1 marzo 2017

Dopo il referendum: Quale proporzionale? Ce ne sono almeno due.... opposti



di Massimo Marino

Già nel settembre passato indicavo il rischio che anche nella migliore delle ipotesi ( vittoria dei NO e demolizione dell’Italicum da parte della Consulta) “ i “vincitori “non avrebbero alcuna proposta ne’ su le norme costituzionali né sulle regole elettorali o, diciamo meglio, ne avrebbero una decina, perché in nessuna sede,  in nessun tavolo di promotori minimamente significativo si è mai discusso che proposte di modifica costituzionale ed  elettorale con chiarezza sosteniamo.”

Abbiamo clamorosamente perso l’occasione della “primavera dei referendum” anche per il settarismo e il narcisismo di questo o quel gruppo, malattie endemiche nelle esigue élite partitiche e dei movimenti del nostro paese. Ma per fortuna abbiamo salvato, sull’orlo del baratro, la democrazia residua che ci è rimasta, grazie alla virtuosa “accozzaglia” di elettori. Nella quale lascio ad altri valutare quanto abbiano pesato il ruolo degli esperti, i coraggiosi pronunciamenti dell’Anpi, l’apporto timido ma alla fine pesante del M5S, le crisi mistiche di Bersani e D’alema, ma anche semplicemente l’incazzatura diffusa di milioni di precari, la delusione dei rottamatori creduloni della prima ora, le tattiche di breve respiro di berlusconiani e salviniani. 

E’ un fatto che se accade, come per i 4 referendum del 2011, che una serie di opportunità diverse  ( ricercate o impreviste, tipo l’ostilità verso Berlusconi e  Fukushima ) uniscano virtuosamente  insieme per necessità temi, movimenti  e settori sociali diversi disponibili al cambiamento, si scopre che esiste nel paese una possibile maggioranza che non si fa bere né dai twitter, ne dalle favole dei media, ne dal bonus o dalla recita dell’ultimo truman show. 

Se l’unione virtuosa non avviene la sconfitta è certa, se accade che la fortuna ci assista, o il Renzi di turno alzi troppo il gomito delle balle, si vince. Malgrado noi. Si può continuare così?

I risultati dell’unico referendum che abbiamo fatto (perché dovuto) e vinto, lasciano irrisolti grandi problemi: quale sistema elettorale (in realtà quale sistema democratico) scegliamo? lo strumento del referendum e le sue attuali modalità vanno bene così o come si cambiano? Ci teniamo l’attuale Parlamento di 1000 membri, le attuali 20 Regioni, le attuali 100 Provincie annichilite dagli eletti di seconda fila? E questi 10 rottami vaganti chiamate Città Metropolitane? Abbiamo chiaro cosa dobbiamo salvare e difendere e cosa dobbiamo demolire di quel federalismo regionale malriuscito che regola rapporti e competenze fra Stato e Regioni? E’ ancora tollerabile, visto il fallimento delle logiche maggioritarie e delle minoranze sempre miracolate a diventare maggioranze dappertutto, tenere 10 diversi sistemi elettorali nei 10 diversi livelli elettivi esistenti nel nostro ordinamento, praticamente tutti a vocazione maggioritaria? Non è ora di porsi il problema dell’Election Day istituzionalizzato visto che ogni 6-12 mesi si vota qualcosa, aggregando a questo sempre le consultazioni referendarie come espressione matura del ruolo anche diretto dei cittadini nelle scelte più rilevanti ?

Non sarebbe tempo, invece di organizzare solo centinaia di tavoli di raccolta firme per altre petizioni su questo e quello, trovare anche un po’ di energie per organizzare centinaia di tavoli locali, regionali e nazionali di raccolta di idee e costruzione di proposte nelle quali si intraveda un minimo di disegno esplicito e razionale di cambiamento comprensibile a tutti ?
Possiamo costruire comitati di pensatori invece che di generali, colonnelli e sergenti lontani dalle truppe ( sparute) solo armate di moduli e di biro ? Qualche seminario di lavoro in più e qualche serata di vetrina dalle 21 alle 23 in meno? 

Più in generale: restiamo nell’era della Seconda Repubblica, alimentiamo le vocazioni nascoste di ritorno alla Prima o proviamo a costruire qualche mattone per una Terza e più virtuosa Repubblica dei Cittadini ? 

Su questi temi ho già tentato di esprimere qualche proposta ( qui e qui ) ma sul tema del proporzionale è urgente tornare.

I Comitati per il NO usciti dal successo del 4 dicembre sono sulla graticola nel chiedersi che fare. Per il momento stanno cambiando nome in Comitati per la Costituzione (semplice ed ottima scelta) ma la domanda vagante è: fino a dove possiamo spingerci nelle proposte di aggiornamento costituzionale, di nuova legge elettorale, di nuove regole dove servono? Non sarebbe compito dei partiti, dei “nostri” partiti, invece che dei Comitati o Movimenti ? Io non vedo nei nostri ( di solito si sottointende “di sinistra”) particolare interesse se non all’unico punto di programma che li dis-unisce: “ io speriamo che me la cavo” . Anche il M5S, che qualche idea e qualche coraggio in più sul tema ha mostrato, ondeggia paurosamente come una barca nella tempesta ( arrivando in qualche momento addirittura a votare una mozione per quella pena chiamata mattarellum, ultima speranza oggi  di Renzi-Berlusconi per fermare i grillini stessi ) . Al famoso detto di Mao: “grande è la confusione nei cieli, la situazione è eccellente” aggiungerei:  “ok, ma qualche idea di fondo teniamola ferma “.

Come afferma con semplicità Aldo Giannuli [1] o manteniamo le lusinghe della governabilità con il maggioritario o approdiamo alle coalizioni postvoto del proporzionale.
Dunque teniamo fermo che se i sistemi maggioritari in Europa e nel Mondo, con il loro sottoprodotto del bipolarismo tendente al bipartitismo ed all’ oligarchismo autoritario stanno clamorosamente fallendo (e hanno prodotto fra gli ultimi disastri  Mr. Trump) il ritorno a logiche proporzionali, che porta con sé la cancellazione dei premi, dei doppi turni a due, delle coalizioni e le basse soglie opportuniste prevoto, va fatto con prudenza. 

La petizione dei Comitati, meglio del Comitato Nazionale [2] con scarsi contributi dai territori, propone giustamente il proporzionale e accenna timidamente al sistema tedesco (che notoriamente usa una soglia dappertutto del 5% ) . Un accenno troppo timido ad un sistema che condivido da tempo, che ha diffusi e silenziosi oppositori non solo nei partitini del “io speriamo che me la cavo” ( ..alleandomi con chi e su cosa ..  si vede all’ultimo momento a seconda della convenienza) ma anche nei soliti partiti del bipolarismo perpetuo nel quale, se non si può fare altro, aggregare o inventare qualche cespuglietto a destra e a sinistra dell’1-2 %, magari lanciando all’ultimo momento una soglia premio un po’ più contenuta del 40%, dà pur sempre l’illusione ottica del voto utile contro il pericolo del populismo. Insomma, come ultima carta se si disfa la logica dell’Italicum, risuscitare la versione 2.0 dell’ulivismo , che ha prima illuso e poi divorato sinistra, verdi, radicali e dipietristi ( e se vogliamo anche la versione 2.0 del popolodellelibertà di berlusconiana memoria). 

La riproposizione del proporzionale puro o a bassa soglia ( fino al 2-3%) è devastante in ogni caso.
Se accolto (non probabile) ci riporterebbe dritti ai 20 partitini di ieri e di oggi che nell’attuale sistema tripolare è facile capire a chi gioverebbero. Se respinto come impraticabile ( la governabilità... !) aprirebbe una autostrada al mattarellum ed alla sua ovvia conclusione, il peggio che possa capitare all’Italia: un probabile governo di zombie Renzi-Berlusconi ( o loro figuranti e successori).

Non condivido l’idea che una soglia troppo alta (si sottintende il 4-5% almeno) “potrà impedire la nascita di partiti che potenzialmente potrebbero avere un seguito sufficientemente vasto da esercitare una salutare concorrenza” come sostiene Guido Ortona [3] in un interessante intervento recente (qui

Al contrario, specie nella situazione italiana, una soglia al 5% almeno, che permette tranquillamente l’esistenza anche di una decina di partiti (di cui non si sente il bisogno per la verità ) favorirebbe, magari non al primo colpo,  il costruirsi di partiti solidi, non inventati come cartelli elettorali dell’ultima ora. Si avrebbe finalmente un partito di sinistra meno malato forse di trasformismo e più fondato su un progetto di alternativa. In prospettiva si avrebbe forse anche un partito di vocazione ecologista ( di cui si sente invece il bisogno) , radicale, trasversale, non ideologico; qualcosa di simile ad un movimento grillino ( la cui sopravvivenza e vittoria senza alleati nel prossimo giro mi sembra molto improbabile ) con qualche vocazione maggiore alla democrazia interna ed alla conoscenza del territorio e dei temi ambientali che i grillini non hanno. 

Naturalmente anche nel campo moderato di destracentrosinistra non vanno esclusi possibili partiti stabili meno condizionati dai “cambiatori di casacca” il cui ruolo si esaurirebbe rapidamente. 

In questa logica non vedo nemmeno la necessità di complicare le cose, ad esempio con la variante che sembra suggerire Alfiero Grandi [4] introducendo i collegi uninominali proporzionali a meno che non si intendano dimensioni almeno provinciali. L’idea del parlamentare legato al suo territorio, inteso a volte addirittura come quartiere della metropoli è una delle tante stramberie della Seconda Repubblica. Perché ad oggi in Parlamento si discutono e si votano leggi che riguardano per lo più la Nazione non il singolo pezzetto di territorio. E per quello come tramiti ci sono già i consiglieri comunali, provinciali, regionali oltre a gruppi e associazioni locali.  

Ci sono quindi due diversi approcci al proporzionale che verrebbero molto diversamente compresi e accolti dagli elettori perché vanno in direzioni opposte. Non si può mantenere l’attuale ambiguità.

Abbiamo bisogno di partiti seri, solidi, stabili, che facciano proposte chiare, che dopo il voto si confrontino sui programmi, facciano coalizioni e trovino il necessario compromesso. Nessuno degli attuali tre poli elettorali, che io vedo oggi in quello della destra populista, quello del centro piddino e quello del movimento grillino (con una sinistra spappolata che non sa bene dove collocarsi), sarà in grado di vincere e governare da solo. Serve uno schema un po’ più articolato nelle nostre teste, nell’offerta elettorale, così come è nella società reale, che contempli nuovi attori e inedite e virtuose convergenze. 
Questa è la nostra Terza Repubblica altrimenti sono guai... 


“.. se il sistema funziona normalmente con governi di coalizioni costituiti dopo il voto, allora il maggioritario non ha senso e l’unico sistema elettorale omogeneo a quello costituzionale è quello proporzionale...”
 
“. prima che si giunga allo scioglimento delle Camere è indispensabile che siano approvate profonde modifiche alla normativa elettorale vigente. CHIEDIAMO che la riforma delle leggi elettorali in discussione nel Parlamento sia informata ai seguenti principi: Il sistema elettorale deve ripristinare la rappresentanza, garantire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto, restituire ai rappresentati il diritto di scegliere i propri rappresentanti, ricondurre i partiti alla loro funzione costituzionale di canali di collegamento fra la   società e le istituzioni, piuttosto che di strutture di potere autoreferenziali. Questi risultati possono essere ottenuti con modelli diversi, a condizione che venga garantita l'elezione proporzionale sulla base dei voti di lista. Per questo chiediamo fermamente: – che si rinunci ad ogni forma di premio maggioritario; – che si rinunci ai capilista bloccati; – che si rinunci alle candidature multiple. Non esistono formule magiche, ed è possibile valutare sistemi misti (come quello tedesco, per esempio): quello che conta è che sia raggiunto l’obiettivo di rendere il Parlamento realmente rappresentativo…” Primi firmatari: Alessandro Pace, Massimo Villone... e altri
“.. le correzioni da molti invocate per correggere le (presunte) inefficienze del sistema proporzionale in termini di governabilità possono avere effetti deleteri in termini di concorrenza. La correzione più usata è la soglia di sbarramento. Se essa è troppo alta potrà impedire la nascita di partiti che potenzialmente potrebbero avere un seguito sufficientemente vasto da esercitare una salutare concorrenza sugli altri. Non esistono dati sufficienti a consentire un’analisi comparativa sul livello sensato di soglia, che potrebbe benissimo essere zero.... Il mio suggerimento è che in Italia la soglia non dovrebbe essere superiore al 2%, pari a un milione di elettori circa...”

“.Il proporzionale oggi è un correttivo inevitabile dopo un maggioritario pasticciato e impresentabile, prima con il porcellum poi con l’Italicum. Il proporzionale può avere gradi diversi di correzione del maggioritario, ad esempio con le soglie di accesso, pur diverse, previste dalle sentenze della Corte... La combinazione del proporzionale con i collegi uninominali è del tutto possibile, come è già avvenuto in passato. La via più semplice è che i candidati collegati ad una lista entrino in proporzione ai voti oppure alla percentuale ottenuta, nella misura dei voti ottenuti dalla lista..”

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