27 marzo 2014

Dissesto idrogeologico fuori dal patto di stabilità: vittoria del M5S!



Una bellissima vittoria M5S per tutti i Comuni d'Italia: la prevenzione del dissesto idrogeologico potrà uscire dal patto di stabilità, grazie all'intervento del Movimento 5 Stelle nella mozione sulle alluvioni in Veneto ed Emilia.
Il governo ha accettato il nostro punto di vista di buonsenso, e i Comuni avranno un'arma in più contro il dissesto: infatti nel 2014 e nel 2015 saranno esclusi dal patto di stabilità gli interventi per emergenza, ripristino e, cosa che a noi sta molto a cuore, la prevenzione.Non solo. Arriva anche una norma per mettere fine alla sovrapposizione di competenze tra enti, gruppi di lavoro, istituzioni che hanno voce in capitolo nelle emergenze. 
E poi arriva la scure anche sui piani di emergenza comunali, spesso inefficaci. Il governo li revisionerà ed esaminerà uno ad uno.

I nostri portavoce in Commissione Ambiente avevano poi proposto poi un meccanismo per finanziare ogni anno interventi di prevenzione, pari ad una frazione fissa di quanto speso l'anno precedente per le emergenze. Il Governo non ha compreso bene il meccanismo, e abbiamo dovuto riscriverlo in maniera più banale: abbiamo chiesto di prevedere che ogni anno i soldi stanziati per il dissesto siano ripartiti tra emergenze e opere di prevenzione, così da favorire un passaggio graduale dalla continua rincorsa delle emergenze a una pianificazione della prevenzione tramite finanziamenti certi. Anche su questo il governo si è impegnato. Ma noi non smetteremo di vigilare, affinché gli impegni si trasformino presto in fatti!

    ( M5S Camera 26 marzo 2014 da  www.m5snews.it )

26 marzo 2014

Passaparola - La transizione verso le economie locali



di  Rob Hopkins *


 “Se la crescita globale e globalizzata andava bene per il ventesimo secolo, quando c’erano combustibili fossili a basso prezzo, ora non è più fattibile, bisogna utilizzare la resilienza e far sì che siano le persone normali a fare accadere il cambiamento.
Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo.
I governi possono fare delle cose, le aziende e le imprese possono farne altre, ma per superare la crisi ci vuole la gente normale, che rappresenta la grande riserva di risorse, di energia, non sfruttata”. Rob Hopkins


Ciao, sono Rob Hopkins, uno dei fondatori del movimento “Transition Town Transition Network”. Uno dei progetti che abbiamo in atto è proprio la Transition Town, la Totnes. Sono a Milano per un paio di eventi che hanno a che fare con Transition.
Transition è un processo bottom up, parte dal basso verso l’alto per rendere la comunità locale resiliente. Non è un movimento politico, non è una cosa di destra o di sinistra, non è verde, non è contro la crescita né a favore della crescita, ma mira semplicemente a coinvolgere tutte le persone, la popolazione locale, nel creare questa forma di resilienza come forma di sviluppo economico.
Come forma di sviluppo abbiamo la creazione di società energetiche, di piccole società agricole, l'agricoltura urbana, il tentativo di rivitalizzare a livello locale le comunità, dare supporto a agli imprenditori locali. Nella città di Bristol, una delle Transition Town, c’è la valuta locale, hanno fatto la Sterlina di Bristol con il supporto dell'amministrazione comunale.
Se la crescita globale e globalizzata andava bene per il ventesimo secolo, quando c’erano combustibili fossili a basso prezzo, ora non è più fattibile, bisogna utilizzare la resilienza e far sì che siano le persone normali a fare accadere il cambiamento.
Io viaggio per tutto il mondo e vedo che queste cose stanno accadendo. 

I governi possono fare delle cose, le aziende e le imprese possono farne altre, ma per superare la crisi ci vuole la gente normale, che rappresenta la grande riserva di risorse, di energia, non sfruttata.
Uno dei progetti realizzato recentemente da Transition Network è “The New Economy in Twenty Enterprises”, la nuova economia in venti imprese. Abbiamo mappato tutto il territorio del Regno Unito e scelto venti imprese rappresentative dell’economia di transizione, che potevano essere replicate ovunque, non dipendenti perciò da una particolare situazione geografica o altro. Abbiamo scelto una banca della comunità, la comunità che aveva la propria valuta, piuttosto che il proprio sistema di trasporti, gestito dalla comunità, l’agricoltura, le aziende agricole della comunità, fonti energetiche, etc.. Alcune di queste iniziative nascono e si sviluppano in modo del tutto spontaneo, la differenza che fa Transition è creare un collegamento tra tutte queste cose.
Infatti dalla natura, dall’ecologia, abbiamo imparato che la cosa potente è il collegamento tra i vari elementi che vanno così a formare un sistema. Transition fa questo: tesse il tessuto che collega l’economia locale consentendo a queste iniziative di parlare le une con le altre facendo sì che la resilienza della comunità diventi una forma di sviluppo economico. 


Transition è nata nel Regno Unito nel 2005, e da allora si è diffusa in tutto il mondo, siamo presenti in 44 paesi e ci sono migliaia di iniziative Transition in tutto il mondo, che è un movimento che si auto-organizza, nel senso che noi non siamo come un franchising della Coca Cola, che è sempre uguale ovunque esso si trovi, il nostro modello è diverso a seconda di dove nasce. C’è un movimento Transition, un’organizzazione, un Network Transition anche in Italia, che è stato uno dei primi posti a replicarlo, con grande successo, nel paese di Monte Veglio, in provincia di Bologna.C’è questa storia molto positiva, dove l’amministrazione locale ha promulgato una risoluzione per rendere il paese più resiliente, quindi esiste Transition Italy, se c’è qualcuno che sta ascoltando ed è interessato sappiate che ci sono a disposizione possibilità di training, di collaborare a dei progetti, c’è una rete molto attiva, molto vitale, in Italia, cui ci si può collegare se si è interessati a Transition.
Spesso pensiamo che il cambiamento possa accadere soltanto attraverso le proteste, i picchetti con i cartelli, le dimostrazioni, etc., e sottovalutiamo quello che è il potere di ritirare il nostro supporto a ciò che non ci piace.
C’è un movimento negli Stati Uniti che si chiama Divest, cioè disinvestite, che invita e incoraggia a disinvestire dal combustibile fossile per investire invece nelle rinnovabili.
Si può disinvestire in un modo molto semplice, cioè con la spesa che facciamo ogni giorno, invece di fare delle scelte di acquisto che vanno a privilegiare l’economia corporate, quella delle grandi aziende, si scelgono prodotti che stimolano la resilienza locale, una economia locale, più inclusiva. Ogni giorno possiamo scegliere dove depositare i nostri risparmi, se dare supporto alle aziende locali o meno. 

Ho letto, per esempio, che negli Stati Uniti, prima che scoppiasse la guerra con l’Iraq,l’amministrazione Bush aveva previsto, le dimostrazioni, ma era anche altrettanto sicuro che questa protesta non si sarebbe tradotta in cambiamento di modello del consumo, infatti non le persone non hanno smesso di comprare benzina.
Quindi il sistema è concepito proprio per lasciare sfogo a questo rumore, a queste dimostrazioni, perché tanto questo non corrisponde a un cambiamento delle azioni delle persone.
Oggi dare supporto all’economia locale rappresenta una delle scelte più radicali che si possano fare.


     * dal blog di Beppe Grillo

22 marzo 2014

Francia: partiti allo sbando alle municipali



di Massimo Marino


La Francia va al voto in  questo week end per il primo turno delle municipali nei 36mila comuni del paese.  Sono ben 930mila i candidati per quasi 45 milioni di elettori. E’ la prima volta che i francesi tornano a votare dopo l’arrivo all’Eliseo del socialista Francois Hollande due anni fa, oggi e da tempo ormai di fronte ad una forte impopolarità. La campagna elettorale è stata dominata da questioni nazionali e secondo i sondaggi c’è il rischio di una forte astensione; dal 20% del 1983, al 34% del 2008 si stima arrivi anche al 40%.


Il sistema elettorale è orribilmente simile a quello per le presidenziali e per le politiche: collegi uninominali con il doppio turno al quale vanno le liste che superano il 12,5% se nessuna arriva al 51% al primo turno ( caso rarissimo) . Il sistema, adottato con la cosiddetta quinta repubblica a fine anni '50,  è ovviamente difeso dai due principali partiti ( socialisti e conservatori ) come efficace per la stabilità. Per il resto è demenziale per i suoi effetti ormai noti: in un paese dove ci sono di fatto altri tre poli consistenti ( gli ecologisti di EELV, la estrema destra del Front National della Le Pen e la Gauche di Melenchon) succede di frequente che nelle zone dove l’ estrema destra è forte perdono i conservatori e vincono i socialisti e viceversa  dove la Gauche è forte perdono i socialisti e vincono i conservatori ( le chiamano triangolazioni e a lungo andare, specie in periodo di crisi economica e sociale molti elettori, specie al secondo turno,  mandano tutti a stendere e se ne stanno a casa ).  


Per peggiorare le cose quasi tutti i partiti sono in guai seri. La destra UMP è impelagata in una serie di scandali, specie legati alla vecchia  presidenza Sarkozy. Nel luglio scorso Sarkozy è finito ancora nei guai: il Consiglio Costituzionale, del quale lui stesso era membro in qualità di ex-Presidente, ha deciso di invalidare le sue spese elettorali del 2012 dove avrebbe mescolato le missioni in qualità di Capo dello Stato e quelle in qualità di candidato. L’UMP si ritrova così a dover rimborsare allo Stato 11 milioni di euro; una cifra enorme, che mette in grave difficoltà un partito già pieno di  debiti. In aggiunta intercettazioni indicherebbero suoi  tentativi di corruzione di un magistrato che seguiva le sue vicende; come minimo risulterà difficile un ritorno di Sarkozy per il 2017 malgrado che la lotta per la presidenza del partito tra François Fillon e Jean-François Copé gli darebbe spazio. Per l’UMP altri guai per la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde che verra’ ascoltata nuovamente dai giudici nell’ambito di un’inchiesta per corruzione in corso in Francia. La numero uno del FMI risponderà ad  un tribunale speciale che indaga sulla condotta del governo nel prestito di 400 milioni di euro concesso nel 2008 all’imprenditore in disgrazia Bernard Tapie, che nel 2007 aveva sostenuto la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy. Secondo i magistrati la Lagarde, che all’epoca era Ministro delle Finanze e che e’ gia’ stata interrogata lo scorso 1 gennaio, sarebbe parzialmente responsabile di “numerose anomalie e irregolarita’”, che potrebbero costarle un’incriminazione per complicita’ in frode e malversazione di fondi pubblici.


I socialisti di Hollande sono ai minimi di popolarità: disoccupazione crescente anche se Hollande aveva scommesso che a fine anno sarebbe risalita (dal 2012 i disoccupati sono cresciuti di 177mila unità, mentre gli ultimi numeri fissano la percentuale al 10,9% della popolazione) , fiscalità eccessiva che scontenta tutti. Nelle scorse settimane il presidente ha promesso 30 miliardi di euro di sgravi fiscali per le aziende, a patto che queste si impegnino ad assumere un determinato numero di persone.


Alle ultime legislative, nel 2012, il Partito socialista con appena il 29,35% dei consensi si era portato a casa 280 deputati sui 577 totali, arrivando alla maggioranza assoluta con i parlamentari di altri piccoli partiti di centro-sinistra alleati nelle loro liste. Questa  maggioranza, vero miracolo del maggioritario che li ha premiati mentre prendevano il voto più basso dal dopoguerra, si è però assottigliata perché  nell’ultimo anno  il PS è uscito sconfitto da 8 legislative parziali. Il risultato è che il partito si ritrova oggi con 292 seggi, giusto al di sopra della maggioranza assoluta (289 seggi), appena sufficiente per governare e più esposto alle dissidenze delle formazioni alleate o contigue , come gli ecologisti e la sinistra radicale. 


Con gli alleati ecologisti i rapporti sono pessimi; l’alleanza alle politiche con i socialisti, che ha fatto vincere Hollande e ha fatto diventare ministro a non si sa cosa la segretaria dei verdi Cecile Duflot si è rapidamente mostrata un bel tranello. A parte lo scherzetto dei socialisti dissidenti presentati in vari collegi che erano stati dati ai verdi, è tutto l’accordo preelettorale che si è mostrato inattendibile: pressoché irrilevante il cambiamento di politica sul nucleare come il mancato ridimensionamento della iniziativa militare francese in vari paesi, posizioni conflittuali su vari temi ambientali locali dove di fatto EELV partecipa a mobilitazioni contro il governo stesso di cui fa parte, nessuna apertura a parziali cambiamenti del sistema elettorale in senso proporzionale che pure era argomento presente nell’accordo pre-voto (anche Melenchon parlava di passaggio alla sesta repubblica). Nessuna distanza di Hollande dall’insieme delle cosiddette politiche dell’austerità, bollato dall’economista Paul Krugman ( “ è sconvolgente  l’adesione di Hollande alle più screditate dottrine economiche della destra...” ).


Significativo il caso di  giugno scorso quando  Bernard Barral, candidato del PS, è stato eliminato al primo turno delle legislative parziali di Villeneuve-sur-Lot, nel Sud-Ovest della Francia, con il 23,7% dei voti. A passare al secondo turno, in una  terra da sempre  a sinistra, sono stati i due candidati di destra, Jean-Louis Costes, dell’UMP ( 28,7% ) ed Etienne Bousquet-Cassagne del Front National (26%) poi perdente. Le elezioni erano state organizzate per rimpiazzare il socialista Jérôme Cahuzac, costretto a dimettersi dopo lo scandalo legato ai suoi conti non dichiarati. il PS ha cercato di chiamare in causa I Verdi di EELV che  non avevano voluto ritirare il loro candidato, Lionel Feuillas ( 2,8%), a vantaggio di quello del PS. Ma poi di seguito per sette volte la sconfitta si è ripetuta, con qualche commento sarcastico di Pascal Durand, segretario nazionale di EELV, nei confronti dei socialisti. In ottobre veniva espugnato dall’estrema destra francese un altro avamposto: Brignoles, piccolo comune a ovest di Marsiglia, è passato al Fronte nazionale con la netta sconfitta dell’alleanza tra centro-destra e socialisti ( viene chiamata alleanza repubblicana )  battuti con il 54%, una svolta evidente per una città a lungo amministrata dal Partito comunista. 


I Verdi stanno pagando duramente la strategia sbagliata seguita al trionfo delle europee del 2009 dove con più del 16% erano arrivati alla pari del PS. Hanno perso gran parte degli iscritti e dei voti , sono meno credibili e con evidenti difficoltà a comprendere le ragioni di una crisi che per la verità  riguarda l’intero ecologismo europeo. Difficile prevedere se la connotazione locale del voto li salverà ma le previsioni per le imminenti europee sono pessime. Cohn Bendit non si presenterà, di fatto si è messo fuori dal partito francese ma, a parte gli appelli per una nuova Europa che lasciano un po’ il tempo che trovano, sembra aver perso quel ruolo di leader positivamente visionario dell’epoca della nascita di Europe Ecologie.


Le cose non è che vanno meglio per la estrema sinistra di Melenchon; mentre si afferma  una possibile successo alle europee delle varie formazioni della sinistra radicale che potrebbero passare da 35 a 50 o più eletti a Strasburgo ( sostanzialmente a discapito degli ecologisti che dagli attuali 55 seggi  potrebbero scendere di almeno 10 secondo i sondaggi ) contando soprattutto sui francesi e sulla linke tedesca, in Francia c’è grande tensione: Mélen­chon ha sospeso la par­te­ci­pa­zione del Parti de Gau­che al Front de Gau­che, per con­te­stare il PCF che in alcune grandi città (a comin­ciare da Parigi che non è poco ) ha stretto un’alleanza fin dal primo turno con il PS, di cui fino al giorno prima ha con­te­stato nelle piazze i comportamenti. Insomma il rischio è ognuno di nuovo per conto suo.. mentre si aspira ad un ruolo significativo della cosiddetta  lista Tsipras nei giochi per l’elezione del presidente della Commissione europea.


Qualcuno si stupisce se in un quadro di questo tipo avanza la signora Le Pen ? 
Sondaggi ripetuti danno in Francia il Front National primo partito almeno  al 20% , di qualche punto sopra sia al PS che all’UMP e addirittura un terzo dei francesi condividerebbe le sue posizioni: antieuropeismo, antimmigrazione, netta priorità del lavoro ai francesi, antiaborto, etc… . Ma nello stesso tempo la Le Pen tenta di discostarsi dall’etichetta paterna fino al punto di minacciare di denuncia chi le affibbia l’etichetta di estrema destra. In realtà nei 4-5 piccoli comuni dove governa e con meno di 100 consiglieri in totale,  il Front Nazional ha clamorosamente fallito, fra incapacità e corruzione. Tant’è che i 600 candidati principali delle liste presentate ( solo in una parte minoritaria di comuni ) sono stati mandati a scuola per evitare clamorose débâcle nella campagna elettorale. E’ possibile che qualche nuovo comune venga conquistato ma i partiti confidano nella esperienza degli amministratori uscenti ( il mandato è di 6 anni ) in confronto ai nuovi venuti della estrema destra; è quanto spera in particolare il PS dove un possibile disastro elettorale, che influenzerebbe poi il risultato alle europee, metterebbe in forse anche i numeri per l’elezione di Schulz alla Commissione europea.


Ma nelle ultime settimane, specie a Parigi, l’ambiente delle città e l’inquinamento hanno occupato il campo del dibattito. 


Parigi, grazie anche al bel tempo, è immersa in una nube di smog dove le particelle sottili sono diventate argomento del giorno. Dopo sei giorni consecutivi sopra gli 80 microgrammi  di Pm10 il sindaco uscente  ha riscoperto le targhe alterne  dopo 17 anni e limitazioni al traffico, anche se sono le Prefetture ad avere un ruolo rilevante. I parigini sono insieme sorpresi, preoccupati e per nulla contenti. 


A Parigi si contendono il voto per il Municipio due donne:  la candidata socialista Anne Hidalgo e  Nathalie Koshiusko Morizet per i conservatori dell’UMP. Alla vigilia delle elezioni comunali parigine gli elettori stanno assistendo ad un interessante scambio di accuse fra le due candidate a sindaco che si rimpallano accuse di “falso ambientalismo”. La candidata socialista accusa l’UMP di essere responsabile dello sviluppo del diesel nel periodo in cui governavano i conservatori mentre la Koshiusco, grafici alla mano, mostra sui media esattamente il contrario.  La polemica innescata coinvolge anche gli alleati Verdi, messi di brutto in mezzo facendo anche un po’ la figura dei fessi, perché  sarebbero rei di avere approvato l'acquisto di autobus diesel, meno costosi e più adatti a favorire politiche di contenimento del prezzo del biglietto. 

Quindi secondo la Koshiusko (detta Nkm) il picco di vendite dei diesel, considerati in modo unanime una delle principali cause dell'inquinamento parigino, è avvenuto nel 2008 ed è calato drasticamente durante il suo ministero in epoca Sarkozy, come si evince dal grafico riportato sul sito della candidata. 
Ne fa le spese anche Christophe Najdovski, il terzo candidato sindaco per conto dei Verdi di EELV il quale per la verità ha proposto invece nel suo programma un Central Park nel cuore di Parigi.  Il polmone verde della capitale dovrebbe sorgere, secondo Najdovski, lungo la Senna, su cinque ettari tra il Pont des Arts e il Porto dell'Arsenale e tra il Porto della Rapée e il Porto di Bercy con un mercato galleggiante, piste ciclabili, parchi giochi. Il candidato intende poi rendere pedonali, con linee tram, le arterie superiori del lungosenna. Bellissimo e importante progetto, peccato che per questa volta almeno, non ha grandi possibilità di vincere.
Resta il fatto che le tematiche ambientali  hanno ripreso grande spazio nei dibattiti e nei programmi, forse in uno dei momenti in cui le difficoltà interne degli ecologisti sono davvero pesanti.

 Il 30 marzo si svolgerà, praticamente nella gran parte dei Comuni , il secondo turno di ballottaggio; a due mesi esatti dalle elezioni europee.

ECOLETTERA 41/16 marzo 2014 - Gruppo Cinque Terre



costruire la transizione: un nuovo ecologismo - democrazia - giustizia - nuovi lavori

Editoriale1: Miracolo in Nepal: nessuno uccide più rinoceronti, tigri ed elefanti

Due anni di zero bracconaggio. Mentre in Sudafrica non si ferma la strage di rinoceronti e gli elefanti continuano ad essere sterminati in tutta l’Africa subsahariana, in Asia, un continente dove la fauna selvatica viene decimata dai bracconieri, il piccolo Nepal ha raggiunto per il secondo anno il “bracconaggio zero” per quanto riguarda rinoceronti, tigri ed elefanti. The Ecologist,  pur definendolo  un regno montano, mentre ormai da anni è una repubblica,  sottolinea che  il Nepal rappresenta la speranza di poter costruire un futuro più sicuro per la sua specie simbolo dell’Asia. Megh Bahadur Pandey, direttore generale del Department of National Parks and Wildlife Conservation del Nepal, spiega che “il successo di aver raggiunto lo zero bracconaggio tutto l’anno è un grande risultato per la necessità nazionale prioritaria di frenare i crimini sulla fauna selvatica nel Paese”.
Istituzioni nazionali come il National Tiger Conservation Committee, presieduto dal primo ministro del Nepal, la cooperazione transfrontaliera portata avanti con India e Cina, e meccanismi regionali come il South Asia Wildlife Enforcement Network, sono state le chiavi che hanno permesso di chiudere le porte al bracconaggio ed al commercio illegale di fauna selvatica. A questo si deve aggiungere la fine della guerriglia maoista, ormai trasformatasi in forza parlamentare, e l’accresciuto coordinamento tra le autorità dei parchi, l’esercito e la polizia del Nepal e le comunità locali, che sono ormai il fronte avanzato nella lotta contro il bracconaggio e il commercio illegale di specie selvatiche.( notizie tratte da www.greenreport.it )


Editoriale2: Per una nuova Comunità Europea

In Europa per l’Italia. A maggio ci saranno le elezioni europee, di fatto sono diventate elezioni nazionali. Il M5S è visto come un pericolo pubblico da questa Europa che fa di tutto per emarginarlo, minimizzarlo, ignorarlo. Ne ha ben ragione. Se il M5S avrà una forte affermazione elettorale ed entrerà nel Parlamento europeo con 20/30 eurodeputati gli attuali equilibri salteranno. Il M5S non è Eurosì o Eurono. Il M5S vuole il ritorno ai principi di solidarietà e di comunità. L'Europa si chiamava Comunità Europea. Il M5S vuole un'Europa solidale o nessuna Europa. Il M5S porrà delle condizioni, tra queste l'eliminazione immediata del Fiscal Compact che impone un taglio di 50 miliardi all'anno per un ventennio. Altra condizione l'emissione di eurobond, titoli pubblici europei garantiti a livello centrale per evitare che l'Italia finisca rapidamente come la Grecia. Se la UE rifiuterà queste richieste è obbligatorio uscire dall'euro, non c'è scelta, il M5S farà un referendum per ritornare alla lira e per riprenderci la nostra sovranità monetaria. ( dal blog di Beppe Grillo - leggi )

Il regalo agli inquinatori sulle bonifiche è legge. Vergogna!

E’ ufficiale: da mercoledì scorso chi inquina in Italia deve essere premiato. Dopo il passaggio in Senato è diventata legge dello Stato l’incredibile norma contenuta nel Decreto Destinazione Italia volta a regalare nei Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche miliardi di euro ai privati, anche ai peggiori inquinatori, pure se rei confessi e condannati in via definitiva. Resta in tutta la sua gravità il problema del condono mascherato contenuto nella norma, che prevede che una volta firmato l’accordo di programma che destina il denaro al privato la scoperta di una situazione più grave di inquinamento rispetto a quella finora accertata non potrebbe più essere messa a carico del privato inquinatore. Resta la norma che fa diventare di interesse pubblico qualsiasi nuovo impianto proposto dal privato nell’area inquinata (anche inceneritori, raffinerie ecc.) con lo Stato che finanzierà … Provvederemo a denunciare alla Commissione Europea quanto accaduto per farne un caso nella comunità. Apriremo uno scontro sui singoli accordi di programma che dovessero essere approvati nelle singole aree nei prossimi mesi. La lotta è solo all’inizio. ( Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Salviamo il Paesaggio ed altri ) leggi
 
La maggioranza della Cgil, al congresso di Torino vota No Tav 

Il 4° congresso della CGIL tenutosi alla camera del lavoro provinciale nei giorni scorsi ha votato a stragrande maggioranza un ordine del giorno critico nei confronti del Tav. Ben 169 voti a favore, più del doppio di quelli contrari (82). La Fiom che nei giorni scorsi aveva votato un ordine del giorno simile rifiutando un documento della minoranza in solidarietà con gli arrestati e gli indagati notav ha commentato per voce del segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono: “E’ un risultato straordinario, segno di un nuovo orientamento rispetto al passato di cui tutti dovranno tenere conto, anche in vista delle prossime elezioni regionali. ( da www.notav.info ) leggi
Poltrone pubbliche, sui rinnovi di Scaroni e Conti pesa il processo Enel bis

Arriva a sentenza l’inchiesta per disastro ambientale sulla centrale elettrica di Porto Tolle (Rovigo). I numeri uno di Eni ed Enel sono imputati. Ma il calendario giudiziario si incrocia con quello politico: il 15 aprile l'esecutivo deve decidere se ricandidarli. E’ il secondo vero banco di prova per il governo di Matteo Renzi dopo l’infelice esordio con i sottosegretari indagati. Il 31 marzo, la camera di consiglio del Tribunale di Rovigo porta a sentenza il processo Enel Bis che vede imputati, insieme ad altri ex dirigenti, anche Paolo Scaroni e Fulvio Conti, oggi in corsa per il quarto mandato ai vertici di Eni ed Enel. L’accusa è di inquinamento e disastro ambientale doloso per l’omessa ambientalizzazione della centrale termoelettrica di Porto Tolle. Il pm Manuela Fasolato ha chiesto 5 anni per l’ex ad Scaroni (oggi al vertice dell’Eni e sotto inchiesta a Milano per corruzione internazionale) e 3 per l’attuale amministratore e direttore generale Fulvio Conti.  In caso di mancata conferma Scaroni riceverà un assegno dall’Eni da 8,3 milioni di euro, Conti 6,4 dall’Enel. Premi di consolazione niente male, soprattutto in caso di condanna. ( Thomas Mackinson da ilfattoquotidiano.it ) leggi

La legge elettorale Berlusconi-Renzi e le sue varie illegittimità 

La legge elettorale Berlusconi-Renzi comporta un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica e compromette la funzione rappresentativa dell’Assemblea parlamentare. I vizi di incostituzionalità sono molteplici: con il premio la sovra-rappresentazione del partito che ottiene il 37% resta eccessiva, distorce la volontà del popolo e non rispetta l’eguaglianza del voto (i voti dati a quel partito valgono, in seggi, circa il doppio dei voti dati ad altri partiti dal 63% di elettori; le soglie di sbarramento sono irragionevoli perché diversificate fra loro senza giustificazione. La soglia dell’8% per i non coalizzati è eccessiva e irragionevole: ha il solo fine di alterare ulteriormente la rappresentatività dell’Assemblea parlamentare; la facoltà dell’elettore  risulta ulteriormente diminuita dalla scandalosa norma che consente di candidarsi in più collegi. ( Lorenza Carlassare, giurista,  su  www.articolo21.org ) leggi   
Italicum: peggio della Legge Acerbo voluta dal fascismo 

 Adesso che la legge elettorale, concordata fra Renzi e Berlusconi ma effettivamente scritta da Verdini, è stata approvata da un ramo del Parlamento, la realtà ci dimostra quanto sia utile un sistema bicamerale come clausola di salvaguardia per garantire che le decisioni politiche più importanti non siano assunte nella fretta e con l'inganno. È fin troppo facile rilevare che questa legge elettorale darebbe vita a un nuovo ordinamento politico, modificando radicalmente il volto della democrazia costituzionale, come prefigurata dai Costituenti. In particolare l'Italicum ripropone gli stessi vizi di incostituzionalità del porcellum, già denunciati dall'appello dei costituzionalisti pubblicato il 26 gennaio: ci sono le liste bloccate, come nel porcellum, c'è un premio di maggioranza che, combinato con le soglie d'accesso raddoppiate, distorce profondamente la volontà manifestata dal corpo elettorale, creando lo stesso risultato di disuguaglianza nel voto censurato dalla Consulta. L'Italicum nella sua impostazione si muove lungo i binari del porcellum, ma il risultato è fortemente peggiorativo. Infatti laddove il Porcellum mirava ad imporre una sorta di bipolarismo forzato, l'Italicum tende a imporre un bipartitismo forzato, ovvero a creare una maggioranza artificiale nelle mani di un unico partito (Domenico Gallo, magistrato, per Micromega ) leggi

Che fine hanno fatto i sostenitori dell’austerity?

Fateci caso: non ne trovi più uno che difenda l’austerity. Il nuovo concetto-rifugio dei con­for­mi­sti è diven­tato «Il rigore non basta serve la cre­scita». Lo ripe­tono mec­ca­ni­ca­mente gli stessi che si sper­ti­ca­vano in lodi per il rigo­ri­sta Monti, che tar­tas­sando pen­sio­nati e lavo­ra­tori diede sì impulso alla cre­scita ma delle ban­che. Andava di moda osser­vare che ave­vamo vis­suto al di sopra delle nostre pos­si­bi­lità e che dove­vamo tagliare la spesa pub­blica. Quindi, se la Com­mis­sione Euro­pea retro­cede l’Italia per debito ecces­sivo e chiede «prov­ve­di­menti con­tro la scarsa pro­dut­ti­vità e com­pe­ti­ti­vità», ci si affretta a tra­durre «L’Ue chiede cre­scita e lavoro». Quanto alla ridu­zione del debito, per Bru­xel­les passa per la strada già intra­presa da Monti e Letta: taglio alla spesa e pri­va­tiz­za­zioni. Inu­til­mente gli eco­no­mi­sti  «cri­tici» fanno notare che non serve aumen­tare la pro­dut­ti­vità in un paese dove la domanda rista­gna e che biso­gne­rebbe piut­to­sto soste­nere i red­diti bassi e creare posti di lavoro con un inter­vento diretto dello Stato. In Ita­lia è in crisi la domanda. E se è in crisi la domanda, figu­ria­moci la risposta. ( Francesca Fornario da ilmanifesto.it  ) leggi

È curioso notare come in Italia in parecchi si stiano avviando verso la campagna elettorale imbrogliando le carte sul passato. Il Fiscal Compact, ad esempio, fu votato nel 2012 con i voti di PDL, PD e Centro. Per una questione igienica, consiglio quindi a tutti gli esponenti e i candidati di questi partiti di farci sapere, all’inizio di ogni loro comizio o comparsata televisiva, se rivendicano quel voto o se ne chiedono scusa. Non è che il Fiscal Compact si sia votato da solo, insomma. E sarebbe interessante anche sapere come Il PSE, a cui aderisce il PD, intende «uscire dall’austerità» (cosa che ora da quelle parti dicono un giorno sì e un giorno anche) restando all’interno delle regole che l’hanno provocata e che nel 2012 hanno voluto sia Schulz sia, da noi, il PD. Per quanto riguarda l’euro, poi, la situazione è ancora più grottesca, perché qui abbiamo Berlusconi, che lo introdusse con un suo governo ma ora lo attacca con sempre maggior frequenza, per raccogliere voti; e la Lega, che pure al tempo lo approvò nelle modalità in cui è stato introdotto, ma ora ci dice che è un crimine contro l’umanità. Boh, vedete voi. Io spero solo che di qui al 25 maggio ci sia la memoria di tutti quelli che hanno prodotto una cosa, l’Europa così come è, con la sua moneta mal fatta e le sue regole pessime, e ora, per pescare voti nel malcontento, fischiettano facendo finta di non esserci mai stati. ( Alessandro Giglioli  dal blog Piovono Rane su espresso.repubblica.it )  leggi 

 
I gestori della locanda di via Santa Giulia a Torino spiegano di aver deciso di raccogliere i tappi di sughero delle bottiglie, con l'idea di avviare a riciclo il materiale. Nella bottega Johar, i tappi di sughero hanno iniziato ad accumularsi all'interno di due bidoncini che fanno bella mostra di sé nella vetrina. A Torino è attivo Tappo a chi?, il progetto promosso da Rilegno (consorzio nazionale per recupero e riciclo degli imballaggi in legno) nato per raccogliere, ritirare e avviare al recupero i tappi di sughero. Dal 2010 Tappo a chi? si esprime attraverso protocolli di intesa e accordi con i gestori di igiene ambientale che si rendono disponibili ad aderire e si rende operativo attraverso il posizionamento di contenitori in isola ecologica o in altri luoghi. Nel frattempo un'associazione utilizza una parte dei tappi di Joahr per laboratori di riuso. "Tutti possono portare i tappi nella nostra locanda, invece che buttarli, perché da noi tornano sicuramente ad essere utili” ( Andrea Cannas da ecodallecitta.it ) leggi



Francia: partiti allo sbando alle municipali
La Francia va al voto in  questo week end per il primo turno delle municipali nei 36mila comuni del paese.  Sono ben 930mila i candidati per quasi 45 milioni di elettori. E’ la prima volta che i francesi tornano a votare dopo l’arrivo all’Eliseo del socialista Francois Hollande due anni fa, oggi e da tempo ormai di fronte ad una forte impopolarità. La campagna elettorale è stata dominata da questioni nazionali e secondo i sondaggi c’è il rischio di una forte astensione; Il sistema elettorale è orribilmente simile a quello per le presidenziali e per le politiche: collegi uninominali con il doppio turno al quale vanno le liste che superano il 12,5% se nessuna arriva al 51% al primo turno ( caso rarissimo) . Il sistema, adottato con la cosiddetta quinta repubblica a fine anni '50,  è ovviamente difeso dai due principali partiti ( socialisti e conservatori ) come efficace per la stabilità. Per il resto è demenziale per i suoi effetti ormai noti: in un paese dove ci sono di fatto altri tre poli consistenti ( gli ecologisti di EELV, la estrema destra del Front National della Le Pen e la Gauche di Melenchon) succede di frequente che nelle zone dove l’ estrema destra è forte perdono i conservatori e vincono i socialisti e viceversa  dove la Gauche è forte perdono i socialisti e vincono i conservatori. Le chiamano triangolazioni e a lungo andare, specie in periodo di crisi economica e sociale molti elettori, specie al secondo turno,  mandano tutti a stendere e se ne stanno a casa. ( di Massimo Marino ) leggi  
Francia: Nei comuni Hollande può scamparla

La Francia va alle urne, per il primo turno delle elezioni municipali nei 36mila comuni del paese. Hollande e il governo sono assai impopolari, ma potrebbero scamparla: nei comuni il voto segue questioni locali e l’astensione sarà alta. La destra UMP è impelagata in una serie di scandali, legati alla presidenza Sarkozy. E il rischio Fronte nazionale è limitato: l’estrema destra presenta liste in soli 600 comuni, potrebbe causare delle «triangolari» (passa al secondo turno del 30 marzo chi ha ottenuto più del 10% di voti il 23 marzo), che in alcuni comuni favorirebbero la sinistra. Il Fronte nazionale punta a eleggere 4 o 5 sindaci al massimo (ha già gestito alcune cittadine medie in passato, con risultati disastrosi e scandali). Attesa nelle grandi città, a cominciare da Parigi, Marsiglia, Lione e Nantes. Bordeaux rieleggerà Alain Juppé. A sinistra della sinistra c’è una grossa tensione: Mélenchon ha sospeso la partecipazione del Parti de Gauche al Front de Gauche, per contestare il PCF che in alcune grandi città (a cominciare da Parigi) ha stretto un’alleanza fin dal primo turno con il PS, di cui contesta nelle piazze la politica economica. ( Anna Maria Merlo da  ilmanifesto.it ) leggi

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La Francia  al voto questo week end per il primo turno delle municipali. Primo test elettorale per i socialisti al potere da circa due anni con François Hollande. A chi andrà il Comune di Parigi e il risultato del Fronte Nazionale sono gli altri due grandi risultati attesi. vedi qui

“In Italia la TV è politicizzata, di fatto i mezzi di informazione sono organi di partito. I partiti puntano a rincoglionire la gente usando i mezzi di informazione….” Un video inquietante da m5snews.com vedi qui
 
   Mercoledì 5 marzo nella Sala Nassirya al Senato si è svolto un incontro sul tema: "Metodi alternativi - nuove strategie di ricerca senza animali per la salute dell'uomo e del pianeta". Con Thomas Hartung ( USA) e Costanza Rovida (Germania) .Video integrale dell’incontro: vedi qui
 
                                                                         ALTRIMEDIA

punti di vista per temi  per sfuggire alla disinformazione-in questo numero: Economia-Crisi europea-Democrazia

Keynes blog -  www.keynesblog.com - si richiama esplicitamente a John Maynard Keynes, l’economista britannico che, per usare le parole del premio Nobel Paul Krugman, con il suo lavoro ci diede la soluzione della Grande Depressione degli Anni ’30 del Novecento e che ispirò le politiche economiche del mondo occidentale per oltre 30 anni dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Keynes blog è ideato e curato da Guido Iodice e Daniela Palma.   leggi qui 

Loretta Napoleoni blog  - www.lorettanapoleoni.net -  Nel 2012 ha pubblicato Democrazia Vendesi. Un forte legame tra crisi economiche e l’avvento di dittature percorre la storia d’Europa. Quando le cose vanno male, sembra, non possiamo permetterci la democrazia: occorrono soluzioni rapide, prese da pochi per il bene di tutti. Ma è vero?  Punta il dito contro una generazione di politici che per decenni ha servito i propri interessi. leggi qui
 
Economia e Politica - www.economiaepolitica.it - è una rivista indipendente online di critica della politica economica, costituita nel dicembre 2008 e diretta da Riccardo Realfonzo. La rivista si propone di offrire ai media e al grande pubblico un punto di vista alternativo sulle più importanti decisioni politico-economiche che si sono imposte in questi anni, in Italia e nel resto del mondo. Del Consiglio scientifico fanno parte Luciano Gallino e Augusto Graziani. leggi qui
 
ECOLETTERA del Gruppo delle Cinque Terre vi segnala ogni 15 giorni interventi, documenti, appuntamenti, rimandando ai siti del gruppo o ad altri link

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