13 dicembre 2016

COP22: Vinceremo la battaglia per la sostenibilità energetica! (Non oggi)




di Alessandro Graziadei *

L’accordo di Parigi entrato in vigore il 4 novembre è un importante passo avanti nella lotta contro il riscaldamento globale. Ma raggiungere degli obiettivi climatici più ambiziosi sarà estremamente impegnativo e richiederà un ridimensionamento dell'utilizzo delle fonti fossili e un miglioramento dell’efficienza energetica che non sarà immediato. L’implementazione degli attuali impegni internazionali (Trump permettendo), infatti, potranno solo rallentare il previsto aumento delle emissioni di carbonio legate all’energia da una media di 650 milioni di tonnellate all’anno, registrate a partire dal 2000, alle circa 150 milioni di tonnellate all’anno previste nel 2040. Sono queste alcune delle previsioni del World Energy Outlook 2016 (Weo 2016), pubblicato il 16 novembre dall’International energy agency (Iea) che ci ricordano come “L’era dei combustibili fossili appare tutt’altro che finita”.

Il Weo-2016 prevede, infatti, che la domanda globale di petrolio continuerà comunque a crescere fino al 2040, soprattutto a causa della mancanza di facili alternative al petrolio nel trasporto merci su strada, nell’aviazione e nei petrolchimici. “Tuttavia, la domanda di petrolio per le auto diminuirà anche se il numero di veicoli raddoppierà nel prossimo quarto di secolo, grazie soprattutto ai miglioramenti in termini di efficienza, ma anche ai biocarburanti [non sempre così sostenibili…] e all’aumento di auto elettriche”. Nei prossimi 25 anni crescerà ancora, anche se di pochissimo, il consumo di carbone, “In quanto la domanda in Cina inizia a ripiegare grazie agli sforzi per combattere l’inquinamento atmosferico e diversificare il mix di combustibili”. Anche il mercato del gas sta cambiando e per il Weo-216 “In un mercato già ben fornito, il nuovo GNL proveniente dall’Australia, dagli Stati Uniti e altrove innesca un passaggio a mercati più competitivi e dei cambiamenti in termini contrattuali e di prezzi”.

Ma se gli investimenti in petrolio e gas naturale resteranno essenziali per soddisfare la domanda e sostenere il calo della produzione di energie fossili, la crescita delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica ha già cominciato a ridurre la richiesta delle importazioni di petrolio e di gas in molti Paesi.  Per questo le politiche dei governi, così come la riduzione dei costi in tutto il settore energetico, permetteranno nei prossimi 25 anni di raddoppiare le fonti rinnovabili tanto che per il direttore esecutivo dell’Iea, Fatih Birol, “Nei prossimi anni, vediamo dei chiari vincitori: il gas naturale, ma soprattutto l’eolico e il solare, che sostituiranno  il campione dei precedenti 25 anni: il carbone. Ma non esiste ancora un’unica storia del futuro energetico globale: in pratica, solo le politiche governative determineranno verso dove andremo” e ad oggi l’impegno internazionale è ben lungi dall’essere sufficiente per evitare il peggior impatto dei cambiamenti climatici sull'ambiente, in quanto limiterebbe solo l’aumento della temperatura media globale a non più di  2,7° C entro il 2100.  Per l’Iea la strada verso i 2° C può essere raggiunta solo se le politiche per accelerare ulteriormente le tecnologie low-carbon e l’efficienza energetica verranno messe in atto subito e in tutti i settori. “Sarebbe necessario che il picco emissioni di carbonio venisse raggiunto nei prossimi anni e che l’economia globale diventasse carbon neutral entro la fine del secolo”. Il numero di auto elettriche, poi, dovrebbe superare i 700 milioni entro il 2040, riducendo di circa 6 milioni di barili al giorno la domanda di petrolio. 

Gli obiettivi di limitare l’aumento delle temperature a 1,5° C richiederebbe sforzi ancora più grandi, per il momento impensabili per l'attuale classe politica. Per Birol insomma la strada è ancora lunga: “Le rinnovabili fanno grandi passi avanti nei prossimi decenni, ma i loro progressi rimangono in gran parte confinati alla produzione di elettricità. La prossima frontiera per la storia delle rinnovabili è quella di espandere il loro utilizzo nei settori dell’edilizia, dei trasporti e dell'industria, dove esiste un enorme potenziale di crescita”.
Sarà possibile in tempi brevi? L’American Technion Society è convinta di sì ed ha già sviluppato una tecnologia che potrebbe migliorare l’efficienza delle celle fotovoltaiche grazie ad un team di ricercatori del Technion-Israel institute of technology di Haifa. Lo studio, da poco pubblicato su Nature Communications, è stato guidato da Carmel Rotschild, della facoltà di ingegneria meccanica della Technion, e ha dimostrato che le celle fotovoltaiche utilizzate fino ad oggi usano in modo ottimale una gamma molto ristretta dello spettro solare. Questa perdita di energia limita la massima efficienza delle attuali celle solari a circa il 30%. I ricercatori israeliani hanno sviluppato una nuova tecnologia basata su un processo intermedio che si verifica tra la luce solare e la cella fotovoltaica, che “assorbe la radiazione solare e converte il calore e la luce del sole in una radiazione ideale, che illumina meglio la cella fotovoltaica e consente una maggiore efficienza di conversione. Come risultato, l’efficienza del dispositivo è aumentata dal 30% al 50%” ha concluso Rotschild. 

Adesso il team israeliano spera di sviluppare entro 5 anni una tecnologia completa, capace di un miglioramento dell’efficienza energetica da record. Un processo che potrebbe diffondere l’energia solare in tutti i campi. Anche in quelli dell’edilizia, dei trasporti e dell'industria auspicati dall’Iea. A quanto pare, di questi tempi, per salvare il clima (ammesso che siamo ancora in tempo), più che alle scelte della politica nazionale ed internazionale serve guardare alle scoperte della scienza.

* da www.unimondo.org   -  28 Novembre 2016

Le grandi isole di Barcellona



 di Francesca Comotti *

Se c’è una cosa che non manca alla città catalana, è la capacità di mettersi in gioco. La Giunta guidata dalla sindaca Ada Colau mantiene le promesse lanciate in campagna elettorale: “Urbanistica a vocazione sociale”, uno degli slogan del programma del partito Barcelona en Comú, si traduce nella ferma decisione d’investire in attenzione concreta ai residenti, soprattutto nei quartieri meno agiati, e abbandonare le opere faraoniche o il primato dell’investitore privato e del turista come referente del business cittadino. Tra le “ossessioni” dell’attuale sindaco, oltre alle pari opportunità per gli abitanti e le case popolari, c’è quella di limitare la presenza del traffico su gomma, che al momento occupa il 60 per cento dello spazio pubblico, e ridurre così del 30 per cento le emissioni di anidride carbonica. Così, il Comune ha deciso di prendere in mano un progetto promosso da amministrazioni precedenti e riguardante niente meno che il ripensamento dell’idea di città, con il pedone come protagonista.



L’idea dei macro-isolati non è nuova a Barcellona: il primo fu istituito nel 1993 vicino alla Chiesa di Santa Maria del Mar, nel quartiere del Born, a cui seguirono altri due a Gràcia nel 2005; ma il primo progetto risale al 1987 ed è ascrivibile a Salvador Rueda, attuale direttore dell’Agenzia di ecologia urbana della città. La sindaca Colau ne ha fatto una priorità, ha stanziato 10 milioni e la prima Superilla è già stata inauguarata nel quartiere Poblenou. Secondo la definizione che ne dà il Comune, il Programma Superilles “Riempiamo di vita le strade” (2016) è un progetto di città rivolto al miglioramento della vita delle persone. Tutto ruota intorno alla messa a punto di un modulo in grado di configurare nuovi spazi di convivenza, secondo un modello organizzativo del tessuto urbano pensato in primis per i residenti. Un’opportunità per favorire la mobilità sostenibile, la produttività, il verde e la biodiversità, così come gli spazi di sosta per il pedone. L’idea consiste nel definire il perimetro d’un insieme d’isolati che deve assorbire la maggior parte del traffico privato e pubblico, mentre l’interno viene destinato ad uso esclusivo di residenti, pedoni e biciclette.  In pratica, l’attuale Superilla è un modo differente di distribuire la mobilità, studiato ad hoc per la trama urbana definita nell’Ottocento da Ildefonso Cerdà: in un ambito formato da nove isolati, il traffico veicolare viene deviato in modo da evitare il transito all’interno della zona vedendosi obbligato a tornare verso le strade perimetrali del macro-isolato. Al suo interno le auto circolano a dieci chilometri all’ora su un’unica corsia, con l’obiettivo di ridurne al minimo i passaggi. Vengono eliminati i parcheggi negli incroci e così si liberano circa 2.000 metri quadrati che restano ad uso praticamente esclusivo dei pedoni. Anche le strade interne alle Superilles si trasformano in luoghi più accessibili al pedone, oltre che meno rumorosi, più verdi e gradevoli, in linea con la vocazione della città mediterranea.

Josep Maria Montaner, regidor del distretto di Sant Martì [a Barcellona ciascuno dei dieci quartieri in cui è suddivisa la città ha una sorta di “sottosindaco” che fa a sua volta riferimento alla sindaca Colau; nda], dove a settembre è stata inaugurata la prima Superilla, è tra i ferventi sostenitori del progetto: l’obiettivo è coinvolgere il 58 per ceno delle strade e aumentare di 380 ettari gli spazi verdi del quartiere. Secondo Montaner, il macro-isolato del Poblenou è da intendersi come un esperimento, come banco di prova per verificarne il funzionamento ed eventuali criticità, con un investimento tutto sommato modesto (55.000 euro). La consigliera per l’urbanistica della Municipalità, Janet Sanz, ha affermato in diverse occasioni che questi cambiamenti saranno realizzati gradualmente mediante azioni di tipo reversibile, con l’imprescindibile partecipazione dei residenti, secondo un’idea di “democrazia aperta” imprescindibile per questa giunta: l’uso dei nuovi spazi deve essere deciso in collaborazione con i residenti, attraverso diverse modalità di confronto.
Coraggiosa e trasparente, da parte del Comune, è la scelta di rendere noti, in un documento pubblicato lo scorso ottobre, i risultati delle considerazioni espresse dai vari collettivi coinvolti nella consultazione popolare in seguito all’inaugurazione della Superilla del Poblenou. Decine di proposte e critiche raccolte in occasione della giornata aperta di valutazione del progetto, dei dibattiti cittadini tenutosi sul posto, delle riunioni dell’Amministrazione con enti, imprese, scuole con sede nel quartiere, oltre a quelle raccolte in un’apposita cassetta.

Anche circa duecento studenti delle Scuole di Architettura cittadine sono stati coinvolti per redigere proposte. I dati raccolti sono ora al vaglio dell’Amministrazione, che è disposta a modificare il modello iniziale laddove risultasse meno soddisfacente del previsto ma che assicura che questa Superilla è solo la prima di una lunga serie.

* da  comune-info.net  - 11 dicembre 2016 

Fonte:  eddyburg  ilgiornaledell’Architettura (con il titolo Barcellona, tutti pazzi per le “Superilles”)

6 dicembre 2016

A chi legge



A partire da sabato 3 dicembre il Gruppo Cinque Terre  ha sospeso dopo 7 anni  la propria attività e la pubblicazione dell'Ecolettera quindicinale.

 Per il momento continua ad essere attivo questo sito di ECO e le due pagine su Facebook: Marino Massimo e Massimo Marino. 

Dall’1 gennaio 2017 si avvierà una nuova iniziativa di informazione.


Per adesso viva la Costituzione e auguri a tutti noi !
 Ne abbiamo bisogno...