“ Un’opposizione iraniana democratica e inclusiva, che rappresenti tutte le identità. Stiamo lavorando in questa direzione”
Tra guerra e cessate il fuoco, mentre in Iran si riapre il confronto sull’opposizione e sui suoi possibili assetti futuri, la questione curda resta uno dei nodi irrisolti. Rıvar Abdanan, portavoce e membro del Consiglio esecutivo del Partito per la Vita Libera in Kurdistan (Pjak), ne parla al manifesto.
Durante la guerra, il presidente degli Stati uniti Trump è passato dall’incoraggiare una rivolta curda in Iran al dichiarare di voler tenere i curdi fuori dal conflitto, arrivando infine ad accusarli di aver trattenuto armi fornite loro per essere distribuite ai manifestanti. Quanto c’è di vero in queste affermazioni?
I curdi, come nazione, hanno un peso politico significativo in Medio Oriente. Non siamo il proxy di nessuno, decidiamo autonomamente come posizionarci rispetto agli sviluppi politici regionali. Come Pjak, operiamo in base a questa realtà politica e sociale del Kurdistan, interagendo con diversi attori. Ci sforziamo di mantenere relazioni positive per raggiungere i nostri obiettivi. Finora nessun governo ci ha fornito armi. Se, come sostenuto, è stata fornita assistenza a uno specifico partito curdo, non ne siamo a conoscenza e non possiamo né confermare né smentire.
Il Pjak è stato invitato all’Iran Freedom Congress di Londra, poi escluso e infine di nuovo invitato. Cosa è successo?
Inizialmente abbiamo riscontrato pratiche antidemocratiche, monopolistiche e poco trasparenti. Abbiamo denunciato la situazione e molte figure hanno assunto una posizione democratica a sostegno della nostra partecipazione al Congresso, cosa che apprezziamo. Gli organizzatori hanno infine riconsiderato il loro approccio iniziale e il principio di una partecipazione equa e democratica è stato posto come base. Consideriamo questo un passo importante.
In quell’occasione sono emerse anche notizie di disaccordi interni alla coalizione dei partiti curdi. Qual è lo stato attuale di questa coalizione?
Affronteremo gli aspetti di una questione che riguardano le dinamiche tra organizzazioni curde attraverso il meccanismo della coalizione. Così, cerchiamo di prevenire comportamenti che possano portare a divisioni. Il nostro impegno è garantire che la coalizione sia funzionale, operi con trasparenza, mantenga un atteggiamento positivo e responsabile e serva al meglio la nazione curda.
Dopo il congresso, ritiene possibile la formazione di un fronte di opposizione unito in Iran, che includa anche forze diverse dai gruppi curdi?
Un’opposizione di questo tipo rappresenta una necessità storica e un’esigenza urgente. Accoglieremmo con favore la formazione di un’opposizione iraniana democratica e inclusiva, che rappresenti tutte le identità presenti nel Paese. Stiamo lavorando in questa direzione. Auspico che le organizzazioni politiche e civili iraniane, insieme ai partiti e alle personalità indipendenti, possano muoversi verso la nascita di un’opposizione fondata sul consenso e sulla convergenza di tutte le componenti.
Dopo il cessate il fuoco, quali sono le vostre aspettative?
Indipendentemente dal fatto che il cessate il fuoco conduca a uno stallo, a una nuova escalation del conflitto, a un compromesso o alla resa della Repubblica islamica, il popolo iraniano, inclusi i curdi, continuerà a lottare per le rivendicazioni democratiche portate avanti da molti anni. Libertà, uguaglianza, giustizia sociale, autogoverno, Jin Jiyan Azadi (Donna, Vita, Libertà) e molti altri valori politici e sociali restano all’orizzonte della nostra lotta e di quella del popolo iraniano.
La possibile fine della guerra non potrebbe segnare anche la fine di una finestra di opportunità per i curdi in Iran?
I curdi e la nostra organizzazione, il Pjak, continueranno a perseguire i propri obiettivi politici, indipendentemente dal fatto che la guerra prosegua o si concluda. Proteggere l’esistenza del popolo curdo, ottenere diritti e libertà e garantire uno specifico status politico ufficiale sono questioni strategiche e vitali. In ogni circostanza, continueremo a portare avanti le nostre attività politiche per il raggiungimento di questi obiettivi.
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* da il manifesto - 14 aprile 2026

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