Massimo Gramellini ( su La Stampa )
- Prefetti in carica che si ingozzano a sbafo di
aragoste nel resort di Ligresti (li trovate nell’intervista all’ex direttore
dell’hotel). La Cancellieri che non trova imbarazzanti gli strusci di un ministro
della Repubblica con una famiglia di pregiudicati. E la telefonata di Vendola a
un pezzo grosso dell’Ilva poi finito ai domiciliari. L’avete sentita? Il
governatore della Puglia ha appena visto il pezzo grosso in televisione,
impegnato nell’eroica impresa di togliere il microfono a un giornalista che
stava chiedendo conto dei morti di tumore. Il leader della sinistra allergica
ai compromessi e vestale della Costituzione si complimenta col censore
aziendale per lo «scatto felino» con cui ha zittito il cronista. Sghignazza
addirittura nella cornetta, al ricordo di quella «scena fantastica». E, cosa
anche più grave, per il resto della conversazione non ammaina mai un certo tono
amichevole e deferente.
Il bubbone italiano è tutto in questa danza che i
potenti ballano tra loro, in questa confusione continua di ruoli che non sempre
configura dei reati, ma instaura comunque un clima complice, un circuito chiuso
al cui interno si consuma lo scambio dei privilegi e dei favori. Chi è fuori
dai giochi vi assiste con rabbia o con invidia, a seconda dei gusti e del
carattere. È un bubbone incurabile. Si può soltanto estirpare, sostituendo
radicalmente la classe dirigente e fissando regole che ne prevedano il ricambio
totale ogni dieci anni. Prima che si formi il nuovo bubbone. Non è detto che
chi arriva sia migliore di chi se ne va. Ma il salto nel torrente è preferibile
a questa pappa in cui ormai si può solo affogare.
16 novembre 2013
Nessun commento:
Posta un commento