26 ottobre 2021

L’ancora di salvezza contro povertà e sfruttamento

 di Giuseppe Rag. Grillo  - ( 20 ottobre 2021)

Vari decenni fa, alla leva militare, si doveva dichiarare se si era capaci di leggere e scrivere. I più istruiti aggiungevano “e far di conto” toccando alti livelli di apprezzamento. Con il “far di conto” si è veramente in grado di dare valutazioni prive di pregiudizi. Con i numeri e i dati non si può barare, ma purtroppo possono essere letti in modi diversi. Einstein, infatti, diceva che “se i dati e la teoria non concordano, cambia i dati”, consapevole della natura umana a cambiare la realtà in base alla propria percezione, o più spesso, in base ai propri interessi. I dati sono una fonte di sapere, moderna e complessa. Mostrano ma non svelano, a meno che non ci sia qualcuno a leggerli nel modo giusto.

Kaoru Ishikawa ci esortava a cambiare il nostro agire: “fate in modo che diventi un’abitudine discutere i problemi basandosi sui dati e rispettando i fatti che essi dimostrano”. Proviamo quindi a “far di conto” al reddito di cittadinanza, una delle riforme sociali più importanti della storia della nostra repubblica, con queste informazioni preziose: I dati INPS sul reddito di cittadinanza aggiornati al mese di agosto 2021 ci raccontano che sono 1,36 milioni i nuclei beneficiari, per oltre 3 milioni di persone, con un importo medio di 546 euro, in particolare. Prevalgono i nuclei composti da tre e quattro persone, rispettivamente 646mila e 673mila. I nuclei con minori sono quasi 443mila, con un numero di persone coinvolte di oltre 1,64 milioni, mentre i nuclei con disabili sono quasi 231mila, con oltre 536mila persone coinvolte. L’importo medio erogato a livello nazionale nel mese di agosto 2021 è di 546 euro (576 euro per il RdC e 270 per la Pensione di Cittadinanza). L’importo medio varia sensibilmente con il numero dei componenti il nucleo familiare, passando da un minimo di 446 euro per i monocomponenti a un massimo di 699 euro per le famiglie con quattro componenti.

La platea dei percettori di Reddito di cittadinanza e di Pensione di Cittadinanza è composta da 2,58 milioni di cittadini italiani, 318mila cittadini extra comunitari con permesso di soggiorno UE almeno da 10 anni in Italia, e 119mila cittadini europei. La distribuzione per aree geografiche vede 592mila beneficiari al Nord e 427mila al Centro, mentre nell’area Sud e Isole supera i 2 milioni di percettori. Nel corso del 2020, all’apice del periodo pandemico, i beneficiari di reddito di cittadinanza sono arrivati a 3,7 milioni di persone. Insieme al reddito di emergenza sono state raggiunte quasi 5 milioni di poveri, quanti ne certificava l’ISTAT, più o meno, in povertà assoluta. Il reddito di cittadinanza serve anche ad integrare il reddito da lavoro, per molti, i cosiddetti working poor, part time, mamme sole con bambini, che non raggiungono una certa soglia. Il 20% circa dei beneficiari di reddito di cittadinanza riceve una integrazione di reddito. Nel 2020, prima della Pandemia, l’Istat certificava una drastica riduzione della povertà sul 2019, grazie al rdc. Il coefficiente di Gini, ovvero l’indice che misura la disuguaglianza, si è ridotto di quasi un punto. Anche la Caritas ha riconosciuto più volte il grande ruolo svolto dal RdC di contrasto alla povertà. Per molti il RdC è l’unica forma di reddito. Una liberazione anche dallo sfruttamento, dal soggiogo, dal lavoro nero e dai salari da fame. Un “salario di riserva” come dicono gli economisti, che in assenza di un salario minimo legale, offre un cuscinetto al di sotto del quale non si sprofonda in povertà assoluta, e si è liberi di decidere se accettare un lavoro da fame o continuare a cercare senza morire di fame. Durante la Pandemia, insieme al Reddito di emergenza è stato non solo uno strumento di contrasto alla povertà, ma anche una tutela verso la disperazione, che ha consentito quella necessaria coesione sociale, contro i rischi di tenuta civile.

La maggior parte di queste persone, oltre i 2/3, non sono occupabili, ma sono minori, disabili, anziani. Si legge nell’ultimo Rapporto dell’INPS che negli anni precedenti all’introduzione del RdC, gli attuali percettori non risultavano proprio negli archivi contributivi come lavoratori: solo una piccola percentuale, meno del 20%, aveva un record di 9 settimane all’anno di lavoro.  Gli occupabili quindi sono pochi, circa 700 mila persone, e di questi secondo i dati dell’Anpal, circa 350mila persone hanno avuto un contratto di lavoro. Si tratta comunque di occupabili con scarse qualifiche, istruzione bassa, in prevalenza licenza media ed elementare. Inclusione, assistenza e formazione questo serve a queste persone. I controlli sono sia ex ante che ex post. Ex ante l’INPS ha rifiutato 1 milione di domande. Quindi circa il 40% grazie a controlli incrociati su reddito e patrimonio. Inoltre, l’INPS ha revocato 130mila domande di RdC circa, per motivi vari tra cui: false dichiarazioni di reddito, di patrimonio, di residenza, di nucleo, oppure omissione di dichiarazione di condannati per specifici reati, all’interno del nucleo.  Ex post, la Guardia di Finanza insieme ad INPS e le altre forze dell’ordine, hanno contestato a percettori irregolari circa 217 milioni di euro, di cui 127 milioni già recuperati. Si tratta di circa l’1% di prestazione RdC irregolarmente spesa ad oggi. Questa quindi, è una delle misure più controllate. Purtroppo le truffe esistono su tante prestazioni: false invalidità, percettori di naspi con lavoro nero, cassa integrazione ad aziende che non ne hanno bisogno o che fanno lavorare i beneficiari anche in cassa integrazione, ecc, e spesso per un valore superiore all’1%. Ma questi dati non fanno notizia. Per chi avesse ancora voglia di svilire una delle idee più rivoluzionarie di questo paese, ricordo che ogni critica al reddito di cittadinanza non è un attacco al M5S, ma un’offesa a oltre 3 milioni di persone che fino a ieri non riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena, e che finalmente non si sentono più invisibili.

22 ottobre 2021

«Aumenta la produzione di carbone e petrolio»

 Il rapporto Onu. Quindici Stati insistono con un uso eccessivo di combustibili fossili

 di Luca Martinelli *


Greta aveva ragione: il bla bla bla dei governi sul clima, quello denunciato a fine settembre dalla leader di Fridays for Future durante l’appuntamento dello Youth4Climate, alla PreCop26 di Milano, è ora messo nero su bianco dall’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.

Il documento che sintetizza l’inazione sul fronte della tanto declamata decarbonizzazione si chiama «Production Gap Report», ed è realizzato in collaborazione con una quarantina di ricercatori di Stockholm Environment Institute (SEI), International Institute for Sustainable Development (IISD), Overseas Development Institute (ODI) ed E3G. Nel 2021, il rapporto è arrivato alla terza edizione. «La ricerca è chiara: la produzione globale di carbone, petrolio e gas deve iniziare a diminuire immediatamente e bruscamente per essere coerente con la limitazione del riscaldamento a lungo termine a 1,5°C. Tuttavia, i governi continuano a pianificare e sostenere livelli di produzione di combustibili fossili che sono di gran lunga superiori a quelli che possiamo bruciare in sicurezza» ha commentato Ploy Achakulwisut, tra i principali autori del rapporto e scienziato del Sei.

Il 2021 Production Gap Report – diffuso dall’UNEP il 20 ottobre – fornisce i profili di 15 grandi Paesi produttori: sono Australia, Brasile, Canada, Cina, Germania, Kazakhstan, India, Indonesia, Messico, Norvegia, Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. La maggior parte di questi governi, che fanno parte del G20 e saranno a Roma alla fine della prossima settimana, continua a fornire un significativo sostegno politico alla produzione di combustibili fossili.

In particolare, il rapporto evidenzia come i governi stiano pianificando di produrre entro il 2030 il 110% in più di combustibili fossili rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C e il 45% in più di quanto sarebbe compatibile con una limitazione del riscaldamento a 2°C. Il divario di produzione è più ampio per il carbone: i piani di produzione dei governi e le proiezioni di produzione dei governi porterebbero a circa il 240% in più di carbone, il 57% in più di petrolio e il 71% più gas nel 2030 rispetto ai livelli globali coerenti con la limitazione del riscaldamento a 1,5°C. Il divario di produzione è rimasto in gran parte invariato rispetto alle precedenti valutazioni, ovvero ai rapporti pubblicati nel 2019 e 2020. I governi stanno complessivamente pianificando di aumentare la produzione di gas fino addirittura al 2040.

Sono discorsi sentiti anche in Italia, del metano come strumento della transizione ecologica. E invece, questa continua espansione a lungo termine espansione della produzione di gas è incoerente con i limiti di temperatura di Parigi. Lo dice l’Unep. Che nel rapporto spiega anche che se le tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica, i palliativi come il Carbon Capture and Storage (CCS), non si sviluppano su larga scala, la produzione di combustibili fossili dovrebbe diminuire ancora più rapidamente.

Nella sua introduzione al rapporto, Inger Andersen – direttore esecutivo di Unep – sottolinea che il Production Gap Report «mette in luce il percorso che i governi devono prendere per allineare la loro fornitura di combustibili fossili con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Finora, questa azione è stata in gran parte limitata alla promozione della cattura e dello stoccaggio del carbonio e minimizzare le emissioni dai processi di estrazione. Tuttavia, come mostra il rapporto di quest’anno, queste misure da sole sono insufficienti e non possono sostituire una riduzione globale e a lungo termine di carbone, petrolio e gas». La decarbonizzazione, insomma, dev’essere reale.

* da il manifesto 22 ottobre 2021

18 ottobre 2021

Superbonus 110%, c’è la proroga al 2023. Ma scadono gli altri bonus casa. Le novità

Nella prossima Legge di Bilancio Il superbonus 110% per i lavori di efficientamento energetico o le migliorie delle caratteristiche antisismiche negli edifici è stato prorogato al 2023. Il ministro Daniele Franco lo ha confermato nel documento che accompagna la Nota di aggiornamento al Def, dove nel capitolo relativo alla riprogrammazione degli obiettivi di finanza pubblica si legge: «Con la prossima Legge di Bilancio 2022-2024 (...) sarà previsto il prolungamento di diverse misure di rilievo economico e sociale, fra cui il Fondo di Garanzia per le Pmi e gli incentivi all’efficientamento energetico degli edifici e agli investimenti innovativi». A questo punto, non resta che attendere la prima bozza del disegno di Legge di Bilancio, questa volta con un orizzonte temporale più ampio (2022-2024) e poi la discussione in Parlamento prima di mandarla in Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre 2021. Ma il plauso arrivato da tutte le forze politiche non lascia dubbi che la proroga sia cosa fatta. Ancora da capire, però, quali saranno le modalità della proroga: se sarà, cioè, immediata (anche per via dei fondi stanziati dal Pnrr) o se invece si attenderà l’approvazione del Consiglio Ue, come era accaduto nella Legge di Bilancio 2021.

Ma per un superbonus prorogato, altri bonus casa stanno per arrivare al capolinea. Vediamo allora le prossime novità.

  di Massimiliano Jattoni Dall’Asén *

Superbonus 110% - Come detto, cittadini e imprese avranno più tempo per programmare gli interventi. L’agevolazione, infatti, doveva scadere il prossimo 30 giugno 2022 per le persone fisiche e il 31 dicembre 2022 per i condomini. Proprio quest’estate l’iter burocratico per ottenere il Superbonus 110% è stato semplificato e la norma (articolo 34) prevede che gli interventi incentivati con il Superbonus costituiscano «manutenzione straordinaria» e quindi siano realizzabili «mediante comunicazione di inizio lavori asseverata». Una semplificazione da cui sono esclusi soltanto gli interventi che prevedano demolizione e ricostruzione. Insomma, basta presentare la sola Cila. La decadenza del beneficio fiscale avviene quindi solo come conseguenza per la mancata presentazione della Cila o nel caso gli interventi realizzati siano difformi da quanto dichiarato nella Cila stessa. Porta alla decadenza del beneficio anche l’assenza dell’attestazione degli estremi del titolo abilitativo che ha previsto la costruzione dell’immobile oggetto d’intervento o del provvedimento che ne ha consentito la legittimazione, attestando che la costruzione è stata completata in data antecedente al 1° settembre 1967.

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Gli altri bonus per la casa Se sul Superbonus l’idea ormai non ci sono più dubbi, resta da chiarire il destino degli altri bonus dedicati alla casa. L’elenco di incentivi fiscali spazia dalle detrazioni per le ristrutturazioni, al bonus idrico, dall’agevolazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici all’ecobonus del 50 o del 65%. Fino al bonus facciate che prevede un credito di imposta sul 90% dell’importo lavori. Molte di queste agevolazioni sono state rinnovate negli anni. In attesa di sapere se sarà così anche questa volta, l’unica certezza è che il termine ufficiale è quello del 31 dicembre 2021, al quale è meglio attenersi per non rischiare di perdere il contributo.

Bonus Ristrutturazione - Il Bonus Ristrutturazione (disciplinato dall’art. 16-bis del DPR 917/86 e poi dall’art. 16, comma 1 del D.L. 63/2013) permette di usufruire di una detrazione del 50% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021, per un ammontare complessivo non superiore a 96 mila euro per unità immobiliare. La detrazione a rimborso Irpef è ripartita in 10 quote annuali di uguali importo, ma si può scegliere come per il Superbonus lo sconto direttamente in fattura e la cessione del credito.Se non ci sarà una proroga, l’agevolazione tornerà al 36%, con un tetto di spesa a 48mila euro.

Ecobonus - Gli interventi che migliorano l’efficienza energetica di un edificio esistente possono portare a una detrazione delle spese dall’Irpef o Ires. L’importo da portare in detrazione può variare dal 50% al 90% della spesa, a seconda dell’intervento. Anche in questo caso, tra le spese in detrazioni rientrano anche i lavori relativi alla realizzazione dell’intervento (opere in muratore, parcella dei professionisti, etc) e per l’acquisizione della certificazione energetica richiesta. Rientrano nell’ecobonus:

* la sostituzione di serramenti e infissi, schermature solari, caldaie a biomassa e caldaie a condensazione classe A assicurazione una detrazione al 50%;

* la riqualificazione globale dell’edificio (caldaie a condensazione, etc), più il sistema termoregolazione evoluto con pompe di calore, involucro, collettori solari, etc., assicura una detrazione al 65%;

* Interventi su parti comuni dei condomini (coibentazione involucro con superficie interessata > 25% superficie disperdente): detrazione al 70% (se si aggiunge la riduzione di una classe di rischio sismico sale al 80%);

* interventi su parti comuni dei condomini (coibentazione involucro con superficie interessata > 25% superficie disperdente + riduzione 2 o più classi rischio sismico): detrazione all’85%;

* bonus facciate (interventi influenti dal punto di vista termico o che interessino l’intonaco per oltre il 10% della superficie disperdente complessiva totale dell’edificio): detrazione al 90%.

Sismabonus - Per le spese sostenute nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021 per interventi antisismici su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) e nella zona 3, le cui procedure di autorizzazione sono state attivate a partire dal 1° gennaio 2017, spetta una detrazione del 50%, da calcolare su un importo complessivo di 96 mila euro per unità immobiliare per ciascun anno e fruibile in cinque rate annuali di pari importo. La detrazione sale al 70%, se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore, ovvero all’80%, se si passa a due classi di rischio inferiori. Il beneficio fiscale è maggiore in caso di interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali: 75%, se c’è passaggio a una classe di rischio inferiore 85%, quando si passa a due classi di rischio inferiori. In questo caso, la detrazione deve essere calcolata su un ammontare delle spese non superiore a 96 mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio e ripartita in cinque quote annuali di pari importo. Tra le spese detraibili per la realizzazione degli interventi antisismici rientrano anche quelle effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili.

Bonus Facciate - L’agevolazione fiscale consiste in una detrazione d’imposta del 90% delle spese documentate, sostenute nel 2020 e nel 2021, ed effettuate tramite bonifico bancario o postale, per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, di qualsiasi categoria catastale, compresi gli immobili strumentali. Gli edifici devono trovarsi nelle zone A e B, individuate dal decreto ministeriale n. 1444/1968, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali. Sono ammessi al beneficio esclusivamente gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna. Il bonus non spetta, invece, per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, se non visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.
La detrazione va ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Non sono previsti limiti massimi di spesa, né un limite massimo di detrazione.

Bonus Idrico - Il 29 settembre è stato annunciato che è pronto il decreto attuativo del Bonus Idrico (detto anche “bonus bagni” o “bonus rubinetti”), l’incentivo finalizzato a perseguire il risparmio delle risorse e ridurre gli sprechi di acqua. Il bonus di massimo 1.000 euro può essere richiesto entro il 31 dicembre 2021 (per acquisti e lavori fatti a partire dal 1° gennaio 2021) per una sola volta, per un solo immobile e solo per interventi di efficientamento idrico. La dote stanziata è di 20 milioni di euro (tratta dal Fondo per il risparmio di risorse idriche) ed è ad esaurimento. Possono beneficiare del bonus i, titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale su edifici esistenti, nonché di diritti personali di godimento su parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari, per interventi di sostituzione di vasi sanitari in ceramica con nuovi apparecchi a scarico ridotto e di apparecchi di rubinetteria sanitaria, soffioni doccia e colonne doccia esistenti con nuovi apparecchi a limitazione di flusso d’acqua. Al fine di ottenere il rimborso, i beneficiari devono presentare istanza registrandosi su una Piattaforma non ancora accessibile, ma che si troverà all’interno del sito del Ministero della Transizione Ecologica, previa autenticazione accertata attraverso Spid o tramite Carta d’Identità Elettronica. ( Per saperne di più: Bonus Idrico, come funziona e a chi spetta )

Bonus Mobili (ed elettrodomestici) - Si può usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A o superiore per i forni e lavasciuga), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. L’agevolazione spetta anche per gli acquisti effettuati nel 2021, ma potrà essere richiesta solo da chi realizza un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato a partire dal 1° gennaio 2020. La detrazione va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10 mila euro. Per il 2021 il tetto di spesa su cui calcolare la detrazione è elevato a 16.000 euro.
La detrazione spetta per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021 per l’acquisto di mobili nuovi, grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+, (A o superiore per i forni e lavasciuga), per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica. Rientrano tra i mobili agevolabili letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Non sono agevolabili, invece, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (per esempio, il parquet), di tende e tendaggi, nonché di altri complementi di arredo.

Bonus Zanzariere -La detrazione fiscale per il bonus zanzariere 2021è uno sconto sulle imposte Irpef o Iref, per un importo pari al 50% del totale delle spese che il soggetto ha sostenuto entro il 31 dicembre 2021 per l’acquisto e la successiva istallazione di zanzariere con una schermatura solare (dunque escluse le semplici zanzariere). La detrazione riguarda anche i lavori di rimozione di altri sistemi già presenti nell’edificio e per altre opere accessorie. Il limite massimo raggiungibile è pari a 60 mila euro.
 ( Per saperne di più: Bonus zanzariere, come ottenere il rimborso e quali modelli validi )

Bonus Verde - Prorogato al 31 dicembre 2021, il Bonus Verde è una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per sistemare a verde aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, per impianti di irrigazione e realizzazione pozzi realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. Danno diritto all’agevolazione anche le spese di progettazione e manutenzione se connesse all’esecuzione di questi interventi. La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su un importo massimo di 5 mila euro per unità immobiliare a uso abitativo. Pertanto, la detrazione massima è di 1.800 euro (36% di 5.000) per immobile.
Come sempre, il pagamento delle spese deve avvenire attraverso strumenti che ne consentano la tracciabilità (per esempio, bonifico bancario o postale). Hanno diritto all’agevolazione i contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi e che hanno sostenuto le relative spese. Sono agevolabili anche le spese sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali. La detrazione non spetta, invece, per le spese sostenute per la manutenzione ordinaria periodica dei giardini preesistenti non connessa ad un intervento innovativo o modificativo nei termini sopra indicati i lavori in economia.
( Per saperne di più: Bonus verde, a chi spetta l’incentivo fino a 1800 euro )

Bonus casa (e non): tutti gli articoli:

Superbonus 110%, le novità dopo la proroga al 2023 del maxi sconto

Bonus Terme: al via dall’8 novembre, fino a 200 euro senza Isee. Il rischio click-day

Cartelle esattoriali, ipotesi nuova proroga. Le scadenze aggiornate

Lavoratori introvabili, mancano soprattutto nel Nord-Est e nel commercio

Bonus doccia e rubinetti 2021, pronto il decreto attuativo. Come funziona e a chi spetta

      * da corriere.it  - 2 ottobre 2021

Reddito di Cittadinanza: Tiro assegno

 Il Reddito di cittadinanza ora costa quasi 9 miliardi. Su 1,3 milioni di obbligati al Patto per il lavoro solo 352 mila hanno attivato almeno un contratto. Cosa non ha funzionato e le ipotesi sul tavolo per modificare il sussidio.


 

di Ulisse Spinnato Vega *

 Venerdì 15 ottobre in Cdm si era scatenata la bagarre, con Lega, Fi e Iv pronte a mettersi di traverso sulle nuove risorse per il reddito di cittadinanza. Il premier Mario Draghi si è schierato però con M5s, Pd e Leu: così nel decreto fiscale sono arrivati altri 200 milioni per la misura principe del M5s di governo, che subisce attacchi feroci da metà dell’arco parlamentare e, per ammissione di tutti, necessita comunque di un tagliando, a circa due anni e mezzo dalla sua entrata in vigore. I 200 milioni servono per arrivare al 31 dicembre: per il 2022 ne occorreranno almeno 800.

Reddito di cittadinanza: con gli ultimi fondi la spesa per il sussidio sale a 8,6 miliardi

Con gli ultimi fondi in arrivo la spesa 2021 per il sussidio sale a 8,6 miliardi, contro i 7,2 miliardi previsti nella manovra a fine 2018. Il Rdc si è dimostrato un cuscinetto vitale per molti nuclei familiari, soprattutto durante la pandemia, non a caso è stato affiancato da un reddito di emergenza con requisiti meno stringenti del reddito di cittadinanza su Isee, situazione reddituale, patrimonio e anni di residenza in Italia per gli stranieri. In ogni caso, nel Bel Paese è schizzato a 5,6 milioni il numero di poveri assoluti, di cui 1,3 milioni sono minori. In più, sono 8 milioni le persone che vivono in povertà relativa, con uno su tre a rischio esclusione sociale. Dunque, sulla necessità di un trattamento minimo garantito è difficile obiettare, anche perché si tratta di una misura presente in tutta Europa. Certo, il reddito ha costi non indifferenti per l’erario. Inizialmente, furono stanziati 12,7 miliardi per il biennio 2019-2020. Poi la spesa è lievitata. Come detto, quest’anno si viaggia verso i 9 miliardi. Nella relazione tecnica del decreto legge istitutivo si calcolava «un profilo temporale della spesa aggiuntiva connessa al reddito e alla pensione di cittadinanza» con costi di quasi 22 miliardi su un orizzonte al 2023. Ma il calcolo fino al 2030 sale quasi a 27 miliardi, ed è probabilmente una stima per difetto. La misura bandiera del M5s è stata infatti già rafforzata con 4 miliardi aggiuntivi fino al 2029 dall’ultima legge di bilancio, ma anche il decreto sostegni ci ha messo sopra un miliardo.

Quasi 1,36 milioni di famiglie hanno percepito il sussidio ad agosto

C’è da dire che nel corso della pandemia la platea potenziale è cresciuta di un quinto, ma l’unica speranza è che la spinta della crescita e la ripresa occupazionale possano in qualche modo ridurre il bacino del sussidio (è difficile, però, senza politiche attive efficienti). Sono quasi 1,36 milioni le famiglie che lo hanno ricevuto ad agosto, compresi i pensionati di cittadinanza (135 mila). I beneficiari vivono al Sud nel 62,15 per cento dei casi. Le persone totalmente coinvolte sono state poco più di tre milioni, due terzi delle quali nel Mezzogiorno e nelle Isole (due milioni). Nei primi sette mesi del 2021 le famiglie che hanno percepito almeno una mensilità del reddito sono state 1,6 milioni per 3,7 milioni di persone coinvolte. L’importo medio è di 546 euro (576 euro per il Rdc e 270 per la Pdc).

La crisi cronica dei centri per l’impiego e l’interrogativo sui navigator

«Legarlo alle politiche attive è stato un errore», ha spiegato a più riprese la sociologa Chiara Saraceno, nominata dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, a capo del Comitato scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza. Eppure, gli alibi su questo fronte sono diversi e robusti: da una parte la crisi cronica dei centri per l’impiego e dall’altra l’avvento della pandemia che non ha certo aiutato la messa a punto delle misure di ricollocamento. Ma che fine hanno fatto i navigator, considerati dagli avversari della misura il simbolo dello spreco di stampo statalista? Va precisato che i 2.980 “orientatori” si sono ridotti a poco più di 2.600. Si tratta di figure a sopporto dei centri per l’impiego che hanno un contratto di collaborazione con Anpal Servizi prorogato di otto mesi e in scadenza il prossimo 31 dicembre. Tuttavia, si sta ragionando su come salvarne almeno una parte in futuro tramite procedure concorsuali.

Tra settembre 2019 e febbraio 2021 solo 352 mila persone hanno attivato almeno un contratto

La Corte dei conti, comunque, ha tirato le somme, ha sfatato alcune leggende metropolitane e ha chiarito che nel periodo settembre 2019-febbraio 2021 (in gran parte corrispondente al primo anno di pandemia) i navigator hanno contattato e invitato a un primo colloquio a distanza con i cpi un milione di percettori del Rdc su circa 1,3 milioni di obbligati al Patto per il lavoro (53 per cento donne, 70 per cento cittadini del Meridione). Ne hanno poi presi in carico 489 mila e hanno chiuso 248 mila piani personalizzati per il reinserimento tramite formazione, apprendistato o corsi di base su come proporsi nel mondo del lavoro. In seguito, sono stati realizzati 791 mila contatti per accompagnare la messa in atto di quei percorsi, con 174 mila aggiornamenti dei piani. Inoltre i navigator hanno contattato quasi 590 mila imprese per aiutarle a coprire posti vacanti per 477 mila unità. Il problema è che su quel milione di obbligati al patto, solo 352 mila (dato Anpal di ottobre 2020) hanno attivato almeno un contratto, di cui il 65 per cento a tempo determinato (di questi, il 69,8 per cento dura meno di sei mesi).

*  da  tag43.it - 18 ottobre 2021

Solo tre beneficiari su quattro arrivano alla licenza media e non lavorano da cinque anni

Tuttavia, la vera piaga è che quasi tre beneficiari del reddito su quattro arrivano al massimo alla licenza media e non lavorano da almeno cinque anni. Solo il 3 per cento ha un titolo di studio di istruzione terziaria e poco più di 430 mila hanno lavorato negli ultimi due anni. «Dai valori rilevati, che descrivono i livelli di istruzione e l’indice di profiling, è risultata evidente la quasi totale assenza di condizioni di occupabilità soprattutto nelle regioni meridionali», sancisce la stessa Corte dei conti. Morale? Non sono sufficienti corsi di aggiornamento “light” o profilati in maniera generica, servono piani formativi profondi e fortemente personalizzati; ossia un meccanismo di politiche attive che in Italia non ha mai funzionato, a prescindere dal reddito di cittadinanza, e che certamente era difficile mettere a punto durante la pandemia.

Delle 11.600 assunzioni messe a disposizione, ne sono state perfezionate meno di 1.500 

Peraltro, in generale i centri per l’impiego non intermediano più del 4 per cento del matching tra domanda e offerta di lavoro. Questo perché soffrono di un deficit cronico di personale, di strutture (in alcuni c’è ancora la connessione web a 56k o manca internet del tutto) e di una gestione regolatoria frammentata. Nella schizofrenica distribuzione delle prerogative istituzionali, infatti, la competenza sulla formazione e il lavoro è delle Regioni e di circa 11.600 assunzioni messe a disposizione dalla legge istitutiva del Rdc, meno di 1.500 sono quelle ad oggi perfezionate. Come si fa a far partire il motore delle politiche attive se i cpi hanno tutte e quattro le gomme a terra? Anche l’assegno di ricollocazione ha riguardato finora una minoranza di percettori, mentre ora sembra in rampa di lancio la strategia Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori) che potrebbe segnare la separazione dei destini tra Rdc e azioni di riqualificazione della forza lavoro: proprio giovedì 14 ottobre le Regioni hanno dato parere favorevole all’intesa sullo schema di decreto del ministro del Lavoro che adotta il programma con una prima quota di risorse del Pnrr, pari ad 880 milioni. C’è da dire che la dote complessiva del Recovery per le politiche attive è di 4,4 miliardi, cui si aggiungono i 500 milioni di React-Ue.

Le ipotesi di modifica del Rdc: revisione dei requisiti patrimoniali, stranieri e cumulabilità con piccoli redditi

Ok, ma allora come modificare la misura del Rdc al di là della rumorosa propaganda politica? Si ragiona sulla revisione dei requisiti patrimoniali che penalizzano alcune fasce, comunque povere dal punto di vista reddituale. Si va certamente verso la revisione della scala di equipollenza per dare più respiro ai nuclei familiari, soprattutto quelli numerosi che oggi risultano penalizzati. Da sinistra chiedono un allentamento del requisito dei 10 anni di residenza per gli stranieri. Infine, c’è la vexata quaestio della cumulabilità tra sussidio e piccoli redditi, soprattutto in caso di lavori temporanei: la modifica, da un lato, potrebbe scoraggiare il lavoro nero da parte dei percettori, dall’altro però bisogna fare attenzione al rischio speculazione per mano dei datori che, in ragione di questa innovazione, potrebbero offrire paghe ancora più basse.

13 ottobre 2021

«Un mare di vento darà energia pulita a 3,4 milioni di famiglie»

Intervista a Silvio Greco, incaricato del Via alla piattaforma eolica al largo della Sicilia. L’impianto offshore, tra i più grandi d’Europa, prevede 290 pale galleggianti

di Luciana Castellina   

( da il manifesto - 13 ottobre 2021)

Silvio Greco, ha ricevuto l’incarico di responsabile scientifico per la valutazione dell’impatto ambientale del mega progetto di 290 pale eoliche su piattaforme galleggianti nel mare adiacente alla costa sud occidentale della Sicilia di cui ha ampiamente parlato l’ExtraTerrestre del 30 settembre scorso. L’impegno gli è stato affidato in quanto dirigente di ricerca e direttore della stazione zoologica romana e calabrese, «Anton Dhorn», il più importante Ente italiano di ricerca scientifica sul mare, vigilato dal Miur. Era stato fondato nel lontano 1870, quando evidentemente dell’acqua che circonda il nostro paese, che vanta la maggiore lunghezza di coste d’Europa, ci si interessava di più di quanto si fa oggi, visto che proprio del mare nei piani per la transizione ecologica fin qui previsti ci si occupa così poco.

A Silvio Greco (dandogli del tu, perché è membro della nostra Task Force «Natura e Lavoro», rubrica sul Manifesto on line «Attenti ai dinosauri») chiedo ulteriori dettagli su questo progetto che si configura come il più importante fra quelli avviati.
Lo è certamente non solo per le sue dimensioni – potrà produrre tanta energia quanto due centrali nucleari di media grandezza, circa 2.900 megawatt l’equivalente di energia sufficiente per 3,4 milioni di famiglie – ma perché finalmente imbocca la strada principale, quella fino ad ora del tutto sottovalutata: il ricorso alle fonti rinnovabili, il vento e il sole. Installazioni simili sono state già costruite, la più grande del mondo è a 15 km dalla costa di Aberdeen in Scozia.

Totale istallato 50 megawatt, l’equivalente di energia sufficiente per 55.000 abitazioni. Altrettanto è stato fatto in altri paesi del nord Europa e negli Stato uniti ma da noi le piattaforme galleggianti avranno un ruolo anche più rilevante perché da un lato il Mediterraneo meridionale è particolarmente ricco di vento, dall’altro ne è quasi priva la terra circostante (e questo sconsiglia impianti di pale eoliche a terra, come del resto prova la scarsissima efficienza di quelle pur numerose già installate al sud). Inoltre questo eolico off shore siciliano sarà tecnologicamente più avanzato perché l’ancoraggio sarà garantito solo da ancore penetranti, così evitando l’ingombro dei massi. Le torri saranno dunque appoggiate direttamente sulla zattera.

Francesco Forgione, sindaco recente di Favignana, si è lamentato perché una risorsa siciliana – in questo caso il mare che circonda la sua isola – verrà sfruttata senza poi ricavarne niente, visto che l’energia si consuma soprattutto nel nord industrializzato.
Capisco il suo sfogo, conoscendo gli immensi problemi di un Comune come quello di Favignana, alle prese con enormi difficoltà finanziarie, ma in questo caso lo sfruttamento non sarò nocivo come quando negli anni ’50 si costruirono qui le petrolifiche «cattedrali nel deserto». L’impianto è localizzato qui per via di una specifica ricchezza siciliana: un vento particolarmente costante sul suo mare. Ne potrà venire per di più molta altra ricchezza: occupazione, penso ai trasporti marittimi alle costruzioni, all’aumento della pesca per l’effetto ombra delle piattaforme galleggianti. Proprio ieri nel porto di Trapani si è conclusa la prima parte della campagna oceanografica nell’area oggetto d’indagine, un viaggio durato un mese che ha visto i ricercatori della Stazione Zoologica Dhorn, coordinati dal capo missione Simone Canese, impegnati nella raccolta dati delle matrici ambientali. In particolare i ricercatori si sono occupati di valutare gli impatti ambientali sulla avifauna, i rettili e i mammiferi marini, gli effetti sulle comunità bentoniche, l’impatto fisico dei sistemi di ancoraggio delle strutture e impatto dei cavi sui fondali marini e gli effetti sulle comunità di pesci. Domani, sempre da Trapani, partirà una seconda missione che si concluderà fra 30 giorni. Inoltre non ci saranno danni per il turismo, perché i galleggianti saranno ancorati a 25 km dalla costa e assai distanziati e saranno preziosi per i pescatori. Come hanno dimostrato gli esperimenti già effettuati i pesci affluiscono numerosissimi attorno agli impianti.

La giornalista Daniela Passeri nella recente inchiesta pubblicata su «l’ExtraTerrestre» ha indicato molte ditte metalmeccaniche e siderurgiche coinvolte dalla società che costruisce l’impianto, Renexia (italiana), quasi tutte straniere.
Sì, è così. Purtroppo in Italia non si è progettata alcuna filiera, alcuna strategia complessiva che potrebbe consentire la ristrutturazione di molte aziende oggi in crisi, a partire dalla Italsider, che devono puntare a quanto la transizione ad una economia sostenibile renderà – se si viole davvero transitare – indispensabile. Tutto, certo, difficile, lungo, e costoso. Ma non sarebbe ben più costoso trovarsi – come ci avverte un altro membro della nostra task Force, Enzo Pranzini, fra qualche decennio, non fra qualche secolo, con i nostri meravigliosi litorali turistici, dalla riviera romagnola a quella ligure per non parlare di Favignana e delle altre nostre tantissime piccole isole – sommerse dal mare destinato a crescere per via del disastro ecologico?