di Matteo Miavaldi *
A sei mesi dalle proteste che hanno infiammato Kathmandu, il rapper populista è il candidato della Gen Z
A sei mesi dalla sommossa popolare che in soli cinque giorni ha fatto tabula rasa del governo di Kathmandu, domani il Nepal affronta una prova elettorale su cui sono riposte le speranze di milioni di giovani elettori ed elettrici. Molti di loro tra l’8 e il 13 settembre 2025 erano scesi in strada per protestare pacificamente contro la corruzione dilagante della macchina amministrativa nazionale e l’assenza di concrete prospettive lavorative in un Paese con l’età media che sfiora i 26 anni.
Con 22 manifestanti morti a settembre e una campagna elettorale finora estremamente pacifica, 30 milioni di nepalesi sono chiamati alle urne per ricostruire la propria democrazia parlamentare su basi più solide e solidali di quelle precedenti, rappresentate da un’oligarchia nominalmente marxista leninista incarnata dall’ex primo ministro KP Sharma Oli: sei mesi dopo aver rimesso il mandato nelle mani di un governo ad interim, ha deciso di non dare ascolto agli appelli di ricambio generazionale arrivati dalla piazza e si è autoconfermato come candidato unico del Partito comunista del Nepal (marxista leninista), uno dei due partiti di massa della giovane democrazia nepalese. Oli è al centro della vita politica del Nepal dagli anni Novanta del secolo scorso, ha guidato tre governi di coalizione e rappresenta la classe politica di cui i giovani e le giovani nepalesi vogliono liberarsi: accentratore fino a rasentare il dispotismo, sotto la sua amministrazione i potentati vicini al Partito si sono arricchiti in modo sproporzionato rispetto alla redistribuzione della ricchezza nel resto della popolazione. Secondo i dati delle Nazioni unite per il 2024, cioè durante il governo Oli, il Pil pro capite nepalese superava di poco i 1.360 dollari (161 esima posizione su 193 nella classifica mondiale).
L’altro grande partito locale, il Nepali congress, ha optato per un rimescolamento quantomeno di facciata, spedendo nelle retrovie la vecchia guardia in favore della candidatura del «giovane» Gagan Thapa, 49 anni, forte di ben quattro legislature parlamentari. La stampa indipendente nepalese indica Thapa come un candidato riformista, con un dignitoso consenso popolare e una comprovata abilità nel tessere alleanze e sinergie all’interno dell’arco parlamentare.
Ma tutti gli occhi, soprattutto quelli della Gen Z, sono puntati sul vero candidato di rottura di questa tornata elettorale, protagonista di un’ascesa irresistibile iniziata nella scena hip hop nepalese.
Era il 2013 quando Balendra Shah, in arte Balen, a 23 anni partecipa a una «freestyle battle» all’interno di Raw Barz, serie pubblicata su Youtube dedicata alla scena hip hop underground locale: sbaraglia la competizione mettendo in rima la stessa rabbia giovanile che ha animato le proteste del 2025 contro la corruzione della classe dirigente. Da lì il fenomeno Balen esplode sui social network, una hit dopo l’altra, costruito attorno a una presenza pubblica «impegnata» fatta di proclami social, bordate a tutti i partiti tradizionali nepalesi e un look già iconico: total black e occhiali da sole rettangolari, a quanto pare ormai quasi introvabili sul mercato.
Forte di un seguito digitale considerevole e comparsate televisive ricorrenti, nel 2022 Balen si candida da indipendente alle elezioni comunali di Kathmandu e stravince.
Da sindaco la sua attitudine battagliera non si smorza, anzi: Balen è un amministratore più di lotta che di governo, allergico al confronto con la stampa, quando deve comunicare qualcosa lo fa sui suoi canali social (3,5 milioni di follower su Facebook, più di un milione su Instagram) lasciandosi andare a sparate provocatorie che fanno grande presa sull’elettorato più giovane. La Gen Z voleva fosse lui a guidare il governo ad interim post Oli, ma Balen aveva nicchiato, puntando alla posta in gioco più succosa.
E domani, compiuti 35 anni, il suo nome sarà in cima alla lista dei candidati del Rastriya swatantra party (Rsp), giovane formazione populista fondata da un ex conduttore televisivo indagato per appropriazione indebita. Le previsioni lo indicano come favorito, ma difficilmente Rsp otterrà la maggioranza assoluta dei 275 seggi. E in tal caso Balen dovrà scendere a patti con quel che rimane di una classe politica che ha insultato per due decenni.
nella foto: L'ex rapper e sindaco di Kathmandu Balendra Shah durante un comizio elettorale a Bhaktapur, Nepal
* da il manifesto 4 marzo 2026
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Esplode in Nepal la Rabbia della Gen Z
di Matteo Miavaldi – il manifesto - 9 settembre 2025
Scontri a kathmandu: 19 morti e decine di feriti nella protesta contro la corruzione rampante nel Paese e il blocco delle principali piattaforme social
Diciannove morti e
decine di feriti è il bilancio pesantissimo degli scontri che ieri, a
Kathmandu, hanno interessato migliaia di giovani manifestanti nepalesi e le
forze di polizia dispiegate dal governo presieduto da KP Sharma Oli (Partito
comunista del Nepal, marxista-leninista).
Alle nove di mattina i manifestanti avevano risposto alla chiamata della ong
Hami Nepal per un corteo autorizzato, apartitico e pacifico organizzato per
protestare contro la corruzione rampante nel paese e, soprattutto, per la chiusura
di 26 piattaforme social – compresi Facebook, Instagram, Whatsapp, X e Youtube
– imposta dal governo giovedì 4 settembre.
È l’effetto della nuova legislazione nepalese che, secondo il governo, dovrebbe aiutare a scovare fake news e profili anonimi rei di «diffondere falsità», e che obbliga qualsiasi piattaforma social a registrarsi «in territorio nepalese» per continuare a operare all’interno dei confini nazionali; richiesta soddisfatta nel giro di pochi giorni dalla cinese TikTok e dalla cipriota Viber (messaggistica simile a Whatsapp) ma disattesa da tutti i colossi social statunitensi che, dalla mezzanotte di giovedì scorso, sono stati oscurati dalla rete locale.
L’aspetto social della protesta ha fatto sì che sui principali media internazionali si sia già iniziato a parlare della «protesta della Gen Z nepalese», tracciando paralleli con mobilitazioni simili che negli ultimi anni hanno contribuito a rovesciare le amministrazioni di Bangladesh e Sri Lanka, limitandoci al perimetro dell’Asia meridionale. In realtà staccare la spina ad alcuni tra i social network più diffusi del pianeta non solo ha privato la Gen Z delle proprie piattaforme preferite, ma ha causato danni difficilmente quantificabili nel settore del turismo – vitale per l’economia nepalese – e nella comunicazioni tra familiari, in un paese dove quasi l’8 per cento delle cittadine e dei cittadini (su 30 milioni) è emigrato in cerca di condizioni di lavoro migliori.
Tema che si intreccia con l’ostentazione della ricchezza, anche attraverso i social, di una classe dirigente chiamata ad amministrare un’economia incapace di includere nel benessere ampi strati della popolazione locale: in Nepal il reddito pro capite non supera i 1.300 dollari all’anno; in Italia sfiora i 61mila dollari.
Secondo quanto riportato da alcuni manifestanti ad al-Jazeera, inizialmente le strade del centro di Kathmandu si sono riempite di migliaia di studenti e studentesse, spesso in divisa scolastica. Ma nel corso della mattinata sono apparsi dal nulla «gruppi di uomini muscolosi a bordo di motociclette» che hanno forzato le barricate erette dalla polizia, sfondando all’interno del palazzo del parlamento.
A quel punto la
polizia ha risposto sparando lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla.
Gli scontri sono continuati fino alla tarda serata di ieri, nonostante il
governo abbia formalmente imposto il coprifuoco e il ministro degli interni
Ramesh Lekhak abbia rassegnato le dimissioni a fronte della repressione degli
agenti finita nel sangue.
La portavoce dell’ufficio per i diritti umani delle Nazioni unite, Ravina Shamdasani, in un comunicato si è detta «sconvolta dalle uccisioni e dai ferimenti dei manifestanti in Nepal», sollecitando una «inchiesta celere e trasparente» sugli scontri di ieri.

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