25 agosto 2018

L'Europa e le false credenze della Sinistra


di Alessandro Somma *

Tragedia greca

L’Unione europea ha finalmente dichiarato la conclusione del programma di assistenza finanziaria imposto alla Grecia nel maggio del 2010. In questi otto anni il Paese ha ricevuto prestiti per 243 miliardi di Euro dal fondi Salva-Stati, e per 32 miliardi di Euro dal Fondo monetario internazionale. In cambio ha realizzato centinaia di riforme strutturali con le quali ha tagliato la spesa sociale per l’istruzione, la sanità e le pensioni, ridimensionato la pubblica amministrazione, privatizzato i beni pubblici e le principali infrastrutture, liberalizzato i servizi, precarizzato il lavoro e indebolito il sindacato.

La dimensione della macelleria sociale provocata da queste misure si coglie dai dati che documentano l’esplosione della povertà, la compressione dei salari e delle pensioni, la crescita della disoccupazione soprattutto giovanile, la perdita dei posti di lavoro nel settore pubblico, la condizione miserevole in cui è ridotta la sanità e il sistema della sicurezza sociale nel suo complesso. Anche i parametri economici documentano in modo incontrovertibile l’insuccesso della cura imposta dall’Europa: il deficit è stato annullato e anzi il Paese è ora in surplus, ma al prezzo di un rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo passato dal 146% dell’anno in cui la Troika è giunta ad Atene, al 178,6% di adesso. Sono cresciuti anche la pressione fiscale e l’ammontare dei prestiti in sofferenza delle banche, mentre sono calati la competitività e il potere di acquisto.

Vi sono dunque riscontri notevoli di quanto l’assistenza finanziaria fornita alla Grecia sia stata fallimentare se non criminale, tenuto conto che il 90% delle somme prese a prestito hanno beneficiato le banche francesi e tedesche espostesi per aver tentato di lucrare sui titoli del debito greco. Ciò nonostante Atene sarà costretta a proseguire lungo la strada imposta da Bruxelles come contropartita per l’assistenza, e continuerà a essere sorvegliata da Commissione, Banca centrale e Fondo monetario internazionale. Il Paese sarà infatti sottoposto alla “sorveglianza rafforzata” prevista per i casi in cui si temono “gravi difficoltà per quanto riguarda la sua stabilità finanziaria, con probabili ripercussioni negative su altri Stati membri nella zona euro”[1]. Sebbene il programma di assistenza finanziaria sia formalmente concluso, di fatto esso prosegue, così come la cessione di sovranità politica ed economica alla Troika, presumibilmente sino al 2022.

Nel documento della Commissione europea con il quale si è attivata la sorveglianza si lodano le autorità greche perché il bilancio dell’anno in corso si chiuderà probabilmente con un surplus del 3,5%. E tuttavia si stigmatizzano l’entità del debito e gli altri parametri negativi appena elencati: ad essi la Grecia dovrà rimediare attuando un programma di riforme concordato con la Commissione europea come contropartita per la formale conclusione del programma di assistenza finanziaria[2].

La Commissione europea ha voluto sottolineare che il programma di riforme non costituisce una sorta di nuovo piano di assistenza condizionata, ma è chiaro che si tratta di una scusa non richiesta, equivalente a un’accusa manifesta. E difatti Atene si è impegnata a mantenere un surplus del 3,5% per il futuro, ovvero, inevitabilmente, a “modernizzare il welfare” e dunque a tagliare ulteriormente la spesa sociale soprattutto per le pensioni e la sanità. Dovrà poi rilanciare il programma di dismissione del patrimonio pubblico, privatizzando quanto di appetibile è rimasto ancora nelle mani dello Stato. Non mancano poi impegni a intervenire ulteriormente nel mercato del lavoro per “salvaguardare la competitività” e dunque renderlo sempre più flessibile e sottopagato, nel settore privato come nel settore pubblico: si dovranno realizzare “riforme per modernizzare la gestione delle risorse umane nella Pubblica amministrazione”[3].

La resa dei conti

Alla luce di queste vicende si capisce lo scontro in atto entro la Sinistra europea, che comprende oramai forze collocate su fronti davvero inconciliabili. Da una lato Syriza, il partito di Tsipras che si è arreso alla Troika, divenendo il fedele esecutore materiale dei programmi che questa ha riservato per la Grecia. Dall’altro lato il Partie de Gauche di Mélenchon, che ha recentemente lasciato la Sinistra europea in polemica contro la decisione di non espellere Syriza: forza politica che “sta spingendo la sua logica austeritaria sino a limitare il diritto di sciopero, così accogliendo in modo sempre più servile i diktat della Commissione europea”[4]. In mezzo l’indecisione delle altre formazioni aderenti alla Sinistra europea, in qualche modo alimentata dalla posizione della Linke, che giustifica le politiche di Atene: “è ricattata dalla Troika” e dunque non ha scelta[5].

Peraltro la Linke non è compatta, e i suoi orientamenti sono sempre meno rappresentativi di quanto avviene nella sinistra radicale, dove non regge più il mantra che fa da sfondo alla posizione ufficiale sulla sinistra greca: l’Europa dei mercati può essere riformata e divenire un’Europa del lavoro e dei diritti. È oramai diffusa la convinzione opposta, ovvero che questa Europa è irriformabile perché l’Unione economica e monetaria è un dispositivo neoliberale concepito per cancellare le tracce del compromesso keynesiano che resistono qua e là, e soprattutto per impedire che questo possa tornare. Il tutto presidiato da una sorta di mercato delle riforme: la vita della costruzione europea nel suo complesso viene scandita da forme di assistenza finanziaria condizionata all’adozione di riforme di chiara matrice neoliberale. Lo abbiamo riscontrato in occasione degli allargamenti a sud e ad est, e lo sperimentiamo con il modo scelto per affrontare la crisi del debito sovrano e persino con la gestione dei fondi strutturali: inizialmente concepiti come strumento di redistribuzione delle risorse dai Paesi ricchi ai Paesi poveri, poi trasformati anch’essi in dispositivi volti a presidiare l’ortodossia neoliberale[6].
* da MicroMega 23 luglio 2018

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