17 marzo 2026

Francia: Voto frammentato, il secondo turno sarà un test per l’Eliseo

 di Anna Maria Merlo

Elezioni comunali Astensione record, oltre il 40%. Tengono i partiti tradizionali: la destra ex neo-gollista (Lr) e il Ps, verso la vittoria a Parigi

Una forte astensione, inabituale alle comunali, oltre il 40%. Un panorama politico che conferma la frammentazione delle legislative. E l’attesa di qualche sorpresa per il secondo turno, domenica prossima, che riguarda esclusivamente comuni di una certa entità.

Il secondo turno è un laboratorio per le presidenziali tra poco più di un anno. Il primo turno delle elezioni municipali nei circa 35mila comuni francesi rivela la quasi scomparsa del centro, che aveva rincorso la posizione «né destra né sinistra» e la conferma della preminenza, a livello locale, dei partiti tradizionali, la destra ex neo-gollista Les Républicains (Lr) e il Ps. Ma oggi queste due formazioni sono messe sotto pressione dalle ali più radicali, il Rassemblement all’estrema destra ( RN) e La France insoumise (Lfi ) a sinistra.

DOMENICA CI SARANNO 66 “triangolari” (cioè con tre liste), 81 “quadrangolari” e persino 17 casi con cinque concorrenti. Nelle grandi città il risultato finale resta aperto: a Parigi, è probabile una vittoria di Emmanuel Grégoire, erede di 25 anni di governo Ps con gli alleati verdi e Pcf, ma dovrà combattere probabilmente una battaglia tra 5 candidati, a Marsiglia c’è un testa-a-testa tra il sindaco uscente, Benoït Payan, del Printemps marseillais (unione delle sinistre, esclusa Lfi) e Franck Allisio del Ressemblement National, con 4 candidati in corsa, a Lione i verdi dovrebbero tenere, con una “fusione tecnica” con Lfi per il sindaco écolo uscente Grégory Doucet, inseguito dalla destra in affanno. Intesa a sinistra, tra Ps e alleati con Lfi, anche a Tolosa e Limoges, città che possono essere conquistate a sinistra.

IL GIOCO DELLE ALLEANZE per il secondo turno per la presentazione delle liste entro oggi alle 18 è forte soprattutto a sinistra: oltre alla vittoria al primo turno a Saint-Denis nella banlieue parigina (dove ha strappato il comune al Ps) e il primo posto a Roubaix, Lfi ha superato il 10% e può mantenersi in una sessantina di città. La linea scelta è di rifiutare la desistenza nei casi sia favorito il Ps e proporre al posto una “fusione tecnica” delle liste. Sulla carta, in 35 comuni è possibile un’intesa tra Ps e Lfi, ma il segretario socialista, Olivier Faure, ha rifiutato «un accordo nazionale» pur non escludendo intese locali.

I Verdi giocano la carta della mediazione, sperando di costruire degli accordi tra le forze di sinistra, anche per limitare le perdite nelle città che avevano conquistato nel 2020: la situazione è favorevole a Lione e Besançon, già più complicata a Bordeaux, in difficoltà a Strasburgo, con il Ps in testa. Anche a destra c’è in ballo l’unione.

IL RN NON PUÒ VANTARE grandi vittorie, ma l’estrema destra si radica, in 24 comuni ha rivinto o vinto al primo turno, in 14 città con più di 30mila abitanti ha superato il 30% e in 74 si è qualificato per il secondo turno. Gli elettori di estrema destra non sono disturbati dalle procedure giudiziarie: Louis Alliot a Perpignan e David Rachline a Fréjus sono stati rieletti malgrado siano in attesa di sentenze d’appello che gli farebbero perdere la poltrona di sindaco. A Nizza va in scena la linea dell’unione delle destre contro la destra classica, Eric Ciotti (chiamato “Benito” da una giornalista tv, che è stata sospesa per una settimana) e il sindaco uscente Estrosi. Il leader RN, Jordan Bardella, ha teso la mano alle «liste della destra sincera», una prova generale per il 2027.

A Mentone c’è una battaglia tutta a destra, tra 3 candidati Lr, tra cui Louis Sarkozy, figlio dell’ex presidente, superati dall’esponente RN. A Marsiglia, la candidata Lr, Martine Vassal, che si è distinta per il riferimento al motto di Vichy «famiglia, lavoro patria», arrivata terza molto indietro rispetto a Payan e Allisio, ha l’intenzione di mantenersi al secondo turno, come Lfi. Qui, una vittoria del RN sarebbe un terremoto per la Francia e permetterebbe una lettura delle municipali come un trionfo per l’estrema destra, in vista delle presidenziali.

ANCHE NELLA DESTRA “classica”, una vittoria a Parigi, con Rachida Dati, che è a 12 punti da Grégoire, farebbe «scomparire tutto il resto» – cioè un’oggettiva perdita di importanza nei grossi centri – ha commentato il segretario Lr, Bruno Retailleau. Sempre a destra, l’ex primo ministro, Edouard Philippe, è arrivato in testa a Le Havre e spera di confermare la vittoria per utilizzarla come trampolino per le presidenziali 2027.

A PARIGI, LA BATTAGLIA per la prima volta sarà tra quattro candidati: la sinistra unita senza Lfi dietro Emmanuel Grégoire (Ps), arrivato in testa con il 37,9%, la sfidante è Rachida Dati (Lr), su cui pende una minaccia di condanna giudiziaria, poi Sophia Chikirou di Lfi e Sarah Knafo dell’estrema destra di Reconquête, con Jean-Yves Bournazel di Horizon che si è alleato con Dati. Solo 3 sindaci di arrondissement sono stati eletti al primo turno, tra cui Dati, nel VII arrondissement (un altro di destra nel XVI e un socialista nel XIII). A Parigi il RN è molto basso ma nei quartieri della borghesia cattolica prende piede Reconquête di Zemmour e Knafo, che propugna l’unione delle destre in nome dell’ultraliberismo.

nella foto: I risultati delle votazioni durante la serata elettorale del partito di estrema destra Reconquete, al termine del primo turno delle elezioni comunali francesi a Parigi

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* da ilmanifesto - 17 marzo 2026

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Francia: Accordi con gli insoumis: intese a Limoges e Lione, a Marsiglia rischio patatrac

Elezioni comunali: Oggi scade il termine per presentare le liste al ballottaggio, i paletti dei socialisti

di Filippo Ortona ( da il manifesto 17 marzo 2026)

Con le urne del primo turno delle elezioni municipali ormai chiuse, ieri la sinistra francese ha dovuto prendere le difficili decisioni imposte da dei ballottaggi mai così combattuti. Oggi, infatti, scade il termine per presentare le liste per il secondo turno che si svolgerà il 22 marzo e già ieri sera i candidati del Partito socialista, degli Ecologisti, de La France Insoumise e del Partito comunista hanno dovuto decidere se allearsi tra di loro o se andare divisi ai ballottaggi.

Globalmente la sinistra – in tutte le sue sfumature – ha ottenuto dei buoni risultati mantenendo quelli conquistati nel 2020. Lfi in particolare ha ottenuto un risultato al di sopra di ogni aspettativa. Al suo primo test di amministrative (gli insoumis non si erano mai presentati prima), il movimento di Jean-Luc Mélenchon ha superato la soglia di sbarramento del 10% in tutte le grandi città. I candidati di Lfi sono arrivati in testa in tradizionali bastioni socialisti come Tolosa e Limoges. In altri comuni come Lille, Nantes e Rennes, le liste di Lfi saranno essenziali per garantire la vittoria dei candidati socialisti o ecologisti arrivati in testa.

Nelle settimane precedenti al voto, il Ps aveva chiuso la porta a ogni accordo nazionale con Lfi, aprendo la porta tuttavia ad alleanze locali e caso per caso. Gli insoumis avevano proposto la “fusione tecnica” laddove non fosse possibile quella “programmatica”, quantomeno per far “diga” alle destre. Ma l’alleanza non fosse altro che tecnica con Lfi è rifiutata da figure più conservatrici del Ps come François Hollande e Raphaël Glucksmann, che militano per la separazione totale con Lfi.

Il caso di Limoges, bastione socialista ma governato dalla destra dal 2014, illustra queste contraddizioni. Alla vigilia del primo turno, Glucksmann si era recato in città per prestar manforte al candidato del Ps, rivendicando di «rompere definitivamente con Mélenchon», promettendo che la lista socialista sarebbe arrivata «in testa». Tuttavia, il candidato socialista sostenuto da Glucksmann si è fermato al 17%, quasi dieci punti dietro al candidato di Lfi arrivato secondo e, ieri, le liste socialiste e insoumise hanno annunciato la fusione dietro Lfi.

A Tolosa, dove il candidato Lfi è arrivato primo, la quadratura è stata trovata nel giro di poche ore. Alle 9 del mattino ieri François Piquemal (Lfi) ha annunciato la fusione con la lista di François Briançon (Ps, Ecologisti, Pcf): Piquemal sarà il solo candidato sindaco della sinistra, sostenuto da tutti i partiti della gauche… tranne quello di Glicksmann, che ha annunciato di aver sospeso l’unico suo candidato presente sulla lista Ps.

Nelle tre grandi città il problema si pone con maggiore urgenza. A Lione, Marsiglia e Parigi, un gran numero di candidati è riuscito ad accedere al secondo turno e la dispersione dei voti a sinistra rischia di favorire i candidati di destra o, come nel caso di Marsiglia, addirittura dell’estrema destra.

A Lione, il sindaco ecologista uscente Grégory Doucet è arrivato in testa con il 37% dei suffragi, ma avrà bisogno del 10% della candidata di Lfi se spera di battere le destre. Motivo per il quale le due liste hanno concluso un accordo ieri sera, con Lfi che si è unita alla lista del sindaco uscente.

La distanza tra il centrosinistra a trazione socialista di Benoît Payan a Marsiglia e quella di Lfi guidata da Sébastien Delogu sembra invece incolmabile, malgrado il fatto che il candidato del Rassemblement National sia arrivato secondo e rischia di approfittare della divisione della gauche al secondo turno. Ieri Payan ha rifiutato la fusione “tecnica” offerta da Delogu. Quest’ultimo «ha passato il tempo a insultarmi», ha detto Payan, invitandolo a ritirarsi per impedire la dispersione dei voti. Anche nella capitale il vincitore del primo turno, il socialista Emmanuel Grégoire, ha annunciato che non «ci sarà alcuna alleanza con Lfi» al ballottaggio.

Grégoire ha un vantaggio di 12 punti rispetto alla candidata della destra, Rachida Dati, la quale ha però siglato un’alleanza col candidato macronista che potrebbe portarla a mettere a rischio la vittoria socialista. Sophia Chikirou, la candidata insoumise a Parigi, ha ottenuto l’11% dei suffragi e ha annunciato che manterrà la propria candidatura al secondo turno.

nella foto: Benoit Payan, il candidato e sindaco uscente di centro-sinistra, al voto a Marsiglia

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