutto può cambiare molto velocemente.
Anche l’Afghanistan crea problemi. La Germania e' oggi il terzo piu' grande contributore di truppe straniere in Afghanistan dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, con circa 4.500 soldati dispiegati nel nord.
Nel settembre 2009 il bombardamento perpetrato dai caccia Usa a Kunduz, dietro l'ordine del comandante tedesco, contro due autocisterne rubate da un gruppo di ribelli provoco' l'indignazione della Germania. Novantuno persone, giunte nei pressi delle autocisterne per tentare di portare via un po' di carburante , persero la vita nel raid. Il ministro della Difesa di allora rassegno' le proprie dimissioni, il comandante delle forze armate venne invitato a lasciare il proprio posto dopo le pressioni del nuovo ministro Karl-Theodor zu Guttenberg, che defini' il raid ''inappropriato militarmente''.
L’indignazione ha portato all' indennizzo di 430 mila dollari offerti dalla Germania alle 86 famiglie delle vittime del raid. ''Ogni famiglia ha ricevuto 5 mila dollari. Questa somma non e' un risarcimento legale ma costituisce un aiuto dal punto di vista umanitario'', ha spiegato il ministero della Difesa in una nota diffusa da Berlino mentre in molti si chiedono che ci stanno a fare i soldati tedeschi nel paese straniero.

Ma l’ultimo terreno di scontro nella maggioranza infuria sul tempo di estensione di vita delle attuali centrali nucleari funzionanti, uno dei punti centrali dell'alleanza di centrodestra imposto dai liberali dopo l'esaurirsi della Grosse Koalition SPD - CDU/CSU che aveva confermato la graduale fuoriuscita della Germania dal nucleare, imposta precedetemente dai Verdi. Al centro della bufera c'è il ministro democristiano all'ambiente Norbert Röttgen che ha proposto una proroga di "soli" 8 anni per le centrali nucleari arrivate ormai a "fine vita" ma contro questa ipotesi si è scagliato il suo gruppo parlamentare dell'Unione Cristiano Democratica, insieme al ministro dell'economia e ai Lander del sud amministrati da ferree maggioranze conservatrici e preda della forte influenza degli industriali del settore, che chiedono che la durata di vita operativa delle vecchie centrali sia estesa, in media, per altri 14 anni.

Lo scontro porta acqua all’opposizione ed in particolare ai Verdi. Mentre il predecessore di Röttgen, l'ex ministro dell'ambiente tedesco Sigmar Gabriel affonda il coltello nella piaga nucleare del governo nero-giallo ribattezzato ironicamente "Ape Maya", la leader dei Grünen tedeschi, Claudia Roth, annuncia un « autunno molto caldo» per la coalizione Ape Maya, se proverà davvero ad estendere la durata di vita delle centrali nucleari per 14 anni: «Se seminano vento atomico, allora raccoglieranno la tempesta di un popolo. Saranno decine di migliaia a scendere nelle strade in segno di protesta e milioni di elettori voteranno contro questa follia nel 2011 alle elezioni nazionali».
Un sondaggio Ard-Deutschlandtrend, riportato anche dallo Spiegel , dà ragione clamorosamente ai Grünen : se si votasse oggi Spd e Verdi avrebbero per la prima volta la maggioranza dal 2002, con il 48% dei voti, e grazie al successo dei Verdi, avrebbero la maggioranza parlamentare senza neanche i voti della Linke.
I socialdemocratici sarebbero ormai al 31% (ben lontani dal minimo storico del 23,5% del settembre 2009), più o meno come la Cdu/Csu della canceliera Angela Merckel in picchiata di consensi, ma soprattutto i Verdi attualmente stabili attorno al 12% ( elezioni europee e federali del 2009) raggiungerebbero addirittura il 17%, proprio grazie all'avversione degli elettori tedeschi al rilancio del nucleare rosicchiando consensi a sinistra, fra i socialdemocreatici e perfino nei moderati e negli astensionisti . I Verdi non vogliono mollare: hanno annunciato che si rivolgeranno alla Corte Costituzionale se il governo tenterà di bypassare il Bundesrat per far passare le nuove norme sulla proroga delle centrali nucleari. Al Bundesrat il centro-destra non ha più la maggioranza e il governo della Merckel non riuscirebbe a passare quelle forche caudine. Inoltre i Grünen hanno fatto i conti in tasca alla bolletta nucleare e hanno scoperto che i consumatori tedeschi nel 2010 pagheranno un miliardo di euro in più. Il vicepresidente dei Verdi al Bundestag, Bärbel Höhn, ha spiegato su Deutschlandfunk che gli aumenti fatti dalle imprese energetiche sono ingiustificati e che i prezzi all' European Energy Exchange di Lipsia sono in relatà addirittura calati del 40% negli ultimi due anni: “ I consumatori e le utenze con consumi più bassi dovrebbero avere bollette inferiori “ e i costi delll'energia rinnovabile non centrano nulla. Ingrid Nestle, portavoce per le questioni energetiche dei Verdi in parlamento, ha detto che giganti energetici come la RWE abusano dell'argomento delle energie rinnovabili per mungere i loro clienti. Il colosso energetico tedesco ha annunciato un aumento delle bollette elettriche del 7,3% per circa due milioni di famiglie indicandone la causa nei costi più elevati in parte legati allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili. « Ma in realtà - spiega la Nestle - le oscillazioni di prezzo servono solo a rendere più redditizia la produzione di elettricità delle centrali nucleari. L'attenzione sull'energia nucleare sta anche bloccando l'espansione delle energie rinnovabili ».

Fra i pochi commentatori che confrontano la situazione tedesca con quella italiana (Spiegel compreso) emergono tre riflessioni:

La prima è che il sistema proporzionale (che consideriamo il vero sistema della democrazia) con la soglia di sbarramento funziona, nel senso che riflette davvero le modifiche dell’orientamento degli elettori (anche in Germania ci sono almeno una decina di forze minori che però vengono contenute di volta in volta dal quorum).

La seconda è che non ci sono paragoni fra la socialdemocrazia tedesca ed il nostrano PD. Mentre in Germania si discute di sussidi alla disoccupazione, di diverse visioni del sistema sanitario, del modello energetico (nucleare o rinnovabili) e su questo gli elettori di volta in volta scelgono, in Italia si discute dell’appeal di Bersani, dell’orecchino e della vocazione poetica di Vendola, della supposta simpatia di Chiamparino nelle aree più moderate e nessuno si azzarda a spiegare se c’è e quale è la reale differenza programmatica fra i nostri tre e nell’eventuale confronto con il centro-destra di Berlusconi e Bossi. Con la conseguenza che in Germania l’orientamento degli elettori cambia drasticamente mentre in Italia la debacle del governo non sembra avvantaggiare per nulla quello che una volta si chiamava centro-sinistra ma al massimo un nuovo pasticcio centrista basato sul difficile connubio fra Fini, Casini, Rutelli, e qualche pezzetto di poteri forti che gli possano dare credito.

La terza è la costatazione dell’ anomalia italiana, di cui abbiamo più volte indicato le cause nella mancanza di progetti e di leaderchip realmente alternative che producono il successo di formazioni dai contenuti indefiniti o populisti come le formazioni di Di Pietro e di Grillo o dell’ennesimo gruppo neocentrista in formazione e l’assenza invece, in un panorama di permanente frammentazione, di una forza ecologista autonoma, radicale e autorevole.
L’eventuale ultreriore avanzata dei Verdi tedeschi è significativa: dopo la Francia si tratterebbe del secondo più grande paese europeo, insieme ad altri minori, dove gli Ecologisti diventerebbero stabilmente la terza forza politica, un nuovo terzo polo condizionante le politiche declinanti di conservatori e socialdemocratici, indicando un nuovo scenario possibile per l’intera l’Europa.

9 agosto 2010

Lista Civica CITTADINICONVOI - Verbania (VCO): incontro con Massimo Marino


SERATA DI POLITICA NUOVA con Massimo Marino del Gruppo delle Cinque Terre !!!!!!!!!!

Organizzato dalla Lista Civica "Cittadiniconvoi" si è svolto Venerdì 30 Luglio alle ore 21, presso la sede della S.O.M.S. di Trobaso, un incontro informale con Massimo Marino, uno dei fondatori del Gruppo delle Cinque Terre per la Costituente ecologista, già membro della Direzione Nazionale dei Verdi, da cui si è poi staccato circa 16 anni fa, a cui hanno presenziato un buon numero di persone, fra le quali oltre ad alcuni "cittadini" anche rappresentanti di partito, come i Verdi, Sinistra e Libertà e Partito Democratico.

La serata, rivelatasi molto interessante, aveva come tema principale l'esposizione del programma di questo gruppo che si propone di aggregare su un nuovo progetto a trazione ecologista, le molteplici forze gravitanti nell'alveo degli ambientalisti e dei propugnatori di un nuovo e diverso modo per intendere sia il fare politica che i suoi contenuti che non dovranno assolutamente prescindere dalla deriva ecologista.

I punti salienti di questo programma, si pongono un obiettivo molto ambizioso, quale quello di aggregare tutte quelle forze a matrice ecologista che non si riconoscono più in una politica vecchia e priva di prospettive, per arrivare a numeri tali da condizionare ogni possibile governo, come già avviene in Francia ed in Germania, per non parlare dei paesi scandinavi e, perché no, di porsi in un futuro prossimo come forza maggioritaria.

Leggi tutto…..: http://www.cittadiniconvoi.it/sito/politica/318-marco-sconfienza

8 agosto 2010

U2 a Torino:Pride in the name of love

La più famosa canzone dedicata a Martin Luther King, il leader pacifista per i diritti civili ucciso a Memphis il 4 aprile 1968.


La canzone era stata inizialmente pensata per il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, famoso per il suo orgoglio.
Dopo alcune riflessioni, Bono, autore del testo, decise di cambiarlo poiché Reagan, a suo dire, non meritava una canzone. Curiosamente, il verso del brano che si riferisce all'assassinio di Martin Luther King (Early morning, April 4/Shot rings out in the Memphis sky, "mattina presto, 4 aprile/si sente uno sparo nel cielo di Memphis") contiene un errore storico, perché King fu assassinato nel pomeriggio (intorno alle ore 19). Bono ha in seguito cercato di correggere l'errore cantando "early evening" anziché "early morning" in molte versioni dal vivo.

originale

One man come in the name of love
One man come and go
One man come he to justify
One man to overthrow

In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more? In the name of love!

One man caught on a barbed wire fence
One man he resist
One man washed on an empty beach
One man betrayed with a kiss

In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more? In the name of love!

...nobody like you...there's nobody like you...

Mmm...mmm...mmm...
Early morning, April 4
Shot rings out in the Memphis sky
Free at last, they took your life
They could not take your pride

In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more in the name of love...
Mmm...mmm...mmm...

2 agosto 2010

Torino: 6 agosto, dalle 14,30 allo Stadio olimpico

Ecologisti del Piemonte: 6 agosto per il solare contro il nucleare al concerto di Bono e U2 a Torino


Gli Ecologisti del Piemonte manifesteranno “per il solare contro il nucleare” con la presenza, un volantinaggio ed altre iniziative nelle ore precedenti all’inizio del concerto di Bono e U2 ( ore 21,30) allo stadio olimpico (presso Palaisozaki) di Torino il 6 agosto, iniziativa alla quale si invitano tutti i gruppi che condividono la priorità di questa lotta nella regione per i prossimi mesi. Analoga azione si svolgerà il 17 settembre al concerto di Ligabue.

L’iniziativa è stata decisa all’unanimità il 23 luglio, nel secondo incontro del comitato promotore degli ”ecologisti del piemonte” che hanno deciso di accellerare i tempi e utilizzare almeno per il momento il fiore giallo-verde degli ecologisti europei e la denominazione di “Ecologisti del Piemonte” per lo striscione di 5 metri ( SI al solare, NO al nucleare ) e i 15.000 volantini che verranno distribuiti.


L’appuntamento è alle 14,30 davanti gli ingressi dello stadio, anche se alcune presenze ci saranno, se possibile, dal mattino. Tutti i partecipanti al volantinaggio, ma anche al concerto, sono invitati ad indossare una maglietta gialla ( che è diventato un po’ il colore degli antinucleari). Si cercherà di ottenere un intervento dal palco sul tema del nucleare.

Verranno distribuite stisciette gialle da mettere al polso, al braccio, alla testa (chiedendo un contributo di un euro per autofinanziare l’azione) in segno di protesta contro la possibile scelta di costruire centrali nucleari e, surrettiziamente, un deposito definitivo di scorie in Piemonte, in particolare nell’area vercellese.

16 luglio 2010

E' nato EcoCastelli



http://www.ecocastelli.it/


5 luglio 2010: apre www.ecocastelli.it. Un sito per vivere al meglio i Castelli Romani, con i loro problemi e con i loro tesori. Uno sguardo attento ad una vita sana e sostenibile, responsabile ecologicamente e socialmente. Tutte le informazioni su quello che si muove di positivo nel territorio dei Castelli e loro dintorni: iniziative, incontri, notizie, eventi, spettacoli. E anche un sito per incontrarsi e conoscere nuove possibilità, discutere e dibattere, scambiare opinioni, informarsi e documentarsi. In più una vetrina privilegiata ed uno spazio specializzato per le attività culturali ambientali e olistiche. Aspettiamo i vostri suggerimenti.

12 luglio 2010

Ecologisti: Men at work

Nel variegato mondo degli “ecologisti” si è consolidata l’abitudine a fare grandi e complicate discussioni , riunioni, incontri, da cui scaturiscono piccole e irrilevanti decisioni, progetti, iniziative.

Insieme si è consolidata una inconfessata abitudine a essere irrilevanti, a costruire piccoli gruppi, piccole cose, piccoli risultati; si è consolidata in realtà l’abitudine a perdere e a subire sempre e tutto; non c’è la percezione che l’arcipelago è diventato una palude; la piega che sta prendendo la battaglia contro il ritorno del nucleare dove c’è un “movimento” che in realtà “non si muove” è un esempio di cui dovremo urgentemente discutere.

E’ molto più facile trovare 1 motivo per dividersi che mettere in rilievo 99 motivi per unirsi.

Così come ci sono infiniti modi attraverso i quali ci si illude, a volte per anni o per decenni, di fare qualcosa, nel mentre in realtà non si fa nulla (nulla di “sensibile” nulla che “trasformi un pezzetto della realtà” italiana che non ci piace).

Il rischio principale di incontri dove molte persone affini, ma di molti gruppi diversi, si incontrano, è quello che tutto si risolva in una grande, lunga, inutile, alla fine frustrante, chiacchiera in cui nessuno vive davvero la “responsabilità” delle cose su cui sta discutendo e sui cui dovrebbe prendere utili decisioni insieme a molti altri e su cui ognuno (tutti) si mette dal giorno dopo a lavorare; è più facile tornare al proprio gruppetto, associazione, comitato, gruppo civico, verde, tematico, di quartiere, al proprio blog, rivista o altro. Da questo “vuoto di responsabilità” nasce in gran parte l’assenza di un significativo movimento politico degli ecologisti italiano,ormai una vera “anomalia” in Europa e nel mondo; nel mentre esistono migliaia di gruppi e iniziative, tutte assolutamente nobili nei contenuti, condivisibili, tutte inadeguate e poco rilevanti nella realtà.

Per questo è bene essere onestamente chiari su quanto vogliamo,vorremmo fare, senza giraci intorno:

1) Vogliamo far nascere un nuovo movimento politico, gli ECOLOGISTI , in Piemonte, nelle altre regioni, in Italia, così come essi esistono, con tante sfumature diverse, in circa 100 nazioni del mondo.

2) Il percorso è lungo ( 1-2 anni ?) ma il problema è che ogni passo fatto di 10, 100 necessari..sia fatto nella direzione giusta e senza perdere l’obiettivo: Ad esempio non vogliamo costruire un nuovo “cartello elettorale”, neanche un “coordinamento di movimenti” (cioè di piccoli gruppi che si autoeleggono a “movimenti”) neanche un piccolo nuovo partitino verde, neanche la rifondazione di quello che ha fallito, tantomeno nulla che abbia a che fare con l’ennesima “rifondazione della sinistra”, questione che molti di noi da tempo si sono lasciati alle spalle e che forse è davvero obsoleta storicamente, comunque “altro" da noi.

3) Gli Ecologisti, come li intendiamo noi, non hanno nulla a che fare con gli ambientalisti, neanche con i verdi (in salsa italiana) Si tratta di un movimento nuovo, moderno, radicale, che si occupa di questioni civiche, dei nostri beni comuni, anche di elezioni ,di lotte, di strutture nel territorio, di rete web, di cultura, di musica, cinema e arte, di riflessione etica e spirituale, insomma di problemi del pianeta ( uomini e donne, animali, piante, fonti di energia e di alimentazione etc..) in definitiva di tutto ciò che ha a che fare con la vita e la felicità, la sopravvivenza e la dignità di chi vive sul pianeta (uomini, animali, cose).

4) Per fare i primi passi bisogna: unirsi e condividere / organizzarsi e fare cose concrete: aprire sedi multifunzionali, costruire un portale web che garantisca organizzazione rapida di scelte e azioni / fare manifestazioni, azioni esemplari ma anche concerti ,dibattiti ( una scuola di Ecologia ?) ..etc..etc. / dare e raccogliere soldi prevalentemente fuori dai canali e dai contributi di casta tipici della politica, trovando i modi per farlo anche divertendosi e fornendo servizi utili e piacevoli per tanti.

5) Unirsi e condividere vuol dire non porre veti a nessuno, includere e non escludere; nei fatti ciò che è incompatibile si escluderà da solo o cambierà la propria vocazione ed i propri comportamenti: se ciò non avviene vuol dire che il progetto non cresce davvero, che è taroccato, che non siamo capaci di costruirlo..che è una possibilità che dobbiamo tener presente ..

6) Un progetto grande richiede una grande adesione, cioè tante persone e tanti gruppi che hanno tanto in comune (il 90% ? ) con sicuramente un 10% di differente, che tale resterà. Se qualcuno pretende il 100%, naturalmente il suo 100%, sbaglia e non aiuta il progetto; se è una persona un po’ influente..lo distrugge ..lo rende impossibile..non lo fa nascere. Costruire è difficile, distruggere molto più facile. Questa è una delle malattie storiche ereditate della sinistra ( oltre che il segno di una eterna immaturità ), da cui sono nati i suoi mille frammenti ..e forse la sua morte.

7) Il Potere e i Soldi : Sono una questione seria; discuterne a fondo è determinante, non si può eluderla; Oggi la Convenienza tende a prevalere sui Sentimenti; il Potere a prevalere sulla Felicità; Un Posto in lista sulla Gioia di un Successo collettivo. E’ un lungo discorso che spiega anche perché ci sono tante persone ricche, piene di potere, arroganti, che sono in realtà infelici, frustrate, in definitiva “povere”. A volte cadono rapidamente in disgrazia..qualche volta hanno anche un infarto prematuro..

Con calma dovremmo sviluppare meglio queste riflessioni affrettate

Massimo Marino ( Gruppo delle Cinque Terre )

http://www.youtube.com/watch?v=gArUEEE1OF8

11 luglio 2010

In vendita i tesori del demanio



Con il cosiddetto “ federalismo demaniale” agli enti locali dovrebbe arrivare un bel tesoretto; agli italiani magari la svendita di qualche altro pezzo di “beni comuni” e magari una spalmata di cemento in più sul belpaese a seguito della vendita di beni ai privati ( quelli che possono permettersi di comprare, cioè quelli che pensano di guadagnarci..) . Isole, montagne, ex aeroporti, ex caserme, fari, piazze, palazzi storici, pezzi di montagne,di ferrovie , di acquedotti, campi di calcio, pezzi di spiaggie, rifugi, basi missilistiche. Il valore di inventario di tutto il patrimonio che diventa disponibile per le autonomie che potranno "scegliere" alcuni di questi beni con un progetto di valorizzazione, è di poco oltre i tre miliardi. Ma è chiaro che può diventare molto di più. Anche perchè a disposizione, a titolo gratuito, di Comuni, Province e Regioni c’è un patrimonio consistente di beni, messi nero su bianco dall’agenzia del demanio in un elenco al momento ancora provvisorio.


Roma la fa da padrona. C’è il museo di Villa Giulia, dal quale potrebbe essere sfrattata la famosa coppia di sposi Etruschi, presente in tutti i libri di storia dell’arte antica e il cui valore di inventario è poco più di quattro milioni e mezzo di euro. Sempre nella Capitale risultano a disposizione, tra gli altri, un immobile a piazza delle Coppelle, in pieno centro e attualmente in uso al Senato che vale oltre 22 milioni e mezzo di euro; l’Archivio generale della Corte dei Conti alla Bufalotta (quasi 67 milioni di euro); un complesso immobiliare (che risulta tra i più preziosi dell’intero faldone) a via della Rustica del valore di quasi 90 milioni di euro. In centro a Bologna c’è l’ex convento della Carità a 330mila euro, mentre a Trieste c’è l’Archivio di Stato (del valore di inventario di quasi 5 milioni di euro). A Genova c’è l’ex cinta fortilizia detta "Mura degli angeli". A Venezia è reso disponibile l’ex forte di Sant’Erasmo (quasi 7 milioni di euro).
C’ è anche il cinema: il fabbricato del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, stimato 4 milioni e mezzo di euro, l’intero Idroscalo di Ostia, dove morì Pier Paolo Pasolini, per circa 6 milioni e settecento mila euro di valore di inventario. In Puglia il faro di Mattinata sul Gargano, così come il vecchio faro di punta Palascia a Otranto, il faro Spignon di Venezia. Ma sono anche trasferibili pezzi di ex ferrovie come l’antico tracciato della direttissima Roma-Napoli fino a un pezzo del raccordo ferroviario a Briosco (in provincia di Milano). In lista anche acquedotti come quello di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.

Le caserme fanno storia a sè con la "Difesa Spa" incaricata in primis (prima degli enti locali) della loro valorizzazione, nell’elenco del Demanio ce ne sono numerose, in particolare nelle zone di confine, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia. Ci sono gli isolotti in prossimità di Caprera ma anche l’isola di Santo Stefano vicino a Ventotene, ceduta’pezzo per pezzò dall’ex carcere all’attracco agli arenili; poi diversi terreni e fabbricati nell’isola di Palmaria vicino a Portovenere. Ma c’è anche un pezzo di spiaggia a Sapri come la ’spiaggia del lago di Comò di manzoniana memoria a Lecco. Non mancano aereoporti e basi: l’ aeroporto di Bresso (Milano), quello di Bagno Piana all’Aquila; l’ex base missilistica di Zelo in provincia di Rovigo e vari rifugi anti-aerei della città di Siena.


La grande svendita

di Antonio Cianciullo

Valorizzazione. E chi può essere contro la valorizzazione? Soprattutto quando si applica al patrimonio dei beni artistici e culturali. Peccato che, consultando il vocabolario del politichese, si scopre che la traduzione nel linguaggio comune di «valorizzazione» è «privatizzazione». E l’equazione «valore uguale privati» suona quanto meno azzardata. Ma così è. Così è in forza delle norme sul federalismo demaniale approvate dal Consiglio dei ministri del 20 maggio scorso. Ex forti, fari, isole (come l’isolotto di S. Stefano ), musei, monumenti storici possono passare dal demanio pubblico a quello degli enti locali. Con la clausola di una possibile vendita per ripianare il debito pubblico. Da una parte lo Stato sottrae alle Regioni e ai Comuni i finanziamenti necessari per far andare avanti i servizi di primaria necessità, dall’altra lancia una manciata di beni di famiglia per un saldo stagionale. Non suona come un buon affare né per lo Stato né per gli enti locali. Forse per qualcun altro.

(dal blog ecoLogica La Repubblica .it )

( consulta l'elenco dei beni in vendita regione per regione all'indirizzo: www.assoeco.it )

9 luglio 2010

Una politica per le Rinnovabili


di Fiorello Cortiana


In queste settimane gli italiani stanno affrontando giornate e nottate con temperature elevate e i consumi energetici per rinfrescarli raggiungono picchi a volte preoccupanti per il sistema della distribuzione di energia. Ha fatto quindi notizia ciò che pochi giorni fa è accaduto ai cugini d’oltralpe, Lì in alcuni dipartimenti si teme il black out energetico perché la produzione di energia supera la domanda con la sovratensione conseguente. Lo squilibrio è dovuto al fatto che gli allacciamenti alle installazioni fotovoltaiche sono cinque volte superiori al consumo di punta del dipartimento, come ha reso noto ERDF, la società francese di distribuzione.

A fronte di un quadro economico e finanziario globale caratterizzato da incertezza e speculazioni a differenza del restante comparto energetico l’energia da fonti rinnovabili mostra un maggiore equilibrio sui mercati. I dati relativi all’Italia per Irex Annual Report evidenziano per il biennio 2008-2009, investimenti in impianti per 6,5 miliardi di euro, pari a 4.127 MW. Gli scenari di sviluppo delle fonti d’energia rinnovabile al 2020 mostrano un beneficio netto per l’Italia compreso tra 24 e 27 miliardi di euro e un indotto occupazionale tra 72mila e 86mila nuovi posti di lavoro.


Nell’analisi costi-benefici il minor impiego di combustibili porterà a una diminuzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e a una minor dipendenza dalla fluttuazione monetaria quindi dal costo dei combustibili sul mercato internazionale. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato alle associazioni di categoria il Piano di azione nazionale (Pan) per le energie rinnovabili, finalizzato a conseguire l’obiettivo di produzione di energia da fonti rinnovabili indicato dalla direttiva 2009/28/CE , il17% di produzione da fonti di energia rinnovabile sul consumo totale di energia e il 10% sul consumo totale di carburanti.

Si prevede il raggiungimento nel 2020 di una quota complessiva di fonti alternative sul consumo finale di energia elettrica del 28,97%, equivalente a una capacità installata di 45.885 MW e a una produzione lorda di 105.950 GWh. Sono obiettivi ambizioni e coerenti con gli indirizzi europei. Entro il 2020, in base al Pan dovremo produrre da fonti rinnovabili più di 105 miliardi di kWh/anno in energia elettrica, occorre tenere presente che nel 2005 ne abbiamo prodotti per 56 miliardi. Si prevede di triplicare la produzione di energia termica (caldo/freddo) e moltiplicare sette volte la produzione di biocarburanti. Si prevede di contenere i nostri consumi di energia primaria ai livelli attuali, pari a 131 milioni di TEP(tonnellate Equivalenti di Petrolio). Per questo il settore che si sta sviluppando richiede di rimuovere gli attuali ostacoli di tipo burocratico/autorizzativo e relativi allo sviluppo della rete elettrica, che impediscono la certezza e la stabilità delle prospettive di investimento nel settore.

Per raggiungere questi obiettivi e, conseguentemente, per sviluppare un settore ad alto contenuto tecnologico con un significativo indotto occupazionale è necessaria una politica coordinata conseguente sia sul piano normativo che per l’organizzazione amministrativa. Ad esempio, la stima relativa all’installato del solare fotovoltaico per il 2020, quantificata nel documento in 8mila megawatt, equivale ad un tasso di crescita del 5% annuo quando il tasso di crescita del mercato mondiale è compreso tra il 30 e il 40% all’anno. L’Università di Padova ha rilevato che con un tasso di crescita del 16% circa all’anno nel 2020 in Italia si raggiungerebbe un parco installato di almeno 15mila megawatt.


Per le biomasse occorre una definizione chiara di priorità e di incentivi, che diano certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020. Premiando così la multifunzionalità della produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere di una fonte energetica legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo, quindi alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, nonché alla qualità delle acque di falda. Questo ambizioso Piano Nazionale e l’economia innovativa e di qualità che può sviluppare rischia di essere compromesso da interventi legislativi incoerenti e contraddittori, come l’articolo 45 della Legge Finanziaria sul ritiro dei certificati verdi da parte del Gestore dei Servizi Energetici. Fino ad ora il GSE ha avuto l’obbligo del ritiro dei certificati verdi prodotti in eccesso rispetto alla quantità che i produttori di energia convenzionale sono tenuti ad acquistare. Una misura introdotta nel 2008 per assorbire l’eccedenza di offerta di energia rinnovabile rispetto agli obblighi d’acquisto cui erano tenuti i produttori di energia da fonti non rinnovabili, da qui il nome “certificati verdi”. Se il ritiro dei certificati verdi in eccesso venisse eliminato si avrebbero come conseguenze sia il crollo del prezzo dei certificati verdi che, con un mancato ritorno dagli investimenti effettuati, l’interruzione degli investimenti in un settore in sviluppo, squilibrando così totalmente il principale strumento di mercato a sostegno delle rinnovabili elettriche e portando al raddoppio il canone idroelettrico.

Per altro una misura di soppressione non aumenterebbe di nulla le entrate dello Stato, dato che i finanziamenti relativi vengono prelevati dalla bolletta e non dalla fiscalità generale. L’unica conseguenza per le entrate dello Stato sarebbe negativa a causa della non riscossione dell’IVA legata ad investimenti che non si farebbero più. Infine, togliendo incentivi alle fonti energetiche rinnovabili l’Italia si porrebbe in contrasto con gli indirizzi europei esponendosi a un nuovo contenzioso e a prevedibili sanzioni. Se continuano le politiche di incentivazione fiscale, si prevede entro il 2020 una piena competitività dell’energia da fonti rinnovabili anche senza aiuti.

Le detrazioni hanno una funzione decisiva, infatti anche per le detrazioni relative agli interventi per il risparmio energetico ci sono stati risultati fin qui importanti, che suggeriscono di protrarre il 55% di sgravio anche per i prossimi anni,dato che gli interventi di riqualificazioni energetica per i condomini sono interventi economicamente pesanti che interessano più anni di interventi.


L’ENEA in un quadro di sintesi preliminare ha rilevato che nel triennio 2007/09 sono stati realizzati oltre 590.000 interventi di riqualificazione, dalla coibentazione al solare termico, di cui 120.000 in Lombardia, 85.000 nel Veneto, 67.000 in Piemonte e 64.000 in Emilia-Romagna. Con un risparmio energetico di 3.404 GWh.

Per questo occorre un Piano di Azione Nazionale coordinato e coerente sia per l’aspetto normativo e fiscale, sia per le azioni delle amministrazioni locali e delle Regioni nonché dell’Europa.

8 luglio 2010

PIEMONTE: E’ TEMPO DI NUOVA POLITICA


INCONTRO DI VENERDI’ 9 LUGLIO ore 17,30 - 23 CAFFE’ BASAGLIA
via Mantova 34 Torino

PIEMONTE: E’ TEMPO DI NUOVA POLITICA
( qualche riflessione per favorire la discussione)
Il senso
Iniziative importanti sono in corso per costruire anche nel nostro paese un polo ecologista, civico, riformatore. In Europa gli ecologisti sono ormai in tutti i paesi realtà significative dal punto di vista dei consensi, ma anche e soprattutto per come riescono a intervenire nelle scelte della politica e negli indirizzi economici. Non a caso sono proprio gli ecologisti coloro che – indipendentemente dall’adesione o dalla simpatia che suscitano – appaiono agli occhi delle opinioni pubbliche europee come i “portatori di futuro”, costruttori di quel mondo di domani che nasce dal superamento delle contraddizioni che agitano il nostro vivere d’oggi, rendendolo complicato, ingiusto, inutilmente irrispettoso della natura e degli altri.
L’obiettivo in Italia non quindi è quello di costruire un altro partito o un nuovo partito verde che nasca dalla ceneri del fallimento dei Verdi italiani, magari con l’aggiunta di qualche altro pezzettino marginale.
Le contraddizioni pubbliche e private sono ormai solo più rappresentate da antinomie che pretendono di schematizzare non solo condizioni complesse dell’esistenza umana, ma anche opzioni politiche, economiche e sociali che, così ridotte, finiscono per trasformarsi in generatori di ansia, di devastazione delle persone e dell’ambiente, di strumenti per politiche torbide che fanno leva sulle viscere e si alimentano delle paure per generare consenso. Vincono i furbi, gli scaltri, va avanti chi vanta le migliori relazioni, si compete strenuamente ad armi impari, si considera sacro il nostro e a nostra disposizione ciò che è di tutti. Alla costruzione del sentimento si privilegia l’effimero dell’emozione da bruciare in fretta, al ragionamento lo slogan, all’affetto il contatto effimero, alla naturalità l’artificio.
Chi fa politica guardando al futuro deve ricostruire la complessità delle cose, operando per la composizione dei conflitti, la ricerca dell’armonia, la promozione della cooperazione in tutti i settori dell’attività umana. Deve costruire un ambito che monta soluzioni e propone metodi e contenuti, progetti concreti e atteggiamenti, con la generosità che è il presupposto per qualunque attività volontaristica collettiva.
Nel nostro paese sono in corso esperienze che – purtroppo in modo scollegato e, a volte, con accenti che rendono difficile la diffusione – tendono a queste direzioni. Nell’ambito dell’attività politica si tratta di liste civiche, di gruppi che segnano esperienze di opposizione alle mostruosità che si consumano in nome dell’economia, del benessere e del lavoro (dalle opere pubbliche inutili, al consumo dissennato di territorio, alle politiche dei rifiuti…), di comitati e associazioni – ma anche di parti dei partiti oggi attivi - che promuovono battaglie di cultura che incidono profondamente nella sensibilità collettiva, ma che non trovano oggi alcuna forma di rappresentanza politica, neppure un luogo dove trasformare le tante idee in piattaforma politica: si pensi agli agricoltori più attenti al rapporto fra il cibo e il territorio, fra il cibo e la natura, fra economia ed ecologia; oppure al consumerismo, diventato ormai una realtà importante nell’associazionismo del nostro paese, all’industria verde, ai nuovi lavori; oppure ancora alla rivolta contro la casta, contro i riti e i guasti di una politica che ha smesso di essere utile per divenire prima inutile e poi tossica e nociva.
Costruire un soggetto politico ecologista significa perciò accettare fino in fondo la sfida dell’innovazione a cominciare dall’individuazione dei luoghi di una politica diversa, di metodi e progetti capaci di dare forza ed efficacia alle idee e alle qualità delle persone che si fanno carico di portarle avanti, di proposte e stili di lavoro che diano il senso profondo di una svolta nel rappresentare la voglia di pulizia fino a trasformarla nel motore del cambiamento.

Il luogo
In questi anni la nostra regione ha attraversato tempi e fasi che non sono sintetizzabili i poche righe per evitare generalizzazioni nocive. Alcune linee di tendenza sembrano però ben testimoniare una vivacità di partecipazione e il crescere di una diffusa coscienza ecologica a tutto campo. Mentre l’economia segnava una profonda trasformazione attraverso l’ulteriore disimpegno della FIAT nel torinese - con pesanti effetti sull’indotto, ma anche al di fuori di questo a causa del permanere del “sistema FIAT” che controlla in modo quasi mafioso l’economia vicina e lontana – anche nelle altre province l’industria manifatturiera ha cominciato a entrare in difficoltà, perfino quella legata agli armamenti.
La risposta della politica è sostanzialmente consistita nello spingere l’edilizia – incoraggiando speculazioni su aree che cambiavano di destinazione d’uso sovente con ricatto occupazionale allegato – e il consumo di territorio come fonte di attività economica e quasi unica risorsa di enti locali festaioli e spreconi, più attenti ad alimentare la propaganda di regime che a costruire servizi sostenibili per i cittadini con la cura e l’attenzione dovuta a chi sta peggio o è in difficoltà. Cresce l’egoismo, cala la qualità dei servizi, si adoperano scorciatoie pericolose e dannose per creare l’illusione che siano possibili semplici soluzioni a problemi complessi: privatizzazione dei servizi essenziali, dall’acqua in là, compresi quelli educativi e di cittadinanza; valorizzazione puramente economica e speculativa come pratica amministrativa; generale ripresa di un diffuso disprezzo per le regole e le procedure che garantiscono la trasparenza, la democrazia e la tracciabilità degli atti e delle azioni dei rappresentanti del popolo. L’etica, tanto evocata con le parole nelle dichiarazioni, viene sbertucciata ogni giorno nei comportamenti concreti.
Le politiche di incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili hanno certamente prodotto un forte impulso a nuove forma di imprenditorialità e lanciato un settore economico prima di nicchia. Tetti fotovoltaici, climatizzazione passiva, pompe di calore e altre modalità di produzione energetica sono oramai una realtà consolidata e numerosi Piani regolatori incentivano il risparmio energetico. Ma è proprio su questo versante che in Piemonte ci sono grandi spazi per un forte impulso: significa lavoro, cura del territorio, miglioramento diffuso delle condizioni del patrimonio edilizio e quindi della qualità della vita nel suo complesso. Ma poi intervenire sull’illuminazione pubblica, sugli edifici pubblici, sulle reti…
Ancora in questo ambito: è aperto il problema del nucleare passato, visto che la centrale di Trino è sempre lì e le scorie anche, ma anche di quello futuro, visti i piani del governo: una delle emergenze che bisogna affrontare per prime con azioni di adeguato impatto . E’ aperta la questione del ciclo integrato dei rifiuti, dagli imballi allo smaltimento finale, non è neppure iniziata una seria programmazione politica di tutela e salvaguardia della montagna, per non dire delle acque, dei parchi, della tutela della flora e della fauna…
L’elevato livello tecnologico della nostra regione richiede un sistema formativo inclusivo, qualificato e aperto a tutti, autentico veicolo di promozione sociale e capace di costruire relazioni cooperative fra le persone. Sono proprio la varietà, la trasversalità e la fecondità delle relazioni la vera ricchezza di una società avanzata; il tasso di comunicazione, di interrelazione, di integrazione finisce per diventare un indicatore più attendibile del PIL dello stato di una collettività (e delle comunità che ne fanno parte). Insieme a questo l’istruzione, la libertà, la consapevolezza che i diritti non esistono senza doveri e chela responsabilità, individuale e sociale, è davvero “affare di tutti”.
Al crescere delle disuguaglianze, dell’emarginazione, dello scollamento e della marginalizzazione del diverso non bastano risposte solidaristiche che mirano a tamponarne gli effetti più disastrosi. Occorre contrapporre una nuovo modello di società, capace di non generare “rifiuti” e di valorizzare le capacità e le potenzialità di tutti, alla ricerca dell’armonia fra le sue parti.

Il metodo
In Piemonte, come peraltro in tutto il nostro paese, il tessuto di esperienze e di spinte alla partecipazione può trovare un luogo di confronto e di organizzazione (non ancora una casa comune, al massimo un campeggio) attraverso la partecipazione a una struttura politica innovativa ma già sperimentata, quella della federazione di persone, gruppi, liste, comitati, tutti uniti intorno a un manifesto programma.
Possiamo da subito costruire una struttura reticolare, dunque orizzontale, alla quale possono essere rincondotte e riconosciute alcuni compiti esclusivi:
- Raccolte di adesioni intorno a un manifesto di valori da stendere con la collaborazione di tutti.
- Costruzione di strumenti di conoscenza prima e di elaborazione politica poi, a disposizione di tutti coloro che decidono di avvalersene.
- Realizzazione di mezzi per la diffusione (giornali, bollettini, blog.portali…) anche utilizzando quelli già esistenti e disponibili.
- Elezione di strutture di coordinamento che sviluppino l’orizzontalità e la caratteristica di rete, garantendo trasparenza nelle azioni, rotazioni negli incarichi, organismi di garanzia.
- Coordinamento con esperienze analoghe che dovessero costituirsi in altre regioni d’Italia.

Infine
Nel nostro mondo non mancano le elaborazioni politiche (testimonianza di una grande vivacità culturale) a cui rimandiamo per approfondimenti e ragionamenti più sofisticati e specifici. Non mancano neppure le conoscenze, le capacità, le professionalità e neppure le energie necessarie a dare corpo al progetto.
Resta solo più la voglia di ribadire che il tentativo che si vuole proporre non è un salto nel vuoto. Si tratta di dare dignità, speranza e tante belle gambe, a idee oramai pronte anche da noi a diventare programma politico, nuova cultura, speranza, buone ragioni per mettersi in piazza a costuire il futuro.