18 ottobre 2026

Nucleare, il fallimento economico francese e la favoletta italiana

 di Giuseppe Onufrio *

Nel 2011 con un secondo referendum gli italiani bocciarono (col 94% dei votanti) la ripartenza del nucleare in Italia

Nel 2011 con un secondo referendum gli italiani bocciarono (col 94% dei votanti) la ripartenza del nucleare in Italia. In questo modo, fu cancellato di conseguenza il Memorandum tra Berlusconi e Sarkozy (siglato nel 2009) per costruire in Italia quattro reattori francesi Epr di generazione III+.

La saggezza degli italiani ci evitò allora di imbarcarci in un programma che si è rivelato finanziariamente disastroso.  Il cantiere dell’unico Epr in suolo francese fu aperto a Flamanville – all’interno di una centrale nucleare con altri due reattori – nel 2007 ed è stato allacciato alla rete elettrica solo a fine 2024, con 12 anni di ritardo.

Da allora ha iniziato una fase di test, interrotta per un guasto a metà 2025, poi ripresa. Da questo settembre è di nuovo fermo per un anno: l’acciaio con cui è stata costruita la testa del vessel – la “pentola a pressione” dove sono alloggiate le barre di combustibile – è fuori standard e va cambiata. I costi dell’Epr di Flamanville, con gli oneri finanziari, secondo la Cour des Comptes (la Corte dei conti francese) hanno raggiunto i 23,7 miliardi di euro, tutti soldi pubblici.

E le cose non vanno meglio per gli Epr in costruzione o in progettazione in UK. Anziché veder scendere i costi dei reattori successivi, come sarebbe normale, nel caso degli Epr si sono registrati costi in aumento. Per questa ragione Edf – azienda nel frattempo rinazionalizzata e con un pesante debito – aveva deciso anni fa di non costruire più altri Epr. E, invece, di riprogettare il reattore semplificandolo da cui il progetto dell’Epr2. Un primo gruppo di sei Epr2, sui quattordici annunciati da Macron, verrà costruito a coppie in tre siti già «nuclearizzati» (Penly, Gravelines e Bugey).

Sul piano di rilancio del nuovo Epr2 c’è stato un conflitto frontale con la CdC che ottenne di rimandare il piano di tre anni per verificare la sostenibilità economica. Così il primo degli Epr2, se tutto va secondo i piani, entrerebbe in funzione nel 2038. La stima dei costi per i primi sei Epr2, come spesso è successo in campo nucleare, è andata crescendo nel tempo, fino a 72,8 miliardi (ai valori del 2020). Secondo le stime di Les Echos – aggiornando questa stima ai valori attuali – si arriva a 100 miliardi di euro, cui bisogna aggiungere 53,6 miliardi di oneri finanziari.

Se questa fosse effettivamente la cifra finale – e cioè se non ci saranno ulteriori ritardi significativi nella loro costruzione – sarebbero 26 miliardi di euro a reattore. La previsione stimata del costo dell’elettricità – se valutata in condizioni di mercato – è di oltre 220€/MWh. Dunque lo sforzo di «semplificare» il reattore non ha funzionato sul piano della previsione dei costi; difficilmente il consuntivo migliorerà la situazione.
Per poter finanziare il piano, il governo francese ha sottoposto all’Unione Europea uno schema per prestare a Edf il 60% della somma da investire a un tasso agevolato fino a un tetto massimo del 3% e che gli interessi siano pagati solo dopo l’avvio dei reattori. Inoltre, di poter dare un Contratto per differenza di 100 €/MWh (ai valori 2024), un prezzo garantito e indicizzato per ben 40 anni sui 60 di vita utile previsti. Oltre a questo, si propone anche una serie di ammortizzatori in caso di sforamento dei costi (fino a 30 miliardi): il tutto suona vagamente come un «aiuto di stato» per una tecnologia che ha 70 anni di storia. A titolo di confronto, l’ultima asta al ribasso in Germania per impianti solari con accumulo si è chiusa a poco oltre 51€/MWh.

Per inciso, il Dl nucleare ha riaperto la porta anche al nucleare di grande taglia, diversamente dal Piano energia e clima del 2024 che punta sui piccoli reattori modulari e quelli avanzati. Ma gli Epr2 sono una versione semplificata dei reattori già bocciati nel 2011, nessuna differenza sostanziale.

Se la situazione dei reattori di grande taglia è finanziariamente critica, spacciare come competitivi i piccoli reattori modulari (Smr) è inverosimile. Peraltro oltre a non esistere ancora nessun Smr funzionante in nessun Paese occidentale, non sono poi così «piccoli». Lo scavo del primo di quattro reattori Bwrx da 300 MW in Canada è profondo 38 metri e l’edificio reattore sarà alto circa 33 metri. Il costo dei quattro reattori è previsto a 13 miliardi di euro, vedremo a consuntivo. Si tratta di una versione aggiornata dei reattori ad acqua bollente: come quello del Garigliano (che era di 160 MW), di Caorso e di quelli esplosi a Fukushima.

La propaganda pro-nucleare di casa nostra continua a produrre immaginette fatate di piccoli reattori – come grossi bidoni del latte – che dovrebbero magicamente abbassare le bollette. La comunicazione governativa sul nucleare, dunque, è un falso, da cima a fondo.

nella foto: Centrale nucleare in Francia

*   da il manifesto - 15 ottobre 2026 )