23 aprile 2026

Italia ferma su rinnovabili e transizioni: un ritardo che pesa sulle bollette

 di Giacomo Talignani *

Italia in ritardo con le energia rinnovabili resta dipendente dal gas 

A che punto siamo nella lotta alle emissioni? Perché non riusciamo a smarcarsi dalla dipendenza energetica? Lo racconta il nuovo report di Italy for Climate di Fondazione Sviluppo Sostenibile. “53 miliardi di euro solo per importare combustibili fossili”

Fa male, viste le enormi potenzialità del nostro Paese, osservare sempre la stessa fotografia: l’Italia potrebbe essere un grande hub delle rinnovabili in Europa, invece è ferma. Tutto intorno, altre realtà come Spagna, Germania ma anche Francia, al contrario avanzano: sia nelle nuove installazioni sia nell’elettrificazione (anche nell’auto) mentre noi, tra comunità energetiche arenate nella sabbia della burocrazia, territori che si oppongono a eolico e solare e promesse future (come il nucleare), restiamo quasi immobili. Questo, in sostanza, è il quadro che esce dal settimo rapporto di Italy for Climate di Fondazione Sviluppo Sostenibile che traccia, attraverso i dati del 2025, dieci indicatori che permettono di comprendere come l’Italia sta affrontando la transizione energetica, quali sfide si ritrova davanti e anche qual è il nostro contributo nella lotta alla crisi climatica.

Un Paese in “stand-by”

Secondo il report, nonostante segnali incoraggianti come la crescita del solare, l'Italia appare “in stand-by mentre il mondo si trasforma intorno a lei: le rinnovabili frenano, le emissioni non calano e, nel frattempo, la dipendenza energetica cambia faccia — con l’arrivo degli Usa tra gnl e petrolio — creando rischi nuovi, non solo climatici ma anche geopolitici. Se il Paese non è fermo, sicuramente non sta accelerando: la crisi climatica diventa così anche una crisi di sicurezza nazionale” sottolineano da Italy for Climate.

Andrea Barbabella, coordinatore di Italy for Climate, sottolinea che questa inerzia ha un prezzo misurabile. Sono “53 i miliardi di euro usciti dal Paese nel solo 2025 per importare combustibili fossili” dice. Nel frattempo, mentre la Germania lo scorso anno installava 23 GW di nuove rinnovabili, da noi sono state appena 7,2 GW, un dato in calo rispetto al 2024 che - fra i 10 “key trend sul clima” - racconta bene alcune delle sfide irrisolte che abbiamo di fronte.

Per Italy for Climate, sono infatti i dati a parlare. Ecco quelli principali del rapporto che Green&Blue ha visionato in anteprima

Crisi climatica: 13,5 °C è la temperatura media registrata nel 2025 in Italia. Secondo i dati dello European Severe Weather Database, gli eventi estremi registrati nel 2025 sono stati quasi 2.500, in calo rispetto all’anno precedente e il terzo valore più alto dal 2019.

Emissioni di gas serra: +0,2% è la lieve crescita stimata da Ispra, classificando il 2025 come un ulteriore anno perso per la decarbonizzazione del Paese.

Rinnovabili elettriche: +7,2 GW è la potenza installata dei nuovi impianti rinnovabili registrata nel 2025, in calo rispetto al 2024. L’Italia è ancora fanalino di coda in UE: la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW.

Solare: +25% è la crescita di produzione elettrica da fotovoltaico nel 2025, un record che ha permesso di compensare il calo drastico dell’idroelettrico. La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti fossili.

Dipendenza energetica: 74% è la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia di combustibili fossili, fra le più alte in UE. La dipendenza energetica si sta riducendo, grazie alle rinnovabili, ma nel 2025 ha subito una battuta di arresto. Tutta questa dipendenza dai fossili ci è costata, secondo le stime dell’Unem, 53 miliardi di euro solo nel 2025.

Gas: 32% è la quota di fabbisogno di gas che abbiamo coperto con il gnl, il gas in forma liquida, diventato in pochi anni un asset chiave per la nostra dipendenza da questo combustibile fossile (10 anni fa il suo contributo era sotto al 10%). Solo nel 2025 l’import è cresciuto del 42%, soprattutto da parte degli USA da cui abbiamo importato circa 10 miliardi di metri cubi, la metà di tutto il gnl consumato.

Petrolio: 7 barili al secondo è il petrolio che abbiamo consumato per i trasporti nel 2025. Dopo la pandemia, i consumi di petrolio hanno smesso di ridursi e sono oggi a livelli più alti di 35 anni fa. “I trasporti restano uno dei settori su cui la decarbonizzazione sta procedendo più lentamente e questo sta avendo oggi un impatto diretto anche sui rischi legati alla nostra dipendenza energetica per questa fonte, legata soprattutto a Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Arabia Saudita e USA” ricorda il report.

Carbone: 1% è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025, un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più climalterante e più inquinante.

Elettrificazione: 6,2% è la quota di immatricolazioni delle auto elettriche nel 2025, cresciute molto nel 2025 (+46%) dopo il rallentamento del 2024. Il dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania.

Storage: 884.338 è il numero di sistemi di accumulo associati ad impianti fotovoltaici esistenti in Italia a fine 2025, erano appena 75 mila nel 2021, prima del conflitto Russia-Ucraina. “È un dato particolarmente importante non solo perché le batterie consentono di compensare la non programmabilità del fotovoltaico, ma anche perché quando sono associate direttamente a un impianto di generazione da fotovoltaico massimizzano anche il risparmio economico per le famiglie e le imprese. Complessivamente si tratta di 5,5 GW di potenza installata di batterie, addirittura superiore a quella della tecnologia storica di accumulo in Italia, i pompaggi idroelettrici fermi a 4,4 GW di potenza installata. Proprio dai pompaggi arriva purtroppo la nota dolente: nel 2025 hanno contribuito al soddisfacimento della domanda con 1,6 TWh, leggermente meglio dell’anno precedente ma ancora lontanissimo dai reali potenziali di questa tecnologia, che a inizio del nuovo millennio era arrivata a superare i 7 TWh di produzione”.

* da la Repubblica - 21 aprile 2026

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