14 ottobre 2010

I moderati vincono le elezioni in Lettonia. I Verdi-Agricoltori al 19%


Il partito conservatore Vienotiba (Unità) guidato da Valdis Dombrovskis, primo ministro uscente, di centro moderato-conservatore, ha ottenuto la maggioranza relativa con il 30%. (33 seggi).
Si è fermato al 26 % il partito socialdemocratico russofilo di Jānis Urbanovičs, Saskanas Centrs (Centro della Concordia) , favorito nei sondaggi pre-elettorali. (29 seggi ).

L’altro grande vincitore delle elezione è Aivars Lembergs, il sindaco ecologista di Ventspils, la seconda città del paese, la più ricca e florida città della Lettonia, situata sulla costa occidentale. Proprio nella regione costiera di Kurzeme il ZZS, il partito dei verdi e degli agricoltori, con una forte componente contadina, che candidava premier Lembergs ed è attualmente alleato di governo di Dombrovskis, ha riscosso una grande affermazione, che gli ha permesso di raggiungere a livello nazionale il 19% (22 seggi).

Dombrovskis, da un anno alla guida del paese, ha dovuto mettere in atto negli ultimi dodici mesi una politica di lacrime e sangue, per evitare la bancarotta della Lettonia, ma anche perché le elezioni europee dello scorso anno e la clamorosa vittoria alle elezioni per il sindaco della capitale Riga, ottenuta da Saskanas Centrs sembravano aver aperto la strada per un’affermazione del partito filorusso anche in queste elezioni legislative (in Lettonia quasi il 30% della popolazione è russofona). Evidentemente l’elettorato lèttone si è invece spostato di fronte alla minaccia di una forza politica filorussa che per la prima volta si presentava con una fondata possibilità di conquistare il potere nel paese, ma probabilmente ha anche premiato il grande sforzo di risanamento del bilancio dello Stato che la compagine governativa guidata da Dombrovskis ha intrapreso.

Le forze che hanno sostenuto il governo hanno in totale il 57% da questa tornata elettorale, risultato che consente di contare in una maggioranza abbastanza ampia in Parlamento ( composto da 100 deputati e da oggi da 5 soli partiti ), necessaria per continuare nella severa opera di risanamento dell’economia del paese, anche se poi qualsiasi alleanza e maggioranza variabile è sempre possibile, compresa quella della grande coalizione.
La Lettonia è alle prese con la restituzione di un maxi prestito di 7,5 miliardi di euro che il FMI ha concesso l’anno scorso per salvare il paese dal fallimento, e c’era apprensione nei mercati finanziari internazionali per una possibile affermazione dei filorussi di Saskanas Centrs che avrebbe rimesso in discussione gli impegni presi da Dombrovskis sulla strada del risanamento, e integrazione nell’Unione Europea di cui la Lettonia fa parte dal maggio 2004. L’enorme crisi economica che ha colpito la Lettonia nel 2008 sembra avere sconvolto i tradizionali equilibri del paese, che da quando conquistò l’indipendenza dall’ex Unione Sovietica nel 1991 è sempre stato governato da coalizioni di centrodestra. La Regione di Abrene, o Abrene, annessa dalla Russia durante la Seconda guerra mondiale è tuttora rivendicata dalla Lettonia. Il 20 settembre 2003 il 66,9% dei lettoni in un referendum approvò l'adesione all'Unione Europea.

In Lettonia funziona un sistema proporzionale con sbarramento al 5%, il paese è spezzato in due, con una maggioranza di popolazione russofona nella capitale Riga e nella regione del Latgale, al confine con la Russia e che è in totale il 30 % nel paese.

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