7 agosto 2026

Turchia: Il processo di pace con il Pkk ora ha una legge quadro. Che esclude Öcalan

  ( di Murat Cinar il manifesto - 7 agosto 2026 )

«Una Turchia senza terrorismo» La proposta del governo di Ankara approda in aula: pene sospese in cambio del disarmo, ma restano fuori lo storico leader e altri 200 membri storici del Partito dei lavoratori. La questione curda torna così al centro del confronto politico


 
Dopo mesi di attesa, il governo turco ha presentato al Parlamento la “legge quadro”, ribattezzata «Una Turchia senza terrorismo», che punta a regolare il nuovo processo di pace con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). La proposta in 12 articoli, sottoscritta da 360 deputati su 592, passa ora in commissione e nell’arco di pochi giorni verrà sottoposta al voto dell’aula. L’entrata in vigore però è subordinata a una condizione precisa: il Consiglio di sicurezza nazionale dovrà certificare che il Pkk e tutte le organizzazioni collegate abbiano cessato ogni attività e completato la consegna delle armi. Solo dopo potranno essere applicate le misure previste nel testo.

LA LEGGE riguarda i i reati di costituzione o direzione dell’organizzazione, appartenenza, sostegno consapevole, propaganda, reati connessi alle attività del Pkk e finanziamento del terrorismo. Il governo evita di parlare di amnistia o di “pentimento”: la formula scelta è quella della sospensione delle indagini, dei processi e dell’esecuzione delle pene. Per i reati puniti con pene fino a 15 anni è prevista una sospensione di 5 anni; per pene superiori ai 15, compreso l’ergastolo, la sospensione sarà di 10 anni. Se nel frattempo non verranno commessi nuovi reati e saranno rispettate le condizioni previste dalla legge, il procedimento sarà archiviato oppure la pena verrà considerata estinta.

RESTANO ESCLUSI dal provvedimento gli omicidi volontari commessi nell’ambito dell’attività dell’organizzazione e i reati che, prima della riforma del codice penale del 2005, comportavano l’ergastolo aggravato. Cosa che, di fatto, impedisce al fondatore del Pkk, Abdullah Öcalan e a circa 200 membri dell’organizzazione di beneficiare della nuova normativa. Il testo istituisce inoltre un Consiglio di valutazione e coordinamento, che avrà il compito di seguire l’attuazione della legge. Parallelamente nascerà una Commissione parlamentare di monitoraggio. Tra le novità c’è anche la possibilità di rimuovere, su richiesta degli organismi competenti e previa decisione dell’autorità giudiziaria, alcune conseguenze civili e amministrative derivanti dalle condanne, come l’interdizione dai pubblici uffici. Questo punto potrebbe aprire le porte della politica parlamentare, ad alcuni membri dell’organizzazione.

LA PRESENTAZIONE della legge ha immediatamente aperto il confronto politico. Il presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, ha parlato di «un passo destinato a liberare definitivamente la Turchia dalla minaccia del terrorismo», rafforzando l’unità nazionale e la stabilità del Paese. Diversamente Özgür Özel, leader del Yeni Parti, pur confermando il sostegno a una soluzione politica della questione curda ha criticato il fatto che il testo sia stato elaborato senza un confronto con le opposizioni. In oltre, secondo Ozul, il disarmo del Pkk dovrebbe procedere parallelamente a un processo di democratizzazione, non in una fase successiva. Così il Dem Parti, la forza parlamentare mediatrice tra lo Stato e Ocalan, che giudica positivamente la creazione di una cornice legislativa ma insiste sulla necessità di accompagnare il disarmo con riforme democratiche e maggiori garanzie sullo Stato di diritto.

ANCHE IL PKK ha accolto favorevolmente l’avvio della fase legislativa, pur criticando l’esclusione di Öcalan e degli altri dirigenti storici dal campo di applicazione della legge. Di segno opposto le reazioni delle forze nazionaliste di opposizione. L’Iyi Parti sostiene che si tratti di una concessione al Pkk, mentre Yeniden Refah Partisi chiede che un eventuale accordo di tale portata venga sottoposto a referendum.

La presentazione della legge è coincisa con una protesta nel parco Güvenpark di Ankara di alcune associazioni di veterani. invalidi e familiari dei militari caduti negli scontri con il Pkk. Nelle stesse ore, il governo ha annunciato un aumento del 25% delle indennità destinate ai grandi invalidi di guerra e nuove tutele per i militari feriti ma non riconosciuti come invalidi. Per la prima volta dopo anni, la questione curda torna così al centro del confronto parlamentare. Resta ora da capire se il nuovo impianto legislativo riuscirà a trasformare il processo di disarmo in una pace stabile o se le profonde divisioni politiche continueranno a condizionarne l’attuazione.

nella foto: Una foto di Abdullah Öcalan in piazza durante le celebrazioni del Newroz, a Istanbul

*

Turchia:  Liceo italiano di Istanbul: contratto non rinnovato all’80% dei docenti che hanno scioperato

 ( di Murat Cinar su il manifesto 29 luglio 2026)

Gli ispettori del ministero turco dell’Istruzione hanno rilevato «irregolarità» amministrative

La vertenza che da mesi scuote il Liceo Italiano di Istanbul, una delle più antiche istituzioni scolastiche straniere della Turchia, è entrata in una nuova fase. Dopo 123 giorni di sciopero, finito a giugno grazie a un accordo raggiunto con la mediazione delle autorità turche, il conflitto tra la direzione della scuola e una parte consistente del corpo docente non si è chiuso. Al contrario, si è trasformato in uno scontro che coinvolge il sindacato, il ministero dell’Istruzione e la magistratura.

SECONDO il sindacato Tez-Koop-Is, alla guida della mobilitazione dei docenti – che denunciavano di venire pagati un quinto dei colleghi italiani, lavorando di più – dopo la firma dell’intesa la direzione dell’istituto avrebbe avviato una serie di provvedimenti nei confronti degli insegnanti più attivi nella protesta. Tra i casi segnalati figura quello di Özgür Dogu, da 12 anni docente e da 10 vicepreside turco della scuola, oltre a quelli di diversi insegnanti di materie umanistiche e scientifiche. «Le accuse rivolte a Dogu derivano in realtà da una serie di decisioni sbagliate prese dal preside italiano», sostiene il docente Fırat Aydın, tra i protagonisti della mobilitazione. Aydın contesta inoltre la ricostruzione della direzione sulla natura dei rapporti di lavoro dei docenti coinvolti. «Gli insegnanti turchi che lavorano qui hanno un contratto a tempo indeterminato firmato con lo Stato italiano il 13 aprile 2017. Ogni anno viene firmato anche un secondo contratto con il Ministero dell’Istruzione turco. È quest’ultimo contratto che non è stato rinnovato a 10 docenti, alcuni dei quali lavorano ininterrottamente nel liceo da 15 anni».

LETTURA respinta dalla direzione scolastica. Al manifesto, l’avvocata del liceo Hafize Özdilek dichiara che «nei confronti dei docenti in questione non è stato adottato alcun provvedimento di licenziamento, la mancata proroga è stata comunicata agli interessati attraverso notifica notarile e nel rispetto delle procedure previste dalla legge».

«È vero che i dieci docenti non sono stati licenziati, ma noi interpretiamo questa decisione come una sorta di licenziamento di gruppo», afferma Engin Çelik, dirigente di Tez-Koop-Is. «L’80% dei docenti turchi che hanno partecipato allo sciopero non ha ottenuto il rinnovo del contratto. Per noi il quadro è chiaro: si tratta di una liquidazione che, inoltre, non riconosce il sindacato come interlocutore». Secondo Çelik, la scelta rischia di svuotare di significato l’accordo raggiunto al termine dello sciopero: «Il contratto collettivo che avevamo firmato riguardava proprio quei docenti che oggi non possono più lavorare nel liceo». Nel frattempo la vicenda ha assunto una dimensione ancora più delicata a seguito dell’intervento del ministero dell’Istruzione turco. Un rapporto redatto dagli ispettori del ministero avrebbe individuato una serie di irregolarità amministrative e gestionali. Tra le contestazioni figurano presunte discriminazioni nei confronti degli insegnanti turchi nella distribuzione degli orari di lavoro, l’impiego di personale privo delle necessarie autorizzazioni, l’assegnazione di incarichi didattici a soggetti senza titolo e alcune iscrizioni di studenti ritenute non conformi alla normativa vigente.

PER AYDıN, le misure adottate dal ministero rappresentano la conseguenza di accertamenti fondati su «prove concrete». Il docente richiama inoltre la necessità di una maggiore trasparenza nella gestione dell’istituto. «Da tre anni il bilancio non viene pubblicato sul sito della scuola. Temiamo possano esserci ulteriori irregolarità». Le autorità competenti hanno disposto la revoca degli incarichi dirigenziali del preside italiano Giuseppe Finocchiaro e della vicepreside Nida Intiba. Per il sindacato si tratta della conferma delle anomalie denunciate durante e dopo lo sciopero. La legale del liceo, Özdilek, sottolinea che «la valutazione definitiva della vicenda spetterà esclusivamente agli organi giurisdizionali competenti». A oltre un anno dall’inizio della mobilitazione, il caso del Liceo Italiano di Istanbul continua dunque a interrogare non soltanto il mondo della scuola ma anche il delicato rapporto tra istituzioni educative straniere, diritto del lavoro e libertà sindacali in Turchia. Quella che sembrava essersi conclusa con un accordo dopo il più lungo sciopero della storia recente degli insegnanti delle scuole straniere del paese si è trasformata in una battaglia destinata a proseguire nelle aule dei tribunali.

nella foto: il  Liceo italiano di Istanbul

*

Turchia, si scinde l’opposizione a Erdogan del Chp. Özel fonda lo Yeni Parti

( di Murat Cinar su  il manifesto 25 luglio 2026 - sintesi)

Le autorità di Ankara negli ultimi 30 giorni hanno intensificato la repressione: 26 sindaci in carcere, centinaia di amministratori indagati … L'opposizione turca si spacca con la nascita del Yeni Parti di Özgür Özel, dopo che la vecchia guardia del Chp, riconfermata da una sentenza contestata, ha espulso i riformisti. Intanto, il governo colpisce le amministrazioni locali del Chp con inchieste politiche.

Nessun commento:

Posta un commento