Una bellissima vittoria M5S per tutti i Comuni d'Italia: la prevenzione del
dissesto idrogeologico potrà uscire dal patto di stabilità, grazie
all'intervento del Movimento 5 Stelle nella mozione sulle alluvioni in Veneto
ed Emilia.
Il governo ha accettato il nostro punto di vista di buonsenso, e i
Comuni avranno un'arma in più contro il dissesto: infatti nel 2014 e nel 2015
saranno esclusi dal patto di stabilità gli interventi per emergenza,
ripristino e, cosa che a noi sta molto a cuore, la prevenzione.Non solo.
Arriva anche una norma per mettere fine alla sovrapposizione di competenze
tra enti, gruppi di lavoro, istituzioni che hanno voce in capitolo nelle
emergenze.
E poi arriva la scure anche sui
piani di emergenza comunali, spesso inefficaci. Il governo li revisionerà ed
esaminerà uno ad uno.
I nostri portavoce in Commissione Ambiente avevano poi
proposto poi un meccanismo per finanziare ogni anno interventi di
prevenzione, pari ad una frazione fissa di quanto speso l'anno precedente per
le emergenze. Il Governo non ha compreso bene il meccanismo, e abbiamo dovuto
riscriverlo in maniera più banale: abbiamo chiesto di prevedere che ogni anno
i soldi stanziati per il dissesto siano ripartiti tra emergenze e opere di
prevenzione, così da favorire un passaggio graduale dalla continua rincorsa
delle emergenze a una pianificazione della prevenzione tramite finanziamenti
certi. Anche su questo il governo si è impegnato. Ma noi non smetteremo di
vigilare, affinché gli impegni si trasformino presto in fatti!
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( M5S Camera 26 marzo 2014 da www.m5snews.it )
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27 marzo 2014
Dissesto idrogeologico fuori dal patto di stabilità: vittoria del M5S!
26 marzo 2014
Passaparola - La transizione verso le economie locali
“Se la crescita globale e globalizzata andava
bene per il ventesimo secolo, quando c’erano combustibili fossili a basso
prezzo, ora non è più fattibile, bisogna utilizzare la resilienza e far sì che
siano le persone normali a fare accadere il cambiamento.
Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo.
I governi possono fare delle cose, le aziende e le imprese possono farne altre, ma per superare la crisi ci vuole la gente normale, che rappresenta la grande riserva di risorse, di energia, non sfruttata”. Rob Hopkins
Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo.
I governi possono fare delle cose, le aziende e le imprese possono farne altre, ma per superare la crisi ci vuole la gente normale, che rappresenta la grande riserva di risorse, di energia, non sfruttata”. Rob Hopkins
Ciao, sono
Rob Hopkins, uno dei fondatori del movimento “Transition Town
Transition Network”. Uno dei progetti che abbiamo in atto è proprio la
Transition Town, la Totnes. Sono a Milano per un paio di eventi che hanno a che
fare con Transition.
Transition è un processo bottom up, parte dal basso verso l’alto per rendere la comunità locale resiliente. Non è un movimento politico, non è una cosa di destra o di sinistra, non è verde, non è contro la crescita né a favore della crescita, ma mira semplicemente a coinvolgere tutte le persone, la popolazione locale, nel creare questa forma di resilienza come forma di sviluppo economico.
Come forma di sviluppo abbiamo la creazione di società energetiche, di piccole società agricole, l'agricoltura urbana, il tentativo di rivitalizzare a livello locale le comunità, dare supporto a agli imprenditori locali. Nella città di Bristol, una delle Transition Town, c’è la valuta locale, hanno fatto la Sterlina di Bristol con il supporto dell'amministrazione comunale.
Se la crescita globale e globalizzata andava bene per il ventesimo secolo, quando c’erano combustibili fossili a basso prezzo, ora non è più fattibile, bisogna utilizzare la resilienza e far sì che siano le persone normali a fare accadere il cambiamento.
Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo.
Transition è un processo bottom up, parte dal basso verso l’alto per rendere la comunità locale resiliente. Non è un movimento politico, non è una cosa di destra o di sinistra, non è verde, non è contro la crescita né a favore della crescita, ma mira semplicemente a coinvolgere tutte le persone, la popolazione locale, nel creare questa forma di resilienza come forma di sviluppo economico.
Come forma di sviluppo abbiamo la creazione di società energetiche, di piccole società agricole, l'agricoltura urbana, il tentativo di rivitalizzare a livello locale le comunità, dare supporto a agli imprenditori locali. Nella città di Bristol, una delle Transition Town, c’è la valuta locale, hanno fatto la Sterlina di Bristol con il supporto dell'amministrazione comunale.
Se la crescita globale e globalizzata andava bene per il ventesimo secolo, quando c’erano combustibili fossili a basso prezzo, ora non è più fattibile, bisogna utilizzare la resilienza e far sì che siano le persone normali a fare accadere il cambiamento.
Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo.
I governi possono fare delle cose, le aziende e le imprese possono farne altre, ma per superare la crisi ci vuole la gente normale, che rappresenta la grande riserva di risorse, di energia, non sfruttata.
Uno dei progetti realizzato recentemente da Transition Network è “The New Economy in Twenty Enterprises”, la nuova economia in venti imprese. Abbiamo mappato tutto il territorio del Regno Unito e scelto venti imprese rappresentative dell’economia di transizione, che potevano essere replicate ovunque, non dipendenti perciò da una particolare situazione geografica o altro. Abbiamo scelto una banca della comunità, la comunità che aveva la propria valuta, piuttosto che il proprio sistema di trasporti, gestito dalla comunità, l’agricoltura, le aziende agricole della comunità, fonti energetiche, etc.. Alcune di queste iniziative nascono e si sviluppano in modo del tutto spontaneo, la differenza che fa Transition è creare un collegamento tra tutte queste cose.
Infatti dalla natura, dall’ecologia, abbiamo imparato che la cosa potente è il collegamento tra i vari elementi che vanno così a formare un sistema. Transition fa questo: tesse il tessuto che collega l’economia locale consentendo a queste iniziative di parlare le une con le altre facendo sì che la resilienza della comunità diventi una forma di sviluppo economico.
Transition è nata nel Regno Unito nel 2005, e da allora si è diffusa in tutto il mondo, siamo presenti in 44 paesi e ci sono migliaia di iniziative Transition in tutto il mondo, che è un movimento che si auto-organizza, nel senso che noi non siamo come un franchising della Coca Cola, che è sempre uguale ovunque esso si trovi, il nostro modello è diverso a seconda di dove nasce. C’è un movimento Transition, un’organizzazione, un Network Transition anche in Italia, che è stato uno dei primi posti a replicarlo, con grande successo, nel paese di Monte Veglio, in provincia di Bologna.C’è questa storia molto positiva, dove l’amministrazione locale ha promulgato una risoluzione per rendere il paese più resiliente, quindi esiste Transition Italy, se c’è qualcuno che sta ascoltando ed è interessato sappiate che ci sono a disposizione possibilità di training, di collaborare a dei progetti, c’è una rete molto attiva, molto vitale, in Italia, cui ci si può collegare se si è interessati a Transition.
Spesso pensiamo che il cambiamento possa accadere soltanto attraverso le proteste, i picchetti con i cartelli, le dimostrazioni, etc., e sottovalutiamo quello che è il potere di ritirare il nostro supporto a ciò che non ci piace.
C’è un movimento negli Stati Uniti che si chiama Divest, cioè disinvestite, che invita e incoraggia a disinvestire dal combustibile fossile per investire invece nelle rinnovabili.
Si può disinvestire in un modo molto semplice, cioè con la spesa che facciamo ogni giorno, invece di fare delle scelte di acquisto che vanno a privilegiare l’economia corporate, quella delle grandi aziende, si scelgono prodotti che stimolano la resilienza locale, una economia locale, più inclusiva. Ogni giorno possiamo scegliere dove depositare i nostri risparmi, se dare supporto alle aziende locali o meno.
Ho letto, per esempio, che negli Stati Uniti, prima che scoppiasse la guerra con l’Iraq,l’amministrazione Bush aveva previsto, le dimostrazioni, ma era anche altrettanto sicuro che questa protesta non si sarebbe tradotta in cambiamento di modello del consumo, infatti non le persone non hanno smesso di comprare benzina.
Quindi il sistema è concepito proprio per lasciare sfogo a questo rumore, a queste dimostrazioni, perché tanto questo non corrisponde a un cambiamento delle azioni delle persone.
Oggi dare supporto all’economia locale rappresenta una delle scelte più radicali che si possano fare.
* dal blog di Beppe Grillo
22 marzo 2014
Francia: partiti allo sbando alle municipali
La Francia va al voto in questo week end per
il primo turno delle municipali nei 36mila comuni del paese. Sono ben 930mila i candidati per quasi 45
milioni di elettori. E’ la prima volta che i francesi tornano a votare dopo
l’arrivo all’Eliseo del socialista Francois Hollande due anni fa, oggi e da
tempo ormai di fronte ad una forte impopolarità. La campagna elettorale è stata dominata da questioni
nazionali e secondo i sondaggi c’è il rischio di una forte astensione; dal 20%
del 1983, al 34% del 2008 si stima arrivi anche al 40%.
Il sistema
elettorale è orribilmente simile a quello per le presidenziali e per le
politiche: collegi uninominali con il doppio turno al quale vanno le liste che
superano il 12,5% se nessuna arriva al 51% al primo turno ( caso rarissimo) .
Il sistema, adottato con la cosiddetta quinta repubblica a fine anni '50, è ovviamente difeso dai due principali
partiti ( socialisti e conservatori ) come efficace per la stabilità. Per il
resto è demenziale per i suoi effetti ormai noti: in un paese dove ci sono di
fatto altri tre poli consistenti ( gli ecologisti di EELV, la estrema destra
del Front National della Le Pen e la Gauche di Melenchon) succede di frequente
che nelle zone dove l’ estrema destra è forte perdono i conservatori e vincono
i socialisti e viceversa dove la Gauche
è forte perdono i socialisti e vincono i conservatori ( le chiamano
triangolazioni e a lungo andare, specie in periodo di crisi economica e sociale
molti elettori, specie al secondo turno,
mandano tutti a stendere e se ne stanno a casa ).
Per peggiorare le cose quasi tutti i partiti sono in
guai seri. La destra UMP è impelagata in una serie di scandali, specie legati
alla vecchia presidenza Sarkozy. Nel luglio scorso Sarkozy è finito
ancora nei guai: il Consiglio Costituzionale, del quale lui stesso era membro
in qualità di ex-Presidente, ha deciso di invalidare le sue spese elettorali
del 2012 dove avrebbe mescolato le missioni in qualità di Capo dello Stato e
quelle in qualità di candidato. L’UMP si ritrova così a dover rimborsare allo
Stato 11 milioni di euro; una cifra enorme, che mette in grave difficoltà un
partito già pieno di debiti. In aggiunta
intercettazioni indicherebbero suoi
tentativi di corruzione di un magistrato che seguiva le sue vicende;
come minimo risulterà difficile un ritorno di Sarkozy per il 2017 malgrado che la
lotta per la presidenza del partito tra
François Fillon e Jean-François
Copé gli darebbe spazio. Per l’UMP altri guai per la direttrice generale
del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde che verra’ ascoltata
nuovamente dai giudici nell’ambito di un’inchiesta per corruzione in corso in
Francia. La numero uno del FMI risponderà ad un tribunale speciale che indaga sulla
condotta del governo nel prestito di 400 milioni di euro concesso nel 2008
all’imprenditore in disgrazia Bernard Tapie, che nel 2007 aveva sostenuto la
campagna elettorale di Nicolas Sarkozy. Secondo i magistrati la Lagarde, che
all’epoca era Ministro delle Finanze e che e’ gia’ stata interrogata lo scorso
1 gennaio, sarebbe parzialmente responsabile di “numerose anomalie e
irregolarita’”, che potrebbero costarle un’incriminazione per complicita’ in
frode e malversazione di fondi pubblici.
I socialisti di Hollande
sono ai minimi di popolarità: disoccupazione crescente anche se Hollande aveva
scommesso che a fine anno sarebbe risalita (dal 2012 i disoccupati sono
cresciuti di 177mila unità, mentre gli ultimi numeri fissano la percentuale al
10,9% della popolazione) , fiscalità eccessiva che scontenta tutti. Nelle
scorse settimane il presidente ha promesso 30 miliardi di euro di sgravi
fiscali per le aziende, a patto che queste si impegnino ad assumere un
determinato numero di persone.
Alle ultime legislative, nel
2012, il Partito socialista con appena il 29,35% dei consensi si era portato a
casa 280 deputati sui 577 totali, arrivando alla maggioranza assoluta con i
parlamentari di altri piccoli partiti di centro-sinistra alleati nelle loro liste.
Questa maggioranza, vero miracolo del
maggioritario che li ha premiati mentre prendevano il voto più basso dal
dopoguerra, si è però assottigliata perché
nell’ultimo anno il PS è uscito
sconfitto da 8 legislative parziali. Il risultato
è che il partito si ritrova oggi con 292 seggi, giusto al di sopra della
maggioranza assoluta (289 seggi), appena sufficiente per governare e più esposto
alle dissidenze delle formazioni alleate o contigue , come gli ecologisti e la
sinistra radicale.
Con gli alleati ecologisti i rapporti sono pessimi;
l’alleanza alle politiche con i socialisti, che ha fatto vincere Hollande e ha
fatto diventare ministro a non si sa cosa la segretaria dei verdi Cecile Duflot
si è rapidamente mostrata un bel tranello. A parte lo scherzetto dei socialisti
dissidenti presentati in vari collegi che erano stati dati ai verdi, è tutto
l’accordo preelettorale che si è mostrato inattendibile: pressoché irrilevante
il cambiamento di politica sul nucleare come il mancato ridimensionamento della
iniziativa militare francese in vari paesi, posizioni conflittuali su vari temi
ambientali locali dove di fatto EELV partecipa a mobilitazioni contro il
governo stesso di cui fa parte, nessuna apertura a parziali cambiamenti del
sistema elettorale in senso proporzionale che pure era argomento presente
nell’accordo pre-voto (anche Melenchon parlava di passaggio alla sesta
repubblica). Nessuna distanza di Hollande dall’insieme delle cosiddette
politiche dell’austerità, bollato dall’economista Paul Krugman ( “ è
sconvolgente l’adesione di Hollande alle
più screditate dottrine economiche della destra...” ).
Significativo
il caso di giugno scorso quando Bernard Barral, candidato del PS, è stato
eliminato al primo turno delle legislative parziali di Villeneuve-sur-Lot,
nel Sud-Ovest della Francia, con il 23,7% dei voti. A passare al secondo
turno, in una terra da sempre a sinistra, sono stati i due candidati di
destra, Jean-Louis Costes, dell’UMP ( 28,7% ) ed Etienne Bousquet-Cassagne del
Front National (26%) poi perdente. Le elezioni erano state organizzate per
rimpiazzare il socialista Jérôme
Cahuzac, costretto a dimettersi dopo lo scandalo legato ai suoi conti
non dichiarati.
il PS ha cercato
di chiamare in causa I Verdi di EELV che non avevano voluto ritirare il loro candidato,
Lionel Feuillas ( 2,8%), a vantaggio di quello del PS. Ma poi di seguito per
sette volte la sconfitta si è ripetuta, con qualche commento sarcastico di
Pascal Durand, segretario nazionale di EELV, nei confronti dei socialisti. In ottobre
veniva espugnato dall’estrema destra francese un altro avamposto: Brignoles,
piccolo comune a ovest di Marsiglia, è passato al Fronte nazionale con la netta
sconfitta dell’alleanza tra centro-destra e socialisti ( viene chiamata alleanza
repubblicana ) battuti con il 54%, una
svolta evidente per una città a lungo amministrata dal Partito comunista.
I Verdi stanno pagando duramente la strategia
sbagliata seguita al trionfo delle europee del 2009 dove con più del 16% erano
arrivati alla pari del PS. Hanno perso gran parte degli iscritti e dei voti , sono
meno credibili e con evidenti difficoltà a comprendere le ragioni di una crisi
che per la verità riguarda l’intero ecologismo
europeo. Difficile prevedere se la connotazione locale del voto li salverà ma
le previsioni per le imminenti europee sono pessime. Cohn Bendit non si
presenterà, di fatto si è messo fuori dal partito francese ma, a parte gli
appelli per una nuova Europa che lasciano un po’ il tempo che trovano, sembra
aver perso quel ruolo di leader positivamente visionario dell’epoca della
nascita di Europe Ecologie.
Le cose non è che vanno meglio per la estrema sinistra
di Melenchon; mentre si afferma una
possibile successo alle europee delle varie formazioni della sinistra radicale
che potrebbero passare da 35 a 50 o più eletti a Strasburgo ( sostanzialmente a
discapito degli ecologisti che dagli attuali 55 seggi potrebbero scendere di almeno 10 secondo i
sondaggi ) contando soprattutto sui francesi e sulla linke tedesca, in Francia c’è
grande tensione: Mélenchon ha sospeso la partecipazione del Parti de Gauche
al Front de Gauche, per contestare il PCF che in alcune grandi città (a
cominciare da Parigi che non è poco ) ha stretto un’alleanza fin dal primo
turno con il PS, di cui fino al giorno prima ha contestato nelle piazze i comportamenti. Insomma il rischio è ognuno di nuovo per conto suo.. mentre si aspira ad un ruolo significativo
della cosiddetta lista Tsipras nei giochi
per l’elezione del presidente della Commissione europea.
Qualcuno si stupisce se in un quadro di questo tipo
avanza la signora Le Pen ?
Sondaggi ripetuti danno in Francia il Front National
primo partito almeno al 20% , di qualche
punto sopra sia al PS che all’UMP e addirittura un terzo dei francesi condividerebbe
le sue posizioni: antieuropeismo, antimmigrazione, netta priorità del lavoro ai
francesi, antiaborto, etc… . Ma nello stesso tempo la Le Pen tenta di
discostarsi dall’etichetta paterna fino al punto di minacciare di denuncia chi
le affibbia l’etichetta di estrema destra. In realtà nei 4-5 piccoli comuni
dove governa e con meno di 100 consiglieri in totale, il Front Nazional ha clamorosamente fallito,
fra incapacità e corruzione. Tant’è che i 600 candidati principali delle liste
presentate ( solo in una parte minoritaria di comuni ) sono stati mandati a
scuola per evitare clamorose débâcle nella campagna elettorale. E’ possibile
che qualche nuovo comune venga conquistato ma i partiti confidano nella
esperienza degli amministratori uscenti ( il mandato è di 6 anni ) in confronto
ai nuovi venuti della estrema destra; è quanto spera in particolare il PS dove
un possibile disastro elettorale, che influenzerebbe poi il risultato alle
europee, metterebbe in forse anche i numeri per l’elezione di Schulz alla
Commissione europea.
Ma nelle ultime settimane, specie a Parigi, l’ambiente
delle città e l’inquinamento hanno occupato il campo del dibattito.
Parigi, grazie anche al bel tempo, è immersa in una
nube di smog dove le particelle sottili sono diventate argomento del giorno. Dopo sei giorni consecutivi sopra
gli 80 microgrammi di Pm10 il sindaco
uscente ha riscoperto le targhe alterne dopo 17 anni e limitazioni al traffico, anche
se sono le Prefetture ad avere un ruolo rilevante. I parigini sono insieme
sorpresi, preoccupati e per nulla contenti.
A Parigi si contendono il voto per il Municipio due
donne: la candidata socialista Anne
Hidalgo e Nathalie Koshiusko Morizet per
i conservatori dell’UMP. Alla vigilia delle elezioni comunali parigine gli
elettori stanno assistendo ad un interessante scambio di accuse fra le due candidate
a sindaco che si rimpallano accuse di “falso ambientalismo”. La candidata
socialista accusa l’UMP di essere responsabile dello sviluppo del diesel nel
periodo in cui governavano i conservatori mentre la Koshiusco, grafici alla
mano, mostra sui media esattamente il contrario. La polemica innescata coinvolge anche gli
alleati Verdi, messi di brutto in mezzo facendo anche un po’ la figura dei
fessi, perché sarebbero rei di avere
approvato l'acquisto di autobus diesel, meno costosi e più adatti a favorire
politiche di contenimento del prezzo del biglietto.
Quindi secondo la Koshiusko
(detta Nkm) il picco di vendite dei diesel, considerati in modo unanime una
delle principali cause dell'inquinamento parigino, è avvenuto nel 2008 ed è
calato drasticamente durante il suo ministero in epoca Sarkozy, come si evince
dal grafico riportato sul sito della candidata.
Ne fa le spese anche Christophe
Najdovski, il terzo candidato sindaco per conto dei Verdi di EELV il quale per
la verità ha proposto invece nel suo programma un Central Park nel cuore di Parigi. Il polmone verde della capitale dovrebbe
sorgere, secondo Najdovski, lungo la Senna, su cinque ettari tra il Pont des
Arts e il Porto dell'Arsenale e tra il Porto della Rapée e il Porto di Bercy
con un mercato galleggiante, piste ciclabili, parchi giochi. Il candidato
intende poi rendere pedonali, con linee tram, le arterie superiori del
lungosenna. Bellissimo e importante progetto, peccato che per questa volta
almeno, non ha grandi possibilità di vincere.
Resta il fatto che le tematiche
ambientali hanno ripreso grande spazio
nei dibattiti e nei programmi, forse in uno dei momenti in cui le difficoltà interne
degli ecologisti sono davvero pesanti.
Il 30 marzo si svolgerà, praticamente
nella gran parte dei Comuni , il secondo turno di ballottaggio; a due mesi
esatti dalle elezioni europee.
ECOLETTERA 41/16 marzo 2014 - Gruppo Cinque Terre
costruire
la transizione: un nuovo ecologismo - democrazia - giustizia - nuovi lavori
Editoriale1: Miracolo in Nepal: nessuno uccide più rinoceronti, tigri ed elefanti
Due anni di zero bracconaggio. Mentre in Sudafrica non si ferma la strage di rinoceronti e gli elefanti
continuano ad essere sterminati in tutta l’Africa subsahariana, in Asia, un
continente dove la fauna selvatica viene decimata dai bracconieri, il piccolo
Nepal ha raggiunto per il secondo anno il “bracconaggio zero” per quanto
riguarda rinoceronti, tigri ed elefanti. The Ecologist, pur definendolo
un regno montano, mentre ormai da anni è una repubblica, sottolinea
che il Nepal rappresenta la speranza di poter costruire un futuro
più sicuro per la sua specie simbolo dell’Asia. Megh Bahadur Pandey, direttore
generale del Department of National Parks and Wildlife Conservation del Nepal,
spiega che “il successo di aver raggiunto lo zero bracconaggio tutto l’anno è un
grande risultato per la necessità nazionale prioritaria di frenare i crimini
sulla fauna selvatica nel Paese”.
Istituzioni nazionali come il National Tiger
Conservation Committee, presieduto dal primo ministro del Nepal, la
cooperazione transfrontaliera portata avanti con India e Cina, e meccanismi
regionali come il South Asia Wildlife Enforcement Network, sono state le chiavi
che hanno permesso di chiudere le porte al bracconaggio ed al commercio
illegale di fauna selvatica. A questo si deve aggiungere la fine della
guerriglia maoista, ormai trasformatasi in forza parlamentare, e l’accresciuto
coordinamento tra le autorità dei parchi, l’esercito e la polizia del Nepal e
le comunità locali, che sono ormai il fronte avanzato nella lotta contro il
bracconaggio e il commercio illegale di specie selvatiche.( notizie tratte da www.greenreport.it )
Editoriale2: Per una nuova Comunità Europea
In Europa per l’Italia. A maggio ci saranno le elezioni europee, di fatto sono diventate elezioni
nazionali. Il M5S è visto come un pericolo pubblico da questa Europa che fa di
tutto per emarginarlo, minimizzarlo, ignorarlo. Ne ha ben ragione. Se il M5S
avrà una forte affermazione elettorale ed entrerà nel Parlamento europeo con
20/30 eurodeputati gli attuali equilibri salteranno. Il M5S non è Eurosì o Eurono. Il M5S vuole il ritorno ai principi di
solidarietà e di comunità. L'Europa si chiamava Comunità Europea. Il M5S vuole un'Europa solidale o nessuna
Europa. Il M5S porrà delle condizioni, tra queste l'eliminazione immediata del Fiscal Compact
che impone un taglio di 50 miliardi all'anno per un ventennio. Altra condizione
l'emissione di eurobond, titoli
pubblici europei garantiti a livello centrale per evitare che l'Italia finisca
rapidamente come la Grecia. Se la UE
rifiuterà queste richieste è obbligatorio uscire dall'euro, non c'è scelta, il
M5S farà un referendum per ritornare alla lira e per riprenderci la nostra
sovranità monetaria. ( dal blog di Beppe Grillo - leggi )
Il regalo agli inquinatori sulle bonifiche è legge. Vergogna!
E’
ufficiale: da mercoledì scorso chi inquina in Italia deve essere premiato. Dopo il passaggio in Senato è diventata legge dello
Stato l’incredibile norma contenuta nel Decreto Destinazione Italia volta a
regalare nei Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche miliardi di euro ai
privati, anche ai peggiori inquinatori, pure se rei confessi e condannati in
via definitiva. Resta in tutta la sua
gravità il problema del condono mascherato contenuto nella norma, che prevede
che una volta firmato l’accordo di programma che destina il denaro al
privato la scoperta di una situazione
più grave di inquinamento rispetto a quella finora accertata non potrebbe più
essere messa a carico del privato inquinatore. Resta la norma che fa diventare di interesse pubblico qualsiasi nuovo impianto proposto dal
privato nell’area inquinata (anche inceneritori, raffinerie ecc.) con lo
Stato che finanzierà … Provvederemo a
denunciare alla Commissione Europea quanto accaduto per farne un caso nella
comunità. Apriremo uno scontro sui singoli accordi di programma che
dovessero essere approvati nelle singole aree nei prossimi mesi. La lotta è solo all’inizio. ( Forum Italiano Movimenti per l’Acqua,
Salviamo il Paesaggio ed altri
) leggi
La maggioranza della Cgil, al congresso di Torino vota
No Tav
Il 4° congresso della CGIL
tenutosi alla camera del lavoro provinciale nei giorni scorsi ha votato a
stragrande maggioranza un ordine del giorno critico nei confronti del Tav.
Ben 169 voti a favore, più del doppio di quelli contrari (82). La Fiom che nei
giorni scorsi aveva votato un ordine del giorno simile rifiutando un documento
della minoranza in solidarietà con gli arrestati e gli indagati notav ha commentato per voce del segretario generale della
Fiom torinese, Federico Bellono: “E’ un risultato straordinario, segno
di un nuovo orientamento rispetto al passato di cui tutti dovranno tenere
conto, anche in vista delle prossime elezioni regionali. ( da www.notav.info ) leggi
Poltrone pubbliche, sui
rinnovi di Scaroni e Conti pesa il processo Enel bis
Arriva a
sentenza l’inchiesta per disastro ambientale sulla centrale elettrica di Porto
Tolle (Rovigo). I numeri uno di Eni ed Enel sono imputati. Ma il calendario
giudiziario si incrocia con quello politico: il 15 aprile l'esecutivo deve
decidere se ricandidarli. E’ il secondo vero banco di prova per il governo di Matteo Renzi dopo l’infelice esordio con i sottosegretari
indagati. Il 31 marzo, la camera di consiglio del Tribunale di Rovigo porta a
sentenza il processo Enel Bis
che vede imputati, insieme ad altri ex dirigenti, anche Paolo Scaroni e Fulvio
Conti, oggi in corsa per il quarto mandato ai vertici di Eni ed Enel.
L’accusa è di inquinamento e disastro ambientale doloso per l’omessa
ambientalizzazione della centrale termoelettrica di Porto Tolle. Il pm Manuela Fasolato ha chiesto 5 anni per l’ex ad
Scaroni (oggi al vertice dell’Eni e sotto inchiesta a Milano per corruzione
internazionale) e 3 per l’attuale amministratore e direttore generale Fulvio
Conti. In caso di mancata conferma
Scaroni riceverà un assegno dall’Eni da 8,3 milioni di euro, Conti 6,4
dall’Enel. Premi di consolazione niente male, soprattutto in caso di condanna. ( Thomas Mackinson da
ilfattoquotidiano.it ) leggi
La legge elettorale Berlusconi-Renzi e le sue varie
illegittimità
La legge elettorale
Berlusconi-Renzi comporta un’alterazione profonda della composizione della
rappresentanza democratica e compromette la funzione rappresentativa
dell’Assemblea parlamentare. I vizi di incostituzionalità sono molteplici:
con il premio la sovra-rappresentazione del partito che ottiene il 37% resta
eccessiva, distorce la volontà del popolo e non rispetta l’eguaglianza del voto
(i voti dati a quel partito valgono, in seggi, circa il doppio dei voti dati ad altri partiti dal 63% di elettori;
le soglie di sbarramento sono irragionevoli perché diversificate fra loro senza
giustificazione. La soglia dell’8% per i non coalizzati è eccessiva e
irragionevole: ha il solo fine di alterare ulteriormente la rappresentatività
dell’Assemblea parlamentare; la facoltà dell’elettore risulta ulteriormente diminuita dalla
scandalosa norma che consente di candidarsi in più collegi. ( Lorenza
Carlassare, giurista, su
www.articolo21.org ) leggi
Italicum: peggio della Legge Acerbo voluta dal fascismo
Adesso che la legge elettorale, concordata fra Renzi e
Berlusconi ma effettivamente scritta da Verdini, è stata approvata da un
ramo del Parlamento, la realtà ci dimostra quanto sia utile un sistema
bicamerale come clausola di salvaguardia per garantire che le decisioni
politiche più importanti non siano assunte nella fretta e con l'inganno. È fin troppo facile rilevare che questa legge elettorale
darebbe vita a un nuovo ordinamento politico, modificando radicalmente il volto
della democrazia costituzionale, come prefigurata dai Costituenti. In
particolare l'Italicum ripropone gli stessi vizi di incostituzionalità del
porcellum, già denunciati dall'appello dei costituzionalisti pubblicato il 26
gennaio: ci sono le liste bloccate, come nel porcellum, c'è un premio di
maggioranza che, combinato con le soglie d'accesso raddoppiate, distorce
profondamente la volontà manifestata dal corpo elettorale, creando lo stesso
risultato di disuguaglianza nel voto censurato dalla Consulta. L'Italicum nella
sua impostazione si muove lungo i binari del porcellum, ma il risultato è
fortemente peggiorativo. Infatti laddove il Porcellum mirava ad imporre una
sorta di bipolarismo forzato, l'Italicum tende a imporre un bipartitismo
forzato, ovvero a creare una maggioranza artificiale nelle mani di un unico
partito (Domenico Gallo, magistrato, per
Micromega ) leggi
Che fine hanno fatto i sostenitori dell’austerity?
Fateci caso: non ne trovi più uno
che difenda l’austerity. Il nuovo concetto-rifugio dei conformisti
è diventato «Il rigore non basta serve la crescita». Lo ripetono meccanicamente
gli stessi che si sperticavano in lodi per il rigorista Monti, che tartassando
pensionati e lavoratori diede sì impulso alla crescita ma delle banche.
Andava di moda osservare che avevamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità
e che dovevamo tagliare la spesa pubblica. Quindi, se la Commissione
Europea retrocede l’Italia per debito eccessivo e chiede «provvedimenti
contro la scarsa produttività e competitività», ci si affretta
a tradurre «L’Ue chiede crescita e lavoro». Quanto alla riduzione
del debito, per Bruxelles passa per la strada già intrapresa da Monti
e Letta: taglio alla spesa e privatizzazioni. Inutilmente
gli economisti «critici» fanno
notare che non serve aumentare la produttività in un paese dove la domanda
ristagna e che bisognerebbe piuttosto sostenere i redditi
bassi e creare posti di lavoro con un intervento diretto dello Stato. In
Italia è in crisi la domanda. E se è in crisi la domanda, figuriamoci
la risposta. ( Francesca Fornario da ilmanifesto.it ) leggi
È curioso notare come in Italia in
parecchi si stiano avviando verso la campagna elettorale imbrogliando le
carte sul passato. Il Fiscal Compact, ad esempio, fu votato nel 2012 con i voti
di PDL, PD e Centro. Per una questione igienica, consiglio quindi a tutti gli
esponenti e i candidati di questi partiti di farci sapere, all’inizio di ogni
loro comizio o comparsata televisiva, se rivendicano quel voto o se ne chiedono
scusa. Non è che il Fiscal Compact si sia votato da solo, insomma. E sarebbe
interessante anche sapere come Il PSE, a cui aderisce il PD, intende «uscire
dall’austerità» (cosa che ora da quelle parti dicono un giorno sì e un giorno
anche) restando all’interno delle regole che l’hanno provocata e che nel 2012
hanno voluto sia Schulz sia, da noi, il PD. Per quanto riguarda l’euro, poi, la
situazione è ancora più grottesca, perché qui abbiamo Berlusconi, che lo
introdusse con un suo governo ma ora lo attacca con sempre maggior frequenza,
per raccogliere voti; e la Lega, che pure al tempo lo approvò nelle modalità in
cui è stato introdotto, ma ora ci dice che è un crimine contro l’umanità. Boh,
vedete voi. Io spero solo che di qui al 25 maggio ci sia la memoria di tutti
quelli che hanno prodotto una cosa, l’Europa così come è, con la sua moneta mal
fatta e le sue regole pessime, e ora, per pescare voti nel malcontento,
fischiettano facendo finta di non esserci mai stati. ( Alessandro Giglioli dal blog Piovono
Rane su espresso.repubblica.it ) leggi
I gestori
della locanda di via Santa Giulia a Torino spiegano di aver deciso di
raccogliere i tappi di sughero delle bottiglie, con l'idea di avviare a riciclo
il materiale. Nella bottega Johar, i tappi di sughero hanno
iniziato ad accumularsi all'interno di due bidoncini che fanno bella mostra di
sé nella vetrina. A Torino è attivo Tappo a chi?, il progetto promosso da Rilegno (consorzio nazionale per recupero e riciclo degli
imballaggi in legno) nato per raccogliere, ritirare e avviare al recupero i
tappi di sughero. Dal 2010 Tappo a chi? si esprime attraverso protocolli di
intesa e accordi con i gestori di igiene ambientale che si rendono
disponibili ad aderire e si rende operativo attraverso il posizionamento di
contenitori in isola ecologica o in altri luoghi. Nel frattempo un'associazione
utilizza una parte dei tappi di Joahr per laboratori di riuso. "Tutti
possono portare i tappi nella nostra locanda, invece che buttarli, perché
da noi tornano sicuramente ad essere utili” ( Andrea Cannas da ecodallecitta.it ) leggi
Francia: partiti allo sbando alle
municipali
La Francia va al voto in
questo week end per il primo turno delle municipali nei 36mila comuni del
paese. Sono ben 930mila i candidati per quasi 45 milioni di elettori. E’
la prima volta che i francesi tornano a votare dopo l’arrivo all’Eliseo del
socialista Francois Hollande due anni fa, oggi e da tempo ormai di fronte ad
una forte impopolarità. La campagna elettorale è stata dominata da questioni
nazionali e secondo i sondaggi c’è il rischio di una forte astensione; Il
sistema elettorale è orribilmente simile a quello per le presidenziali e per le
politiche: collegi uninominali con il doppio turno al quale vanno le liste che
superano il 12,5% se nessuna arriva al 51% al primo turno ( caso rarissimo) .
Il sistema, adottato con la cosiddetta quinta repubblica a fine anni '50,
è ovviamente difeso dai due principali partiti ( socialisti e conservatori )
come efficace per la stabilità. Per il resto è demenziale per i suoi effetti
ormai noti: in un paese dove ci sono di fatto altri tre poli consistenti ( gli
ecologisti di EELV, la estrema destra del Front National della Le Pen e la
Gauche di Melenchon) succede di frequente che nelle zone dove l’ estrema destra
è forte perdono i conservatori e vincono i socialisti e viceversa dove la
Gauche è forte perdono i socialisti e vincono i conservatori. Le chiamano
triangolazioni e a lungo andare, specie in periodo di crisi economica e sociale
molti elettori, specie al secondo turno, mandano tutti a stendere e se ne
stanno a casa. ( di Massimo Marino ) leggi
Francia: Nei comuni Hollande può
scamparla
La Francia va alle urne, per il primo turno delle
elezioni municipali nei 36mila comuni del paese. Hollande e il governo sono
assai impopolari, ma potrebbero scamparla: nei comuni il voto segue questioni
locali e l’astensione sarà alta. La destra UMP è impelagata in una serie di
scandali, legati alla presidenza Sarkozy. E il rischio Fronte nazionale è limitato:
l’estrema destra presenta liste in soli 600 comuni, potrebbe causare delle
«triangolari» (passa al secondo turno del 30 marzo chi ha ottenuto più del 10%
di voti il 23 marzo), che in alcuni comuni favorirebbero la sinistra. Il Fronte
nazionale punta a eleggere 4 o 5 sindaci al massimo (ha già gestito alcune
cittadine medie in passato, con risultati disastrosi e scandali). Attesa nelle
grandi città, a cominciare da Parigi, Marsiglia, Lione e Nantes. Bordeaux
rieleggerà Alain Juppé. A sinistra della sinistra c’è una grossa tensione:
Mélenchon ha sospeso la partecipazione del Parti de Gauche al Front de Gauche,
per contestare il PCF che in alcune grandi città (a cominciare da Parigi) ha
stretto un’alleanza fin dal primo turno con il PS, di cui contesta nelle piazze
la politica economica. ( Anna Maria Merlo da
ilmanifesto.it )
leggi
VIDEO ARCHIVIO
La Francia al voto questo week end
per il primo turno delle municipali. Primo test elettorale per i socialisti al
potere da circa due anni con François Hollande. A chi andrà il Comune di Parigi
e il risultato del Fronte Nazionale sono gli altri due grandi risultati attesi.
vedi qui
“In Italia la TV è politicizzata, di fatto i mezzi di informazione sono organi di partito. I partiti puntano a rincoglionire la gente usando i mezzi di informazione….” Un video inquietante da m5snews.com vedi qui
Mercoledì 5 marzo nella Sala Nassirya al
Senato si è svolto un incontro sul tema: "Metodi alternativi - nuove strategie di ricerca senza animali per la
salute dell'uomo e del pianeta". Con Thomas Hartung ( USA) e Costanza
Rovida (Germania) .Video integrale dell’incontro: vedi
qui
ALTRIMEDIA
punti di vista per temi per sfuggire
alla disinformazione-in questo numero: Economia-Crisi
europea-Democrazia
Keynes blog - www.keynesblog.com - si
richiama esplicitamente a John Maynard Keynes, l’economista britannico che, per
usare le parole del premio Nobel Paul Krugman, con il suo lavoro ci diede la
soluzione della Grande Depressione degli Anni ’30 del Novecento e che ispirò le
politiche economiche del mondo occidentale per oltre 30 anni dopo la fine della
Seconda Guerra mondiale. Keynes blog è ideato e curato da Guido Iodice e
Daniela Palma. leggi qui
Loretta Napoleoni blog - www.lorettanapoleoni.net - Nel 2012 ha pubblicato Democrazia Vendesi. Un forte legame tra crisi economiche e
l’avvento di dittature percorre la storia d’Europa. Quando le cose vanno male,
sembra, non possiamo permetterci la democrazia: occorrono soluzioni rapide,
prese da pochi per il bene di tutti. Ma è vero?
Punta il dito contro una generazione di politici che per decenni ha
servito i propri interessi. leggi
qui
Economia e Politica - www.economiaepolitica.it - è una rivista indipendente online di critica
della politica economica, costituita nel dicembre 2008 e diretta da Riccardo
Realfonzo. La rivista si propone di
offrire ai media e al grande pubblico un punto di vista alternativo sulle più
importanti decisioni politico-economiche che si sono imposte in questi anni, in
Italia e nel resto del mondo. Del Consiglio scientifico fanno parte Luciano
Gallino e Augusto Graziani. leggi qui
ECOLETTERA del Gruppo delle Cinque Terre vi segnala
ogni 15 giorni interventi, documenti, appuntamenti, rimandando ai siti del
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