di Sara Gandolfi *
Leoni, leopardi,
elefanti, bufali e (in una riserva) pure il rinoceronte. Ovvero tutti i Big
Five dell'Africa. E poi i gorilla di montagna, gli scimpanzé, le scimmie dalla
coda rossa, giraffe, zebre, antilopi... L'Uganda è il regno degli animali. Ed
il reame di Yoweri Kaguta Museveni, l'ex guerrigliero diventato presidente
sempiterno. L'uomo che quarant'anni fa ha preso le redini del Paese
africano, dilaniato dalle feroci repressioni prima del "macellaio"
Idi Amin e poi di Milton Obote, a modo suo ha portato stabilità e pace. Non una
piena democrazia, però.
La faccia apparentemente bonaria dell'ottantunenne Museveni è ovunque in
Uganda, stampata sui manifesti gialli che ricoprono ogni angolo del Paese, con
lo slogan “Proteggere i guadagni: fare un salto di qualità verso lo status di
reddito medio-alto”. Corre per il suo settimo mandato presidenziale, alle
elezioni del 15 gennaio. Le piazze di ingresso ad ogni città e ogni
villaggio, le case, le scuole, le auto e perfino i muri della consegna bagagli
all'aeroporto sono tappezzati dalle gigantografie e dai poster della sua
campagna elettorale. In giro c'è soltanto lui - con il cappello di paglia e il
sorriso da nonno - e i candidati locali del suo partito, il National Resistance
Movement. Ed è già pronta la successione ereditaria in questa pseudo-democrazia
fondata sul culto della personalità: il figlio di Museveni, il 51enne
Muhoozi Kainerugaba, dopo una serie di rapide promozioni è ora Capo delle Forze
di Difesa e molti lo considerano già candidato alle successive presidenziali,
se ci saranno.
Una manifestazione a favore del leader dell'opposizione, il rapper Bobi Wine
Sette candidati
sfidano Museveni, che punta alla maggioranza assoluta per evitare il
ballottaggio. L'unico che ha qualche chance di competere con il presidente
autocrate è il 41enne Bobi Wine, popolare star del reggae, che ha
conquistato il favore dei giovani promettendo il ripristino della democrazia,
la lotta alla corruzione e la creazione di posti di lavoro. Il tasso di
disoccupazione complessivo è del 12,6% in Uganda, ma sale al 43% fra i giovani.
Solo 90.000 laureati su 700.000 ogni anno riescono a trovare impiego nel
settore formale e il reddito pro capite annuo, pari a 987 dollari, è cresciuto
in media soltanto dell'1,8% negli ultimi 4 anni.
Candidato del National Unity Party, Wine ha paragonato la campagna
elettorale a «una zona di guerra» per i rischi che corre chi si schiera
pubblicamente contro Museveni. D'altronde, lo scorso maggio Kainerugaba si
è vantato pubblicamente di aver torturato personalmente la guardia del corpo di
Wine, Edward Sebuufu, che era stato rapito cinque giorni prima.
Nessuno esprime ad
alta voce le proprie opinioni politiche. Soltanto nel chiuso di un'auto o di
una abitazione, i giovani si lasciano andare allo sconforto: c'è tanta
voglia di cambiamento, spinta anche dal confronto con il resto del mondo,
attraverso internet e il turismo straniero, che inizia a uscire dai
confini del Parco Nazionale della Foresta Impenetrabile di Bwindi abitato dai
gorilla di montagna (a proposito, esperienza straordinaria, nonostante la
scalata tra le liane nel fango per arrivare a condividere con loro un'ora di
sguardi!).
Sulla carta, le probabilità che Museveni esca sconfitto dalle elezioni sono
pari a zero: la macchina propagandistica dello Stato è tutta nelle sue mani,
come i soldi elargiti in ogni villaggio per assicurarsi più voti possibile. Ma
i giovani in Uganda sono maggioranza - 33 dei 46 milioni di cittadini hanno
meno di 30 anni - e le urne potrebbero riservare qualche sorpresa.
«Nonostante gli elevati livelli di intimidazione e violenza, i candidati
dell'opposizione ugandese continuano a competere per le elezioni presidenziali
e legislative, canalizzando le richieste della popolazione giovane dell'Uganda
per più posti di lavoro, libertà e trasparenza», scrive Joseph Siegle
dell'Africa Center for strategic studies di Washington. È alto però il timore
di brogli elettorali per garantire, comunque, la vittoria a Museveni.
Le ultime elezioni, nel 2021, registrarono il rapimento di 3.000 esponenti dell'opposizione, 54 vittime e almeno 18 "dispersi". Quest'anno centinaia di sostenitori dell'opposizione sono stati arrestati arbitrariamente (tra cui un sacerdote cattolico, padre Deusdedit Ssekabira, rapito e poi accusato di attività sovversive) e sono stati segnalati feriti e morti in diversi raduni della campagna elettorale dell'opposizione.
* da Mondo Capovolto -newsletter del Corriere della Sera - 1 gennaio 2026


