23 dicembre 2014

Svolta per la Tunisia, Essebsi è presidente



di Giuliana Sgrena *

55,68% dei voti. L'esponente laico è il primo capo di stato eletto democraticamente nel paese nordafricano. Si ferma al 44,32% il rivale Marzouki, che paga il legame con gli islamisti

È uffi­ciale. Beji Caid Essebsi è il nuovo pre­si­dente della Tuni­sia, il primo demo­cra­ti­ca­mente eletto dall’indipendenza con­qui­stata nel 1956. L’annuncio, poco dopo le 15, da parte dell’Istanza supe­riore indi­pen­dente per le ele­zioni (Isie) pre­po­sto al con­trollo del voto, ha posto fine alle dispute tra i due con­ten­denti: Essebsi ha avuto il 55,68% dei voti e il suo rivale Mar­zouki il 44,32%. I pro­no­stici della vigi­lia sono stati dun­que rispettati.

Il tasso di par­te­ci­pa­zione è stato del 60,11% degli iscritti alle liste elet­to­rali. Il pre­si­dente uscente ha avuto più voti nel sud men­tre il nuovo eletto nel nord. Secondo un son­dag­gio rea­liz­zato da Sigma, Essebsi deve la sua ele­zione alla pre­si­denza alle donne: il 61% delle elet­trici avreb­bero votato il can­di­dato di Nidaa Tou­nes (Appello per la Tuni­sia, par­tito laico libe­rale). E non c’è da mera­vi­gliarsi, i tre anni di governo isla­mi­sta hanno infatti pena­liz­zato soprat­tutto le donne, i loro diritti e la loro libertà. Mon­cef Mar­zouki, che al suo ritorno in patria dopo la caduta di Ben Ali si pre­sen­tava come il difen­sore dei diritti umani, dopo tre anni di coa­bi­ta­zione al governo con gli isla­mi­sti ha cam­biato pro­filo. La coper­tura data anche alle frange più estreme degli isla­mi­sti, com­preso il brac­cio armato di Ennah­dha, la Lega per la difesa della rivo­lu­zione (che con la rivo­lu­zione non aveva nulla a che vedere), pro­ba­bil­mente hanno segnato la sua scon­fitta. Le ele­zioni – sia quelle par­la­men­tari di otto­bre che quelle pre­si­den­ziali con­cluse con il bal­lot­tag­gio di dome­nica –rap­pre­sen­ta­vano infatti uno scon­tro tra due modelli di società: quella laica e quella islamista.

L’elezione di Essebsi oltre a essere il primo passo con­creto nel pro­cesso di demo­cra­tiz­za­zione della Tuni­sia, rap­pre­senta anche – come ha annun­ciato com­mosso il pre­si­dente dell’Isie, Cha­fik Sar­sar – l’inizio della seconda repubblica. Gli oppo­si­tori del pre­si­dente eletto paven­tano il ritorno a un sistema auto­ri­ta­rio, in quanto all’interno del par­tito da lui fon­dato nel 2012, Nidaa Tou­nes, vi sono espo­nenti dell’ex par­tito unico, oltre a per­so­naggi di altre aree poli­ti­che, anche di sini­stra. In realtà la sua età – 88 anni, altro gri­mal­dello agi­tato dai soste­ni­tori di Mar­zouki – dovrebbe esclu­dere la pos­si­bi­lità. Come diceva il gene­rale De Gaulle: «Non si comin­cia la car­riera di dit­ta­tore a un’età avan­zata». Anzi l’età e l’esperienza sem­brano aver gio­cato a suo favore. La sua sto­ria non è stata tanto legata a Ben Ali – quando era stato por­ta­voce del par­la­mento, inca­rico dal quale si era dimesso riti­ran­dosi dalla vita poli­tica – quanto al primo pre­si­dente Bur­ghiba, sicu­ra­mente meno disprez­zato del suo successore.

Il pre­si­dente della repub­blica in Tuni­sia non ha grandi poteri: è il coman­dante in capo delle Forze armate, ma l’esercito tuni­sino non ha mai gio­cato un ruolo forte come in Egitto o in Alge­ria. Rap­pre­senta lo stato e rati­fica i trat­tati, ma in poli­tica estera deve coor­di­narsi con il primo mini­stro. Con il pas­sato governo invece la poli­tica estera era diretta da Rachid Ghan­nou­chi, lea­der e fon­da­tore del par­tito isla­mi­sta Ennah­dha, che non rico­priva nes­suna carica isti­tu­zio­nale. Il pre­si­dente deve dare l’incarico per la for­ma­zione del governo al par­tito che ha vinto le ele­zioni ed essendo il suo stesso par­tito, la suo posi­zione ne esce raf­for­zata.

Tut­ta­via Essebsi, dopo aver dedi­cato la vit­to­ria ai mar­tiri e pro­messo di ridare «pre­sti­gio alla stato» e di rista­bi­lire la sicu­rezza, minac­ciata dalla vicina Libia e dai jiha­di­sti che hanno le loro basi sulle mon­ta­gne al con­fine con l’Algeria, ha chie­sto a tutti i tuni­sini di «lavo­rare insieme». Già capo del governo subito dopo la caduta di Ben Ali nel 2011, ora dovrà impri­mere una nuova acce­le­ra­zione alla transizione.

La prima prova che dovrà affron­tare sarà la for­ma­zione del governo. Non è escluso il coin­vol­gi­mento di Ennah­dha, anzi la stampa tuni­sina non esclu­deva che il pros­simo pre­mier potesse essere essere Hamadi Jebali, già capo del governo di Ennah­dha, dimes­sosi dopo l’assassinio di Cho­kri Belaid, nel feb­braio 2013, che aspi­rava alla pre­si­denza ma non è stato can­di­dato dal suo par­tito e ha appog­giato Mar­zouki. Una decina di giorni fa ha dato le dimis­sioni dal par­tito isla­mi­sta. Lo ha fatto per pas­sare nell’altro campo oppure, come sosten­gono altre fonti gior­na­li­sti­che tuni­sine, per for­mare un altro par­tito isla­mi­sta più radi­cale di Ennah­dha con espo­nenti sala­fiti? In que­sto momento l’unica cer­tezza è che Essebsi un uomo del pas­sato sarà anche quello del futuro.

* da il manifesto, 22 dicembre 2014

Nessun commento:

Posta un commento