25 agosto 2020

Migranti: Serve una terza via. Ne porti chiusi ne porte aperte.

 di Massimo Marino

 

1)          Apparentemente sul problema dei migranti in Italia ci sarebbe poco da discutere.

L’Italia sarebbe divisa in due.

Più o meno la metà sarebbero razzisti. O comunque non vogliono i migranti perché abbiamo già problemi nostri e non possiamo occuparci dei loro. Con gradazioni diverse, anche molto diverse, di sadismo o di egoismo condividerebbero nella sostanza l’idea di ributtarli tutti a mare, chiudere i porti e gli altri confini. Anche perché fra i migranti si nasconderebbe di tutto, dall’isis, al virus.  Qualche tentennamento ci sarebbe per quelli che fuggono dalle guerre sotto casa, che sono probabilmente solo una minoranza, ma nella sostanza la soluzione sarebbe questa.  Neanche tanto si farebbe eccezione  per donne e bambini. A secondo del punto di vista questi sarebbero quelli che  mettono sempre al primo posto gli italiani ( quindi veri patrioti), da un altro punto di vista sarebbero tutti razzisti. Punto.

L’altra metà dell’Italia sarebbero antirazzisti, quindi per definizione altruisti e favorevoli a dare una mano a tutti quelli che affogano nel Mediterraneo. I migranti hanno il diritto di vivere (come noi?) o comunque sopravvivere in ogni caso a guerre, crisi climatica, povertà. Dobbiamo quindi aprire i porti e le porte a tutti o comunque a tutti quelli che specie attraverso il Mediterraneo rischiano la vita per emigrare e vogliono sbarcare ( in Europa, non in Italia perlopiù). E naturalmente la libertà di muoversi sul pianeta non deve essere frustrata. Questa metà dell’Italia, che soffre l’emergenza ma non costruisce soluzioni vere non sembra sempre interessata a cosa succede prima, durante e dopo il viaggio a quelli che intraprendono l’avventura disperata dell’immigrazione irregolare.

La mia è ovviamente una palese forzatura delle posizioni, una lettura esagerata delle opinioni che dividono la società italiana e non solo quella. Però, grazie anche ad un sistema dei media che esaspera e banalizza tutto, queste appaiono le posizioni. Sono quelle su cui si fanno le crociate. Di cui si discute al bar e in tv. Su cui si decide quale partito sostenere. Su come comportarsi per la strada.  Un’altra posizione non appare mai, quindi: o sei di qua o sei di là.

Più o meno da 5-6 anni questo tema, che secondo me non sarebbe affatto fra quelli più drammatici se fosse gestito solo decentemente, è diventato una fra le principali emergenze nell’immaginario di molti. Ha occupato le prime pagine dei media costantemente, scalzato solo per qualche mese dal virus. Oggi si ricomincia. Tema su cui si organizzano le crociate, si fanno le fortune elettorali di questo o di quello, qualche volta anche un bel po’ di soldi. Si organizzano risse furiose su FBK dove gli insulti volano come farfalle in un prato fiorito ( “sporco razzista” .. “schifoso nemico degli italiani “ ..  e via così ). Si inventa un' invasione ( sarebbe un disegno voluto per cambiare la composizione etnica dell’Occidente! ). Oppure, dall’altro fronte, si sostiene che alcune centinaia di migliaia di irregolari e clandestini nel nostro paese entrati dal 2014 in poi non sono un problema ( e invece lo sono eccome, prima di tutto per loro stessi).

Di gran lunga il tema diventa il più discusso, rendendolo così ben più importante di tanti altri. Ad esempio del fatto che il timido programma di interventi sul clima di COP 21 di Parigi del 2015 è praticamente saltato è non c’è un piano B. Qualcuno, come Greta e alcuni altri giovani leader che emergono qua e là sul pianeta, senza guardare in faccia nessuno e lontani dal gioco della politica, ci ripetono, forse con troppo garbata rabbia,  che non possiamo scoprire fra 10-15 anni che il piano B non c’è. E che siamo ( “saranno” quelli della generazione cento che vivrà il nostro secolo) letteralmente fottuti.

Una bella rissa in TV sui migranti è il sogno di tutti partiti, di destra e di sinistra, dei loro esponenti più televisivamente gettonati. Non vedono l’ora di farla. Alla fine dei conti costa poco, anche se quello che accomuna i contendenti è la quasi assoluta mancanza di idee e progetti per mettere sotto controllo il fenomeno delle migrazioni irregolari.  

Che tu sia di sinistra o di destra hai sicuramente un bell’elenco di ragioni, e anche belle solide, per esporre le tue opinioni ed al contrario di molti altri temi caldi su cui le differenze fra i partiti evaporano fino a renderle difficili da riconoscere, non ti costa quasi nulla dichiararti da una parte o dall’altra. 

2)   Il quadro della dimensione del fenomeno è relativamente noto e rimando, per chi fosse interessato ad approfondire, ai contributi della sottostante bibliografia, scelti fra quelli che ritengo più utili ed interessanti.

Ricordo soltanto alcuni dati essenziali: l’Italia è percorsa negli ultimi anni da quattro  flussi di migrazioni   di un certo rilievo ognuno dei quali pone dei problemi, che si potrebbero gestire normalmente e si impone che i flussi siano governati attraverso un razionale percorso di scelte di investimenti, di azioni organizzative, di aggiornamenti legislativi e di progetti culturali.

Il primo è il flusso da Sud a Nord del paese (e non viceversa) che solo dal 2002 ad oggi ha coinvolto un milione di persone soprattutto giovani.

Il secondo è il flusso di giovani migranti ( molti di livello scolastico elevato) che abbandona il paese in gran parte verso altri paesi europei specie del nord Europa. Dal 2006 al 2019 gli emigrati ufficiali sono 2 milioni. In misura uguale uomini e donne con un’età media attorno ai 30 anni. 

Il terzo è il flusso di migranti regolari che entrano in Italia da altri paesi. In maggioranza dai paesi europei dai quali è più facile ottenere il visto di ingresso, ma anche da vari paesi extra UE specie del nord Africa. Gli stranieri regolari sono oggi quasi 5.5 miloni, meno del 10% della popolazione. Fra l’altro l’Italia è il paese europeo che negli ultimi anni molto più degli altri ha concesso la cittadinanza trasformando stranieri regolari in cittadini italiani a tutti gli effetti. I nuovi italiani negli ultimi dieci anni sono più di un milione.

Il quarto flusso è quello dei migranti irregolari, detti anche clandestini. Sul loro numero, provenienza, collocazione e  destinazione attuale ho letto veramente di tutto e anche fonti più o meno ufficiali si fanno notare per il modo confuso e a volte poco serio con il quale “danno i numeri”. Con qualche rischio mi azzardo quindi a fare queste stime: dal 2014, nel pieno della  guerra civile in Siria e della seconda guerra civile in Libia, fino ad oggi sono entrati in Italia almeno 600mila stranieri in modo irregolare più o meno clandestino, fra i quali molte decine di migliaia utilizzando il visto turistico e poi eclissandosi. Tre quarti degli ingressi è avvenuto via mare utilizzando per lo più i barconi di gruppi criminali organizzati ma con il tempo anche attraverso sbarchi autonomi e autogestiti. Si parla di un centinaio di gruppi che hanno terminali permanenti nei principali paesi africani, ma anche mediorientali e in alcuni paesi asiatici. Alcuni gruppi sono in grado di mantenere i rapporti con gli sbarcati e indirizzarli verso le più diverse attività. Sono proliferati soprattutto dopo che la Libia è stata affondata da noi e fatta a pezzi dai successori di Gheddafi, la Siria è stata dilaniata dalla guerra civile e l’Isis ha indebolito numerosi altri paesi. E prima ancora la crisi dei balcani e lo spappolamento della ex jugoslavia, in qualche modo sedata dai nostri bombardamenti in Kossovo poi costituendo un Protettorato, hanno aperto altri varchi dall’est europeo. 

Almeno 300mila hanno poi con il tempo abbandonato l’Italia verso altri paesi. Per quanto in questi anni siano stati emessi più di 100mila fogli di via (espulsione) non più di 6000 all’anno in media sono stati rimpatriati ( in numero costante all’epoca di Minniti, di Salvini e della Lamorgese).

Degli altri 300mila  all’incirca la metà hanno ottenuto forme di registrazione della loro posizione: con permessi di soggiorno di vario tipo e durata o come  richiedenti asilo,  in base alla loro supposta provenienza e condizione. Oppure con permessi di protezione umanitaria che allargava lo spettro delle regolarizzazioni. Questi ultimi fortemente ridimensionati dal DL 113 dell’ottobre 2018 ( detto decreto Salvini) che ha ricollocato nell’area della clandestinità alcune  decine di migliaia di irregolari. Neppure lui secondo me aveva chiaro quale vantaggio ne potesse trarre visto che erano già tutti qui, ma probabilmente lo riteneva un buon spot elettorale.  

Dei 100-150 mila rimanenti, senza alcuna forma di riconoscimento e regolarizzazione, non sappiamo nulla e se sono ancora in Italia alimentano il mercato del lavoro ( nero e clandestino ma in gran parte stagionale od occasionale), della prostituzione ( all’incirca il 10% almeno delle 100mila prostitute italiane sono straniere, molte irregolari e clandestine e per un terzo circa minorenni).  Si stima che potrebbero esserci circa 100mila badanti straniere che in buona parte lavorano in nero e sono in parte irregolarmente presenti in Italia.  Si può stimare che sono parecchie migliaia in buona parte irregolari quelli coinvolti nello spaccio di droghe sintetiche e hashish. Per lo più marocchini, tunisini, nigeriani e albanesi.

Ovviamente restano decine di migliaia di stranieri, entrati clandestinamente, allontanatisi dagli hotspot, o con i permessi scaduti, che vivono nel nostro paese ai limiti della sopravvivenza ma non compiono assolutamente nessun reato. Ed essendo “invisibili” sono tagliati fuori da qualunque forma di sostegno economico istituzionale e da qualunque attività lavorativa regolare. Con il tempo e solo in alcune zone parte di loro riescono ad ottenere forme di assistenza sanitaria.

Fra queste centinaia di migliaia di irregolari, a parte rumeni e ucraini più facilmente entrati via terra, gli altri arrivati via mare hanno una composizione abbastanza composita nel tempo. Negli ultimi anni in grande maggioranza si tratta di migranti economici, tunisini i più presenti nell’ultimo anno dopo la crisi del nuovo governo di Elyes Fakhfakh e l’arrivo del Covid19. Solo in misura minore sono quelli realmente provenienti da zone di guerra o coinvolti da gravi tragedie ambientali.  

3) Se lo scontro fra razzisti e antirazzisti produce in genere pochissime idee da entrambe le parti sulle soluzioni del problema, non c’è dubbio che mediaticamente ed elettoralmente hanno stravinto quelli che vogliono i porti chiusi. Mi sono convinto sempre di più con il tempo di quale è il risultato della richiesta di aprire le porte a tutti, sorvolare sul dopo e ignorare gli enormi problemi che questo scenario  provoca, prima di tutto ai migranti stessi, prima e dopo aver attraversato il Mediterraneo. 

Il risultato è stato quello di avere trasformato due penosi partitini della destra italiana in grandi partiti popolari e di massa. Vuol dire che la politica che suggerisce in questo scenario le  “porte aperte “è gravemente sbagliata e ne serve un’altra. Abbiamo aperto il varco ad un centinaio di gruppi criminali, potenziato lo spaccio e la prostituzione con nuove leve di disperati, permesso che senza valide proposte alternative e soluzioni ragionevoli le peggiori idee razziste e fascistoidi si insinuassero nella vulgata comune di molti. Le ONG, che hanno immaginato di svolgere un ruolo positivo raccogliendo qualche migliaio di migranti ai bordi del confine marittimo libico, paradossalmente rendendo più semplice e più redditizio il commercio dei barconi che così non vengono neppure sequestrati  e possono tornare indietro con poco consumo di carburante pronti per un nuovo giro, sono cadute in un clima di sospetto diffuso. Carola Rackete eroina lo è solo per una minoranza che è alla ricerca delle proprie Giovanna d’Arco. Nessuno è interessato ne in grado di conoscere dove finiscono, che vita fanno, come sopravvivono poi, le centinaia di migliaia di persone  a molte delle quali ad oggi non siamo in grado di offrire nulla se non nuove forme di schiavismo e di diversa sofferenza. Fanno eccezione soltanto le esperienze di alcune comunità religiose e pochi altri.

Dunque lo Stato, chi governa, e dietro di lui tutte quelle parti della società civile organizzata e non che ritengono obiettivi prevalenti la convivenza multietnica, il diritto ad una sopravvivenza decente, la sicurezza e la tutela sanitaria per tutti, deve riprendere in mano la situazione, cambiare drasticamente rotta, che non vuol dire stare in mezzo e in silenzio, e trovare nuove vie.  Ma esistono?

Certo che esistono.

4)           Per prima cosa lo Stato deve spazzare via tutta la filiera organizzata del crimine che attraverso gli scafisti e le altre strade irregolari via terra di ingresso nel paese controllano prima alla partenza e poi all’arrivo il destino di molte migliaia di persone. Il modo migliore per farlo mi sembra quello di sostituirsi totalmente agli scafisti  ed ai gruppi criminali e gestire direttamente l’ingresso in forme regolamentate di tutti i migranti. Intendo una azione non emergenziale ma costruita con il tempo che ci vuole per diventare stabile, con l’obiettivo di cancellare l’immigrazione irregolare, raccogliere in elenchi e graduatorie singoli e famiglie interessate a migrare, prelevarli  nei campi profughi o a casa loro se ce l’hanno e con navi o aerei, organizzare un percorso regolare di ingresso nel paese e poi di eventuale spostamento nel resto dell’UE. Per alcune decine di migliaia di persone all’anno.

Si tratta di aprire progressivamente sportelli ufficiali presso le principali ambasciate e consolati in vari paesi africani, e in alcuni mediorientali e asiatici. Un impegno ben difficile ma non più di altri. Naturalmente le domande supererebbero di gran lunga le possibilità ma tutta l’Europa sarebbe costretta a fare i conti con questa diversa via per affrontare un problema che comunque tutti continueranno ad avere.

 L’iniziativa dello Stato andrebbe presa con una collaborazione permanente delle associazioni degli imprenditori specie del settore dell’industria e dell’agricoltura, delle principali associazioni di stranieri già esistenti in Italia, delle associazioni di volontariato e delle ong disponibili. Progressivamente questa struttura dovrebbe accentrare tutti gli aspetti dell’integrazione di tutte le forme di immigrazione. Nella fase iniziale di accoglienza andrebbe garantito un minimo gettone di sopravvivenza e semplificate le procedure per permettere fin da subito la possibilità di utilizzo dei migranti in attività di lavoro sostanzialmente gratuito nelle migliaia di comuni che hanno bisogno di interventi sociali o di manutenzione del territorio.  Per mia esperienza diretta con un gruppo di migranti ho visto che la possibilità di operare da subito è anche psicologicamente gradita da molti migranti rinchiusi nei centri in attesa di un permesso che magari arriva dopo più di un anno. Mentre si avvia questo percorso, con l’obiettivo di proporlo come nuovo strumento all’intera UE, andrebbe preclusa, in modo più intransigente, qualunque entrata irregolare, prima di tutto rendendo ardua qualsiasi attività delle organizzazioni criminali, ampliando e irrigidendo anche attività del tipo di quella  dell’Agenzia di Frontiera Frontex. 

Si tratta quindi di chiudere i porti e chiudere le porte a tutte le forme di migrazione irregolare e clandestina e aprire i porti e le porte ad un sistema permanente di immigrazione e integrazione avviata, regolata, gestita dallo Stato insieme ai molti soggetti che hanno titolo o disponibilità ad operare insieme.

Da alcuni anni ci sono già esperienze e progetti, certo di dimensione limitata e privata, anche se in genere sostenuti dal Ministero degli Interni, che vanno in questa direzione.

I corridoi umanitari sono un modello di accoglienza che gli Stati Europei hanno già a disposizione come alternativa sicura e legale ai viaggi della disperazione. Come anche in Francia e Belgio le ambasciate e consolati italiani, su richiesta di associazioni private possono già rilasciare visti umanitari con validità territoriale limitata alla sola Italia ai sensi del Regolamento (CE) n. 810/2009 del 2009 (art.25). I profughi coinvolti dai promotori del progetto sono ospitati in strutture disponibili secondo il modello dell’“accoglienza diffusa” garantendo la possibilità di integrazione nel tessuto sociale e culturale, l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minorenni. Il progetto “Apertura di corridoi umanitari” ha preso il via in Italia il 15 dicembre 2015 con la firma di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il Governo italiano. Sebbene poco conosciuti sono già quasi una decina i progetti attuati, ad esempio con i villaggi SOS, con gruppi di profughi dall’Etiopia, dalla Giordania e dal Niger ed evacuati dalla Libia. Progetti finanziati ad esempio dall’otto per mille della Chiesa cattolica e da raccolte fondi della Comunità Sant’Egidio che in totale hanno già coinvolto forse quasi duemila persone, per lo più donne, bambini e famiglie.

Anche la Merkel nel 2015 e 2016 ha attuato il progetto di ingresso organizzato dalla Germania, per circa un milione e mezzo di profughi siriani prelevati dai campi di raccolta di confine dopo che la guerra civile e l’isis hanno portato alla fuga almeno 5 milioni di persone. Ma una iniziativa permanente dell’Italia avrebbe un grande impatto. E’ chiaro che inizialmente servirebbero risorse consistenti e azioni mirate e in qualche modo fortemente simboliche: ad esempio ottenendo la possibilità di organizzare con un trasporto via mare l’evacuazione progressiva di alcuni campi di raccolta di stranieri in Libia. Già l’UNHCR ha chiesto più volte di subentrare alle milizie libiche nella gestione di alcuni campi e associazioni di dimensioni ridotte si sono offerte di aprire piccoli corridoi.

In prospettiva però si tratta di garantire un ingresso regolare in Italia di quelle migliaia di persone all’anno che comunque il sistema economico e sociale non solo può assorbire ma addirittura richiede per necessità.

Si tratta di costruire un diverso rapporto, da una parte più autorevole e dall’altra meno ambiguo, con molte realtà dell’Africa e del Medio Oriente alle quali per il momento succhiamo petrolio e vendiamo armi.

Non dimenticando che strategicamente l’impegno principale dovrebbe essere quello di poter garantire a tutti  il diritto di NON migrare per necessità dalla propria terra.

Letture:

Che cosa è Frontex (Interno.gov.it )

Corridoi umanitari: cosa sono e come funzionano (sositalia.it)

Dossier migrazioni 1 - 2 -3  (Igor Giussani)

Dossier migrazioni (CNMS – Francesco Gesualdi)

Fra Tunisia e Libia una multinazionale del traffico umano ( Ferruccio Bellicini – unimondo.org )

I dati sulla cittadinanza in Italia ( Fabio Colombo- lenius.it )

Mafia Nigeriana (wikipedia.org)

 Migrazioni: l’insopportabile ipocrisia dell’accoglienza ( Maurizio Pallante)

Migranti irregolari e rimpatriati ( Milena Gabanelli)

Migranti ( lenius.it)

Per battere Salvini mutate l’agenda ( Giandomenico Crapis – FQ)

Rapporto Immigrazione 2018-2019 ( caritasitaliana.it )

Rapporti sull’immigrazione e l’integrazione ( integrazionemigranti.gov.it )

UNCHR arrivi dal Mediterraneo anno 2020

Un Medio Oriente libero e tollerante torniamo al sogno di Lawrence d’Arabia ( dirittiglobali.it - Edgar Morin)

 il commento della settimana ( 2) - 23 agosto 2020

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