13 ottobre 2014

Eolico e solare stanno mettendo fuori gioco l’energia nucleare



Ma i finanziamenti in ricerca e sviluppo vanno in maggioranza all’atomo


Una nuova analisi, “Wind, Solar Generation Capacity Catching Up with Nuclear Power”, pubblicata su Vital Signs del Worldwatch Institute esamina le tendenze globali dell’energia rinnovabile e nucleare e sottolinea che «I sostenitori dell’energia nucleare da lungo tempo prevedono un suo rinascimento, ma questa modalità di produzione di energia elettrica è rimasta bloccata per anni. Al contrario, le energie rinnovabili continuano ad espandersi rapidamente, anche se hanno ancora una lunga strada da percorrere per raggiungere le centrali elettriche a combustibile fossile, che rappresentano circa due terzi della produzione mondiale di elettricità».

Il rapporto conferma che «La quota di nucleare della produzione elettrica mondiale è diminuita costantemente, da un picco del 17,6% nel 1996 al 10,8% nel 2013. Le rinnovabili hanno aumentato la loro quota dal 18,7% del 2000 al 22,7% nel 2012».
La principale fonte di energia elettrica rinnovabile resta però l’idroelettrico che nel 2012 rappresentava ben  il 16,5% della produzione mondiale di elettricità, mentre l’eolico contribuiva con il 3,4% e il solare con lo 0,6%, ma  Vital Signs fa notar che «Le energie eolica e solare sono le tecnologie dell’energia elettrica in più rapida crescita in tutto il mondo. Tra il 2000 e il 2012, l’energia eolica è cresciuta quasi 16 volte e solare è schizzato in alto 49 volte in più».
Per il nucleare le cose non vanno altrettanto bene: «Dalle sue origini a metà degli anni ’50 – spiega il Worldwatch Institute – la capacità di produzione globale di energia nucleare è cresciuta rapidamente e ha raggiunto 298 gigawatt (GW) nel 1987, una crescita media annua del 9,3%.  Nei successivi 23 anni, però, sono stati aggiunti solo 77 GW di capacità, per raggiungere i 375,3 GW, a un tasso del 3,4% all’anno».  Secondo l’International Atomic Energy Agency  (Iaea) da questo picco raggiunto nel 201o, «la capacità è diminuita a 371,8 GW nel 2013». Le cause per Vital Signs vanno ricercate nelle «difficoltà economiche, preoccupazione per la sicurezza dei reattori, proliferazione atomica  e la questione irrisolta di cosa fare con le scorie  nucleari che hanno frenato questa industria».

Lo studio, curato dal ricercatore del Worldwatch Institute Michael Renner, evidenzia che «Negli ultimi anni, le energie rinnovabili hanno attirato di gran lunga maggiori investimenti rispetto al nucleare». Secondo le stime dell’ International Energy Agency (Iea), «tra il 2000 e il 2013 gli investimenti nucleari sono stati in media di 8 miliardi di dollari l’anno, rispetto ai 37 miliardi di dollari per il solare fotovoltaico e i 43 miliardi di dollari per l’eolico». Ogni Paese ha priorità energetiche diverse, ma in nessuno il nucleare ha il ruolo più importante negli investimenti per produrre  energia.
Ma al Worldwatch fanno notare che «In contrasto con le priorità di investimento, i bilanci della ricerca favoriscono ancora  le tecnologie nucleari. Tra i membri dell’Iea (la maggior parte dei Paesi europei, gli Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea del sud, Australia e Nuova Zelanda), nel corso degli ultimi 4 decenni, l’energia nucleare ha fatto la parte del leone nei bilanci della ricerca pubblica sull’energia e nella ricerca e sviluppo (R&D). Tra il 1974 e il 2012, l’energia nucleare ha attratto 295 miliardi dollari, o il  51% della spesa totale per la R&D  nell’energia, ma questo dato  è diminuito nel corso del tempo, da un massimo del 73,6% nel 1974 al 26% odierno. Durante lo stesso periodo, l’energia rinnovabile ha ricevuto un totale cumulativo di 59 miliardi dollari (10,2%), ma la sua quota è aumentata anno dopo anno».
E il nucleare sembra comunque destinato a perdere la sfida con le rinnovabili: «Dato che l’energia eolica e quella solare possono essere implementate su scale variabili e le loro strutture costruite in meno tempo, per la maggior parte dei paesi queste tecnologie sono molto più pratiche e convenienti di reattori nucleari – scrive Renner –   In tutto il mondo,  31 Paesi hanno  in funzione reattori nucleari nei loro territori. Questo a fronte di almeno 85 Paesi che dispongono di impianti di turbine eoliche commerciali».

Le possibilità di un rilancio del nucleare sembrano davvero molto ridotte. L’energia rinnovabile, al contrario, sembra sulla strada giusta. «Ma è chiaro  – conclude il rapporto – che le energie rinnovabili hanno una lunga strada da percorrere prima di poter sperare di soppiantare i combustibili fossili come principale fonte di energia elettrica del pianeta. L’espansione delle fonti eolica e solare dovrà diventare ancora più rapida, al fine di scongiurare il disastro climatico, il che, a sua volta, significa che il loro destino non può essere lasciato solo  ai capricci del mercato».

  da greenreport  2 ottobre 2012

5 ottobre 2014

E allora, dirà qualcuno, chi se ne frega del Nobel per la Letteratura?



di Massimo Marino

E' questione di giorni, forse addirittura di  ore e conosceremo chi ha vinto il premio Nobel per la letteratura per il 2014.

Il Nobel è (quasi)  sempre un evento mondiale  di grande rilievo culturale, quindi ai giorni nostri di scarso peso mediatico,  ma quest'anno secondo me l'evento è più rilevante del solito. La prendo un po’ alla larga per spiegare perché.

Ho letto di recente parecchi romanzi di Henning Mankell, scrittore svedese abbastanza noto anche perché molti dei suoi gialli che hanno come principale protagonista l'ispettore di polizia Kurt Wallander, hanno avuto un' ottima trascrizione in una serie TV recentemente trasmessa più volte da Laeffe . Naturalmente come tutto ciò che vale la pena vedere  è trasmesso a tarda sera o di notte ( al posto dei ridicoli spogliarelli all'italiana del tempo che fu )  o in tv poco conosciute. La prima serata è lasciata alle trasmissioni demenziali per  rincoglionire gli ascoltatori, i quali, alla luce del crollo dell'audience di quasi tutto quanto sta in prima serata, a cominciare dai talk-show , sembra si stiano trovando altro da fare . Dopo la serie Wallander  Mankell  ha scritto, forse fra le ultime delle sue opere perché gravemente malato, un romanzo, Il ritorno del maestro di danza, che ha come nuovo protagonista Herbert Molin, poliziotto in pensione che senza averne titolo indaga su alcuni casi di omicidio dietro i quali emerge un po’  alla volta una rete di neonazisti che coinvolge l'intera Svezia di oggi. Non solo nostalgici ottantenni ancora infatuati da Hitler, baluardo contro il bolscevismo, ma attorno a loro una nuova e più giovane generazione di estremisti rinsaldata dall'odio verso gli immigrati che invadono il nord europa . Non ci sono le teste rasate ma l'odio per tutto quanto non è come loro c'è tutto.  Il romanzo è del 2007 ed è stato stroncato da molti critici, di varie nazionalità europee e non solo, che lo hanno giudicato noioso, poco ricco di una trama da noir di rilievo e un po’ eccessivo per l'espediente del neonazismo diffuso silenziosamente dietro le spesse e silenziose nebbie scandinave. In realtà si tratta di una guerra letteraria di invidie  di critici francesi e americani contro l'insieme degli scrittori scandinavi che, apparentemente meno aggressivi e vivaci degli altri, hanno invece avuto, come quest'ultimo romanzo citato, un inaspettato successo di vendite.

La rete neonazista '' inventata"  da Mankell  in un libro di circa 8 anni fa, va però riconsiderata alla luce dei risultati delle recenti elezioni politiche in  Svezia del 14 settembre scorso che hanno  visto una netta sconfitta del partito di governo uscente dei Moderati , una tenuta dei Socialdemocratici, un deludente risultato dei Verdi , fino a ieri considerati il terzo partito, la debacle del Partito femminista che, contro le aspettative, non ha raggiunto il quorum per avere delle elette.
La Svezia è ora in un bel pasticcio perché  ne moderati ne socialdemocratici sono in grado di avere quella maggioranza di almeno 175 seggi necessaria per governare. La ragione è dovuta al fatto che  un nuovo partito dichiaratamente neonazista, i  Democratici svedesi  (Sverigedemokraterna ) ha raggiunto il 13% e con 49 eletti su 350 è ufficialmente il terzo partito del paese. 

In questo clima, con uno scenario inaspettato del paese,  l'Accademia reale delle Scienze svedese, come  di consuetudine tutti gli anni,  nei primi giorni di ottobre renderà noto il vincitore del premio Nobel per la Letteratura mondiale del 2014.  Il nome  verrà annunciato in una conferenza pubblica, in una data annunciata come sempre  all'ultimo momento. Il premio viene poi consegnato in dicembre nel corso di una cerimonia pubblica alla presenza della famiglia reale svedese.

Quella per la Letteratura  è una  delle cinque categorie previste originalmente nel testamento di Alfred Nobel nel 1895 . ''Il premio è assegnato all'autore, nel campo della letteratura mondiale, che si sia maggiormente distinto per le sue opere in una direzione ideale.'' 

E' stato assegnato per la prima volta nel 1901 (come gli altri premi previsti da Nobel stesso) e  consiste in una somma di denaro (otto milioni di corone svedesi nel 2013), un diploma personalizzato ed una medaglia d'oro recante l'effigie di Alfred Nobel . Il premio Nobel per la Letteratura non è stato assegnato in sette occasioni (1914, 1918, 1935, 1940, 1941, 1942, 1943) ed è stato rifiutato due volte, nel 1958 e nel 1964. Mankell naturalmente è fuori gioco e lo sono anche gli scrittori italiani che nel dopoguerra dopo  Quasimodo (1959 ) e Montale ( 1975 ) hanno ottenuto l'ultimo riconoscimento con Dario Fo  nel 1997. Nella rosa dei 20-30 più citati di italiani girano i nomi di Dacia Maraini e Umberto Eco ma le chance sembrano essere di fatto vicine a zero, almeno nelle scommesse. Sì, scommesse, perché come per i purosangue, come  di consuetudine i bookmaker inglesi stanno raccogliendo le scommesse sul vincitore possibile. Fra i più quotati girano molti nomi. Dal ceco  Milan Kundera ( L'insostenibile leggere dell’essere ) all'austriaco  Peter Handke ( anche sceneggiatore per  Il cielo sopra Berlino di Wenders ) che si è però bruciato per l'orazione funebre da lui tenuta per il serbo Milošević, accusato di crimini contro l'umanità. Si cita anche la produttiva scrittrice statunitense Joyce Carole Oates ( Ragazza nera ragazza bianca ) e lo scrittore albanese Ismail Kadare (Il generale dell'armata morta ).

Ma fino a qualche settimana fa fra i più gettonati emergeva il giapponese Murakami Haruki, romanziere sessantacinquenne considerato , dopo i  suoi primi testi di inizio anni '80,   il primo scrittore giapponese dell'era  moderna. Autore di  numerosi romanzi, entusiasta  ammiratore degli scrittori americani tipo Francis Scott Fitzgerald e Raymond Chandler, traduttore in giapponese  di molti loro testi,  Murakami  è noto  in Italia  credo soprattutto per Norvegian  Wood , cioè Noruwei no Mori  (ノルウェイの森 ) romanzo del 1987 ma rititolato, con una irrispettosa indifferenza per i Beatles,  in Tokyo Blues nella prima edizione italiana del 1993. Il romanzo si svolge nel mondo giovanile giapponese della fine degli anni '60, nel pieno delle contestazioni antiautoritarie che anche in Giappone dilagarono in quegli anni specie nel mondo studentesco. Tōru Watanabe, protagonista e  narratore nel romanzo, è uno studente appassionato di letteratura americana che ha  due importanti relazioni amorose con Naoko e Midori che sono al centro della storia, descritte con una forte dose di intimismo e depressione mescolate a qualche sprazzo di erotismo.  Naoko, bellissima ed emotivamente vulnerabile deve affrontare il suicidio della sorella e del fidanzato Kizuki. Midori è invece una vivace collega di studi di  Tōru che con la sorella e il padre gestisce un piccolo negozio di libri e per quanto fidanzata si avvicinerà molto a Tōru.  Al contrario di altri testi di Murakami che ho solo sfogliato, confesso che ho letto Norvegian Wood due volte, non solo perché mi incuriosiva da tempo, ma per capirne meglio, senza successo, il senso più profondo. Sorprende che l'ambientazione della storia avviene solo apparentemente all'interno delle contestazioni giovanili del '68 e degli anni seguenti in un paese del quale è noto il peso preponderante della tradizione. In realtà nel libro l'ambientazione sociale resta secondo me del tutto al di fuori della storia in una esilissima scenografia di sfondo, con l'eccezione forse di una certa libertà di espressione sessuale inconsueta per quel paese.

  
Con tutto il rispetto che ho per chiunque scriva in comunione con i propri sentimenti più intimi e personali e riconoscendo il carattere  innovativo della scrittura ''moderna'' di Murakami faccio fatica a immaginare ''la direzione ideale '' delle sue opere, che è il requisito determinante per il premio mondiale di Letteratura. 
Altri nomi girano e vanno presi in considerazione.
Ngugi wa Thiong'o è un anziano  poeta e drammaturgo keniota, considerato uno dei principali autori della letteratura africana. Nato nel Kenia, di etnia Kikuyu, divenne inizialmente cristiano e laureatosi in Uganda scrisse il primo testo teatrale ( The black ermit ) in inglese. Ma trasferitosi a Londra nel 1965 descrisse la rivolta anticolonialista dei Mau-Mau con toni epici, nel quadro del conflitto fra cristiani e non-cristiani. Ben presto abbandonò la religione cristiana, riprese a scrivere testi in swahili e nel suo dialetto gikuyu, con connotazioni marxiste vicine a quelle popolari del franco-algerino Franz Fanon, per le quali venne arrestato e perseguitato in Kenia, insieme alla famiglia,  fino all'esilio in USA. Lì è diventato docente alle università di Yale e New York impegnandosi per la decolonizzazione culturale dell'Africa.   
Svetlana Alexievich è una giornalista bielorussa che ha descritto gli episodi più rilevanti dell'Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo: dalla guerra in Afghanistan, al disastro di Chernobyl, fino alla poco nota vicenda dei numerosi suicidi seguiti alla scioglimento dell'URSS. I suoi libri sono stati tradotti in molti paesi  ( La guerra non ha un volto di donna  sulle donne sovietiche al fronte nella seconda guerra mondiale, Ragazzi di zinco sui reduci della guerra in Afghanistan, Preghiera per Cernobyl'  sulla nota tragedia ambientale). Ha dovuto lasciare il paese trasferendosi a Parigi  in quanto perseguitata  dal regime filorusso del presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko, che la ha accusata di essere un agente della CIA.  L'ultimo suo testo è La vita in Russia dopo il crollo del comunismo.
Assia Djebar ( pseudonimo di Fatima-Zohra Imalayène ) è una scrittrice e regista fra le più influenti del nord africa impegnata sul tema della condizione della donna in  Algeria. Proveniente da una  benestante famiglia di etnia berbera, nel 1955 venne  ammessa alla prestigiosa École Normale Supérieure di Parigi dove scrisse il suo primo romanzo ( La soif ). Diventata quindi uno dei più influenti scrittori nordafricani, è stata la prima autrice del Maghreb a essere ammessa all'Académie française nel 2005. Djebar racconta la storia delle lotte per l' indipendenza del suo popolo rilevando insieme gli aspetti repressivi e coercitivi della condizione femminile. 
Ci sono probabilmente molti altri nomi da prendere in considerazione che non posso citare per ragioni di spazio.

Gli autorevoli membri dell'accademia svedese hanno oggi una responsabilità in più di quella consueta. Si trovano in un paese che da tre settimane ha un Parlamento di 350 membri 49 dei quali si dichiarano apertamente neonazisti. In un  mondo surreale nel quale un gruppo di fanatici e straricchi  assassini tagliatori di teste, in nome di non si sa quale purezza religiosa, sgozzano in rete un ostaggio a settimana che un minuto dopo migliaia di canali tv e web, immaginando di fare vera informazione, diffondono con entusiasmo nei più sperduti angoli del mondo, favorendo la diffusione di proseliti e imitatori, senza neanche incassare i dovuti introiti pubblicitari.


Serve indicare che c'è un altro punto di vista, sul fare informazione e sul futuro del mondo, che è quello che guarda con amore e tolleranza oltre che con apprensione, al futuro dei popoli e del pianeta. Anche attraverso la scrittura di un libro, di una poesia, di  un testo teatrale.
Non so chi possa essere il più meritorio di un Nobel ma so che in un pianeta nel quale al degrado ambientale si sta rapidamente aggiungendo un nuovo, imprevisto e inimmaginabile degrado culturale, umano, sociale, con il rischio che tutto diventi ineluttabile e quindi sopportabile,  porre rilievo agli occhi del mondo  e premiare figure che  si siano  maggiormente distinte per opere in una direzione ideale è davvero una occasione che non si può lasciarsi sfuggire. 

Per questo il Nobel ci deve interessare. Speriamo che i nostri esimi accademici facciano una buona scelta.

nella foto al centro: Ngugi wa Thiong'o, Svetlana Alexievich, Assia Djebar, Murakami Haruki
in alto: l'ultimo libro di Mankell e  l'Accademia Reale delle Scienze di Svezia  

2 ottobre 2014

ECOLETTERA 52 del Gruppo Cinque Terre



costruire la transizione: un nuovo ecologismo - democrazia - giustizia - nuovi lavori

Gruppo delle Cinque Terre                ECOLETTERA  52/1 ottobre 2014

editoriale1:  Cambiamenti climatici: dopo la protesta la palla torna ai politici 

C’era il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, c’era il sindaco di New York Bill de Blasio, c’era l’ex vice presidente Al Gore, e c’era Leonardo Di Caprio lungo le strade di New York City domenica 21 Settembre 2014 a marciare contro i cambiamenti climatici e a chiedere azioni concrete ai nostri governanti. Una delle organizzatrici di 350.org dice: ''Oggi, la società civile ha agito su una scala che ha superato  persino le nostre più rosee aspettative. Domani, ci aspettiamo che i nostri leader politici facciano lo stesso.'' E siccome la principale causa dei cambiamenti climatici è il consumo di fonti fossili, ad un certo punto la folla è esplosa in un ''Exxon Mobile, BP, Shell, take your oil and go to hell !'' L’inquinamento da anidride carbonica si traduce direttamente in asma, malattie cardiache e  cancro. I cambiamenti climatici sono un problema di salute globale. ( Marina D'Orsogna da il manifesto )  leggi

editoriale2: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua,  decreto ''Sblocca Italia'': ritorno al passato verso la          privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni

E' stato pubblicato il testo del cosiddetto decreto "Sblocca Italia'',  licenziato nel Consiglio dei Ministri del 29 Agosto scorso. Un lungo travaglio che, però, non è servito per migliorarne il contenuto. Anzi si tratta di un provvedimento che segnala un deciso cambio di fase nelle politiche governative costruendo un piano complessivo di aggressione ai beni comuni tramite il rilancio delle grandi opere, misure per favorire la dismissione del patrimonio pubblico, l'incenerimento dei rifiuti, nuove perforazioni per la ricerca di idrocarburi e la costruzione di gasdotti, oltre a semplificare e deregolamentare le bonifiche. Ma ciò che, come Forum dei Movimenti per l'Acqua, c'interessa maggiormente evidenziare è la gravità di quelle norme che, celandosi dietro la foglia di fico della mitigazione del dissesto idrogeologico (Capo III, art. 7), mirano di fatto alla privatizzazione del servizio idrico. Infatti, con questo decreto si modifica profondamente la disciplina riguardante la gestione del bene acqua arrivando ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individuando sostanzialmente nelle grandi aziende e multiutilities  i poli aggregativi, un primo passaggio alla piena privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la Legge di Stabilità. Con il decreto “Sblocca Italia” si svelano, dunque, le reali intenzioni del Governo, ovvero la diretta consegna dell'acqua e degli altri servizi pubblici locali agli interessi dei grandi capitali finanziari. Come Forum dei Movimenti per l'Acqua intendiamo denunciare con forza la gravità di questo provvedimento che si pone esplicitamente in contrasto con la volontà popolare espressa con il referendum del 2011 e dichiariamo sin da subito che ci mobiliteremo per contrastare il tentativo di privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni, anche rilanciando un nuovo modello di pubblico che guardi alla partecipazione diretta della cittadinanza alla gestione come elemento qualificante e realmente innovativo. ( Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ) leggi

editoriale3: Il decreto #SfasciaItalia di Renzie

Ci siamo. La minaccia più temuta è arrivata. E tocca a ciascuno di noi bloccarla, combatterla, e vincerla. È arrivato in questi giorni alla Camera il decreto SbloccaItalia, in realtà uno #SfasciaItalia, che minaccia con cinque grandi, enormi buchi neri l'Italia dei nostri sogni, l'Italia delle 5 Stelle: Ambiente, Acqua pubblica, Energie rinnovabili, Rifiuti Zero, Connettività. E invece nel decreto ci sono trivelle, inceneritori, inquinamento, appalti facili, cittadini scavalcati da un potere centrale, lobbies che decidono dove far colare il cemento: tutto questo tra poche settimane diventerà realtà con questo decreto-mostro. Se non lo fermeremo, se ciascuno di noi non contribuirà a rispedirlo al mittente, il nostro progetto a 5 stelle, che con determinazione e fatica stiamo portando avanti, nelle nostre città e dentro al Parlamento, non esisterà più. Come possiamo attivarci? Dalle nostre case, dai nostri territori, dalle nostre città, può partire una voce e una battaglia che deve far sentire costruttori, petrolieri, industriali – cioè coloro che hanno ispirato e suggerito questa legge – e il governo, con il fiato sul collo. Con lo SfasciaItalia precipitiamo direttamente in questi 5 BUCHI NERI:
1) Più Inceneritori: rifiuti indifferenziati che potranno viaggiare su e giù per l'Italia per riempire inceneritori e salvare così gli impianti destinati alla chiusura grazie alle politiche di raccolta differenziata porta a porta e rifiuti zero  2) Più trivelle per le estrazioni di petrolio e gas ovunque, nella pianura, nei mari, nelle località turistiche, perfino sulle spiagge: migliaia di licenze per i signori della lobby nera  3) Acqua privata: contro il popolo italiano, contro il referendum, contro un diritto fondamentale dell’essere umano. Si favorirà la privatizzazione dell'acqua e i Comuni che sognavano di renderla pubblica verranno di fatto ostacolati.  4) False bonifiche: avremo bonifiche superficiali di terreni inquinati, con piani e progetti decisi univocamente dagli stessi inquinatori. Il dramma della Terra dei Fuochi non ha insegnato nulla.  5) Più Cemento e appalti loschi: si favoriscono grandi opere inutili, deroghe per gli appalti, ancora colate di cemento e lavori affidati agli amici degli amici, incluse le mafie che così avranno – è il caso di dirlo – autostrade spianate...
Noi lotteremo ferocemente contro questo progetto devastante, non lasceremo che l’ultimo atto studiato dal governo per mangiare il Paese morso dopo morso, arrivi a termine. Per questo dobbiamo attivarci su tutto il Paese, e abbiamo bisogno di tutti voi. Il 10, 11 e 12 Ottobre saremo al Circo Massimo per denunciare i mali dello SfasciaItalia ma anche per raccontarvi i nostri progetti per un’Italia diversa, che tuteli e rispetti il territorio e l’ambiente, che progetti uno sviluppo sostenibile, non foraggi opere inutili, che ascolti i cittadini, si occupi di fornire servizi pubblici essenziali: un’Italia a 5 Stelle. ( Beppe Grillo )

Cattiva politica, c’è della logica in questa follia 

Occorre che il mercato politico torni ad essere concorrenziale. Bisogna che chi fa delle proposte giuste e ragionate possa essere ascoltato e premiato dagli elettori. Occorre inoltre spezzare il legame fra fedeltà a un partito e accesso alle cariche amministrative.  Le due proposte sono sostanzialmente ovvie. Ma altrettanto ovviamente ci sono forze potenti e, ahimè, vincenti che ne impediscono l'adozione. I due partiti maggiori stanno riuscendo a blindare le elezioni in modo tale da potere scegliere i candidati che saranno eletti, obbligando così chiunque voglia competere per una carica politica (e amministrativa) a passare attraverso di essi. E' possibile, e secondo me probabile, che gli storici futuri vedranno nell'approvazione dell'Italicum  il punto di non ritorno nel processo di abrogazione della democrazia rappresentativa nel nostro paese. Fermare l'Italicum è condizione necessaria per il mantenimento della democrazia; non è però condizione sufficiente. Esiste un diffuso pregiudizio secondo cui sarebbe opportuno ridurre il numero dei partiti per motivi di "governabilità". Questo pregiudizio non trova riscontro nella letteratura scientifica. Negli anni in cui in Italia vigeva un sistema proporzionale non è mai successo che un partito minore (cioè con meno del 10% dei voti) avesse il potere di fare perdere la maggioranza alla coalizione di governo abbandonandola; non solo, non è nemmeno mai successo che l'eventuale abbandono di un partito minore desse a un altro partito minore tale potere. ( Guido Ortona su MicroMega ) leggi

Città metropolitane. Nuove istituzioni verticali, contro la democrazia

Diversamente dalla propaganda del governo il decreto Del Rio non prevede l’abolizione delle Province. Le amministrazioni locali saranno categorizzate in città metropolitane, province, unioni di comuni e comuni. Le giunte provinciali rimarranno, ma non saranno più elette direttamente dai cittadini. Rimarranno ad esse numerose attività, soprattutto del settore dei trasporti, della costruzione e gestione delle strade provinciali e, insieme ai comuni, dell’edilizia scolastica.
Il decreto prevede la costituzione delle città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. A queste si deve aggiungere, con alcune specificità, Roma capitale. Ricordiamo che sono già state costituite dalle Regioni a statuto speciale: Palermo, Catania, Messina, Cagliari e Trieste. Le città metropolitane avranno la funzione delle province con il sindaco del capoluogo che diventerà sindaco metropolitano. Le elezioni a cui parteciperanno solo i consiglieri e i sindaci dei comuni della provincia, si terranno entro il 12 Ottobre (a Roma il 5 Ottobre ) e i nuovi Consigli Metropolitani entreranno in funzione dal 1 Gennaio 2015. Ci troviamo di fronte a una normativa penosa e poco seria che rischia di portare queste istituzioni a una sorta di paralisi funzionale. Facendo un confronto con la costituzione delle aree metropolitane europee, l’Inghilterra e  la Spagna hanno già fatto marcia indietro, lasciando come aree metropolitane solo le loro capitali: Londra e Madrid. Insomma, si tratta sostanzialmente di una nuova legge che si aggiunge ai molteplici interventi sconclusionati, occasionali e approssimativi in materia di enti locali. E’ una legge scritta “con i piedi”, composta di un solo articolo e da 151 commi, che istituisce città metropolitane pensate già nel 1990 e rimaste al palo... Concludiamo con due domandine semplici: 1) come mai  non si tagliano gli sprechi dei 19.000 componenti dei consigli di amministrazione delle 7.800 società partorite dal clientelismo del potere politico? 2) come mai non si riducono drasticamente le indennità dei parlamentari e dei dirigenti della P.A.? ( Gualtiero Alunni da   contropiano.org  ) leggi

Se cambia il clima tutto può cambiare

L’ultimo libro di Naomi Klein rovescia il tavolo «verde». Perché l’ambiente non è più ''una'' questione tra le altre ma la chiave per uscire dalla dittatura del capitalismo. Sono tra­scorsi quat­tor­dici anni dalla pub­bli­ca­zione di No Logo e sette anni da quella di Shock Eco­nomy. Anche il nuovo libro di Naomi Klein, This chan­ges eve­ry­thing. Capi­ta­lism vs. the cli­mate lascerà il segno. Un lavoro d’inchiesta durato oltre cin­que anni. ''I dati non men­tono: le emis­sioni con­ti­nuano a cre­scere, ogni anno rila­sciamo in atmo­sfera una quan­tità mag­giore di gas serra dell’anno pre­ce­dente.'' All’origine della ''cata­strofe'' stanno i carat­teri salienti del capi­ta­li­smo con­tem­po­ra­neo, rias­su­mi­bili nel per­si­stente pre­do­mi­nio del ciclo pro­dut­tivo legato all’impiego dei com­bu­sti­bili fos­sili, altro che ''green eco­nomy''. Sotto que­sto pro­filo, argo­menta la gior­na­li­sta e atti­vi­sta cana­dese rac­con­tando l’annuale con­fe­renza dell’Heartland Insti­tute, think thank di ultrà neo­li­be­ri­sti e nega­zio­ni­sti, la destra ha ragione quando afferma che ogni seria poli­tica per con­tra­stare il sur­ri­scal­da­mento glo­bale costi­tui­rebbe un ''attacco alla libera eco­no­mia di mer­cato, una minac­cia per il capi­ta­li­smo..'' La terza parte del volume rico­strui­sce, con un’ampiezza finora ine­dita, il pano­rama dei movi­menti sociali che in tutto il Pia­neta si bat­tono con­tro i cam­bia­menti cli­ma­tici come essen­ziale con­se­guenza del modello capi­ta­li­stico impe­rante. Sarebbe inge­ne­roso pre­ten­dere che Naomi Klein scio­gliesse tutti i nodi. Intanto, non si può che esserle grati per aver rimesso con i piedi per terra il tema del ''glo­bal war­ming'', per aver ricol­lo­cato la crisi eco­lo­gica nel con­te­sto della crisi glo­bale, per averci inco­rag­giato a muo­verci con l’urgenza ad essa dovuta. ( Beppe Caccia da il manifesto ) leggi
 


 E allora, dirà qualcuno, chi se ne frega del Nobel per la Letteratura?

E' questione di giorni, forse addirittura di  ore e conosceremo chi ha vinto il premio Nobel per la letteratura per il 2014. Il Nobel è (quasi)  sempre un evento mondiale  di grande rilievo culturale, quindi ai giorni nostri di scarso peso mediatico,  ma quest'anno secondo me l'evento è più rilevante del solito…. Non so chi possa essere il più meritorio di un Nobel ma so che in un pianeta nel quale al degrado ambientale si sta rapidamente aggiungendo un nuovo, imprevisto e inimmaginabile degrado culturale, umano, sociale, con il rischio che tutto diventi inevitabile e quindi sopportabile,  porre rilievo agli occhi del mondo  e premiare figure che  si siano  maggiormente distinte per opere in una direzione ideale è davvero una occasione che non si può lasciarsi sfuggire. Per questo il Nobel ci deve interessare. Speriamo che i nostri esimi accademici facciano una buona scelta. ( di Massimo Marino)  leggi
 
 
Il triste crepuscolo della civiltà umana

L’era della civiltà umana  probabilmente si avvicina alla sua ingloriosa fine. Quest’era è cominciata circa diecimila anni fa nella mezzaluna fertile, che si estendeva dalle terre comprese tra il Tigri e l’Eufrate attraverso la Fenicia, sulla costa orientale del Mediterraneo, fino alla valle del Nilo e da lì alla Grecia e oltre. Quello che succede oggi in questa regione è una dolorosa lezione su quanto una specie può cadere in basso. Negli ultimi anni la terra del Tigri e dell’Eufrate è stata teatro di indicibili orrori. L’aggressione voluta da George W. Bush e Tony Blair nel 2003, che molti iracheni hanno paragonato alle invasioni mongole del tredicesimo secolo, è stata un colpo letale. Una delle conseguenze dell’invasione è illustrata dalla guida alla crisi in Iraq e Siria pubblicata dal New York Times, che mostra come in pochi anni Baghdad sia passata dall’essere un aggregato di quartieri in cui razze e religioni si mescolavano, a delle enclave settarie in cui predomina l’odio reciproco. I conflitti scatenati dall’invasione si sono estesi ben oltre e ora stanno lacerando l’intera regione. Alcuni scienziati sostengono che 250 anni fa ha avuto inizio una nuova era, l’Antropocene, in cui l’attività umana ha cominciato ad avere gravi effetti sull’ambiente. La probabile fine di quest’era della civiltà è prefigurata dall’ultimo rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), l’organizzazione che monitora quello che succede al pianeta. Un asteroide che cadde sulla Terra fu la causa dell’estinzione dei dinosauri, oggi l’asteroide è l’umanità, che condanna all’estinzione la vita sulla Terra. ( Noam Chomsky, fonte Internazionale  ) leggi

Grecia, lavoro flessibile: un lavoratore su tre percepisce 300 euro al mese 

Numeri sconvolgenti in Grecia dove la crisi sta totalmente schiacciando i lavoratori. Come riporta l'Ansa, emerge che un lavoratore su tre percepisce 300 euro al mese nel settore privato. I dipendenti svolgono soprattutto orari part-time e turnazioni. Vi sono circa 500 mila dipendenti del settore privato con occupazioni part-time. I dati mostrano inoltre come i salari medi si siano ridotti a causa dei nuovi contratti di lavoro flessibili e della crisi economica nel paese dopo le misure adottate dal governo greco in base alle richiesta della cosiddetta troika (Ue, Bce e Fmi). Il salario medio annuale di 21.930 euro annui (circa 1.827 euro lordi al mese) è inferiore a quello della  Slovenia , 24.472 euro e di Cipro con 22.740 euro annui e ben al di sotto di Francia (con 49.256 euro), Irlanda (44.377), Germania (38.964) e Spagna (34.584). ( Maria Rita D'Orsogna da www.direttanews.it   ) leggi
 
 
Grosse koalition. Nei due rami del parlamento tedesco (Bundestag e Bundesrat, la seconda camera dove siedono i rappresentanti dei governi dei 16 Länder), il campo progressista prevale e potrà cambiare il corso di alcune leggi al vaglio.
Incre­di­bile ma vero: sulla carta, in Ger­ma­nia ci sareb­bero le con­di­zioni per un governo pro­gres­si­sta. I par­titi a sini­stra della Cdu-Csu, infatti, hanno la mag­gio­ranza asso­luta dei seggi nel Bun­de­stag, la Camera dei depu­tati tede­sca: la somma di Spd, Linke e Verdi fa 320, men­tre i demo­cri­stiani della can­cel­liera si fer­mano (si fa per dire) a 311. Pur­troppo, però, quella sem­plice pos­si­bi­lità nume­rica non signi­fica ancora nulla in ter­mini poli­tici: a livello fede­rale i rap­porti a sini­stra con­ti­nuano a essere freddi, e i social­de­mo­cra­tici si tro­vano più a loro agio nella stanza dei bot­toni insieme a Mer­kel e compagnia. Se si dà uno sguardo al Bun­de­srat, la seconda camera del par­la­mento tede­sco dove sie­dono i rap­pre­sen­tanti dei governi dei 16 Län­der, il para­dosso si ripete: anche in que­sto caso pre­vale il campo pro­gres­si­sta, che dispone di 36 voti su 69 totali.(Jacopo Rosatelli su ilmanifesto.it ) leggi 

Elezioni Svezia, la sinistra vince restando ferma. Deludente il risultato dei Verdi

L'escalation del voto è culminata con l’invasione di alcuni seggi elettorali da parte dei neonazisti, cosa mai vista prima in Svezia. I voti ai nazifascisti bloccano il Parlamento. Le elezioni in Svezia ( 14 settembre) segnano il ritorno alla vittoria della sinistra, ma non per meriti propri quanto per demerito del centro-destra che crolla e apre le porte al ritorno, questa volta in massa, di un partito dichiaratamente neonazista in Parlamento. La prima forza politica in Svezia è il Partito Socialdemocratico 31,2% (+0,4%), il Partito Verde si ferma al 6,8% (-0,4); il Partito della Sinistra regge al 5,7% (+0,1), così la coalizione Rödgrö di sinistra, pur vincendo in tutte le circoscrizioni tranne una a Stoccolma, resta praticamente immobile e raggiunge il 43,7% (il 2,5% in meno di quanto previsto dai sondaggi). Non arriva invece al quorum del 4% Iniziativa femminista (3,15% e +2,7), voti che probabilmente avrebbero fatto scattare la maggioranza parlamentare per la sinistra a 175 seggi. Il centrodestra del governo uscente del premier Fredrik Reinfeldt riesce a contenere le perdite e arriva al 39,3 mentre irrompono in forza i nazifascisti dei Democratici Svedesi con il 12,9%, +7,2%, In tutto la coalizione dei tre partiti della sinistra ottiene 158 seggi, il centrodestra sconfitto 142 e gli Svedesi Democratici nazifascisti 49, che diventano così il terzo partito della Svezia. Nella civile e ben governata Svezia ha vinto la voglia di cambiamento, ma ha assunto le sembianze dei neonazisti svedesi, nostalgici dell’occupazione hitleriana e del mito genocida del sangue ariano. ( Umberto Mazzantini   da greenreport  ) leggi
 
Elezioni Brasile 2014: l’elettorato invisibile 

All'interno della società piramidale brasiliana, solo il vertice, formato da imprenditori rampanti e professionisti, si sente oggi pienamente rappresentato da Aécio Neves, presidente dei Social Democratici, noto conservatore. La classe media e il proletariato urbano, morsi dall'indebitamento in tempi di recessione stenta a identificarsi nella Presidente uscente Dilma Rousseff, o nella candidata socialista Marina Silva. Mancano pochi giorni al primo turno delle elezioni presidenziali del 5 ottobre. Il partito di  governo, PT (Partido dos Trabalhadores), il cui presidente Lula è stato promotore della rivoluzione sociale che ha portato migliori condizioni di vita a tanti diseredati, oggi  media con le classi alte degli imprenditori e dei proprietari terrieri. Costoro, sotto il governo della sua erede politica, Dilma Rousseff, hanno preso il sopravvento nella gestione dei servizi, indebolendo quelli pubblici, quali scuole e ospedali, e favorendo cliniche e istituti privati, il cui accesso è limitato da un piano finanziario che solo loro possono permettersi. Nei sondaggi pre-elettorali  la sorpresa viene dalla esordiente Marina Silva, che tallona la presidente uscente Dilma Rousseff: 30 contro 37%  (Flavio Bacchetta   su il fatto quotidiano) leggi

Ecco quanta carne produciamo nel mondo. Toccato il picco 

L'Asia ha prodotto 131,5 milioni di tonnellate di carne, che rappresentano quasi il 43 per cento della produzione mondiale nel 2013. L'Europa è seconda (58,5 milioni di tonnellate), seguita dal Nord America (47,2 milioni di tonnellate) e Sud America (39,9 milioni di tonnellate). La Cina da sola ha rappresentato quasi la metà della produzione globale di carne suina nel 2013. Sono questi alcuni dei risultati che emergono dal report "Peak Meat Production Strains Land and Water Resources", pubblicato da poco dal Worldwatch Institute.                                   Le  10 Aziende più grandi: I due più importanti esportatori di carne nel 2013 sono stati gli Stati Uniti (7,6 milioni di tonnellate) e il Brasile (6,4 milioni di tonnellate), che insieme rappresentano il 45 per cento del commercio globale. Le 10 più grandi aziende di carne, misurate dalle vendite 2011-13 vendite, hanno sede in soli sei paesi: Brasile (JBS, BRF, Marfrig), Stati Uniti (Tyson Food, Cargill, Hormel Foods), Paesi Bassi (Vion), Giappone (Nippon Meat Packers), Danimarca (Danish Crown AmbA), Cina (Smithfield Foods acquisita da Shuanghui International Holdings nel 2013) ( Roberta Ragni su greenme.it ) leggi
 
La foto del giorno: New York City domenica 21 Settembre 2014  marcia contro i cambiamenti climatici per chiedere azioni concrete ai nostri governanti

 
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 Per la  Marcia mondiale sul Clima del 21 settembre 2014  si sono svolti 2646  cortei  per chiedere atti concreti e un diverso futuro per il pianeta, in occasione dell'imminente summit ONU sul tema.  vedi 

Dopo l'uccisione dell'orsa Daniza le proteste hanno ottenuto almeno di  far togliere la giurisdizione sui cuccioli alla Provincia e alla Guardia Provinciale di Trento. Ora, che affamati e senza madre si sono avvicinati alle zone abitate, sono sotto la responsabilità diretta del Corpo Forestale dello Stato. Vedi qui e qui alcune proteste.

Un taglio agli  affitti d’oro e ad altri sprechi del Parlamento. Solo per Palazzi Marini 32 milioni di euro risparmiati ogni anno. Incredibile che per esserci riusciti i 5Stelle abbia dovuto mettersi di traverso contro tutti. vedi

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Il punto di vista  del Gruppo Cinque Terre


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