16 gennaio 2016

Rinnovabili: nuovo record d’investimenti nel mondo, ma è fuga dall’Italia

nella foto: investimenti energie pulite nel mondo


Il prezzo del petrolio ai minimi non ferma l’energia pulita, ma c’è chi va controcorrente *

Da più di 120 dollari a barile a meno di 30: il prezzo del petrolio sui mercati mondiali ha subito un tracollo impensabile solo pochi anni fa, ma che sembra destinato a rappresentare il new normal – seppur in un mercato sempre più dominato dalla volatilità – per ancora molto tempo. Secondo le ultime previsioni diffuse dall’Energy information administration degli Stati Uniti, un barile di petrolio nel 2017 non costerà più di 50 dollari. 

A questi prezzi, come reagisce il mercato delle energie rinnovabili?
A quanto pare, splendidamente. A livello globale, suggerisce l’ultima analisi prodotta dall’autorevole Bloomberg new energy finance, gli investimenti nelle rinnovabili sono incrementati di 6 volte rispetto al 2004, raggiungendo nel 2015 il record di 328,9 miliardi di dollari. «Queste cifre sono una splendida replica a tutti coloro che si aspettavano uno stallo negli investimenti in energia pulita, di fronte al calo dei prezzi di petrolio e gas», commenta Michael Liebreich, presidente dell’advisory board di Bloomberg new energy finance. Sottolineano il miglioramento della «competitività dei costi» delle energie rinnovabili, ed «è molto difficile vedere queste tendenze tornare indietro, alla luce dell’accordo sul clima di Parigi».

Quello delle rinnovabili si mostra dunque come un mercato in forte espansione, ma non è così in tutto il mondo. Il leader di oggi è la Cina: proprio il gigante asiatico, alle prese con un’evoluzione del proprio modello di sviluppo, rappresenta il player che più di ogni altro ha investito nel 2015 nel settore delle rinnovabili, con un incremento dei propri investimenti del 17% rispetto al 2014.

A scivolare ancora invece è l’Europa, che vede ogni anno declinare la sua posizione di iniziale leadership negli investimenti in rinnovabili, che nel 2015 hanno toccato quota 58,5 miliardi di dollari: un calo del 18% rispetto al 2004, e il livello più basso toccato dal 2006.
I paesi leader, come la Germania, non sfuggono a questa logica; i tedeschi hanno anzi lasciato sul terreno investimenti in percentuale maggiore rispetto alla media europea, perdendo il 42% rispetto al 2014 (ma mantenendo una fetta più che rilevante in senso assoluto, pari a 10,6 miliardi di dollari). 

La seconda potenza industriale del Vecchio continente, l’Italia, certo non se la passa meglio. Dopo una trionfante corsa, che ha portato l’Italia a tagliare traguardi importanti in fatto di potenza rinnovabile installata, dal 2012 si assiste a un costante declino: l’anno seguente gli investimenti erano già diminuiti del 70%. Da allora, a parte alcune isole felici che rimangono floride – come la geotermia in Toscana – per le rinnovabili italiane in generale le cose non si sono messe bene. Qui però il principale imputato non è il basso prezzo del petrolio, quanto una miopia nella politica industriale.
«Negli ultimi anni con impressionante sistematicità, i Governi Monti, Letta e Renzi sono intervenuti per ridurre drasticamente le possibilità di investimento nelle fonti rinnovabili – è la valutazione prodotta da Legambiente sul finire del 2015 – Per il solare fotovoltaico sono stati cancellati nel 2013 gli incentivi in conto energia, il sistema di incentivi per il solare fotovoltaico, (che in Germania invece sono ancora in vigore) togliendoli perfino per le famiglie e per la sostituzione dei tetti in amianto. Per le altre fonti rinnovabili i tagli sono cominciati nel 2012 e si può sostenere, con difficoltà di smentita, che da allora non vi sia stato un solo provvedimento da parte dei Governi italiani che ne abbia aiutato lo sviluppo».

Basti pensare che, nel 2015, la parte del leone degli investimenti mondiali in rinnovabili è stata assorbita dai parchi eolici offshore nel Mare del Nord e al largo delle coste della Cina. In Italia, invece che le pale, si pensa a rilanciare le trivelle: un salto industriale antistorico, che continuerà a pesare sul futuro del Paese.

*         da greenreport.it    ( L.A.) - 15 gennaio 2016

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