26 settembre 2026

Spagna: Madrid, il tetto che scotta

L’estate più calda che l’Europa ricordi è appena finita, le grandi capitali europee raccolgono i cocci di tre mesi quasi ininterrotti di ondata di calore come non si era mai registrata. Come se la sono cavata? Cosa stanno facendo per affrontare l’estate prossima, che si annuncia anche peggiore? Il 23 settembre abbiamo visto Parigi, oggi andiamo a Madrid, la settimana prossima vedremo Londra, Berlino, Roma.

di Lorenzo Pasqualini *

Le città invivibili Nove mesi di inverno "y tres de infierno", dicono del loro clima i madrileni. Ma questa volta interi quartieri popolari di mattoncini rossi, soffitti bassi e coperture catramate sono diventati forni

Nueve meses de invierno y tres de infierno. Nove mesi d’inverno e tre d’inferno. Così i madrileni hanno sempre riassunto il clima continentale della città, piantata nel cuore della Penisola Iberica, tra i vasti altopiani della Castiglia che d’estate si arroventano tingendosi di un giallo-marrone desertico. Si potrebbe trarne la conclusione che «a Madrid ha sempre fatto caldo in estate», ma la risposta, qui come in ogni altro luogo d’Europa, è netta: no, mai così caldo.

SIAMO NELL’ULTIMA settimana di settembre e a Madrid ci sono ancora più di 35 °C, e dalla fine di maggio la sensazione è di aver attraversato un’unica, interminabile ondata di calore, con valori rimasti per settimane intorno ai 40 gradi. Insopportabili anche le notti, con temperature minime che scendevano a fatica sotto i 25 gradi. All’inizio del mese l’Aemet, l’agenzia statale di meteorologia, ha certificato che l’estate 2026 è stata la più calda dal 1961, anno d’inizio della serie storica.

Questo calore estremo, oltre a causare vittime tra i più vulnerabili, ha anche favorito la propagazione degli enormi incendi che a fine luglio hanno devastato decine di migliaia di ettari a poca distanza dalla capitale, avvolgendo per giorni la città e i suoi 3,3 milioni di abitanti in un’opprimente nube di fumo.

MA COME STA affrontando Madrid questo indiscutibile aumento delle temperature? Purtroppo, ancora in modo insufficiente, e lasciando più scoperte e vulnerabili le fasce di popolazione con meno risorse economiche.

Come riportava a giugno elDiario.es, nei quartieri più poveri concentrati nella fascia sud e orientale della metropoli, come Vallecas o Carabanchel, fino al 30% della popolazione residente non poteva permettersi di rinfrescare la propria abitazione per i costi elevati dell’energia. Una differenza abissale rispetto ai quartieri più benestanti, concentrati nell’area nord.

IL CLIMATIZZATORE, che diventa così quasi un bene di lusso, è essenziale per resistere alle estati madrilene, perché la maggior parte delle case non sono adeguate. Nei quartieri periferici di Madrid l’edilizia popolare più diffusa è quella dei palazzi in ladrillo rojo, il peculiare mattoncino rosso «a vista» creato per i grandi edifici monumentali dell’architettura Neomudejar di fine Ottocento-inizio Novecento, come la celebre Plaza de Toros di Las Ventas, e poi tra gli anni Cinquanta e Novanta del secolo scorso esportato in massa – in versione economica – nei quartieri popolari e operai del sud e nella “cintura rossa” di Getafe, Leganés, Alcorcón, Móstoles o Fuenlabrada. Il mattoncino resiste bene agli estremi climatici e permette di risparmiare sul più fragile intonaco, ma accumula calore. Così in estate queste palazzine, che fanno parte del panorama urbano spagnolo da decenni, diventano dei veri forni.

A PEGGIORARE LE COSE c’è l’altezza dei soffitti, intorno ai 2,50 metri (o meno). Una scelta che permetteva di risparmiare nella costruzione e che aiutava a riscaldare gli appartamenti nei rigidi inverni madrileni, ma in estate diventa un problema. I tetti dei palazzi sono poi spesso coperti da materiali per isolare dalla pioggia che hanno colori scuri e rendono roventi i piani più alti. Così la casa, che ormai in Spagna e a Madrid ha prezzi esorbitanti (il caro affitti è diventato un’emergenza nazionale), si trasforma in una trappola di calore non adeguata al nuovo clima.

MOLTO GRAVE A MADRID è anche il problema dell’isola di calore urbana. Le grandi distese di cemento e la scarsità di aree verdi contribuiscono a far aumentare ulteriormente le temperature per l’arroventamento delle superfici. Non aiutano certe scelte urbanistiche, ancora basate su pavimentazioni di granito o asfalto. Ecco, quindi, che il bellissimo parco del Retiro, nel cuore della città, diventa un indispensabile rifugio climatico. Secondo uno studio scientifico pubblicato quest’estate, al suo interno si registrano fino a 8 °C in meno rispetto alle arroventate strade circostanti. Se si vede una mappa della città, però, questo grosso rettangolo verde rimane isolato e insufficiente, circondato da ampie estensioni costruite.

Come rimediare a questo caldo crescente e a queste disparità? Il comune di Madrid, guidato dal 2019 dal centrodestra, ha investito negli ultimi anni nel «Bosque Metropolitano», un’enorme area boschiva con 1 milione di nuovi alberi che dovrà creare una sorta di anello verde per smorzare l’effetto isola di calore intorno alla metropoli. Dall’opposizione di centrosinistra sono però arrivate molte critiche a questa amministrazione per i numerosi abbattimenti di alberi in alcune zone della città (stimati in migliaia), avvenuti negli ultimi anni per far spazio a grandi opere o per cattiva gestione.

SUL FRONTE DELLE MISURE di difesa della popolazione, poi, il comune ha presentato un piano contro il caldo che l’opposizione giudica «insufficiente»: spicca la messa a disposizione come “rifugi” di 43 mercati comunali coperti con aria condizionata (che chiudono però nelle ore centrali) e l’apertura straordinaria di centri per anziani. La formazione della sinistra ecologista all’opposizione, riunita sotto il nome di Más Madrid, ha proposto a giugno un piano più coraggioso con la creazione di una «rete di oasi climatiche». L’idea è trasformare 181 spazi pubblici già esistenti – biblioteche, centri culturali, scuole, mercati, impianti sportivi, parchi e piazze – in rifugi contro il caldo estremo, gratuiti e aperti a tutti, non solo luoghi di fuga dal calore ma anche luoghi di aggregazione e socialità.

Per quanto riguarda gli interventi sulle case, sia l’amministrazione comunale che quella regionale hanno avviato piani che incentivano la ristrutturazione per l’isolamento termico, ma ad adottarlo sono in pochi, ed è stato criticato lo scarso impatto di queste misure. Qualcosa potrebbe cambiare dopo l’annuncio a maggio, da parte del governo nazionale guidato da Pedro Sánchez, di un Piano Sociale per il Clima nel quale figurano anche importanti investimenti destinati alla riqualificazione energetica e all’isolamento termico delle abitazioni private.

ADATTARSI A QUESTA nuova situazione climatica è però urgente. Le proiezioni indicano che a metà secolo le ondate di calore a Madrid potrebbero raddoppiare e che a fine secolo si potrebbe arrivare a quasi 80 giorni di ondata di calore l’anno. I tre mesi d’inferno del proverbio saranno sempre più infernali: si spera almeno non diventino dodici.

nella foto: Madrid, vicino a Plaza Mayor, fine luglio: il termometro nel centro della città segna 45 gradi

* da il manifesto 26 settembre 2026

leggi anche: «Buffone sarai tu»: i tanti fuochi accesi di Spagna

 

Nessun commento:

Posta un commento