Mercato del carbonio.
L’inchino Ue agli affari non basta alle aziende
( di Andrea
Valdambrini - da il manifesto 18 luglio 2026 )
Un brutto clima Per
Bruxelles i produttori di energia potranno continuare a rilasciare emissioni
fino agli anni 2040, ma la riforma scontenta molti
L’Ue arriva alla
riforma dell’Ets -il sistema europeo di scambio di quote di emissione,
principale strumento dell’Unione per ridurre le emissioni di CO2- alle soglie
della pausa estiva dell’attività istituzionale e dopo mesi di pressioni,
polemiche e fronti contrapposti. Il risultato non piace a nessuno. Se è
indubbio che la riforma vada incontro alle richieste dell’industria e per
questo attiri severe critiche da parte di ambientalisti e sostenitori della
neutralità climatica, sono proprio le lobby industriali a storcere la bocca,
già pronte alla battaglia nel lungo iter legislativo dei prossimi mesi.
PRINCIPALE NOVITÀ
della riforma è la riduzione della quota fissa base per la diminuzione delle
emissioni. In prospettiva si passerà dall’attuale 4,3% annuo al 3,7% dopo il
2030, fino all’1,7% tra dieci anni. Ma l’alleggerimento non si ferma qui.
Nel 2034 si sarebbero dovute azzerare le quote gratuite per i settori
inquinanti interessati dal mercato europeo del carbonio, ma non sarà più così.
L’immissione di nuove quote gratuite viene però limitata da una condizione: gli
Stati dovranno usare il 50% dei proventi del mercato delle quote di CO2 per
investimenti nella decarbonizzazione. Un passaggio chiave, dato che segue
il principio secondo cui «ciò che viene tolto all’industria deve tornare
all’industria». Lo fa notare il vicepresidente della Commissione, il macroniano
Séjourné, sottolineando come gli obiettivi climatici debbano andare a braccetto
con il processo di reindustrializzazione, considerato un pilastro della
sovranità europea, nel lessico sempre più vicino a quello dell’Eliseo. Gli fa
eco il responsabile del dossier, l’olandese Wopke Hoekstra, esponente del Ppe,
che parla di conciliare obiettivi climatici ambiziosi e maggiore competitività.
PROPRIO L’IDEA della
competitività e dell’attenzione alle imprese è stata il vettore che popolari e
destra hanno usato per smontare i pilastri del Green Deal. Ora «la Commissione
concede alle industrie una licenza per inquinare ancora più a lungo e a un costo
inferiore», attaccano i Verdi europei, per i quali l’aumento del numero di
quote gratuite di CO2 va in contrasto con l’incentivo agli investimenti nelle
energie rinnovabili. «Chiunque mini la protezione del clima durante questa
estate torrida non ha colto i segni dei tempi – ha sottolineato Michael Bloss,
relatore ombra dei Verdi/Ale nella commissione Ambiente – I nostri figli ne
pagheranno il prezzo, con compromessi sulla loro qualità di vita, salute e
libertà». Le organizzazioni ambientaliste come il Wwf hanno sottolineato come
il sistema Ets funzioni perché i suoi principali elementi si rafforzano
reciprocamente. Il calo del tetto delle emissioni e un prezzo significativo
della CO2 spingono insieme verso una maggiore convenienza delle rinnovabili.
L’ALLEGGERIMENTO dei
vincoli ambientali in chiave business friendly è la faccia principale della
medaglia, che però ha anche il suo rovescio: l’Europa, annuncia von der Leyen,
sarà «il primo continente al mondo alimentato dall’elettricità». Per arrivarci,
la decarbonizzazione deve affrontare lo scoglio dei prezzi dell’elettricità,
che Bruxelles conta di rendere più accessibili anche rendendo più efficiente il
sistema Ets. Si tratta per ora di un piano d’azione, non di una proposta
legislativa vera e propria, ma la presidente della Commissione ha tenuto ad
associarlo alla riforma. Il commissario all’Energia Jorgensen, danese ed
esponente di uno degli ultimi governi socialisti dell’Ue, prime
sull’acceleratore, quando afferma che «entro la fine dell’anno proporremo
misure per eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili» a favore
dell’energia da fonti rinnovabili.
LA PROPOSTA DI
REVISIONE da parte dell’esecutivo europeo arriva dopo settimane di pressione
politica. Pochi giorni fa Confindustria, la tedesca Bdi e la francese Medef
avevano presentato un piano che chiedeva di rallentare la riduzione delle quote
e rafforzare il sostegno all’industria, indicazioni in parte riprese dalla
Commissione. Ma neppure questo compromesso sembra bastare, dato che Business
Europe parla già di aspetti «preoccupanti» della riforma. Alla vigilia della
revisione si era consumata anche una spaccatura tra i governi: i paesi nordici,
con Spagna e Paesi Bassi, chiedevano di non indebolire il mercato del carbonio,
mentre Italia, Polonia e diversi stati dell’Est spingevano per una modifica più
profonda in nome della competitività.
nella foto: Nord
Reno-Westfalia, centrale a carbone
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Aria irrespirabile a
New York, clima infernale negli Stati uniti
Emergenza a Manhattan e in tante città
americane per la quantità enorme e pericolosa di particolato provocato dagli
incendi a nord. Catastrofe piogge in Texas, la tragedia di Camp Mystic non ha
insegnato nulla
( di Marina Catucci - da il
manifesto 18 luglio 2026 )
Da mercoledì a New
York si respira a fatica a causa del fumo denso arrivato dagli incendi
canadesi, che ha trasformato il cielo di Manhattan in una cappa grigia e messo
la città sotto allerta per la qualità dell’aria. La governatrice Kathy Hochul
ha chiesto ai newyorkesi di restare in casa e, se costretti a uscire, di
indossare la mascherina N95 (l’analogo della nostra FFP2, ndr), mentre
la città ha iniziato a distribuirne gratuitamente. L’indice di qualità
dell’aria ha toccato quota 200, il livello peggiore dal giugno 2023, quando il
cielo si era tinto d’arancio e l’indice era arrivato a 480. Gli oltre 800
incendi attivi in Canada, concentrati soprattutto nell’Ontario nordoccidentale,
stanno spingendo il fumo verso sud da giorni, e l’ondata di calore che ha
investito la città in questi stessi giorni ha peggiorato ulteriormente la
situazione, intrappolando il particolato più vicino al suolo. Le autorità
avvertono che potrebbero passare settimane, forse mesi, prima che la situazione
si stabilizzi davvero. Per strada sono tornate a vedersi mascherine che non si
vedevano dal periodo del lockdown, ma con la logica invertita: si indossano
quando si va all’aperto e si tolgono quando si entra in luoghi chiusi dove
l’aria è respirabile. Se a New York le cose vanno male, altrove vanno anche
peggio. A Minneapolis l’agenzia statale per il controllo dell’inquinamento ha
dichiarato la categoria “maroon”, la più alta della scala per la respirabilità
dell’aria, pericolosa per chiunque a prescindere dalle condizioni di salute:
gli incendi che bruciano nella regione dell’Arrowhead e nella Boundary Waters
Canoe Area hanno spinto il Minnesota a dichiarare lo stato di emergenza, e il
governatore Tim Walz ha disposto la chiusura temporanea dell’area.
Secondo la classifica
di IQAir, la piattaforma svizzera
che monitora in tempo reale la qualità dell’aria nelle principali città del
mondo, giovedì Detroit, Minneapolis e Chicago sono state per ore, nell’ordine,
le tre città più inquinate al mondo. Il Michigan è finito sotto allerta
massima, mentre in Pennsylvania l’allerta è passata da codice rosso, poco
salubre per tutti, a codice viola, molto poco salubre per chiunque, un gradino
sotto l’allerta massima raggiunta invece in Minnesota. Non è “soltanto” l’odore
acre e pungente di bruciato, che pizzica la gola e dà fastidio agli occhi: uno
studio pubblicato quest’anno stima che l’esposizione prolungata al particolato
fine da fumo di incendi contribuisca a circa 24.100 morti l’anno nei 48 stati
continentali. In Texas, invece, il problema non è il fumo ma l’acqua, e questa
settimana è arrivata di nuovo in quantità distruttiva. Dal 13 luglio, piogge
tropicali hanno scaricato oltre 500 millimetri di pioggia, provocando
inondazioni improvvise lungo diversi fiumi. Il fiume Guadalupe si è alzato di
oltre nove metri in poche ore, arrivando a undici metri, appena sotto il record
di 12,9 metri stabilito esattamente un anno prima. Il governatore Greg Abbott
ha dichiarato lo stato di emergenza, parlando di “minaccia di disastro
imminente”, e ha riferito di oltre 75 interventi di soccorso in acqua e un
morto accertato. La scena si ripete quasi identica a quella del luglio 2025,
quando le stesse zone della Texas Hill Country sono state investite da
un’alluvione che ha ucciso più di 139 persone, tra cui una ventina di bambini e
animatori del campo estivo Camp Mystic, sulle rive dello stesso Guadalupe. Dopo
quella tragedia, funzionari della National Oceanic and Atmospheric
Administration e del National Weather Service avevano ammesso che le previsioni
erano state accurate quanto possibile, ma che i tagli al personale federale
avevano lasciato scoperto un problema diverso: la perdita di persone esperte
che nelle ore successive agli allarmi avrebbero dovuto coordinarsi con le
autorità locali.
Tre episodi diversi,
ma la stessa configurazione meteorologica di fondo: un’alta pressione bloccata
sul nord del paese che intrappola il fumo degli incendi vicino al suolo, e una
corrente a getto anomala che al sud convoglia umidità tropicale sulle stesse
zone del Texas colpite un anno fa.
°°°
Europa: L’insostenibile
ignoranza del caldo
Caldo torrido L’ondata di caldo da
record che ha colpito gran parte dell’Europa occidentale a partire dal 21
giugno è stata determinata principalmente da condizioni meteorologiche
intensificate dal cambiamento climatico causato dagli esseri umani. 327 milioni
di persone sottoposte a condizioni che gli esperti definiscono
"estreme"
( di Stella Levantesi - da il manifesto 18 luglio 2026 )
“Nessuno mi aveva mai
detto che il dolore somiglia tanto alla paura”. Inizia così “Diario di un
dolore” di C.S. Lewis. Il dolore arriva quatto quatto, che a volte nemmeno
te ne accorgi, oppure irrompe violentemente, come uno strappo che costringe
all’attenzione. A volte ci coglie impreparati, persino quando sappiamo che
verrà. Eppure, il dolore può essere la fine dell’ignoranza e un ritorno alla
realtà. Passiamo molto tempo nell’ignoranza, come società. C’è chi dice che il
collasso climatico non esiste, chi pensa che non sia così grave oppure chi si
convince che è lì, da qualche parte, in una dimensione astratta dove non ci può
toccare davvero. Poi arriva il caldo. Quello estremo, infernale, opprimente.
Arriva e la coltre di ignoranza si assottiglia, si vedono le cose con
temporanea chiarezza. La società che ha costruito la propria esistenza
sull’omissione, per un momento, si ricorda che fa caldo. C.S. Lewis non avrà
avuto in mente il caldo quando parlava di paura. Nel 1961 scriveva di lutto e,
probabilmente, nemmeno lui sapeva che chi dava i primi allarmi su quanto caldo
avrebbe fatto nei decenni a venire, aveva già parlato.
Il fisico Edward
Teller, padre della bomba all’idrogeno, per esempio, avverte i dirigenti
dell’industria petrolifera che l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera,
causato dall’attività dell’industria stessa, porterà un grave riscaldamento
entro la fine del secolo. Era il 1959. C.S. Lewis non aveva ancora perso la
moglie. Gli esseri umani non erano ancora andati sulla luna. Il lavoro di
Rosalind Franklin, James Watson e Francis Crick aveva portato, da pochi anni,
alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA. La prima email della
storia non sarebbe stata inviata per dodici anni ancora. Il World Wide Web non
sarebbe stato pubblico per i trentaquattro anni successivi. Gli esseri umani
non avevano il Wi-Fi, le carte di credito, il codice a barre, Chat gpt, i
social media, la teoria della tettonica delle placche, le immagini di un buco
nero, conoscenza del virus HIV o dell’epatite C, il vaccino per la varicella,
Lucy, gli smartphone, i cavi USB, la risonanza magnetica, le parole
“influencer”, “scrollare”, “cringe”, la commercializzazione della pillola
anticoncezionale…gli esseri umani non avevano molte delle cose che oggi
determinano la nostra società, persino la nostra quotidianità, ma alcuni
scienziati sapevano già che produrre gas e petrolio avrebbe causato
un’alterazione del clima globale. Non erano solo gli scienziati, erano le
compagnie di combustibili fossili. Dentro le aziende, molti già sapevano che
avrebbe fatto caldo. Nel 1979, uno studio
interno condotto dalla compagnia di combustibili fossili ExxonMobil e
contrassegnato come “confidenziale”, rivelava che un uso incontrollato dei
combustibili fossili avrebbe portato a “drammatici cambiamenti climatici” entro
i settantacinque anni successivi e che, per evitarlo, sarebbero stati necessari
“cambiamenti radicali nei modelli di consumo energetico”. Il rapporto, redatto
da Steve Knisely della Divisione di Ingegneria e Pianificazione dell’azienda,
avvertiva che, a meno che non fossero stati imposti limiti alle emissioni, “si
sarebbero verificati cambiamenti di temperatura evidenti intorno al 2010,
quando la concentrazione avrebbe raggiunto le 400 ppm” e che “cambiamenti
climatici significativi” si sarebbero verificati intorno al 2035, “quando la
concentrazione si sarebbe avvicinata alle 500 ppm”. Ppm significa “parti per
milione” e, in questo contesto, è un valore che indica la concentrazione di
anidride carbonica nell’atmosfera. Basta sapere che più alta è la cifra di ppm,
meno è buona la notizia per noi. Oggi, il valore misurato è di
circa 430ppm. Entro il 1980 esistevano previsioni scientifiche piuttosto
accurate su quello che sarebbe successo mantenendo o aumentando i ritmi di
produzione di carbone, gas e petrolio. La letteratura scientifica dimostrava
già che ogni anno di ritardo nella decarbonizzazione da fonti fossili avrebbe
comportato danni sempre più gravi. Non è necessario essere scienziati per
sapere che posticipare la gestione di un problema non lo fa automaticamente
scomparire. Non serve saper comprendere la scienza del clima nemmeno per
sentire cosa significa vivere in un mondo in pieno collasso climatico. Il caldo
si percepisce sulla propria pelle. Il sudore. La fatica. L’affanno. La
stanchezza. La disidratazione. La morte. Solo in Francia, Belgio e Paesi Bassi
sono stati registrati
almeno 3700 decessi in eccesso a seguito dell’ondata di caldo di giugno,
che ha portato le temperature oltre i 40 °C.
Ma se il caldo porta
la fine dell’ignoranza, abbiamo anche alcune certezze. Negli ultimi anni ha
fatto caldo come non mai. Il 2024 è stato l’anno
più caldo mai registrato. Gli ultimi tre anni (2023-2025) hanno registrato in
media temperature superiori a oltre 1,5 °C rispetto ai livelli
pre-industriali (1850–1900). Gli ultimi undici anni sono stati gli
anni più caldi mai registrati. Da giugno a settembre 2024 si sono contati oltre 62 mila decessi
legati al caldo in tutta Europa, e l’Italia è stato il Paese con il maggior
numero di vittime per il caldo - 19 mila. Farà ancora più caldo. Il clima della
Terra è
più sbilanciato che mai, poiché le concentrazioni di gas serra causano un
continuo riscaldamento dell’atmosfera e degli oceani.
Lo dice Homer a Bart
nel meme dei Simpson: “Questa è l’estate più calda della tua vita…finora!”. Nel
dramma, esiste sempre una forma d’ironia. Un evento che avrebbe dovuto tenersi
nel centro di Londra durante la London Climate Action Week su come il mondo può
adattarsi al caldo estremo è stato annullato a causa
delle alte temperature. Fa così caldo soprattutto a causa del cambiamento
climatico. L’ondata di caldo da record che ha colpito gran parte dell’Europa
occidentale a partire dal 21 giugno è stata determinata principalmente da condizioni
meteorologiche intensificate dal cambiamento climatico causato dagli esseri
umani. Circa 327 milioni di persone sono state esposte a condizioni di calore aggravate
dal cambiamento climatico, per un costo di oltre 15,6 trilioni di dollari: più
dell’ ottanta per cento di quelle persone sono state esposte a condizioni
“estreme”.
Il cambiamento
climatico è causato soprattutto dall’attività dell’industria di gas e petrolio.
Se A è uguale B e B è uguale C… Il fatto più importante riguardo al
riscaldamento globale, ovvero che per prevenirlo sarebbe necessaria una rapida
transizione dal carbone, petrolio e gas, ha sempre rappresentato la minaccia
esistenziale per l’industria di combustibili fossili, sottolinea il ricercatore
Benjamin Franta in un libro sullo studio dell’ignoranza, “L’ignoranza
smascherata: saggi sulla nuova scienza dell’agnotologia”. Le industrie non
negavano solo il problema ma si misero a promuovere l’idea che la crisi
climatica potesse essere risolta senza cambiare il sistema energetico fondato
sul fossile. Ancora una volta, non serve una conoscenza approfondita della
scienza del clima per sapere che se vuoi mentire, la via più semplice è
nascondere, ma quella più efficace è manipolare. Chi ha interesse ad ostacolare
l’azione per il clima e per la salute agisce con successo da oltre
cinquant’anni. L’industria fossile, i politici, le lobby e le associazioni di
categoria che fanno gli interessi del gas e del petrolio hanno orchestrato una
campagna di disinformazione sul clima durata decenni al fine di manipolare i
fatti della scienza ed evitare l’azione. Se il problema della crisi climatica
non esiste oppure può essere risolto senza cambiare nulla del sistema
energetico ed economico in cui siamo, allora la sua gravità e la sua urgenza
possono essere ignorate. Eppure, l’ignoranza non viene dalla mancanza di
informazioni o da un vuoto di conoscenza, ma dalla convenienza. L’ignoranza è
legittimata, incoraggiata, garantita e permette alle compagnie di petrolio e
gas e ai politici di continuare a guadagnare da un sistema improntato al
profitto e alla crescita, a scapito della salute e delle vite delle persone e
del pianeta. Se vivi nell’ignoranza, forse, avrai anche una possibilità di
scappare dal dolore, ma non dal clima estremo. Il problema del caldo non è solo
che uccide: quando, solo temporaneamente, recede nei mesi dopo l’estate, viene
dimenticato. Come società archiviamo nuovamente il fatto che stiamo vivendo la
crisi climatica. Liquidiamo il problema fino all’arrivo di altri eventi
meteorologici estremi intensificati
dal riscaldamento globale: le alluvioni, le tempeste tropicali, la siccità. I
raccolti agricoli lapidati, il suolo eroso, i ghiacciai in recesso, l’oceano
acido, le malattie infettive…
Il titolo originale di
“Diario di un dolore” è “A grief observed”, “Un lutto osservato”.
Osservare significa custodire. Un’altra ironia? Il dibattito pubblico è colmo
di osservazioni ma le uniche cose che chi ha potere ha davvero interesse a
custodire sono il profitto e l’ignoranza.
leggi anche: Caldo estremo,
le città ribollono