di Giovanna Branca *
Alle primarie vincono i candidati repubblicani sostenuti dal presidente. Il Tennessee eliminerà l’unico distretto a maggioranza democratica
Lo scorso dicembre ben 21 senatori repubblicani dell’Indiana hanno votato contro una nuova mappa elettorale che – con il mid term il prossimo novembre – avrebbe dato al partito repubblicano altri due seggi alla Camera federale. Donald Trump aveva minacciato di vendicarsi ancor prima del voto: «Qualunque repubblicano voti contro questo importante redistricting (l’intervento per ridisegnare i seggi elettorali, ndr), con un impatto potenziale sull’America tutta, dovrà affrontare le primarie».
COSÌ È STATO: otto dei senatori “ribelli” dovevano affrontare la rielezione, e Trump ha sostenuto ben sette dei loro oppositori alle primarie. Dando prova, con il voto di martedì, di avere ancora una saldissima presa su ciò che resta del partito repubblicano: cinque dei candidati che hanno avuto il suo endorsement hanno vinto, in alcuni casi stravinto, una sfida è ancora «too close to call» e solo uno ha perso. La prova, se ce ne fosse bisogno, che il Gop – come scrive Perry Bacon su The New Republic – «è ancora un culto di Donald Trump».
Spencer Deery, il senatore la cui sfida con il candidato trumpista è ancora aperta, aveva detto al New York Times che «a essere in ballo è la possibilità, per i parlamentari dell’Indiana, di essere liberi di ascoltare i loro elettori e governare lo stato senza interferenze esterne da parte di enormi finanziamenti occulti». Più dei soldi indirizzati agli sfidanti sostenuti da Trump, e più delle sorti dell’indipendenza statuale dell’Indiana, la prova di forza di Donald Trump in quello stato getta un’ombra ulteriore sul disfacimento della democrazia americana, che in questi giorni si manifesta nelle corse al redistricting negli stati rossi all’indomani della sentenza della Corte suprema che ha sventrato il Voting Rights Act del 1965 e dato il via libera al ridisegno razzista dei seggi elettorali.
Se infatti – come nota ancora Bacon – il fatto che il Gop si riveli ancora un culto di Trump è una buona notizia per il mid term, dato che l’impopolarità di Trump non potrà che danneggiare i suoi candidati, la sua presa inscalfibile sul partito ormai solo nominalmente repubblicano ha l’effetto di raggelare qualunque tentativo di opporre resistenza alla sua amministrazione autoritaria. I “cadaveri” dei suoi nemici in Indiana ne sono l’ennesima prova.
IL PROSSIMO 20 maggio, intanto, il parlamento del Mississippi è chiamato a votare la sua nuova mappa elettorale, con cui dopo la sentenza della Corte suprema lo stato del sud con la più ampia percentuale (il 38%) popolazione afroamericana di tutti gli Usa si prepara a cancellare il suo unico distretto a maggioranza nera. Il rappresentante di quel distretto a Washington è il deputato Bennie Thompson, il presidente – durante l’amministrazione Biden – della Commissione d’inchiesta sul tentato golpe del 6 gennaio 2021, dunque un nemico personale del presidente Trump. È simbolico anche il luogo dove si terrà il voto: non l’attuale Campidoglio del Mississippi ma quello dell’epoca della segregazione razziale, e dove è stata votata la secessione dall’Unione nel 1861. Safia Malin dell’organizzazione per i diritti civili One Voice Mississippi ha detto al Guardian: «Sembra quasi un tentativo deliberato e crudele» di «ricordarci del nostro passato», naturalmente «collegato alla riconquista della piena cittadinanza» per la popolazione nera.
LO STESSO ACCADE in Tennessee: è di ieri la notizia che il voto nero – anche lì concentrato in un unico distretto, a fronte di una popolazione afroamericana che raggiunge il 17% del totale in base all’ultimo censimento – verrà diluito in tre nuovi distretti nella mappa elettorale proposta ieri dai repubblicani dello stato. Se – o meglio quando – questa mappa verrà approvata dalla legislatura locale, l’effetto sarà di cancellare l’unico seggio democratico espresso dal Tennessee, radicato nella città a maggioranza nera di Memphis. Nuove mappe in arrivo anche in Louisiana (dove il governatore Jeff Landry ha sospeso le primarie per dare tempo alla legislatura di disegnare i nuovi distretti), South Carolina e Alabama, a cui è stato impedito da una corte federale di fare redistricting fino al nuovo censimento del 2030, ma che sta cercando di ottenere un annullamento di quella sentenza. «La Storia – ha detto ieri il senatore democratico del Tennessee Taumesh Akbari ai suoi colleghi repubblicani – non giudicherà con clemenza ciò che avete fatto».
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* ( da il manifesto - 7 maggio 2026 )
