di Massimo
Marino
Tramortiti dai risultati elettorali del 4 marzo con la falange grillina
che conquista il sud, rincoglioniti da 90 giorni di telenovelas dei
media sul governo del cambiamento che non nasceva, allarmati dal
conflitto istituzionale azzardato da Mattarella con qualche passo di troppo, impauriti
da qualche colpetto a base di spread educativo come le bastonate, perplessi
dalla lotteria elettorale, caso unico nel mondo, dove da 4 mesi si vota a
ripetizione da qualche parte, irritati od entusiasti per l’imprevisto successo
dell’ex partito della secessione padana che sembra dilagare come una
esondazione del Po, rischiamo di non capirci più niente.
Se il Movimento 5Stelle ha effettivamente archiviato la seconda Repubblica con
i suoi rottami e i suoi orrori è difficile prevedere se nascerà e quale sarà la
terza Repubblica. E’ il caso di elencare i rilevanti aspetti positivi
provocati dal fenomeno 5stelle, ricordare i suoi persistenti punti deboli che
sembrano insuperabili, tentare qualche proposta perché fra lodi e insulti le
riflessioni sull’attuale scenario sono poche. Stiamo parlando di una esperienza
che non ha paragoni in nessun altro paese del mondo, che sfugge alle
classificazioni tradizionali della destra e della sinistra, dei conservatori e
dei progressisti, ma che nei contenuti è assolutamente innovativa.
Al centro stà l’impegno a “non lasciare nessuno indietro”, nel concreto
garantire una sopravvivenza decente per almeno 5 milioni di persone con il
reddito di cittadinanza. Spazzerebbe via gran parte del clientelismo italico e
riequilibrerebbe la tenuta sociale del paese attenuando le crescenti
disuguaglianze. In aggiunta c’è una visione di tipo ambientalista su molti
temi che contrasta con gli interessi consolidati dei distruttori del
territorio. Questi obiettivi trovano un fronte di ostilità nelle elites
del paese e nelle burocrazie europee ma
anche un rilevante successo popolare. Pochi
lo riconoscono ma siamo di fronte ad una guerra civile strisciante e a bassa
intensità in cui però quasi nessuno identifica con esattezza chi è il suo
nemico e i cui esiti sono difficili da prevedere.
1. E’ paradossale ma il rosatellum,
un sistema elettorale basato finalmente su un prevalente sistema proporzionale, pur
con l’imbroglio delle coalizioni prevoto che ha regalato 900mila voti al PD,
nato per garantire di soppiatto un “inevitabile” governo PD-Forza Italia,
grazie al voto degli elettori che hanno messo nell’angolo entrambi, si è
rovesciato nel suo contrario. Ci ha dato una quasi perfetta rappresentanza dei voti espressi imponendo uno “
scenario tedesco “, con il quale sulla base di un compromesso sui
programmi si costruisce una possibile maggioranza. Scenario a cui non eravamo
abituati e che molti non comprendono. La proposta dei grillini del contratto
invece delle classiche alleanze di spartizione è del tutto adeguata e corretta e per la prima volta gli italiani
hanno avuto la possibilità di discutere e valutare programmi e progetti alla
luce del sole come mai è successo negli ultimi 50 anni.
2. In sintesi quindi, come più volte
ho sottolineato insieme a pochi altri, i punti di innovazione dei 5Stelle sono
tre e sono inseparabili: a) la forte connotazione “sociale” che
mette in primo piano la condizione della parte più debole e precaria del paese,
posizione che una volta si sarebbe detta “di sinistra”, di cui il reddito di
cittadinanza e il meno noto salario minimo orario sono chiara
rappresentazione. b) la forte attenzione agli obiettivi di tutela
ambientale che porta il Movimento ad essere la forza politica a connotazione
ecologista più consistente d’Europa e di cui Tav, Acqua pubblica e Rinnovabili sono elementi rilevanti c)
l’intransigente connotazione anticasta e contro il tradizionale sistema
politico con le sue vocazioni corruttive e clientelari che iscrive
impropriamente i 5stelle nell’area dei populisti. In realtà questi in genere
non agitano affatto temi come ad esempio riduzione
dei costi della politica, vitalizi, pensioni d’oro.
Più
problematici invece altri temi su cui l’elaborazione del M5Stelle è più incerta
e le opinioni in genere sono più superficiali e li espongono a sbandamenti e attacchi:
il rapporto con l’Europa e l’Euro, la
gestione dell’immigrazione di massa,
i cosiddetti diritti civili individuali,
la cosiddetta libertà di stampa. Temi
insidiosi e complicati sui quali sarebbe necessaria una più profonda
elaborazione che mi sembra insufficiente.
3. Sulla collocazione “trasversale”
dei 5stelle si spendono fiumi di chiacchiere, illazioni, campagne denigratorie.
Sono una forza populista di destra o che tende a destra come sostengono PD e
affini? Sono il nuovo pericolo comunista come sostengono Berlusconi e la
Meloni? A me sembra corretto vedere il Movimento come una innovativa
forza di centro che invece di connotazioni moderate ha una forte
vocazione di riformismo radicale, per certi aspetti rivoluzionario, che si
contrappone a quella “palude di centro” che da decenni occupa il sistema
politico, basata in Italia su una alleanza sociale rappresentata nelle
istituzioni da PD, Forza Italia e gruppi minori che sembra storicamente fallita
e al tramonto. Con le varianti locali questi protagonisti del passato sono
presenti in vari altri paesi dell’Europa e sono i principali responsabili della
crisi, vicina alla dissoluzione, dell’Unità Europea.
Questa mia
interpretazione, che so bene quanto sia poco diffusa, diventa più sostenibile
se si osserva come il fronte ostile ai 5Stelle sia unanimemente espresso sui
media da un fronte inconsueto di destra e di sinistra, fra confindustriali,
banchieri e vertici sindacali, mentre il successo elettorale, per quanto
oscillante fra elezioni nazionali e locali, aumenta. Guarda caso tutti i
soggetti ostili sono quelli che hanno espresso, rappresentato, sostenuto il
vecchio sistema bipolare dei partiti, con differenze interne di facciata, durante
il quale è dilagato clientelismo e corruzione, a volte perfino contiguità con i
gruppi mafiosi che controllano parti rilevanti del territorio.
Naturalmente è una alleanza sociale
ancora egemone per quanto minoritaria, che controlla totalmente il sistema
dei media, che sono i pretoriani armati del
sistema, insieme al quale difendono il proprio stato di privilegiati.
Liberi di nascondere, diffamare e distorcere i fatti in nome della libertà di
stampa ed espellendo inesorabilmente chi voglia svolgere un più equilibrato
ruolo di informazione. Questa alleanza sociale va disgregata per quanto
possibile se si vuole attuare davvero un cambiamento, perché lo Stato sono ancora loro . Dalla
capacità di disgregare a fondo dipende la connotazione futura della cosiddetta
terza Repubblica dei Cittadini. Non è scontato che il M5Stelle sia in grado di
reggere questo scontro o che invece venga gradualmente fatto a pezzi, né che
non possa essere assimilato alle vecchie logiche che porterebbero comunque alla
scomparsa. Ma non ci sono oggi purtroppo altri protagonisti che servirebbero, su cui contare. Chi altri in questa fase storica si
proponga al ruolo di vera alternativa è solo un imbroglione o un impotente
sognatore.
4. La recente presenza elettorale
dei 5Stelle si è caratterizzata per il prevalere della figura simbolica
del Leader su quella esplicita del Progetto. Di fatto si è messo in primo piano
il leader (Di Maio ) invece del progetto (Le 5Stelle ). Eccesso di ego o meglio
grande errore politico. Il ruolo di “ capo politico”, figura molto
tradizionale, è ben diverso dal ruolo passato di “garante esterno” di Grillo. Ho
già sostenuto prima del 4 marzo che gli aspetti positivi di questa rilevante
novità sono illusori e momentanei e rapidamente sovrastati da quelli negativi.
La concentrazione dell’attenzione sul leader invece che sul progetto
(che nel caso di Di Maio per chi ben ricorda ha visto la scelta fatta dai media
e solo successivamente proclamata da un voto degli aderenti) rende
nell’immediato più rapida e riconoscibile l’immagine del partito ma nel caso di
un movimento di alternativa lo rende molto più vulnerabile in breve tempo se
non ha con sé il sistema mediatico (vedi qui e qui).
Ribadisco
che l’intero sistema dei media è stato occupato militarmente negli ultimi
decenni dalla grande alleanza che ha avuto simbolicamente espressione nel patto
del nazareno Berlusconi-Renzi. Se non si corre a correggere l’errore, con una
leadership ristretta ma plurale, è facile prevedere che concentrando i colpi su
Di Maio come nella battaglia navale il M5Stelle verrà presto affondato.
In un errore
simile è già incorso Podemos, che dopo i primi successi che sembrava
rendere il movimento inarrestabile ha fatto due errori da manuale. Da una parte
si è reinfilato nell’alveo tradizionale della sinistra estrema con l’alleanza
nelle elezioni anticipate del 2016 con la Izquiera Unida ( Unidos Podemos) che
invece di aggiungergli un milione di voti come immaginato glieli ha fatti
perdere. Si è consentito così il successo del gruppo di moderati-radicali di
Ciudadamos, oggi primo partito in Spagna nei sondaggi. Sono un grande
estimatore di Podemos e del simpatico Iglesias ma ho l’impressione che abbiano
perso il treno al momento giusto anche se mi auguro possano risalirci al più
presto.
Infatti la visibilità personale voluta e ottenuta del leader Iglesias è risultata
vantaggiosa per poco tempo. Il tempo per i media spagnoli, che sono fotocopia
se possibile imbruttita di quelli italiani, per organizzare l’attacco. Come stanno
facendo per Di Maio hanno messo a punto un quotidiano sistema denigratorio concentrato
contro Iglesias. Si è arrivati perfino a far diventare problema politico di
primo piano un alloggio di qualità comprato con la fidanzata su cui alla fine
si è fatto un referendum interno a Podemos in cui hanno votato 188mila
iscritti. (vedi qui e qui ). Oggi Podemos è il quarto
partito nei sondaggi, quasi la metà di Ciudadamos che veleggia primo al
30%.
5. Dietro l’apparente emersione del
fenomeno Salvini delle ultime settimane, dietro l’apparente critica alle sue
intransigenti posizioni sul fenomeno immigrazione-sicurezza, si manifesta
invece un più o meno involontario assist elettorale nei confronti della Lega,
che in realtà è molto meno temuta del
M5Stelle dalle vecchie elites del paese che per le sorti degli immigrati, se non ci guadagnano qualcosa, non hanno una grandissima preoccupazione.
La politica
antiimmigrati della Lega sottolinea problemi assolutamente reali ma agita soluzioni
miserabili o inaccettabili. Nei fatti questa politica è difficilmente
distinguibile da quella di Minniti o di Macron, ma l’abile gestione
scenica e plateale di Salvini, costantemente amplificata dai media, la rende molto vantaggiosa sul piano elettorale ma
può diventare sul piano sociale devastante.
Senza entrare qui nel merito, anche se non è fra i più importanti si tratta di
uno dei punti più delicati del contratto a due. Se il M5Stelle, oltre che la
ragione, riuscirà a proporre e imporre soluzioni più innovative e umanamente accettabili
abbattendo le vocazioni xenofobe, sarà un grande risultato e la coalizione terrà.
In caso contrario contribuirà alla dissoluzione del nuovo governo.
Analoga
questione al rovescio riguarda la TAV e in generale l’enorme problema delle
grandi opere, della mobilità e della crisi ambientale specie della pianura
padana, tre questioni intrecciate fra loro.
Se la
posizione dei 5Stelle sul tema è nota,
anche se messa un pò in ombra negli ultimi mesi con la gestione Di Maio, la
sostanziale indifferenza della Lega è analoga a quella dei vecchi partiti (
PD e FI), dietro cui si nascondono anche interessi privati e clientele diffuse.
Le risorse impegnate per anni su Tav, autostrade, alta velocità mettono in un
limbo di un futuro lontano la disponibilità di risorse per la mobilità pubblica
e collettiva, cioè per dotare di una rete metropolitana diffusa le grandi
metropoli a partire da Torino, Roma e una decina di altre città. Servirebbero
in Italia 1000 km di reti metropolitane, fino alle città di media grandezza. Sarebbe
una grande opera utile per i prossimi
100 anni, che darebbe lavoro e allenterebbe la crisi inquinamento-mobilità. È
un problema di interessi e di soldi. Se si tengono aperti i cantieri di opere
come la TAV non si apriranno mai i cantieri delle reti metro, anzi neppure se
ne discuterà seriamente. Per non parlare della illusione delle auto elettriche,
che del problema della crisi della mobilità non risolvono nulla.
6. Non si può non accennare alle
occasioni mancate dai 5Stelle, anche per proposte importanti peraltro attuabili
a costo zero. La prima è la mancata proposta dell’election day con la
quale ci saremmo evitati lo sgocciolamento del voto delle elezioni politiche in
marzo, del Molise e Friuli in aprile, della Val D’Aosta in maggio e di 700
comuni in giugno, tutto nell’arco di meno di 4 mesi. Si sarebbe favorita la partecipazione, ridotti i costi e resi meno
occasionali gli orientamenti elettorali. Si potrebbe concentrare stabilmente
tutte le scadenze elettorali in un giorno stabilito di ogni anno, ad esempio la domenica più vicina al 25 aprile,
comprendendo per obbligo anche gli eventuali appuntamenti referendari.
Non
condivido per nulla la proposta contenuta nel programma 5Stelle di eliminare il
quorum del 51% per i referendum abrogativi. E’una proposta secondo me del tutto
contraddittoria con l’esigenza di sondare sempre il parere della maggioranza,
evitando scorciatoie e precedenti pericolosi. Inoltre trovo singolare che un
movimento come quello dei 5Stelle non abbia mai utilizzato lo strumento
referendario e che abbia lasciato naufragare le 12 proposte referendarie
fallite dai vari comitati dell’area di sinistra per insufficienza di firme.
E’ un segnale della rigidità e sostanziale debolezza della leadership del
Movimento, della assenza di un progetto di organizzazione adeguato nel
territorio, di una ristretta presenza locale ridotta a piccoli gruppi chiusi e
orientati eccessivamente alla sola propria scadenza elettorale. Invece si
sarebbe occupato il centro della scena politica in accordo con i numerosi comitatini
spesso incapaci di lavorare insieme fra loro. Si sarebbero portate a casa una serie di sicure vittorie
forse altrettanto rilevanti di quanto si otterrà, se si otterrà, dall’esperimento
dell’attuale governo.
Massimo Marino
Torino, 12 giugno 2018