23 aprile 2022

Presidenziali in Francia: “L’impressione è dover scegliere fra la peste e il colera”

di Massimo Marino 

Una battuta davvero cattiva ma efficace, pronunciata da una ragazza al primo voto di un quartiere popolare parigino, riassume lo spirito con il quale molti francesi si sentono di fronte alla scadenza elettorale che si conclude domani con il ballottaggio fra i primi due votati al primo turno: Macron e Le Pen.


Non so quanto consapevolmente la nostra ragazza ha sfiorato la vera malattia che rende esangue la Francia e purtroppo molti alti paesi dell’Occidente “democratico”: i sistemi maggioritari, ancor più quelli a doppio turno, peggio quelli di tipo presidenziale, di cui quello francese è fra i peggiori. Ultimamente, a seguito della riforma che ha avvicinato le legislative alle presidenziali e che quindi si svolgeranno già il prossimo giugno, si parla addirittura di iperpresidenzialismo, anche se formalmente la Francia sarebbe una Repubblica semipresidenziale dove però il Presidente direttamente eletto ( il sogno di Meloni e forse di Salvini ) oltre alla politica estera ed alla difesa, gestisce di fatto tutta la politica interna forzando e controllando con relativa facilità l’attività legislativa del Parlamento e mettendo del tutto in ombra la figura del Presidente del Consiglio che ha da tempo un ruolo molto marginale. (quanti italiani sanno che si chiama Jean Castex ?)

Per comprendere quanto il Presidenzialismo, specie con i leader che passa il convento di questa epoca storica, sia un fiore appassito anche in Francia, tanto da spingere pure i vescovi francesi a sostenere che l’astensionismo è accettabile, è bene ricordare qualche numero che i nostri media si guardano bene dal mostrarci  ( ma molti giornalisti che fanno i commenti sulla Francia i numeri veri neppure li conoscono ).

Gli elettori attuali delle Presidenziali sono 48,747 milioni ed hanno potuto scegliere al primo turno fra 12 candidati (quelli che sono stati in grado di raccogliere a loro sostegno 500 firme di parlamentari, consiglieri regionali e comunali in carica). La frammentazione si è accentuata rispetto al 2017 quando i candidati erano stati 11. Molte presenze sono quasi simboliche : 8 su 12 non hanno neanche raggiunto il 5%, 3 di questi neanche il 3%. Nel 2017 6 su 11 non avevano raggiunto almeno il 5% e di questi 5 su 11 erano rimasti sotto il 3%.

Le astensioni al primo turno sono ancora aumentate e i dati ufficiali non calcolano bianche e nulle che sono sempre 800-900 mila.

Macron ha ottenuto 9,783 mil. di voti, esattamente il 20% del totale degli elettori abilitati al voto. La Le Pen ha ottenuto 8,133 mil. di voti, il 16,7% del totale.

Il terzo, escluso dal ballottaggio, è il candidato di alcune parti della sinistra che ha ottenuto 7,712 mil. di voti, il 15,8 % del totale. Cioè se avesse ottenuto 200mila voti in più e la Le Pen altrettanti in meno sarebbe andato al ballottaggio con Macron. E molti commentatori sussurrano sottovoce che avrebbe avuto molte più chance della Le Pen di battere Macron. Per dare l’idea un altro candidato, il verde Jadot, ha preso 1,627 mil di voti malgrado fosse chiaro che la sfida vera era a due o al massimo a tre.

E’ possibile avallare un sistema così bizzarro?

Per essere più chiari: come in un lancio di dadi questo sistema demenziale comporterebbe che 200mila voti spostati potrebbero cambiare 15 giorni dopo il nome del Presidente francese, di certo stravolgerebbero del tutto i risultati delle successive legislative per 5 anni, capovolgerebbero la politica interna ed estera della Francia (che sarebbe molto diversa fra Macron e Melenchon) e verosimilmente influenzerebbe molto quella dell’intera Unione Europea. Tutto questo per astrusi marchingegni elettorali inventati per rendere impossibili veri cambiamenti (qui la volontà degli elettori è davvero resa difficile ad esprimersi). Si può scegliere così la persona che ha di fatto tutti i poteri in Francia ?

Il ballottaggio di domani sarà quindi fra il Presidente uscente (alcuni sostengono sia il più odiato e più lontano dal suo popolo dell’intera Europa, spesso considerato il Renzi della Francia) che non è stato votato da esattamente 80 su 100 dei francesi e la signora Le Pen non votata da 83,3 su 100 dei francesi.

Nel 2017 i due sfidanti avevano ottenuto risultati quasi uguali al primo turno con il non voto rispettivamente di 81,8 e di 83,9 elettori su 100. Al ballottaggio Macron aveva prevalso su Le Pen con 20,743 contro 10,638 mil di voti ottenendo quindi il voto “forzato” di non più di 44 elettori su 100. Malgrado la costrizione al voto ben 56 francesi su 100 non lo hanno comunque votando rifiutando di scegliere fra “la peste e il colera “.

Non entro qui nel merito delle diverse posizioni politiche fra Le Pen e Macron. Non è il tema di questo breve intervento a due mesi dalle legislative. Quelle concrete dei due personaggi, fuori dalle sceneggiate mediatiche, a mio parere sono entrambe decisamente pericolose per l’Europa. Neppure entro nel merito delle responsabilità e dei limiti storici, gravi e sembra incurabili, delle forze che dovrebbero e potrebbero promuovere una alternativa solidale ed ecologica in uno dei paesi più importanti del continente europeo.  Noto solo che un paese che per tre anni è stato travolto dalle manifestazioni dei gilets jaunes, poi da quelle sulla riforma delle pensioni, infine dai movimenti per il clima, grazie anche ad un sistema elettorale e politico ottuso e immobile risulta dopo cinque anni del tutto immutato e irriformabile.

E’ un fatto che se non si mette in discussione, in modo preminente e radicale, il carattere insopportabile dei sistemi elettorali truffaldini che ci circondano qualunque offerta politica di alternativa risulta del tutto insignificante e impraticabile.  

                                                                   sabato 23 aprile 2022 

Nessun commento:

Posta un commento