10 aprile 2018

Siria: Strategie mediorientali


Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accolto mercoledì ad Ankara il presidente russo Vladimir Putin e il presidente iraniano Hassan Rohani. Dopo aver inaugurato una centrale nucleare, si è tenuto un vertice sulla Siria, a cui avrebbe voluto partecipare anche la Francia nel ruolo di mediatore tra curdi e Turchia, esclusa però dal meeting dalla Turchia.
Le posizioni degli attori, da quel che risulta, restano distanti: l’unica certezza è che crollano le speranze di veder nascere una regione autonoma curda in Siria. Oltre alla Siria si è parlato di altro, come riassume questa infografica di Rferl.
Intanto Donald Trump avrebbe assicurato il ritiro al più presto delle (poche) truppe statunitensi presenti in Siria, ma non primadella sconfitta totale di Isis. Per il Washington Post i messaggi dell’Amministrazione Trump sul contesto siriano sono sempre più schizofrenici e confusi.
La stampa turca ha infine informato su una serie di arresti avvenuti in diciotto diversi Paesi da parte dei servizi segreti turchi. Pare che oltre 80 cittadini sospettati di avere legami con il movimento di Fethullah Gülen, che il governo ritiene responsabile del fallito colpo di stato del 2016, siano stati detenuti e rimpatriati. Il vice Primo Ministro della Turchia ha affermato che le detenzioni sono avvenute in totale legalità e che, probabilmente, ne verranno realizzate altre.

International Weekly Brief / dispaccio 154  - 1 - 7 Aprile 2018
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Resta il gelo tra Turchia e Unione europea
Resta il gelo tra Turchia e Unione europea, dopo il vertice bilaterale del 26 marzo scorso a Varna, in Bulgaria. All’incontro hanno partecipato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, quello della Commissione Jean-Claude Junker e il premier bulgaro Bojko Borisov con il capo di stato turco Recep Erdogan.
di Omar Porro *
La precaria situazione dello “stato di diritto” in Turchia, lo stop ai continui arresti di giornalisti e rappresentanti dell’informazione e alla “limitazione” della democrazia con il fermo dei politici di opposizione. Queste sono state solo alcune delle richieste che il “trilogo” europeo ha avanzato a Erdogan che però ha rispedito al mittente tutte le accuse, rilanciando per un’accelerazione delle trattative per l’adesione della Turchia all’Unione. Restiamo candidati all’accesso all’Ue e vogliamo avanzare il più rapidamente possibile in questa direzione. Questa la posizione del presidente turco che non ha mancato (volutamente) di ricordare i rapporti tra Ankara e Bruxelles nella gestione del terrorismo e del fenomeno migratorio che preme alle porte dell’Europa. Se Junker da un lato si è detto soddisfatto del vertice, più cauto è stato Donald Tusk che ha ricordato alle istituzioni turche come il processo di adesione all’Ue sia vincolato allo sviluppo e al rispetto dei più elevati standard di democrazia.

La situazione in Siria
Ma sotto la lente è finito anche il ruolo di primo piano che la Turchia ha nel conflitto in Siria. Non va dimenticato che la presa di Afrin (in Siria settentrionale) è stata portata avanti dal Governo di Ankara e dai ribelli siriani il 17 marzo scorso. Lo scopo sarebbe quello di eliminare i gruppi estremisti un tempo legati ad Al-Qaeda, rinforzando le altre fazioni ribelli e assicurando loro una base territoriale e logistica vicina alla Turchia, anche dal punto di vista politico. Un modo alternativo di mettere in un angolo gli storici nemici curdi. L’Unione europea è preoccupata per quanto accade in Siria, in particolare nell’Afrin, […] per il momento con la Turchia non c’è stato nessun progresso. I riflettori restano accesi, sia sulla situazione istituzionale turca che sul conflitto in Siria. Le posizioni future di Ankara sia sul fronte interno che su quello di politica estera, infatti, giocheranno un ruolo determinante nei lavori di avvicinamento e di ingresso nell’Unione europea. Staremo a vedere.

                    La Turchia ricatta l’Europa?

( da www.thezeppelin.org )      

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