26 settembre 2026

Francia: L’agosto francese

  di Fabrizio Tonello *

Riscaldamento globale Stanotte è finita l’estate più calda d’Europa, come l’hanno superata le grandi capitali? A Parigi seminando piante, togliendo asfalto, pensando di imbiancare i tetti di zinco voluti da Haussmann

Siamo a Parigi, non a Timbuctù, più precisamente in rue Coriolis, dietro la gare de Lyon. Sono le 18,30 del 31 luglio e il termometro sul balcone di un appartamento segna 50,7 gradi. Gli immobili di questa strada lunga appena 450 metri sono esposti a Sudovest e davanti hanno soltanto i binari della ferrovia, quindi il sole ci batte da mezzogiorno alle nove di sera: quanto basta per arrostire le case e gli abitanti. Nel resto della città la temperatura si aggira sui 44°, qualcosa meno nelle zone verdi di cui parleremo tra un attimo.

BENVENUTI nella vague de chaleur di luglio, la terza ondata che ha colpito la Francia, la Spagna e l’Italia in questa catastrofica estate del 2026, che finisce oggi ma non sarà dimenticata tanto presto: c’è stato il record del mese di giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. Il Washington Post osservava che la temperatura media in Francia era superiore a quella del 99,02% del pianeta. Parigi aveva la stessa temperatura di Abu Dhabi (41°), Marsiglia quella di Marrakech (33 °C), Tolosa quella di Dubai (40 °C) e Bordeaux quella di Baghdad (42°). Solo che a Baghdad non ci sono gli Chateaux e i vigneti più famosi del mondo, e neppure gli incendi che quest’estate hanno devastato la Gironda.

IL 13 AGOSTO oltre 135 milioni di europei boccheggiavano a più di 35°. Tre settimane fa, a fine agosto, c’è stata la settima ondata di caldo estremo. Il bilancio provvisorio, fermo a un mese fa, era di almeno 30.000 morti in eccesso rispetto a quelli previsti, più numerosi tra gli anziani, i soggetti deboli e chi lavora all’aperto. Il bilancio finale sarà di decine di migliaia di vittime, molte di più di quelle causate dal crollo di un ghiacciaio in Nepal, il 26 agosto, ma i governi balbettano e mass media parlano solo dei “record”, come se si trattasse delle Olimpiadi.

Per fortuna dei parigini, dall’altra parte della Senna si respira meglio: a Place de Catalogne, di fianco alla gare Montparnasse, sono stati creati 4.000 m² di foresta urbana, con 470 alberi e 5.525 m² di pavimentazione permeabile all’acqua, dieci volte più di prima. La riqualificazione è costata 10 milioni di euro ma ne valeva la pena: in città, i quartieri più alberati sono da 4 a 10 ° più freschi degli altri, una differenza enorme.

L’IMPEGNO ASSUNTO da Anne Hidalgo nella campagna elettorale del 2020 era di piantare 170.000 nuovi alberi entro il 2026 . A fine agosto, il bilancio ufficiale della Ville riportava 129.542 alberi piantati dall’inizio del piano, il che portava il patrimonio complessivo di Parigi intra-muros a più a più di 200.000 alberi, oltre ai 300.000 nei due boschi vicini, il Bois de Boulogne e il Bois de Vincennes.

LA COSA PIÙ interessante fatta in questi anni sono forse i 650 km di strade con vegetazione, che hanno reso alcune zone irriconoscibili: davanti all’Hotel de Ville oggi si cammina in mezzo al verde, come si può fare anche nei 730 parchi cittadini. Perfino la gigantesca, e centrale, Place de la Concorde sarà trasformata in una piazza verde, su progetto degli architetti Philippe Prost e dell’Atelier Bruel-Delmar (salvo rivolte degli automobilisti). L’anno scorso, un referendum ha approvato con oltre il 60% dei voti la creazione di 500 nuove strade verdi. Ovunque ci sono aiuole incolte, al posto delle triste macchie di erba rasata a due centimetri di altezza: sono molto più efficaci per attenuare il calore.

LE MAPPE del Municipio censiscono oltre 1.400 luoghi freschi: 1.300 punti d’acqua, 175 fontane nebulizzanti, 140 parchi aperti 24 ore su 24, 42 piscine. Una meraviglia rispetto all’Italia, ma quest’estate non è stato sufficiente: la notte la temperatura non scendeva al di sotto dei 30 gradi, rendendo difficile, se non impossibile, il riposo notturno. Uno studio del Consiglio comunale del 2023 prevedeva, all’orizzonte 2050, tre settimane di canicola l’anno e notti tropicali: Parigi con il clima di Siviglia. Ci siamo arrivati già quest’anno.

L’amministrazione del sindaco Emmanuel Grégoire punta molto sull’eliminazione dell’asfalto per ridurre la bolla di calore urbana: almeno il 40% delle strade e piazze dovrebbero tornare permeabili, con terra e ciottoli (erano state asfaltate d’urgenza dopo il maggio 1968 per impedire ai futuri manifestanti di usare i sampietrini contro la polizia). Però ci vuole tempo e costa molto. L’obiettivo è rendere “spugnoso” il 35% del territorio entro il 2030 e il 55% entro il 2050. Se realizzato, questo solo provvedimento potrebbe diminuire la temperatura di 2-3 gradi in estate.

UN ALTRO PROBLEMA con cui la città deve misurarsi sono i tetti grigi di zinco, voluti a fine Ottocento dal barone Haussman per impedire ai riottosi parigini di bombardare con le tegole dei tetti le truppe incaricate di mantenere l’ordine (la Comune del 1871 era nella mente di tutti). Oggi, però, i tetti di zinco sono l’equivalente di un barbecue, rendendo invivibili tutte le mansarde. Si parla di dipingerne di bianco 40.000 m² per attenuare l’assorbimento dei raggi solari ma si tratta di briciole: l’intero centro di Parigi ha i tetti di zinco grigi e le Belle Arti resisteranno ferocemente a ogni tentativo di trasformare il profilo della città per ragioni climatiche.

E IL GOVERNO, in tutto questo? Le riunioni ministeriali sono state molte, le azioni concrete poche, se non la promessa di comprare nuovi aerei Canadair per combattere gli incendi. La classe politica francese ormai pensa solo alle presidenziali del 2027, i candidati si moltiplicano, e Marine Le Pen ha già proposto un “piano condizionatori” pubblico per tenere le famiglie francesi al fresco anche durante le estati più calde. In vacanza al mare non ci si va più: quest’estate il Mediterraneo stava a 30 gradi e l’Atlantico non era di molto più fresco.

nella foto: Vigili del fuoco al lavoro contro un incendio ad Arès, nel sud-ovest della Francia 

* da il manifesto - 23 agosto 2026  

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250.000 sfollati in Francia, 116.000 ettari bruciati

L'Europa brucia Cambiamento climatico: «Da qui al 2050 il territorio a rischio aumenterà del 50%».

( di Andrea Capocci da il manifesto 28 luglio 2026 )

Sono 250.000 gli sfollati a causa degli incendi nel sud-ovest francese, nei dipartimenti della Gironda e delle Lande. La situazione più grave è quella della Gironda, dove 220.000 persone hanno dovuto lasciare la propria abitazione. Chi ha potuto ha trovato rifugio da parenti e amici. Gli altri sono stati ospitati all’interno del parco delle Esposizioni di Bordeaux dove in pochi giorni è nata una cittadella di circa diecimila abitanti. Per la prefetta Sophie Brocas il loro rientro nelle case non è all’ordine del giorno: «Avverrà solo quando tutto l’incendio sarà arrestato» ha detto domenica. Il bilancio provvisorio parla di almeno 240 edifici distrutti in Gironda e 200 circa nelle Lande. La grande pineta locale adesso è ridotta a una pianura grigia.

IL ROGO IERI era definito «stabilizzato» ma in situazione «precaria» da Marc Vermeulen, direttore dipartimentale del servizio anti-incendio della Gironda. Il fuoco è iniziato per ragioni accidentali mercoledì nella pineta tra Saumos e Le Porge durante i lavori di sfoltimento della vegetazione vicino a una linea elettrica. Da lì si è spostato verso ovest, travolgendo Le Porge fino a lambire le dune costiere di Cap Ferret, e poi sabato nella direzione opposta verso il capoluogo Bordeaux e i suoi trecentomila abitanti.

Secondo il bollettino aggiornato ieri dal ministro degli Interni francese Laurent Nunez, gli ettari bruciati sono 116 mila. Quasi il doppio del record del 2022, quando erano andati in fumo 65 mila ettari. Il dispositivo messo in campo è notevole. 2.750 i pompieri mobilitati, che ieri hanno ricevuto anche la visita del presidente francese Emmanuel Macron. Ai vigili del fuoco si sono aggiunti 1.500 soldati, 1.200 poliziotti e circa 500 volontari. Portogallo, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia, Slovenia e Turchia hanno messo a disposizione i loro aerei anti-incendio Canadair. Eppure finora non è bastato a fermare le fiamme e ben 88 pompieri risultano tra i feriti.

LA RICERCA delle responsabilità è già iniziata. Tre persone sono state fermate per aver acceso fuochi d’artificio e barbecue nella pineta, ma sotto accusa è soprattutto la protezione civile dopo la testimonianza di Gregory Prats, uno dei comandanti dei Canadair francesi impegnati in Gironda: «Su dodici aerei a disposizione della Francia – ha detto a Radio France – solo cinque sono funzionanti», mentre gli altri sono in riparazione. In dieci anni, il budget a disposizione della Protezione civile è raddoppiato, ha replicato la portavoce del governo Maud Bregeon. Ma il rinnovo della flotta inizierà solo nel 2028.

Assai più facile rintracciare le responsabilità indirette. «Sullo sfondo c’è il riscaldamento climatico» ha detto a France Télévisions il climatologo Philippe Drobinski.

«Da qui al 2050 i giorni di caldo estremo diventeranno cinque volte più frequenti e il territorio a rischio aumenterà del 50%». Lo scienziato ha sottolineato anche la scarsa biodiversità del territorio. «Quella che brucia in Gironda è una foresta artificiale di pini» ha fatto notare. «La monocultura e l’assenza di varietà fanno da acceleratore del fuoco. Non basterà riparare i danni, servirà adattare le foreste in modo da renderle più resilienti».

CON L’EMERGENZA ancora in corso nasce già il problema dell’indennizzo della popolazione colpita. Il ministro dell’economia Roland Lescure ha annunciato che le società assicuratrici rimborseranno le spese sostenute per l’alloggio temporaneo dalle famiglie evacuate, «indipendentemente dai danni subiti dalla loro abitazione di residenza». Dal canto suo, il ministro del commercio e dell’artigianato Serge Papin ha rassicurato le 13.000 aziende evacuate in questi giorni: «tutte avranno accesso alla cassa integrazione», ha detto ieri.

NONOSTANTE la stanchezza e la pioggia caduta tra domenica e lunedì, la lotta alle fiamme rimane a pieno regime. Le previsioni del tempo preannunciano da oggi una nuova ondata di calore, con temperature che arriveranno di nuovo vicino ai 40 gradi nella regione. Basta poco, in queste condizioni, perché il fuoco riacquisti vigore. Per tutto il pomeriggio di ieri pompieri e Canadair hanno lavorato per spegnere diversi nuovi focolai.

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